Posted on 13 gennaio 2012. Tags: aggiorna, aggiornare, aggiornare cv, causa, curriculum, cv, lavoro, licenziamento, licenziato, licenziato linkedin, linkedin licenziamento
John Flexman, manager della società inglese BG Gruop, è stato licenziato in tronco per aver aggiornato il suo curriculum vitae su Linkedin, spuntando la casella “Interessato a opportunità di carriera”.
Si tratta del primo caso di questo genere e ovviamente sta facendo molto discutere. Si può perdere il posto di lavoro per aver aggiornato il proprio profilo su LinkedIn? Questa è la domanda che tutti si pongono.
John Flexman era responsabile delle Risorse Umane della BG Group, una società inglese che opera nel settore dei servizi energetici.
L’uomo dopo il licenziamento ha fatto risorso e, nonostante la vicenda risalisse al 2010, il suo caso è venuto a galla proprio in questi giorni perchè finalmente la questione è approdata in tribunale. Il giudice che segue il caso dovrà stabilire se cercare un nuovo lavoro o aggiornare il proprio cv online può essere considerata una giusta causa di licenziamento.
Il manager era a conoscenza del fatto che l’azienda non gradiva comportamenti di questo genere perchè una precisa policy aziendale li vietava. Lui, essendo responsabile dell’area HR, non poteva dichiararsi ignaro di questo. Anzi, secondo l’avvocato del lavoro Ann Bevitt, l’uomo avrebbe fatto firmare a centinaia di dipendenti documenti in cui si dichiarava la contrarietà di questi comportamenti da parte della BG Group.
Di sicuro la questione non è semplice, si tratta di uno di quei casi ancora inesplorati. Le vecchie regole del lavoro non contemplano l’uso dei social network come Linkedin. Qualsiasi decisione che il giudice prenderà, creerà un precedente che non si potrà ignorare, finchè non sarà scritta una precisa regolamentazione del settore lavorativo nell’era di Facebook, Twitter e Linkedin.
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Posted on 21 febbraio 2010. Tags: giovane, licenziato, puzzette, ufficio
Un giovane inglese ha perso il lavoro a causa di un problema di aerofagia acuta. Sembra una notizia surreale e invece è tutto vero. L’azienda in cui lavorava gli ha fatto pervenire 35 reclami in appena 2 giorni, tutti per lo stesso motivo: troppe puzzette in ufficio. Lui, mostrando il certificato medico, ha provato a spiegare che il fenomeno dipendeva da un antidepressivo che gli era stato prescritto dal medico.
Ma l’azienda non ne ha voluto sapere e lo ha licenziato in tronco. Il ventisettenne ha commentato «Non posso essere licenziato per una cosa del genere – se fosse per una rissa capirei, ma per dei ventini? E’ ridicolo!».
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Posted on 06 giugno 2009. Tags: carcere, dipendente, licenziato
Se il lavoratore finisce in carcere, non è possibile licenziarlo, lo ha deciso la Corte di Cassazione. Secondo Piazza Cavour, infatti, il detenuto può solo perdere lo stipendio ma non può essere allontanato dal posto di lavoro.
Tutto questo emerge da una sentenza (n.12721/2009 della Sezione lavoro) in cui la Corte convalida la reintegrazione di un lavoratore occupato in un’ azienda con oltre 60 dipendenti, che, per lagioni non legate alla sua attività lavorativa era finito in carcere ed era stato licenziato in tronco per “assenza ingiustificata” dal luogo di lavoro.
L’azienda durante il processo aveva evidenziato che la detenzione del lavoratore aveva deteminato un danno, giacché l’attività non si poteva consentire alcuna interruzione del normale ciclo produttivo. Di diverso avviso però la Suprema Corte che ha confermato la reintegra nel posto di lavoro già disposta dai giudici dell’Appello, con tanto di condanna della società al risarcimento dei danni.
