Tag Archive | "precari"

Decreto salva precari, modelli di domanda e cosa sapere

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – MIUR ha reso pubblico, attraverso la nota 8342 del 12 ottobre 2011, il decreto ministeriale 92, che “salvaprecari docenti e ATA rimasti senza contratto per l’anno 2011 – 2012.

Il Decreto istituisce degli “elenchi prioritari” di personale della scuola – docenti ed ATA  - ai quali saranno conferite supplenze temporanee, con precedenza assoluta rispetto al personale inserito nelle graduatorie di circolo e d’istituto. Il provvedimento salva precari fissa la data del 2 novembre come termine ultimo entro il quale, il personale beneficiario del provvedimento, deve presentare la domanda per l’inserimento negli elenchi di priorità.

Chi può fare domanda? I docenti e il personale ATA, inseriti a pieno titolo nell’anno scolastico 2011/2012 nelle graduatorie provinciali o permanenti che sono stati esclusi dagli inserimenti di personale per il 2011 – 2012 avviati l’1 settembre 2011, per carenza di posti disponibili. Tali soggetti devono aver conseguito, nell’anno scolastico 2010 / 2011, o nel triennio 2008/11 nomina a tempo determinato di durata annuale (o sino al termine delle attività didattiche) oppure una supplenza di almeno 180 giorni.

Le domande devono essere presentate, utilizzando il modello messo a disposizione dal Ministero, presso l’ufficio scolastico regionale. La scelta delle sedi è operata per distretti scolastici.

Secondo le prime stime, il personale tecnico e amministrativo e gli insegnanti coinvolti sarebbero circa 8mila. I precari inseriti in elenco potranno essere chiamati nel corso del 2011 – 2012 per svolgere insegnamenti o attività per le quali sono iscritti nelle graduatorie provinciali ed eventualmente anche per progetti regionali di formazione, attivati d’intesa con gli Uffici scolastici regionali.

Il Decreto precisa che il personale iscritto negli elenchi prioritari è tenuto ad accettare qualunque proposta di supplenza all’interno delle preferenze indicate nella domanda, a meno che non sia già occupato con un’altra supplenza. La rinuncia senza giustificato motivo ad una proposta di contratto comporta la decadenza dal diritto a essere interprellati per ulteriori supplenze e si perde il diritto all’attribuzione del punteggio relativo all’anno scolastico.

Mettiamo a vostra disposizione tutti i documenti relativi al Decreto salva precari emanato dal MIUR:
- Modello di domanda per il personale ATA – Scarica (Pdf 36Kb)
- Modello di domanda per il personale docente ed educativo – Scarica (Pdf 39Kb)
- Elenco distretti scolastici – Scarica (Pdf 25Kb)
- Decreto Ministeriale n° 92 del 12 ottobre 2011 – Scarica (Pdf 40Kb)

Posted in ConcorsiComments (0)

Scuola: firmato il contratto, assunzioni per 67 mila precari

E’ stato firmato questo pomeriggio all’Aran il contratto per l’immissione in ruolo di 67 mila precari della scuola suddivisi tra docenti e Ata, in base all’intesa raggiunta il 19 luglio scorso.

Hanno sottoscritto il contratto Cisl, Uil, Snals e Gilda mentre la Flc Cgil per ora si è astenuta e deciderà se aderire o meno dopo che il Governo farà chiarezza sul numero delle stabilizzazioni e sulla transitorietà del taglio agli stipendi dei neoassunti.

In due settimane dalla sigla della pre-intesa, c’è stata l’approvazione del Consiglio dei Ministri, la registrazione della Corte dei Conti, e, oggi, la firma definitiva del contratto. Il Governo predisporrà il piano per le assunzioni entro il 31 agosto e dal primo di settembre tutti i posti disponibili in organico di diritto saranno coperti da personale di ruolo.

