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Usare Facebook sul posto di lavoro è peculato e abuso d’ufficio

Cinque dipendenti pubblici del Comune di Bertinoro in provincia di Forlì sono stati indagati per peculato e abuso d’ufficio. Sono accusati di aver utilizzato internet a scopo personale tramite i computer degli uffici del comune e in particolare di aver navigato su Facebook durante le ore di lavoro.

Lo scorso venerdì gli agenti della questura di Forlì sono arrivati in municipio e hanno sequestrato i cinque computer usati dai dipendenti indagati. Per far luce sull’accaduto, gli inquirenti hanno copiato il contenuto della memoria centrale dei pc, dove sono registrati anche tutti gli accessi a internet.

I dipendenti comunali coinvolti hanno ricevuto un avviso di garanzia per i reati di peculato e abuso d’ufficio. Se l’accusa dovesse essere confermata potrebbero essere puniti con una pena fra i tre e i dieci anni di reclusione. Gli inquirenti hanno precisato che l’inchiesta non chiama in causa il sindaco e gli assessori del Comune di Bertinoro, i quali hanno offerto la massima collaborazione alla magistratura. Ci si aspetta comunque una lunga battaglia legale i cui risvolti potrebbero determinare conseguenze anche a livello nazionale, visto che ormai la questione dell’utilizzo di Facebook nei luoghi di lavoro è stata portata a galla.

In realtà sono già molte le aziende pubbliche e private che hanno fatto ricorso a strumenti informatici per bloccare l’accesso al noto social network e si sono dotate di un regolamento interno per il corretto utilizzo della posta elettronica e di internet. Nelle società in cui questi provvedimenti non sono ancora stati attuati, i lavoratori hanno libero accesso a internet ma sono comunque responsabili dell’utilizzo che ne fanno e hanno comunque l’obbligo di non sottrarre tempo al lavoro per un’attività extralavorativa o per scopi personali.

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Consigli per il colloquio di lavoro

Hai appena fissato un colloquio di lavoro, sei entusiasta della notizia ma nello stesso tempo preoccupato/a di ciò che dovrai affrontare? E’ tutto normale, succede alla maggior parte delle persone che si trovano nella tua stessa condizione. Il primo pensiero deve essere questo: se ti hanno chiamato è perché la società ha già valutato positivamente il tuo curriculum vitae, quindi sei sulla buona strada per ottenere il posto di lavoro. Ora non ti resta che giocare al meglio le tue carte durante il colloquio per convincere i selezionatori che le tue caratteristiche personali, la tua motivazione, il tuo modo di relazionarti, la tua disponibilità e la tua ambizione sono i giusti ingredienti per il ruolo da ricoprire.

Non è così difficile come sembra: per affrontare al meglio un colloquio di lavoro e avere buone possibilità di superarlo egregiamente è importante seguire alcuni semplici consigli.

INFORMARSI SULL’AZIENDA
E’ sempre bene arrivare al colloquio informati, conoscendo nel dettaglio ciò di cui si occupa l’azienda, i prodotti o servizi offerti, la struttura aziendale ecc. Oggi quasi tutte le aziende possiedono un sito web ed è il posto più adatto da visitare per scoprire tutte queste informazioni. In questo modo durante il colloquio potrete dimostrare il vostro interesse per l’attività svolta, fare riferimento a particolari linee di business piuttosto che apprezzare l’organizzazione aziendale o i prodotti venduti. Sarà utile per fare una buona impressione sui vostri interlocutori.

L’APPARENZA E’ IMPORTANTE
Purtroppo dobbiamo dirlo: in questi casi la prima impressione è fondamentale! Andate al colloquio vestiti nel modo più consono rispetto all’ambiente dell’azienda per cui vi candidate. Questo significa che se volete trovare lavoro in una grande azienda con uffici in stile “business” il completo per l’uomo e il tailleur per la donna sono l’ideale. Invece nelle aziende più piccole e negli ambienti di lavoro più informali l’eccesso di eleganza potrebbe non essere particolarmente apprezzato, potete optare per qualcosa di più casual, abiti semplici, senza però eccedere: scollature, mini gonne o pantaloni strappati sono da evitare.