La Corte di Cassazione è stata molto chiara: “se il lavoratore finisce in carcere per motivi non legati al lavoro non va licenziato. In questi casi occorre infatti valutare le “esigenze oggettive dell’impresa, tenendo conto delle dimensioni della stessa, del tipo di organizzazione tecnico-produttiva, della natura e importanza delle mansioni del lavoratore detenuto, nonche’ del maturato periodo di assenza, della prevedibile durata della carcerazione, della possibilita’ di affidare temporaneamente ad altri le sue mansioni senza necessita’ di nuove assunzioni”. E più in generale “di ogni altra circostanza rilevante ai fini della determinazione della misura della tollerabilita’ dell’assenza”.
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Posted on 24 luglio 2008. Tags: gay, lavoro, licenziato, licenziato perchè gay, McLaren, perdere lavoro, steward
Il sospetto è che Peter Boland, steward della McLaren facesse le ore piccole divertendosi con i suoi amichetti? Per ora non c’è nulla di certo sulla presunta omosessualità dell’uomo e nemmeno sulle accuse che gli sono state rivolte. Ma la vera domanda da porsi è se una motivazione simile possa giustificare il licenziamento.
La battaglia legale è aperta. Infatti, poco dopo la drastica comunicazione, Mr Boland ha deciso di trascinare in tribunale Ron Dennis, e le tre compagnie da lui controllate, per licenziamento ingiusto e discriminazione in base a orientamenti sessuali.La McLaren ha già fatto sapere la sua versione dei fatti: “Il licenziamento deriva dal fatto che la persona in questione era sempre assonnata e maleducata”.
Per avere maggiore chiarezza si dovrà attendere fino a gennaio (a stagione di F1 conclusa), quando verrà ascoltato il testimone d’eccezione: Ron Dennis.
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Posted on 20 giugno 2008. Tags: Disney, licenziato, turbante
Un sikh americano ha querelato la Walt Disney accusandola di averlo licenziato perché portava la barba e il turbante. Ha chiesto un milione di dollari di danni per discriminazione religiosa, infatti il suo aspetto e il suo abbigliamento è vincolato alla religione sikh, una delle più diffuse in India.
Il giovane, Sukhbir Channa, era stato assunto come membro della banda musicale natalizia di Disney World in Florida nel 2005, dopo tre mesi è stato licenziato perché si era rifiutato di sbarbarsi e di indossare un berretto come i compagni.
La querela ha destato scalpore in America dividendo i media: alcuni hanno fatto dell’ironia con titoli come «Topolino non porta il turbante», altri hanno scritto «Paperino nuovamente sotto assedio», un riferimento alla querela del ’95 contro “Aladino”, un film che fruttò alla Disney mezzo miliardo di dollari, da parte del Comitato arabo americano contro la discriminazione.
La Disney nega tutto e, paradossalmente, viene considerata la migliore azienda in cui incominciare una carriera, secondo la rivista Business week.
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Posted on 20 giugno 2008. Tags: bar, Comune, lavorare, licenziato
E’ successo a Licata, importante centro dell’agrigentino. Un dipendente comunale è stato sorpreso mentre serviva bevande nel bar di sua proprietà durante l’orario di lavoro, è scattato così l’immediato licenziamento.
Per i fannulloni tolleranza zero! Il commissario straordinario del Comune, Alfredo Caputo, come riporta il «Giornale di Sicilia», sulla scorta di quanto scoperto dai carabinieri nel gennaio scorso, ha avviato il procedimento disciplinare nei confronti del dipendente, culminato nel licenziamento.
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Posted on 15 giugno 2008. Tags: aspirapolvere, lavorare, licenziato, sesso
Un operaio polacco è stato sorpreso mentre faceva autoerotismo con un aspirapolvere. Proprio così, effetteviamente c’è da rimanerne stupiti. A beccarlo nudo e in ginocchio mentre “maneggiava” l’elettrodomestico è stata una guardia giurata. Il fatto è accaduto a Londra.
L’operaio imbarazzato ha provato a difendersi dicendo che si stava pulendo le mutande con l’aspirapolvere, precisando che si trattava di una “pratica comune in Polonia”. La guardia ha dichiarato invece che era impegnato in un vero e proprio atto di autoerotismo con l’ausilio dell’aspirapolvere. Dopo la constatazione dei fatti, l’operaio è stato licenziato.
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