Il piano è triennale, quindi 67 mila precari entreranno in ruolo da settembre, per l’anno scolastico 2011 – 2012. Per gli anni successivi devono ancora essere stimati i numeri delle assunzioni. “Noi ci siamo sbilanciati a fare un’analisi – spiega Marco Paolo Nigi, segretario generale dello Snals Confsal – e pensiamo che siano circa 30 mila persone, tra persone docenti e non docenti, negli anni successivi al primo per un totale alla fine di circa 120-125 mila persone in tre anni”.

“Quel che è accaduto in questi giorni – ha commentato il segretario generale Uil Scuola, Massimo Di Menna – è un esempio positivo di sindacato utile e di relazioni sindacali moderne”.

Posted in NewsComments (0)

I disoccupati stanno psicologicamente meglio dei precari

Tra la disoccupazione e il precariato si è soliti pensare che sia meglio la seconda situazione, la quale garantisce almeno un ingresso economico.

Ma uno studio realizzato dall’Australian National University di Canberra e pubblicato sulla rivista Occupational and Environmental Medicine, dimostra il contrario. Gli esperti hanno spiegato che sul fronte psicologico e della salute mentale a volte è meglio non avere un lavoro piuttosto che averne uno mal retribuito o peggio precario.

Lo studio ha preso in esame più di 7000 australiani per un periodo di 7 anni e ha analizzato le caratteristiche dell’ambiente di lavoro strettamente connesse con la salute mentale
come il livello di sicurezza, la retribuzione, il rapporto di subordinazione tra lavoratore e responsabili, la libertà decisionale ecc.

I neoassunti che hanno intrapreso un lavoro soddisfacente sotto questi aspetti hanno dimostrato un sostanziale miglioramento del loro benessere psicofisico, rispetto al precedente stato di disoccupazione. Al contrario coloro che da disoccupati sono passati allo svolgimento di un impiego di scarsa qualità, precario o in un ambiente di lavoro negativo, hanno dimostrato un peggioramento del loro stato psicologico con aumento dei sintomi di stress, ansia e depressione. Passare dalla disoccupazione a un buon lavoro comporta un guadagno di 3 punti nella scala della salute mentale, mentre ottenerne un impiego non soddisfacente comporta in media la perdita di 5,6 punti.

Il benessere psicofisico dipende dalla qualità del lavoro e svolgere un lavoro precario o lavorare in condizioni sfavorevoli può essere più dannoso che rimanere disoccupati.

Posted in NewsComments (0)

Regione Sicilia: bozza disegno di legge per stabilizzare 22.500 precari

“Abbiamo riavviato il percorso per la stabilizzazione dei 22.500 precari degli enti locali siciliani con un nuovo disegno di legge che contiene misure urgenti a sostegno dell’occupazione. Sarà una legge che non comporterà un euro di spesa in più per le casse della Regione e che consentirà per la prima volta a loro la certezza del lavoro”. Questa è la dichiarazione rilasciata da Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, a termine di una riunione sul lavoro precario con esponenti degli enti locali e organizzazioni sindacali presso Palazzo d’Orleans.

Secondo la bozza del Disegno di Legge sulle “Misure urgenti a sostegno dell’occupazione”, saranno stabilizzati tutti i precari che negli ultimi 10 anni, prima del 2009, hanno cumulato 8 anni di lavoro. Gli enti locali siciliani potranno stabilizzare a tempo indeterminato tutti i precari che rientrano in questi vincoli ma avranno il divieto di assumere altro personale. Inoltre, sempre secondo il DDL, queste assunzioni non comporteranno costi aggiuntivi per le casse regionali.

“La nuova bozza approderà in Assemblea, in commissione legislativa, per arrivare a un disegno di legge mi auguro ampiamente condiviso, ed evitare il pericolo di un parere negativo del Commissario dello Stato”, ha affermato Lombardo, e ha precisato “su questi fondi il governo ancora non ha dato certezza e come al solito anticiperemo noi le somme”.