ATTENZIONE AI MODI E ALLA PUNTUALITA’
Non arrivate in ritardo al colloquio, meglio 5 minuti prima che 10 minuti dopo. Portate sempre con voi una copia del curriculum vitae anche se lo avete già inviato all’azienda. Presentatevi porgendo la mano e “date del lei” ai vostri interlocutori, a meno che non siano loro a chiedervi di “darsi del tu”. Siate fin da subito sorridenti, educati, disponibili e cortesi con tutte le persone che incontrate, spostatevi da un ambiente all’altro solo quando vi verrà detto di farlo, non siate invadenti. Quando vi parlano durante il colloquio, guardate i vostri interlocutori e non il soffitto o i quadri appesi nella stanza. Sedetevi in modo composto, non tenete le braccia incrociate e evitate gesti ripetitivi come il toccarsi continuamente i capelli o il picchiettare con il piede per terra. Dimostrate compostezza, serenità e attenzione.

NO ALL’ECCESSO DI PROTAGONISMO, ASCOLTATE
E’ importante che dimostriate interesse per ciò che i selezionatori vi diranno a proposito dell’azienda e del posto di lavoro, ascoltateli con attenzione, non interrompeteli. Quando vi sarà passata la parola, rispondete chiaramente alla domanda posta, non divagate su ciò che ai vostri interlocutori non interessa, evitate sempre gli eccessi di protagonismo. Dimostratevi persone umili, disponibili nell’apprendere e interessati alla crescita personale e professionale. Se vi sentite tesi ed agitati, fate un lungo respiro e cercate di celare questo stato d’animo, dopo i primi minuti di interazione saranno i selezionatori a mettervi a vostro agio.

VALORIZZATEVI, RISPONDETE IN MODO CHIARO E IMPARATE A VENDERE VOI STESSI
I selezionatori conoscono già il vostro profilo professionale perché avranno avuto modo di leggere il vostro curriculum vitae prima di fissare in colloquio, nonostante ciò vi chiederanno di spiegare le vostre competenze e le vostre esperienze. Non siate troppo concisi rispondendo solo con un “sì” o un “no” ma nemmeno eccessivamente prolissi, rispondete in modo chiaro ed essenziale. Descrivete le conoscenze acquisite, come siete riusciti a risolvere problemi, perché le esperienze passate sono state importanti per la vostra crescita personale e professionale, sottolineate di non aver avuto problemi relazionali con colleghi e superiori (anche se non è del tutto vero) e non parlate mai male di nessuna persona o dell’azienda per cui avete lavorato. Ricordatevi che il colloquio è un momento in cui si diventa “venditori” di sé stessi. Dovete mettere in primo piano tutti gli aspetti positivi del vostro carattere (es. la precisione, la flessibilità, la capacità di lavorare in gruppo) e valorizzare tutto quello che rappresenta il vostro passato e la vostra formazione scolastica.

PER CHI E’ PRIVO DI ESPERIENZE PROFESSIONALI
Se siete al vostro primo colloquio di lavoro, neolaureati o neodiplomati e non avete esperienze passate da raccontare, non preoccupatevi, c’è comunque molto da dire su voi stessi. Mettete in primo piano i vostri punti di forza e gli aspetti positivi della vostra personalità. Dimostratevi disponibili e interessati nell’imparare, desiderosi di acquisire competenze e di mettervi in gioco. Sottolineate la vostra tenacia, la forza di volontà, la flessibilità e l’interesse per il posto di lavoro. Se avete un buon curriculum scolastico, valorizzatelo, spiegando tutte le conoscenze teoriche acquisite; se avete competenze informatiche o conoscenze di lingue straniere, mettete in luce questi aspetti.

NON SIATE PASSIVI
Dimostrate sempre interesse e curiosità per ciò che vi viene detto. Ponete qualche domanda ai vostri interlocutori durante il colloquio, cercate di conoscere nel dettaglio le mansioni che dovrete svolgere e le possibilità di crescita futura, non siate timidi. Quasi sempre alla fine del colloquio vi chiedono se avete qualche domanda da porre, non rispondete negativamente, siate proattivi. Se pensate di avere già tutti i dati che vi interessano sulla posizione di lavoro, chiedete informazioni aggiuntive sull’azienda.

