Sono 215 milioni i bambini costretti a trascorrere le loro giornate lavorando in miniera o nei campi anziché andare a scuola e giocare. Oggi abbiamo deciso di parlare dello sfruttamento del lavoro minorile per sostenere la campagna globale lanciata dall’International Labour Office (ILO) che ha sottolineato quanto sia importante lo sforzo da parte di tutti nel richiedere interventi volti a porre fine a questa pratica.
Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, negli ultimi 4 anni il lavoro minorile è diminuito solo del 4%, un dato troppo basso rispetto all’obiettivo fissato nel 2006 che prevedeva di eliminare completamente le forme peggiori di sfruttamento. Ancora oggi milioni di ragazzini vivono in uno stato di schiavitù, costretti ai lavori forzati nell’agricoltura, nella vendita ambulante o ancora peggio come bambini soldato. A frenare i progressi finora raggiunti nella battaglia contro le peggiori forme di sfruttamento dei minori secondo l’ILO sarebbe proprio la crisi economica globale.
In occasione della Conferenza Globale sullo sfruttamento del lavoro dei bambini tenutasi ieri all’Aia, Juan Somavia – direttore generale dell’Ilo – ha affermato: “I progressi sono irregolari: non abbastanza rapidi, né sufficientemente ampi per raggiungere gli obiettivi prefissati. Sono necessari nuovi sforzi su più ampia scala. La situazione richiede una campagna contro il lavoro minorile più energica. Dobbiamo intensificare l’azione e accelerare il ritmo”. Secondo Juan Somavia “la recessione economica non può essere una scusa per ridurre le nostre ambizioni, né per giustificare la nostra inattività: al contrario, un’occasione per attuare misure politiche che siano efficaci per le persone, per la ripresa e per uno sviluppo sostenibile”.