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Fuga dei laureati: all’estero si sta meglio!


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Se ne vanno e spesso non tornano. La metà dei laureati italiani occupati in altri paesi dichiara, infatti, di ritenere molto improbabile un ritorno in patria (fonte: Alma Laurea – Migrantes). Restano all’estero soprattutto perché, al di là dei confini nazionali, le opportunità di carriera e di crescita professionale sono migliori. Conferma Marco Pirone, general manager dei brand cosmetici Estée Lauder e Tom Ford Beauty per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa: «Lavoro a Parigi, dove è basato il nuovo quartier generale europeo del gruppo. Qui ho la possibilità di seguire un progetto complesso e interessante, che coinvolge mercati con logiche di consumatore e distribuzione molto diverse tra loro. Questa esperienza mi consente di arricchire la mia visione manageriale, in quanto opero con 17 filiali diverse, ma anche di acquisire un approccio imprenditoriale, poiché si tratta di una start up». Un altro fattore che incide in maniera significativa è la remunerazione: all’estero gli stipendi sono più elevati. Un esempio? Un laureato in materie politico-sociali, a 5 anni dalla laurea, in Italia guadagna in media poco più di 1.300 euro al mese, negli altri paesi supera quota 1.900 euro, circa il 50% in più. Nel caso di un giovane ingegnere la differenza sfiora, poi, i 1.000 euro a mensilità. Oggi gli italiani al di sotto dei 35 anni che risiedono e lavorano al di fuori del Bel Paese sono circa 1,4 milioni. La maggior parte sceglie l’Europa (in primis Regno Unito, Francia e Spagna), ma molti (quasi il 10%) vanno negli Stati Uniti. Aumenta, intanto, il numero di coloro che si muovono verso il Far East, alla volta di Hong Kong oppure di Tokyo. Di fatto il fenomeno della così detta emigrazione d’élite negli ultimi 10 anni è triplicato. E sembra destinato a crescere sempre di più. Per questo in occasione della prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo, tenutasi lo scorso dicembre a Roma, è stata proposta la creazione di un database professionale ad hoc, nel quale i giovani possono inserire il proprio curriculum e al quale gli imprenditori che vogliono investire sui mercati stranieri possano attingere direttamente. E quelli che decidono di rientrare? Spesso riescono a capitalizzare l’esperienza fatta oltre confine. Racconta Marco Raveggi, che opera nella sede milanese della società di consulenza Jmac Europe: «Dopo aver lavorato 2 anni in Francia su un progetto di riqualificazione della rete aftersales di un’azienda automobilistica sono tornato in Italia. Qui mi sono immediatamente inserito nella divisione automotive di una realtà internazionale, come Jmac Europe, dove ho potuto valorizzare il know how acquisito ». Fonte: Corriere della Sera

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