“Da un precariato che mortificava le istituzioni e i lavoratori, passeremo a un rapporto virtuoso, che riconoscerà dignità ai lavoratori – ha dichiarato Andrea Piraino, assessore al lavoro della Regione Sicilia – sono sicuro che il rischio del superamento del patto di stabilità sarà scongiurato dalle soluzioni adottate dai tecnici”.

Posted in NewsComments (0)

Roma: 500 imprese assumono 700 precari

Cinquecento imprese minori assumono a tempo indeterminato 700 precari, loro dipendenti. A stimolare la regolarizzazione del rapporto di lavoro è un piccolo incentivo a fondo perduto messo a disposizione dalla Camera di commercio: 5 mila euro per ogni contratto di collaborazione (dal lavoro in affitto a quello a progetto) che venga trasformato in un rapporto di impiego stabile.

 

La risposta all´appello, lanciato in forma di bando dalla Camera di commercio, è arrivata in poco più di un mese: ai 500 imprenditori sono destinati tre milioni e mezzo "in cambio" dell´impegno a mantenere almeno per un anno il dipendente assunto con un contratto di lavoro a tempo indeterminato. «Un po´ poco», commenta il segretario della Cgil regionale, Claudio Di Berardino, «per questo il controllo sugli effetti dell´iniziativa deve vedere in campo il sindacato, contro possibili tentativi di utilizzare la forza lavoro come merce di cui potersi disfare al momento opportuno». «Messaggio raccolto», assicurano i dirigenti dell´ente camerale, «ma le assunzioni a tempo indeterminato sono comunque un atto di coraggio».

 

Alla ripresa lenta dell´economia potrebbe non accompagnarsi la tenuta e la crescita dell´occupazione. Perciò si rivelano cruciali iniezioni ricostituenti sulla forza lavoro. «Una rondine non fa primavera», commenta Di Berardino, «ma di fronte all´assenza di una politica nazionale di sostegno al lavoro, l´iniziativa è significativa. Un sasso nello stagno, tanto più importante in quanto sarà lanciato di nuovo: l´esperimento e la risposta larga e tempestiva delle imprese sono valse a testimoniare che nell´area romana esiste una questione-occupazione». «Speriamo», sollecita, «si allarghi il confronto con il sindacato e quell´esperienza orienti la stessa Amministrazione pubblica, dal Comune alla Provincia, alla Regione, verso politiche di sostegno ai percorsi virtuosi di stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari».

 

«Le domande, 48 in più dell´offerta, segnalano la necessità di riproporre questo tipo di sostegni», concordano i dirigenti della Camera di commercio, «convinti che in questa fase è fondamentale la stabilizzazione del lavoro». «Se a Roma l´iniziativa ha dato questi risultati», ripetono, «in aree con più alto tasso di impiego della forza lavoro, potrà funzionare da stimolo per la tenuta dell´occupazione nei settori più insidiati dalla recessione».

Fonte: L’Espresso

Posted in NewsComments (0)

Precari in Italia: siamo a quota 2 milioni

Tantissime donne, numerosi giovani e soprattutto al sud, ma non solo. Credere che il lavoro precario riguardi solo una particolare classe d’età e un’area geografica circoscritta sarebbe un errore. Perché se è vero che la maggior parte dell’occupazione a tempo determinato si concentra fra i lavoratori dai 15 ai 29 anni, è anche vero che ci sono oltre mezzo milione di precari fra i 30 e i 40 anni e altrettanti dai quarant’anni in su. Un esercito di precari che è in continua crescita.

Dai dati Istat inerenti al 2006 risulta che i dipendenti che fanno i conti con uno stipendio che oggi c’è e domani chissà sono – in Italia - 2 milioni 163 mila, ossia il 13 per cento del totale degli occupati. La quota è più o meno in linea con quella degli altri paesi europei (Francia e Germania sono sullo stesso gradino, la Spagna svetta invece al 34 per cento): l’accesso a tappe al mondo del lavoro è, di fatti, un fenomeno universalmente condiviso.