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Green job: 250mila occupati entro il 2020. Adecco e Solarexpo lanciano «Green job centre»

Una cifra davvero elevata: si parla di 250mila occupati entro il 2020 grazie ai green job. E’ un dato emerso da uno studio del Gse (Gestore Servizi Elettrici) e Iefe (Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente) dell’Università Bocconi. Si prevede che in Italia, entro il 2010, 150mila persone avranno un posto di lavoro nel settore green e che entro il 2020 gli occupati saranno 250mila. Ricordiamo che nel 2009 erano già 109mila i “colletti verdi” occupati. I cosiddetti mestieri verdi o “green job” sono numerosi, riguardano il campo delle energie rinnovabili e dell’ecologia e sono tra i pochi che non hanno risentito del periodo di crisi, anzi le richieste da parte delle aziende sono in forte crescita.

Un nuovo progetto inerente le professioni green è stato lanciato da Adecco e Solarexpo, con la creazione del “green job centre”. Un centro dove domanda e offerta di “lavori verdi” si incontrano con lo scopo di facilitare lo sviluppo del settore. Job24 del Sole 24 Ore ha realizzato un’intervista a Emilio Luongo, responsabile Adecco per le green energies, finalizzata a capire meglio in cosa consiste questo progetto. «Sulla base delle indicazioni della Commissione europea è stato stilato un “mansionario”, ovvero la lista dei lavori verdi che vengono richiesti dalle aziende – ha spiegato Emilio Luongo – così da capire bene come selezionare i candidati e quale tipo di formazione deve essere svolta: in estrema sintesi potremmo dire che tutte le aziende cercano queste nuove figure, dagli istituti di credito all’edilizia, ma di fatto in Italia è soprattutto il settore delle energie prodotte da fonti rinnovabili a cercare tecnici specializzati».

Adecco ha creato, in collaborazione con Solarexpo, il “Green job centre”, un canale specializzato per favorire l’incontro tra domanda e offerta nel settore delle rinnovabili e per dare consigli e suggerimenti a chi vuole candidarsi a opportunità di lavoro “verdi“. «Nel curriculum è bene evidenziare l’esperienza più importante, le conoscenze tecniche del settore e quelle normative – ha suggerito Emilio Luongo – ma soprattutto è necessaria flessibilità e disponibilità a spostarsi. Per tutti i lavori, ma in questo caso più che mai, è fondamentale conoscere l’inglese: spesso ci si deve rapportare a tecnici stranieri e anche le schede tecniche degli impianti parlano questa lingua».

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Vuoi vincere un posto di lavoro con un gioco?

Allianz ha lanciato un business game: una vera e propria sfida a squadre che mette in palio un master e uno stage con possibilità di assunzione presso il Gruppo Allianz. Possono partecipare solo giovani neolaureati, i quali saranno suddivisi in squadre e dovranno calarsi nel ruolo di CEO di un’azienda. Il gioco, interamente in inglese, consiste nella gestione di un’azienda virtuale per tre anni simulati. La squadra che vincerà sarà quella che avrà realizzato i migliori risultati di business e che avrà contemporaneamente dimostrato di saper utilizzare il gruppo come risorsa vincente nel raggiungimento di obiettivi ambiziosi. Sono previste due edizioni di gioco, nei giorni 15/16 e 17/18 giugno 2010, e si svolgeranno a Trieste.

I potenziali giocatori devono essere neolaureati, con una laurea specialistica conseguita entro dicembre 2010 in: Economia, Giurisprudenza, Scienze Politiche, Scienze Statistiche, Matematica o Fisica; devono aver ottenuto un voto di laurea maggiore o uguale a 99/110 e un’età uguale o inferiore ai 26 anni. Gli interessati/e all’iniziativa di Allianz possono candidarsi e partecipare alla selezione prevista compilando il form on-line raggiungibile dalla pagina delle offerte di lavoro di Allianz. Per avere ulteriori informazioni è possibile contattare: Allianz – Reclutamento e Selezione, Tel. 02/72161.

