Twitter ha lanciato la nuova campagna di assunzioni di personale pubblicando un video davvero originale. Twitter ha pensato di coinvolgere i propri dipendenti per incentivare l’invio di candidature. Infatti, il video è stato scritto, diretto e interpretato proprio dai dipendenti di Twitter.
E’ davvero molto ironico e attraverso metafore fa conoscere l’ambiente di lavoro, le attività svolte e più in generale il mondo di Twitter, eccolo:
Per chi fosse davvero interessato a lavorare in Twitter e per chi avesse maturato l’interesse dopo aver visto questo video, diamo informazioni sulle offerte di lavoro attive. Le selezioni di personale sono già aperte e le posizioni ricercate sono numerose, riguardano principalmente ingegneri ed esperti in marketing online. Per darvi un’idea, tra le mansioni cercate abbiamo: Software Engineer, Account Manager, IT Administrator, Commercial Data Analyst, HR Director, Contract Manager, UI Designer ecc.
In totale sono disponibili 31 nuovi posti di lavoro. La sede di lavoro è San Francisco, in California.
Per conoscere nel dettaglio tutte le offerte di lavoro di Twitter, visitate la pagina working at Twitter.
L’esperto in compensation analizza le retribuzioni e i benefit dei dipendenti di un’azienda e verifica la loro coerenza all’interno dell’organizzazione stessa e in funzione del mercato esterno. In altre parole l’esperto in compensation valuta sia la componente fissa che quella variabile della retribuzione dei dipendenti e ogni altra forma di benefit come cellulare, auto aziendal e ecc. e propone interventi volti alla motivazione e alla promozione dei collaboratori. Non solo, analizza e assicura anche l’equo posizionamento in termini di livelli retributivi nel settore in cui opera l’azienda e, più in generale, nel mercato di riferimento.
L’esperto in compensation svolge un ruolo molto importante sia per l’azienda che per i dipendenti dato che dalle sue valutazioni dipendono il corretto adeguamento dei costi del personale e la soddisfazione dei lavoratori per quanto riguarda il loro trattamento economico. Il livello delle retribuzioni non deve andare in eccesso, facendo lievitare troppo i costi aziendali e nemmeno in difetto, provocando malcontento da parte dei dipendenti.
ATTIVITA’
Le attività svolte dall’esperto in compensation sono numerose:
- analizza le retribuzioni di base, quelle variabili e ogni forma di benefit percepito dai dipendenti;
- effettua valutazioni e comparazioni interne all’azienda;
- realizza indagini di tipo retributivo su altre imprese che operano nello stesso settore o in ambiti di mercato complementari e confronta i dati reperiti con quelli dell’azienda per la quale lavora;
- individua gli scostamenti con il mercato, le eventuali differenziazioni e disparità interne, le aree di potenziale miglioramento e quindi propone variazioni a breve termine o a medio lungo termine.
RUOLO LAVORATIVO
La figura professionale dell’esperto in compensation opera il più delle volte presso aziende di grandi dimensioni (es. multinazionali) nell’area delle risorse umane e della gestione del personale. Oppure lavora presso società di consulenza dove svolge la propria attività per conto di aziende clienti e su commissione di queste ultime. Nelle piccole e medie aziende questo ruolo è difficilmente presente. E’ una figura recentemente introdotta e sempre più richiesta da tutte quelle realtà aziendali che realizzano strategie di gestione del personale per garantire un ambiente di lavoro apprezzato dagli stessi dipendenti, percorsi di crescita premianti per incrementare la motivazione del personale mantenendo contemporaneamente un equilibrio nella gestione dei costi. Le tendenze attuali di richiesta del ruolo di esperto in compensation sono positive e si guarda al futuro con una prospettiva di sviluppo e diffusione di questo tipo di figura.
