Quanto incide il titolo di studio sulla retribuzione?

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Il “Rapporto su Domanda di lavoro e retribuzioni nelle imprese italiane” pubblicato da Unioncamere e OD&M Consulting, in questo mese, mette in luce l’incidenza del titolo di studio rispetto alla retribuzione mediamente percepita dagli italiani.

In altre parole, ci permette di analizzare gli stipendi lordi annui dei dipendenti italiani suddivisi per titolo di studio e valutare le differenze esistenti. Quella che vi presentiamo è l’evoluzione storica dal 2003 al 2009 del rapporto tra retribuzioni e titolo di studio (Fonte: Elaborazione dati OD&M Consulting).

2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Scuola dell’obbligo 18.900 19.480 20.400 21.500 22.100 22.500 22.930
Qualifica professionale 19.710 20.090 21.200 22.420 22.800 23.220 23.640
Diploma 22.140 22.870 24.040 25.410 25.810 26.300 26.760
Laurea I livello 22.310 22.860 23.530 24.900 24.260 24.920 25.960
Laurea Specialistica 32.220 33.130 34.750 36.270 37.460 37.620 38.440
Totale 21.540 22.190 23.290 24.560 25.080 25.510 25.980
               

Nel 2009 il range delle retribuzioni va da poco meno di 23 mila euro per chi ha il titolo di studio della scuola dell’obbligo a 38.440 euro per chi ha una laurea specialistica. La distanza tra questi due estremi sta man mano aumentando, nel corso degli anni.

Ma il dato che più di ogni altro stupisce è la retribuzione media dei laureati triennali che anche nel 2009 è inferiore a quella dei diplomati di scuola media superiore (25.960 euro contro i 26.760 euro: 800 euro in meno, pari al 3,0%) seppur in miglioramento: nel 2007 la distanza era pari a 1.260 Euro e nel 2008 a 1.010 Euro. Secondo l’analisi realizzata da Unioncamere e OD&M Consulting questa penalizzazione dipende principalmente dai seguenti fattori:

- una scarsa considerazione di questi titoli da parte delle imprese;
- l’età media relativamente giovane di tali figure, dato che i titoli triennali sono stati istituiti solo nel 1992, per cui questi lavoratori hanno, al massimo, una quindicina d’anni di vita lavorativa;
- il fatto che tra i laureati triennali che continuano a studiare un buon numero è contemporaneamente occupato, quindi, molto presumibilmente, con attività non a tempo pieno o comunque considerate transitorie;
- un eccesso di offerta che si è venuto determinando, soprattutto da metà decennio in poi, a seguito della riforma dell’ordinamento universitario entrata in vigore nel 2000.

E’ probabile che l’eccesso di offerta di laureati triennali sia in fase di attenuazione, visto che, esaurita la fase transitoria della riforma, il flusso dei neolaureati triennali in uscita dall’università comincia a diminuire, questi ultimi tendono sempre più a proseguire gli studi per conseguire una laurea specialistica.

In generale la regola secondo cui a più alto titolo di studio corrisponde più alta retribuzione è sempre valida, fatta eccezione per le lauree triennali, anche se in futuro molto probabilmente la regola sarà confermata anche su questa categoria.

 

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