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Donne sempre più fredde e calcolatrici in ufficio

Sul posto di lavoro, le donne, storicamente più capaci di comprendere gli altri, le loro motivazioni, i loro bisogni e in grado di stimolare spesso un comune desiderio di migliorarsi, stanno diventando sempre più ‘fredde’ e calcolatrici. A dirlo è una ricerca ‘sul campo’ condotta, tra il 2001 e il 2009, da Cofimp, società di alta formazione e consulenza di Unindustria Bologna. L’indagine è stata condotta su un campione di 1.200 soggetti (660 uomini e 540 donne) di età media di 39 anni (minima 20, massima 65), a cui è stato somministrato un apposito test sviluppato da RH Comportement di Parigi sulla base di un’esperienza di coaching nel campo dell‘Intelligenza Emozionale che dura dal 1991. Lo strumento è stato concepito per la rilevazione di 5 fattori che rappresentano l’ossatura della nostra ‘intelligenza emozionale’: empatia, maturità emozionale, sensibilità, cordialità ed esteriorizzazione dei sentimenti.

E a testimoniare la sempre maggiore tendenza di donne ‘sergenti di ferro’ sul posto di lavoro ci sono il calo registrato, sia nel loro livello di empatia sia nella loro sensibilità. A preoccupare è anche il loro livello di cordialità visto tendenzialmente al ribasso. Secondo i parametri utilizzati da Cofimp, in dieci anni la sensibilità delle donne è passata da un punteggio di 7 a 1,3; mentre la cordialità è precipitata da 8,1 a -0,7. Per contro, la sensibilità degli uomini è salita da -0,1 a 5,7 e la cordialità è crollata da 0,7 a -3,3. E confrontando i risultati del test realizzato nel 2001 con quelli del 2009 appare subito una prima evidenza: “Per quanto riguarda il lavoro – hanno sottolineato Maurizio Sarmenghi e Federico Bencivelli di Cofimp, coordinatori della ricerca – negli ultimi dieci anni si è assistito a un sostanziale ‘allineamento’ tra uomini e donne; queste ultime assomigliano sempre più agli uomini e viceversa“.

“E’ come se le due metà del cielo, anzichè ottimizzare, valorizzandole, le differenze avessero perduto le rispettive caratteristiche peculiari con il risultato di mandare in scena comportamenti uniformi – hanno sottolineato Sarmenghi e Bencivelli – stiamo assistendo a un appiattimento verso il basso, sia per le donne che per gli uomini. Il risultato sono relazioni peggiori sul lavoro, persone chiuse in se stesse, appesantite da fatica e senso di isolamento, autoriferite, e soprattutto senza una vera progettualità professionale, ma anche, oseremmo dire, personale. E indubbiamente – hanno concluso – l’impatto prodotto dallo stress di momenti difficili, come quello che stiamo vivendo, non è secondario”.
Il campione della ricerca è stato anche descritto in relazione alla tipologia professionale di appartenenza e al livello di responsabilità ricoperto nella gestione di altre persone. Sono state considerate 8 macro-tipologie professionali, comprese tipologie non organiche alla vita delle impresa come consulenti e precari: commerciale, produzione, top management, ricerca e sviluppo, amministrazione, risorse umane, stagisti/tirocinanti, consulenti, sviluppo organizzativo e segreteria.

Per quanto concerne il livello di responsabilità, inoltre, sono stati definiti 3 diversi gruppi composti da soggetti con responsabilità alta, media o nulla, nella gestione/coordinamento gerarchico di altre persone. Il 55% dei soggetti ricopre funzione di media responsabilità, il 26,3% di alta responsabilità (il 44,8% di questi soggetti è costituito da appartenenti alla categoria ‘Alta Direzione’), e solo il 18,7% svolge compiti senza alcun impatto di responsabilità nella gestione di altre persone.
Tra i risultati specifici più rilevanti, quello relativo alla scarsa intelligenza ‘emozionale’ dei manager italiani, siano essi uomini o donne. “Nella nostra cultura manageriale – hanno spiegato Sarmenghi e Bencivelli – fatica in sostanza a farsi spazio un modello di gestione effettivamente fondato su un approccio compiutamente empatico. Al livello manageriale questa potenzialità sembra addirittura regredire, per lasciare il campo a uno stile a volte protettivo (basato sul rimprovero o l’elogio di stampo ‘genitoriale’), a volte ‘affiliativo’ (con me o contro di me), o semplicemente ‘prescrittivo’ (controllo sull’esecuzione di compiti e attività)”.

