Negli ultimi anni in Italia si è assistito ad un progressivo declino nelle iscrizioni dei giovani agli istituti tecnici e professionali, un fenomeno che contrasta nettamente con la forte attenzione prestata a questo segmento dell'offerta di lavoro da parte del nostro mondo produttivo. E' quanto è stato rilevato da una ricerca Isae che sarà presentata giovedì a Roma. Nelle imprese il reclutamento di persone con qualifiche tecnico-professionali rappresenta un fattore vitale nella formazione dei propri organici: la tecnica rappresenta infatti la risposta alle esigenze di competitività ed è in grado di dare più concrete opportunità di lavoro e di carriera ai giovani.
Daniela Marchesi, direttore dell'unità Economia e Diritto e coordinatore del rapporto Isae Priorità nazionali 2009, osserva che, al di là delle dichiarazioni provenienti dal sistema imprenditoriale nelle occasioni di dibattito su questa materia, l'impressione che esista in Italia un problema di mismatch fra domanda e offerta di diplomati tecnici trova conferme concrete nelle indagini statistiche. La crisi ha "contribuito" a ridurre il gap da colmare, ma nonostante questo per Confindustria continuano a mancare all'appello 76mila tecnici, contro i 181mila del periodo pre-crisi.
I numeri però non sono tutto. C'è anche la qualità delle scuole e dei diplomati che non sempre raggiungono l'eccellenza. Così l'insieme delle informazioni raccolte dall'Isae sia sul fronte della domanda che dell'offerta di diplomati di scuole tecnico-professionali evidenzia un duplice mismatch. A livello quantitativo perché il numero di diplomati tecnici che esce ogni anno dal sistema scolastico è ampiamente al di sotto della domanda espressa dalle imprese italiane. Ma anche a livello qualitativo perché la formazione offerta dalla scuola non soddisfa le necessità delle imprese.
In altre parole i diplomati degli istituti italiani non sempre sono all'altezza dei reali fabbisogni delle aziende. La conferma arriva sia dall'analisi delle carenze a livello formativo dichiarate dalle imprese nel programmare le assunzioni di personale con qualifica tecnico-professionale, sia attraverso l'esame dei gap di competenza lamentati dalle imprese, soprattutto per quanto riguarda il grado di autonomia dei neo-assunti nell'utilizzare al lavoro le conoscenze acquisite nel percorso scolastico, come per esempio «la capacità di prendere decisioni assumendone la responsabilità, pianificare ed organizzare il proprio lavoro progettandone le opportune modalità di intervento».
Fonte: Il Sole 24 Ore
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