Posted on 23 luglio 2011. Tags: controlli, lavoro, network, social, social network
E’ noto a tutti che numerose aziende utilizzano i social network per indagare sul passato dei futuri dipendenti.
Quando si cerca lavoro bisogna fare un po’ di pulizia sui propri profili Facebook e Twitter, per evitare che fatti o pensieri espressi possano mettere in discussione il nuovo posto di lavoro.
In questo gli Stati Uniti sono già una spanna più avanti di noi e alcune società chiedono ai candidati di sottoporsi a un controllo dei “social media”. La start up Social Intelligence, che ha sede a Santa Barbara in California, è stata creata proprio per spulciare tra le informazioni presenti in rete che riguardano i potenziali nuovi dipendenti. Oltre un terzo delle informazioni vengono reperite da social network come Facebook, Twitter e MySpace. Una volta terminata la ricerca, viene formulato un dossier in cui vengono segnalate note negative solo in caso di foto, messaggi o video con contenuti spinti, riferimenti all’utilizzo di droghe, frasi razziste oppure violente.
Inizialmente erano state sollevate delle perplessità sul lavoro della Social Intelligence da parte della Federal Trade Commission, che tuttavia ha poi ritenuto legittime queste indagini. Ovviamente i lavoratori si lamentano di questa violazione della privacy, ma non possono fare di più. Anche Joe Bontke, responsabile dell’ufficio per la pari opportunità professioni di Houston, non è d’accordo su questi metodi. Chissà se in Italia aprirà mai un’azienda come la Social Intelligence?
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Posted on 26 febbraio 2010. Tags: Cassazione, computer, controllare dipendenti, controlli, controlli sui computer, controllo, dipendenti, illegittimo
La Cassazione, sezione Lavoro, ha giudicato illegittimo il licenziamento di una donna che aveva utilizzato il computer aziendale per motivi personali. Il datore di lavoro l’aveva scoperta utilizzando dei software per il controllo elettronico dei dipendenti. La Cassazione ha precisato che “la vigilanza sul lavoro non va esasperata dall’uso di tecnologie” pur sottolineando che la navigazione deve avvenire “senza farne troppo abuso”.
In questo caso la donna non era a conoscenza dell’esistenza di un software di controllo e il datore di lavoro aveva installato il programma senza prendere nessun accordo con i rappresentanti sindacali. Secondo la Cassazione installare software di controllo informatico senza un preventivo accordo costituisce una “violazione della riservatezza e dell’autonomia del lavoratore”. Non solo, “lo Statuto dei lavoratori sancisce che la vigilanza sul lavoro, vada mantenuta in una dimensione umana”.
Il caso era stato già giudicato dal tribunale di Milano che aveva dichiarato illegittimo il licenziamento, definendolo sproporzionato rispetto all’effettivo uso personale del computer da parte della lavoratrice. In base ai tabulati elettronici, infatti, risultava che la donna si fosse collegata sul web solo per pochi minuti e principalmente durante la pausa pranzo. Anche la Corte d’appello aveva condiviso la tesi dei giudici di primo grado, costringendo l’azienda a ricorrere in Cassazione. Quest’ultima ha finalmente messo un punto alla vicenda.
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