E la ricerca, infine, sfata un mito in qualche modo consolidato, quello del commerciale, del venditore come ‘top gun’, in grado di superare qualsiasi obiezione e sempre iper-cordiale. “Sono sempre più merce rara – hanno sostenuto Sarmenghi e Bencivelli – questo dato testimonia l’esito di una transizione da una logica e conseguentemente da un approccio commerciale ‘push’, fondato sulla spinta ‘ossessiva’ del prodotto sul mercato a un modello ‘pull’, decisamente più ‘consulenziale’ e mirato alla fidelizzazione del cliente nel medio-lungo periodo, attraverso una maggiore capacità nel saper assumere la sua prospettiva. E ciò nonostante – hanno concluso – la continua tensione sul raggiungimento degli obiettivi e la guerra talvolta sanguinaria sui prezzi”.

Fonte: IGN

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Gratta e Vinci… un posto di lavoro!

In tempo di crisi le lotterie si adeguano e rinunciano a montepremi milionari assegnati ad un solo vincitore per offrire uno stipendio mensile (Win for Life, il nuovo gioco della Sisal) oppure un posto di lavoro a molte persone. Quest’ultimo è il caso del concorso aperto proprio in questi giorni dai supermercati in Sardegna. Si chiama “Vinci il tuo lavoro”, ed è stato ideato da Cs&D, il Centro distribuzioni e servizi, in provincia di Cagliari, cui fanno capo capo decine di supermercati dell’isola (tra cui Despar e Sigma). Con 30 euro si può sperare di ottenere un contatto di lavoro!

Partito il primo novembre, mette in palio 4 posti di lavoro al mese, per un anno. Si può partecipare fino a ottobre del 2010, e il jackpot varia: con un po’ di fortuna si può vincere un contratto da cassiere, magazziniere, o negli uffici interni dell’azienda.

Le regole del gioco sono semplici: si fa un carrello con almeno 30 euro di prodotti, si compila l’apposita schedina e la si imbuca in un’urna. Alla fine di ogni mese viene effettuata l’estrazione per 4 posti di lavoro.

L’idea, in realtà, non è nuova, era già stata lanciata a Varese. Perché il “lavoro” conquistato con la dea bendata ha esordito il primo settembre, nella catena dei supermercati Tigros: di nuovo 30 euro di spesa, e in palio 10 assunzioni. Una concreta risposta alla crisi!

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Come ottenere la promozione nel posto di lavoro

Volete ottenere la promozione nel posto di lavoro? Oggi vi diamo qualche piccolo consiglio utile per raggiungere il vostroobiettivo.

Fase 1
Lavorare sodo. Spesso i lavoratori che ottengono la promozione per primi sono quelli che hanno fatto più sforzi su una base quotidiana. Anche se non si è i migliori della squadra, si può compensare con buone abitudini di lavoro, come arrivare sempre in tempo, porre domande e mostrare un interesse attivo per il proprio lavoro, essere propositivi e sempre motivati.

Fase 2
Mantenere un atteggiamento positivo. Molte volte non si è soddisfatti della propria posizione oppure si vivono dei momenti lavorativi difficili da affrontare. In questi casi il pessimismo non aiuta, anzi porta ad ottenere risultati sempre peggiori. Bisogna essere positivi e pensare sempre che ogni cosa potrà migliorare. Questo atteggiamento è molto apprezzato dai superiori e anche da chi collabora con voi.

Fase 3
Trovate dei sostenitori. Individuate le persone che contano, quelle che hanno già una posizione di successo, e instaurate un rapporto confidenziale con loro. Ascoltate i suggerimenti su come hanno raggiunto il successo presso la società, chiedete consigli utili da mettere in paratica nel vostro piano di promozione e fatevi ben volere da loro.

Fase 4
Valutate le vostre abilità e investite in una formazione supplementare in caso di necessità. Ad esempio, se il vostro lavoro richiede di lavorare con un certo programma su cui non siete esperti, una buona soluzione è chiedere l’iscrizione ad un corso di formazione. Ciò dimostra ai superiori che sapete prendere l’iniziativa e che avete voglia di imparare.

Fase 5
Non abbiate fretta. Una promozione non avverrà durante la notte, e in molte aziende, i dipendenti sono promossi dopo diverso tempo. Questo si verifica più spesso durante l’analisi delle performance, che può essere effettuata annualmente o anche due volte l’anno.