Il problema è che diventa sempre più difficile passare da un lavoro precario ad uno a tempo indeterminato e che la condizione di lavoratore a tempo finisce per incidere sulla curva demografica e su quella dei consumi: non tutti scelgono di essere “bamboccioni”. Dai dati Istat risulta infatti che l’88 per cento dei lavoratori che ha un contratto a termine afferma che la temporaneità non è una scelta volontaria, ma legata all’offerta di lavoro. Negli altri paesi europei la quota media di chi passerebbe al posto fisso scende al 55 per cento.

La precarietà purtroppo è destinata ad aumentare: fra il 2000 e il 2005 i contratti a tempo determinato e co. co. pro sono cresciuti di 95 mila unità. L’Istat annuncia che “la maggiore incidenza di lavoratori temporanei si registra fra i giovani dai 15 e i 29 ani”. Nel 2006 erano un milione e 112 mila, ma l’altro milione di precari è distribuito metà fra i 20-30 enni e gli over 40.

Anche se il fenomeno risulta in crescita su tutto il territorio, il Sud sta peggio di tutti. Nelle regioni meridionali la percentuale di precari sul totale occupati sale al 14,7 per cento, e aumenta oltre il 20 se si guarda solo alla popolazione femminile. Le donne, difatti, stanno peggio degli uomini, perché a lavorare a tempo determinato non sono solo le ragazze alle prime esperienze. “Tra i 30 e i 39 anni – precisa il rapporto Istat – l’incidenza delle lavoratrici in tale situazione risulta essere quasi il doppio di quella maschile”. Anche qui la tendenza è fare di necessità virtù: considerata l’assenza di servizi sociali inadeguati le donne – secondo uno studio della Fondazione Bellisario – sono molto più disponibili al lavoro flessibile rispetto agli uomini. Che si tratti di part time reversibile (chiesto principalmente dalla giovani donne del Sud), di turni flessibili (privilegiati dalle donne adulte del Nord Ovest) o della diversa ripartizione dell’orario (soluzione particolarmente favorita dalle donne del Centro).

Il livello d’istruzione incide ma solo in parte: quasi un milione di precari ha conseguito solo l’obbligo scolastico, ma altrettanti sono quelli dotati di diploma e a contratto temporaneo sono anche il 18 per cento dei dipendenti con un titolo post laurea. Quanto alla durata, quella media del contratto flessibile, in Italia, è di 12,8 mesi, ma il 37 per cento dei lavoratori temporanei firma accordi che garantiscono solo sei mesi di lavoro e solo il 19,6 per cento dei precari può contare su una occupazione garantita per due anni. Un futuro troppo corto per fare progetti.

Posted in NewsComments (0)

Quanti sono i precari statali? Come regolarizzarli? Ci pensa Brunetta

Il ministro Brunetta ha spiegato di aver iniziato un censimento dei lavoratori precari assunti dallo Stato ed entro un mese consegnerà un report al Parlamento che dovrà poi decidere insieme al Governo il da farsi.

”Sto scrivendo a tutti gli enti pubblici per sapere chi sono tutti i precari di cui si favoleggia”, ha affermato il ministro. ”Darò report settimanali e entro un mese produrrò un report per le Camere su quanti sono, da quanto sono assunti e in quale funzione e via dicendo. Sulla base di questo report il parlamento e il governo decideranno sul da farsi”.

Brunetta sembra fare sul serio. Ha anche sottolineato più volte che, non accetterò mai moratorie o regolarizzazioni per tutti. “C’è differenza tra essere precario da sei anni oppure da tre mesi – ha precisato sempre Brunetta - voglio che tutti i novemila comuni d’Italia mi dicano quanti precari hanno”.

