Un vero e proprio colpo realizzato in piena regola: la banca svizzera BSI ha soffiato 100 dipendenti alla RBS Coutts per un piano di espansione nel mercato private asiatico. Il Financial Times, lo scorso ottobre, aveva rivelato che più di 70 dipendenti della RBS Coutts, il braccio internazionale della banca privata britannica, se n’erano andati, ma la loro destinazione restava ancora ignota.
Da poco è venuta alla luce la protagonista dei fatti. La BSI, società di private banking svizzera fondata nel 1873 a Lugano e dal 1998 parte del gruppo Generali, ha assunto più di 100 dipendenti dall’ufficio di Singapore di RBS Coutts (gruppo Royal Bank of Scotland). Si tratta di una vera e propria lotta tra rivali, infatti, Hanspeter Brunner – capo esecutivo di BSI Asia e primo decisore di questo nuovo piano di espansione – proveniva dalla stessa RBS Coutts. Brunner ha ammesso di aver rafforzato i suoi 30 uffici di Singapore con 180 nuove reclute nelle ultime settimane, più della metà delle quali avevano precedentemente lavorato per RBS. “Abbiamo attratto i grandi talenti in BSI e non abbiamo ancora finito”, ha minacciato Brunner sulle pagine del Financial Times nel suo primo commento pubblico da quando è entrato a far parte di BSI.
Questa politica di assunzioni è funzionale ad un ambizioso piano di sviluppo che dovrebbe portare a “triplicare gli asset in gestione” in Asia sino ad arrivare a 10 miliardi di franchi svizzeri (9,3 miliardi di dollari) nei prossimi cinque anni, facendo arrivare BSI tra top 10 delle private banks asiatiche. Mr. Brunner ha dichiarato che la prima fase dell’espansione regionale della BSI si concentrerà sui non residenti Indiani e ricchi clienti del sud-est asiatico che preferiscono servirsi di Singapore come base di wealth management. Il nuovo modello di business porterà ad un’espansione anche nel nord dell’Asia e a Hong Kong.