COMEPTENZE E FORMAZIONE
L’esperto in compensation deve conoscere molto bene gli aspetti amministrativi legati alla retribuzione del personale, i metodi di gestione delle risorse umane nonché la legislazione del lavoro. Sono indispensabili anche conoscenze dei metodi di analisi, valutazione e comparazione di dati oltre alla conoscenza di tecniche e software informatici specifici. Generalmente l’esperto in compensation è laureato in discipline politico-economiche oppure giuridiche (es. economia e commercio, economia aziendale, giurisprudenza ecc.). Attualmente non sono attivi corsi post laurea o master specifici per questa funzione ma esistono corsi sulla compensation organizzati da società di consulenza specializzate nella formazione di figure che operano nell’ambito delle risorse umane. L’esperienza si fa sul campo.
Come rendere i dipendenti “eco responsabili”? Ci ha pensato GPS Standard, azienda di Arnad in provincia di Aosta, che ha creato un progetto di Corporate Responsability per la tutela ambientale chiamato ECOufficio. Si tratta di un vero e proprio programma aziendale per sensibilizzare i dipendenti alle problematiche legate all’impatto ambientale e all’etica del consumo a partire dalla vita in ufficio. Rispettare l’ambiente e tutelare la propria salute sono gli obiettivi principali del progetto.
GPS Standard ha messo a disposizione dei dipendenti e delle loro famiglie un Eco guida con consigli utili per rispettare l’ambiente, salvaguardare le risorse naturali, sprecare meno e promuovere l’impegno nell’attuare la raccolta differenziata dei rifiuti. Questa green mission ha coinvolto tutti i reparti aziendali, compresa l’alta dirigenza. L’introduzione di uno stile di vita più sostenibile contribuisce a migliorare la qualità della vita in ufficio, evitando ad esempio il contatto con sostanze nocive o riducendo le fonti di inquinamento.
GPS Standard ha già realizzato una serie di iniziative per la tutela dell’ambiente, ricordiamo ad esempio gli imballi ecologici per i propri prodotti (Ecobox) costituiti esclusivamente in cartone ricilato e inchiostri all’acqua. Con ECOufficioGPS Standard ha creato uno strumento originale e intelligente per insegnare a vivere in azienda avendo rispetto per l’ambiente e tutelando la salute dei dipendenti. Per maggiori informazioni sul progetto viconsigliamo di visitare il sito web di GPS Standard.
La Cassazione, sezione Lavoro, ha giudicato illegittimo il licenziamento di una donna che aveva utilizzato il computer aziendale per motivi personali. Il datore di lavoro l’aveva scoperta utilizzando dei software per il controllo elettronico dei dipendenti. La Cassazione ha precisato che “la vigilanza sul lavoro non va esasperata dall’uso di tecnologie” pur sottolineando che la navigazione deve avvenire “senza farne troppo abuso”.
In questo caso la donna non era a conoscenza dell’esistenza di un software di controllo e il datore di lavoro aveva installato il programma senza prendere nessun accordo con i rappresentanti sindacali. Secondo la Cassazione installare software di controllo informatico senza un preventivo accordo costituisce una “violazione della riservatezza e dell’autonomia del lavoratore”. Non solo, “lo Statuto dei lavoratori sancisce che la vigilanza sul lavoro, vada mantenuta in una dimensione umana”.
Il caso era stato già giudicato dal tribunale di Milano che aveva dichiarato illegittimo il licenziamento, definendolo sproporzionato rispetto all’effettivo uso personale del computer da parte della lavoratrice. In base ai tabulati elettronici, infatti, risultava che la donna si fosse collegata sul web solo per pochi minuti e principalmente durante la pausa pranzo. Anche la Corte d’appello aveva condiviso la tesi dei giudici di primo grado, costringendo l’azienda a ricorrere in Cassazione. Quest’ultima ha finalmente messo un punto alla vicenda.
Oltre ad incidere sulla salute personale, il fumo sembra gravare anche sulle aziende e sulla loro produttività. Facciamo quattro conti. Tra la popolazione adulta la percentuale di fumatori è pari circa al 25%, quindiinun’azienda un dipendente su 4 fuma. I dipendenti fumatori non riescono a fare a meno delle pause per fumare sigarette, che spesso vengono prese dopo aver bevuto il caffè, e ne realizzano molte di più rispetto ad un non fumatore.
