Gli interventi sul sistema della pubblica amministrazione proposti dal Ministro Brunetta sono numerosi e articolati. La riforma prevede 34 punti inerenti principalmente a nuove regole per i dipendenti e i dirigenti pubblici relative alla mobilità, ai premi sotto forma di incentivi economici e alle “punizioni” sotto forma di disincentivi alla perseverazione di un comportamento scorretto, e ancora controllo di gestione, valutazione del personale, modifiche dell’inserimento per concorsi ecc. Sono previste anche importanti innovazioni strutturali e gestionali come la digitalizzazione degli uffici, l’eliminazione degli enti inutili e le esternalizzazioni di servizi fino ad oggi gestiti da strutture pubbliche a costi nettamente superiori a quelli del mercato.
Non si parla quindi solo di lotta contro i fannulloni, ormai al centro del dibattito mediatico, ma di importanti riforme che andranno a modificare notevolmente gli equilibri interni alla pubblica amministrazione. L’opinione pubblica tende ad apprezzare il piano di Brunetta anche se ovviamente i sindacati, i dipendenti pubblici, le associazioni dei consumatori e i cosiddetti “fannulloni” si oppongono a questi cambiamenti. Il fatto è che indipendentemente dalla posizione politica del Ministro Brunetta, per la prima volta qualcuno ha sollevato questo problema e ha proposto metodi per ridimensionarlo che saranno realmente messi in atto.
Ora ci vorrebbe qualcuno che intervenisse anche sul sistema governativo. Quanti politici si presentano ogni giorno sul luogo di lavoro? Quanti assenti ci sono alle commissioni parlamentari? Quanti chiedono ai propri colleghi di firmare la loro presenza? Fini non molto tempo fa, già in qualità di presidente della camera, aveva dichiarato “I parlamentari lavorino di più: dal lunedì al venerdì, non 3 giorni…”. Durante lo scorso governo è stata addirittura stilata una classifica degli onorevoli più assenteisti, un fenomeno ormai noto ai più.