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L’hostess del Grande Fratello trova un nuovo posto di lavoro: la Livingston è disposta ad assumerla

Ormai la vicenda di Daniela Martani è nota un po’ a tutti: è stata licenziata dalla Cai per non essersi presentata al lavoro quando era nella casa del Grande Fratello. E adesso Daniela Martani, hostess pasionaria della compagnia di bandiera, potrebbe essere assunta da un’altra compagnia italiana, la Livingston, che dice di essere pronta a darle lavoro proprio per “la determinazione e il coraggio” che la donna ha dimostrato di avere durante i contatti di queste settimane con i media.

La proposta di assunzione per la ex partecipante del Grande Fratello, reality condotto da Alessia Marcuzzi, prevede un contratto, inizialmente stagionale, che vedrà la Martani tra il personale di volo della compagnia Livingston a partire dal mese di giugno. “La determinazione e il coraggio della Martani, che si definisce, nelle dichiarazioni riportate dalla stampa, una combattente e una combattiva per natura’” spiegano alla compagnia “sono state giudicate qualità interessanti, insieme alla decisione di abbandonare il reality per far valere il diritto al lavoro sullo show business”.

La Martani aveva abbandonato la casa del Grande Fratello il 2 febbraio scorso proprio per difendere il suo posto di lavoro e per tornare a fare l’assistente di volo in Alitalia. La hostess era infatti stata riassunta dalla nuova compagnia nata dalle ceneri dell’Alitalia, la Cai, ma non ha poi mai preso servizio. E proprio nei giorni scorsi ha avuto la notizia del suo licenziamento per non essersi presentata al lavoro mentre era nella casa.

“Con questa decisione, la signora Martani ha dimostrato responsabilità e risolutezza e se la sua volontà è quella di continuare la professione di assistente di volo, troverà in Livingston un’ottima opportunità di lavoro e di successo”, commenta Massimo Ferrero, presidente della società. Livingston Spa è nata nel marzo 2003; da settembre 2005 ha acquisito l’attività di collegamenti di linea di lungo raggio e la flotta di Lauda Air Spa, la compagnia aerea fondata, nel 1991, dall’ex pilota di Formula 1 Niki Lauda.

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Brunetta: licenziamento per chi fa un secondo lavoro in nero

”Noi stiamo definendo con Guardia di finanza e Corte dei conti una serie di programmi di collaborazione, che sono già previsti dalle leggi e che sono utili strumenti negli ambiti specifici. La Guardia di finanza, ad esempio, interviene soprattutto sull’evasione fiscale, per cui noi punteremo proprio sull’evasione operata dai pubblici dipendenti”.

Questo è quanto ha spiegato oggi il ministro della Pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, a termine di un incontro con i direttori del personale dei ministeri. “La Guardia di finanza in pratica – precisa il ministro – dovrà rilevare che un pubblico dipendente non svolga lavoro in nero, commettendo evasione fiscale. Se ciò dovesse avvenire e il pubblico dipendente fosse scoperto dalla Guardia di finanza scatterebbero le sanzioni, compreso il licenziamento”. Il giudizio del Ministro è stato molto chiaro.

”La Guardia di finanza deve stanare l’evasione – ha ribadito Brunetta - il sistema deve essere messo sotto controllo, chi fa il proprio dovere non ha nulla da temere, chi si ammala veramente non ha nulla da temere, i furbacchioni dovranno cambiare registro. E’ finita l’era della connivenza. Spero che il sindacato sia dalla mia parte.”

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Fare sesso per non perdere il posto di lavoro

Il proprietario di un bar ha stuprato una dipendente minacciando di licenziarla e, dopo essere stato condannato dai giudici del primo e del secondo grado di giudizio, ha fatto ricorso in Cassazione.

Anche se la donna è stata definita «sessualmente spregiudicata» e ha acconsentito all’abuso per non perdere il posto di lavoro, si tratta comunque di reato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione dichiarando inammissibile il ricorso del proprietario del bar. La dipendente in questione non era neanche maggiorenne nel periodo in cui è accaduto il fatto.

Dalla ricostruzione pare che la giovane fosse particolarmente spregiudicata e che già nel primo incontro avesse offerto al datore di lavoro un profilattico per proteggersi. Due elementi, questi, che però non hanno impedito prima al Gup del Tribunale di Macerata e poi alla Corte d’appello di Ancona, di condannare l’uomo per violenza sessuale a due anni di reclusione.

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