Posted on 05 novembre 2010. Tags: difficoltà, donne, famiglia, lavoro, mamme, pubbliche, strutture
Le donne, e ancor di più le mamme che lavorano fanno sempre più difficoltà a gestire famiglia e impiego: nelle loro numerose attività quotidiane vengono aiutate quasi esclusivamente dalla rete familiare (nonni, genitori, fratelli e sorelle, amici) mentre le strutture pubbliche fanno ben poco.
Questo è quanto emerge da un’indagine realizzata dall’Istituto IPR Marketing e condotta per conto della rivista ”Ago e Filo” che dedicherà il numero di novembre proprio a questa tematica. La ricerca è stata presentata oggi da Marco Follini (tra i principali ispiratori della rivista), Stefano Graziano, direttore del mensile e Antonio Noto di Ipr.
Secondo le donne lavoratrici intervistate (1000 persone come campione rappresentativo dell’intero Paese) gli aiuti arrivano da partner, famiglia e amici per il 74%; servizi privati per il 64%; strutture private per il 43%; strumenti di flessibilità lavorativa per il 20%; e in ultimo strutture pubbliche per il 18%. Emerge una sostanziale carenza di servizi pubblici di welfare. Se pensiamo che ben il 61% delle donne abbandona il lavoro dopo la prima gravidanza per impossibilità di coniugare esigenze familiari e lavorative, ci rendiamo conto che stiamo parlando di un fenomeno non trascurabile. La giornata delle donne è praticamente divisa a metà tra lavoro e famiglia: secondo il sondaggio il 44% del tempo è dedicato al lavoro e il 40% alla famiglia, con un 16% rimanente per le esigenze personali.
L’indagine ha messo in evidenza un altro fattore: in Italia esiste una mentalità letteralmente rovesciata rispetto ad esempio agli Stati Uniti dove le donne sposate, e ancor di più le mamme, sono accettate positivamente dalle aziende perché ritenute più responsabili nel lavoro. In Italia invece le donne appena sposate o le giovani mamma vengono spesso discriminate nelle selezioni di personale.
La proposta che emerge da questo sondaggio – ha spiegato Follini – è quella di investire sulla dimensione della famiglia tenendo presente che gli indicatori dei paesi europei dimostrano che dove le donne sono più occupate l’economia in generale va meglio. Quello delle donne e del lavoro, secondo Follini, è un problema sottovalutato in Italia, mentre rappresenta un tema cruciale.
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Posted on 26 gennaio 2010. Tags: donne, futuro, lavorare, lavoro, mamme, Regus, ricerca
Un aiuto alle mamme, per natura affidabili, mature, grandi lavoratrici e con competenze elevate, ma per le quali il ritorno al lavoro è spesso più difficile. Una ricerca, condotta da Regus, azienda specializzata nelle soluzioni per gli spazi lavoro, su oltre 11.000 dipendenti in tutto il mondo rivela che circa un’azienda su due (44%) ha intenzione di aumentare nei prossimi due anni le assunzioni part-time di mamme che rientrano dopo il congedo di maternità.
Questo studio conferma come le imprese riconoscano sempre più l’importanza di ampliare il proprio parco di talenti, dando più spazio alla fascia delle mamme lavoratrici, ma soprattutto afferma la volontà imprenditoriale di favorire un giusto equilibrio fra impegni lavorativi e familiari che ben si adatta anche a una strategia più ampia di contrasto alla crisi economica. In definitiva, favorire la flessibilità lavorativa delle mamme permette di non perdere persone di talento, risparmiare sui costi e mantenere alti i livelli di produttività.
I dati raccolti offrono una previsione anche a seconda dei settori che vedranno una maggiore adozione di questo modello: l’area Finance (47%) e il settore manifatturiero (47%) prevedono infatti il maggiore aumento di assunzioni part-time fra le neo-mamme, mentre l’ICT (39%) riferisce stime leggermente inferiori a riguardo. Quest’ultima percentuale può trovare motivazione nella natura stessa di questo settore, che notoriamente vede una presenza elevata di personale maschile. Intorno al 45% si attestano altri settori principali: Marketing e Comunicazione, Consulenza, Sanità e Retail. Sul piano globale, le dimensioni aziendali sembrano però influire sulle intenzioni dei datori di lavoro: il 77% delle grandi imprese (oltre 1.000 dipendenti) prevede un aumento delle assunzioni part-time per le neo-mamme che rientrano, mentre le realtà più piccole con 250-999 dipendenti sono quelle che ne prevedono meno (solo il 39% prevede un numero maggiore di assunzioni).
“Attualmente le aziende sono alle prese con la fase di ripresa economica, che di certo contribuisce a far emergere forti cambiamenti nelle strategie per la gestione del luogo di lavoro – ha detto Mauro Mordini, Amministratore Delegato Regus Italia -. Le aziende hanno imparato che adottare una mentalità rigida basata su un modello lavorativo 9-18, 5 giorni a settimana e senza spazio alcuno per la flessibilità può tradursi in una penalizzazione del talento, un rischio impensabile in questo periodo in cui il focus va al taglio dei costi e alla massimizzazione della redditività”.
Fonte: IGN
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