Si stima che il fumo incida sui bilanci aziendali con una perdita di produttività. Un fumatore ‘medio’ nell’arco delle otto ore lavorative fuma almeno cinque sigarette, ipotizzando circa dieci minuti per sigaretta, le imprese sopportano un onere che va da 30 a 50 minuti al giorno, con una riduzione della produttività che va dal 6,5% al 10,5%. Per un’azienda di 400 persone in cui si stima che circa 100 dipendenti siano fumatori si ha una perdita pro capite di circa 3500 Euro l’anno che con un centinaio di lavoratori si traduce in 350.000 Euro nei 12 mesi. Ricerche scientifiche hanno stabilito, inoltre, che il fumo provoca un maggiore assenteismo (circa 5 giorni in più di malattia rispetto a un non fumatore), determina situazioni conflittuali tra dipendenti fumatori e non fumatori, minor sicurezza sul lavoro e peggiora immagine aziendale per via della minor pulizia degli ambienti.
La società Easyway, oltre ad aver pubblicato un manuale che promette di far passare il vizio del fumo, organizza seminari rivolti ai dipendenti che proprio non riescono a smettere di fumare. A finanziare questi corsi sono le grandi aziende che sono preoccupate oltre che per la salute dei propri lavoratori anche della perdita di produttività generata. Easyway promette di riuscire a migliorare l’ambiente aziendale, rendendolo più sano nel rispetto della legge 626, di migliorare i rapporti interpersonali tra dipendenti, di rendere l’immagine aziendale più positiva e di fare del bene per i lavoratori che potrebbero finalmente perdere il vizio del fumo. Easyway vanta tra i suoi clienti aziende del calibro di Ibm, Hewlett Packard, Total, Ikea e Johnson & Johnson.
Tanti come gli abitanti di Firenze; in 350 mila hanno inviato il curriculum al sito di Intesa-Sanpaolo per chiedere lavoro. In molti dal Sud, in pochi da Lombardia e Piemonte. In tempi di crisi migliaia di diplomati e laureati hanno deciso di tentare la fortuna cercando un posto nella banca, luogo indicato da molti probabilmente a torto, come tempio della noia. E invece della mega banca gli aspiranti dipendenti apprezzano la sicurezza, la stabilità. E scommettono sulla solidità; giudicano, evidentemente, la crisi finanziaria che ha scosso il sistema bancario come superata.
Il fenomeno, rilevato dal sindacato, è nuovo: fino a un anno fa i curricula non si ammonticchiavano nell’immateriale cartellina come sta accadendo ora. Certo è che Intesa-Sanpaolo con i suoi 70 mila addetti e una fusione condotta senza morti e feriti – con oltre 6 mila uscite volontarie verso una sorta di prepensionamento – attira diplomati e laureati. Entrano abitualmente come apprendisti, ma il livello delle conferme è altissimo, la quasi totalità. E, infatti, già dall’inizio viene loro concesso mutuo sulla casa e prestito di 20 mila euro.
Ovviamente la banca sceglie le persone da assumere in base a criteri precisi: vengono subito scartate le votazioni basse di maturità o di laurea: non meno di 90 per i diplomi e di 100 per le lauree. Quest’anno le assunzioni saranno circa 1200, ma già Giacomo Sturniolo della Fisac-Cgil dice: «In autunno ripartirà la trattativa sulle assunzioni: solo a Torino usciranno 200 colleghi dalle filiali e, quindi chiederemo, in Italia qualche migliaio di assunzioni».
Anche Angela Rosso della Fabi ricorda che «occorre garantire l’occupazione in Italia anche per dare risposte alle speranze di almeno qualcuno dei 350 mila; questa è una banca legata al territorio che deve avere sensibilità verso i giovani». Ricorda anche che lo spostamento di alcune lavorazioni, in via sperimentale, in Romania è stata sospesa dopo che «il sindacato ha dichiarato la indisponibilità alle delocalizzazioni».