Il ministro ha detto che pubblicherà tutte le risposte regolarmente e ”se qualcuno non mi farà pervenire la risposta, innanzitutto lo renderemo pubblico su internet. E poi, in assenza di un responso, vorrà dire che non hanno precari e quindi quando ci saranno provvedimenti non saranno coinvolti”. ”Vedremo chi ha titolo – ha aggiunto Brunetta – per percorrere una strada di stabilizzazione”. Ma ”di questo darò conto a Parlamento, Governo e sindacati”. Quando il gioco si fa duro…

Posted in NewsComments (1)

Precari: “persone umane” che vogliono ridere

Dante Merlonghi, coordinatore regionale dell’ Italia dei Valori, punta il dito sia contro il governo, sia contro l’opposizione, perché ancora nessuno è riuscito a superare le barriere politiche, sforzandosi per trovare una soluzione al problema del precariato. “Prima ancora che elettori di centrodestra o centrosinistra, i migliaia di giovani dal lavoro precario sono persone umane che vogliono poter guardare al futuro con un sorriso in più e una paura in meno” così ha definito la situazione attuale dei numerosi ragazzi vittime dei contratti temporanei.

Di seguito riportiamo per intero il pensiero di Dante Merlonghi.
Continuo a percepire come amministratore pubblico ed esponente politico il disagio di tanti giovani con lavori a termine, a progetto, comunque senza prospettive che ho occasione di incontrare e che mi rappresentano il loro senso di vuoto per una situazione diventata ormai non più sostenibile.

Proprio per questo faccio fatica ad accettare questa costante polemica attorno ai precari che è tornata in questi giorni all’attenzione dell’agenda politica nazionale. Ai piccoli e grandi problemi quotidiani che migliaia di giovani vivono sulla loro pelle e quella delle loro famiglie per trovarsi in una situazione lavorativa priva di una benché minima certezza, si aggiunge questo accanimento mediatico che diventa mortificazione aggiuntiva, come se non fosse a tutti evidente che siamo in presenza di una grave responsabilità della politica, quella di non essere riuscita a far rispettare il primo articolo della sua legge più importante, la Costituzione appunto, che fonda proprio sul lavoro la Repubblica italiana.
E non siamo in presenza solo di una responsabilità di parte – quella del centrodestra – che pure ci mette tanto del suo per esasperare la questione. Grave sono anche le responsabilità nel centrosinistra che nei due anni di governo non è riuscito a sbloccare questa situazione di stallo. È nostro dovere superare le barriere politiche per sforzarsi a trovare una soluzione condivisa attorno a questa vicenda. Perché, prima ancora che elettori di centrodestra o centrosinistra, queste migliaia di giovani sono persone umane che vogliono poter guardare al futuro con un sorriso in più e una paura in meno, vogliono costruire una famiglia con dei figli, fare un mutuo per comprare casa, provare ad essere cittadini con pieni diritti nella loro e nella nostra società.

Non si tratta di “bamboccioni” come qualcuno poco opportunamente ha ribattezzato i tanti ragazzi che ancora sono costretti a vivere con i genitori. Si tratta piuttosto di giovani che avrebbero tanto da esprimere e dare al nostro futuro e a cui noi invece stiamo tarpando le ali, bruciando il loro stesso futuro.
La riflessione che tenterei di fare è che il lavoro precario nella società americana è sostenibile, in quanto il lavoratore precario appena terminato il suo lavoro a progetto ha decine di ulteriori possibilità per potersi ricollocare cosa che purtroppo in Italia non avviene. Ed è per questo che il precariato non ha ragione di esistere nel nostro paese a meno che i governi, attraverso politiche del lavoro, non costruiscano una società che dia ampie possibilità ai nostri giovani. Ed è questo che manca nel nostro paese.

Posted in CuriositàComments (2)

Pagina 1 di 1 1
newsletter
rss
250 Link

Collegati

Annunci Pubblicitari