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Concorsi pubblici “Vinca il migliore”


Il Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, sta elaborando con i suoi tecnici un nuovo modello chiamato “Vinca il migliore” che rivoluzionerà i concorsi pubblici nelle amministrazioni locali.

Questo progetto dovrebbe migliorare il sistema concorsuale rendendolo più trasparente e premiante in termini di merito. Regioni, Province e Comuni avrebbero la possibilità di delegare tutto l’iter procedurale che accompagna i meccanismi di selezione dei concorsi pubblici (elaborazione dei bandi, svolgimento delle prove, preparazione delle graduatorie ecc.) ad una commissione interministeriale costituita da rappresentanti dei ministeri dell’Interno, dell’Economia e della Funzione Pubblica.

Un ruolo primario sarà svolto da Formez Italia la nuova spa pubblica, creata nel 2009, che si occupa della formazione dei dipendenti pubblici. Praticamente, le amministrazioni che decidessero di delegare all’esterno le procedure concorsuali dovrebbero pagare il servizio direttamente a Formez Italia (il cui capitale è al 100% di Formez, partecipata dallo Stato e dipendente direttamente dal Ministero della Funzione pubblica). Il modello è comunque ancora in via di perfezionamento. Questa nuova procedura, in base alle aspettative, dovrebbe garantire un risparmio di diversi miliardi euro.

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Quanti sono i precari statali? Come regolarizzarli? Ci pensa Brunetta


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Il ministro Brunetta ha spiegato di aver iniziato un censimento dei lavoratori precari assunti dallo Stato e entro un mese consegnerà un report al Parlamento che dovrà poi decidere insieme al Governo il da farsi. ”Sto scrivendo a tutti gli enti pubblici per sapere chi sono tutti i precari di cui si favoleggia”, ha detto il ministro. ”Darò report settimanali e entro un mese produrrò un report per le Camere su quanti sono, da quanto sono assunti e in quale funzione e via dicendo. Sulla base di questo report il parlamento e il governo decideranno sul da farsi”.
Brunetta ha anche sottolineato più volte che, tuttavia, ”non accetterò mai moratorie o regolarizzazioni per tutti. C’è differenza tra essere precario da sei anni oppure da tre mesi – ha proseguito – voglio che tutti i novemila comuni d’Italia mi dicano quanti precari hanno”. Il ministro ha detto che pubblicherà tutte le risposte regolarmente e ”se qualcuno non mi farà pervenire la risposta, innanzitutto lo renderemo pubblico su internet. E poi, in assenza di un responso, vorrà dire che non hanno precari e quindi quando ci saranno provvedimenti non saranno coinvolti”. ”Vedremo chi ha titolo – ha aggiunto Brunetta – per percorrere una strada di stabilizzazione”. Ma ”di questo darò conto a Parlamento, Governo e sindacati”.

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Brunetta: licenziamento per chi fa un secondo lavoro in nero


Renato Brunetta

Roma – ”Noi stiamo definendo con Guardia di finanza e Corte dei conti una serie di programmi di collaborazione, che sono già previsti dalle leggi e che sono utili strumenti negli ambiti specifici. La Guardia di finanza, ad esempio, interviene soprattutto sull’evasione fiscale, per cui noi punteremo proprio sull’evasione operata dai pubblici dipendenti”. 


E’ quanto spiega il ministro della Pubblica amministrazione e l’innovazione,
Renato Brunetta, a margine di un incontro con i direttori del personale dei ministeri. La Guardia di finanza in pratica, precisa il ministro, dovrà rilevare che un pubblico dipendente non svolga lavoro in nero, commettendo evasione fiscale. Se ciò dovesse avvenire e il pubblico dipendente fosse scoperto dalla Guardia di finanza scatterebbero le sanzioni, compreso il licenziamento. 

 

”La Guardia di finanza deve stanare l’evasione – ribadisce il ministro – il sistema deve essere messo sotto controllo, chi fa il proprio dovere non ha nulla da temere, chi si ammala veramente non ha nulla da temere, i furbacchioni dovranno cambiare registro. E’ finita l’era della connivenza. Spero che il sindacato sia dalla mia parte.”

 

Fonte: Asca

 

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Brunetta: un politico che lavora!


Gli interventi sul sistema della pubblica amministrazione proposti dal Ministro Brunetta sono numerosi e articolati. La riforma prevede 34 punti inerenti principalmente a nuove regole per i dipendenti e i dirigenti pubblici relative alla mobilità, ai premi sotto forma di incentivi economici e alle “punizioni” sotto forma di disincentivi alla perseverazione di un comportamento scorretto, e ancora controllo di gestione, valutazione del personale, modifiche dell’inserimento per concorsi ecc. Sono previste anche importanti innovazioni strutturali e gestionali come la digitalizzazione degli uffici, l’eliminazione degli enti inutili e le esternalizzazioni di servizi fino ad oggi gestiti da strutture pubbliche a costi nettamente superiori a quelli del mercato. 
Non si parla quindi solo di lotta contro i fannulloni, ormai al centro del dibattito mediatico, ma di importanti riforme che andranno a modificare notevolmente gli equilibri interni alla pubblica amministrazione. L’opinione pubblica tende ad apprezzare il piano di Brunetta anche se ovviamente i sindacati, i dipendenti pubblici, le associazioni dei consumatori e i cosiddetti “fannulloni” si oppongono a questi cambiamenti. Il fatto è che indipendentemente dalla posizione politica del Ministro Brunetta, per la prima volta qualcuno ha sollevato questo problema e ha proposto metodi per ridimensionarlo che saranno realmente messi in atto. 
Ora ci vorrebbe qualcuno che intervenisse anche sul sistema governativo. Quanti politici si presentano ogni giorno sul luogo di lavoro? Quanti assenti ci sono alle commissioni parlamentari? Quanti chiedono ai propri colleghi di firmare la loro presenza? Fini non molto tempo fa, già in qualità di presidente della camera, aveva dichiarato “I parlamentari lavorino di più: dal lunedì al venerdì, non 3 giorni…”. Durante lo scorso governo è stata addirittura stilata una classifica degli onorevoli più assenteisti, un fenomeno ormai noto ai più.

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Tempi duri per i dirigenti pubblici


Più si sale di grado e meno si lavora. I dirigenti si giustificano dicendo che quando hanno iniziato a lavorare svolgevano un ruolo operativo e man mano che sono saliti di grado il loro lavoro è diventato sempre più intellettuale, in altre parole si è spostato “dalle mani al cervello”. Questo significa potersi permettere di non timbrare il cartellino, di fare pranzi di lavoro che durano l’intero pomeriggio, di rimanere spesso fuori ufficio per “affari”. Si tratta di un duro lavoro intellettuale che spesso impedisce loro di essere presenti sul luogo di lavoro.

 

Brunetta punta il dito contro i dirigenti sostenendo che “se gli impiegati sono fannulloni, probabilmente chi dovrebbe controllare il loro operato è ancora più fannullone di loro”. E’ necessario punire i datori di lavoro che non fanno i datori di lavoro. Nelle grandi aziende spiega Brunetta «se c’è un datore di lavoro incapace non c’è da preoccuparsi, perché c’è il piede invisibile che lo caccia via. Ma nel pubblico «se c’è un datore di lavoro fannullone il piede invisibile non c’è» e questo continuerà «a fare il suo mestiere di fannullone!».

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