Spedire il curriculum vitae dall’ufficio è una consuetudine per molte persone che non si fanno scrupoli e utilizzano direttamente la posta elettronica aziendale per inviare la propria candidatura. Questa pratica riguarda un po’ tutte le categorie di lavoratori, dagli impiagati ai manager. Bernard Cantournet (Ray & Berndtson) toglie ogni dubbio al proposito: «Sulla fascia media – afferma – lo fa tranquillamente un buon 50%». E non si ferma qui: riferisce, anzi, che ai «piani più alti» ci si spinge anche oltre.
Purtroppo il problema è che nessun head hunter apprezza i candidati che spediscono il loro cv dagli uffici in cui lavorano, si tratta sicuramente di un approccio poco elegante.
Giovanna Brambilla (Value Search), non va per le sottili e sulla questione afferma: «E’ di scarso buon gusto, oltre che spiacevole. E denota superficialità, se non arroganza». Chi vuole intendere, intenda. Se, poi, qualcuno si domandasse se sia un comportamento lecito, la risposta è assolutamente negativa. «L’ uso di strumenti aziendali per fini personali non è legittimo, salvo che non sia espressamente autorizzato dal datore di lavoro», informa l’ avvocato Gabriele Fava, esperto giuslavorista dell’ Associazione italiana per la direzione del personale Aidp. «Quanto più lo fai, tanto più aumenta il rischio di essere licenziato», ammonisce Fava. E, di fatto, c’ è chi ha perso il lavoro anche per il semplice vizietto di indugiare sui siti di viaggi. «Un’ora al giorno sottratta all’azienda è un inadempimento contrattuale: oltre a licenziarti, possono chiederti il pagamento dei danni». Il discorso vale, ovviamente, anche per l’ invio di cv dall’ azienda. Cosa può succede a chi eccede? Fava rassicura: «Finora si è arrivati al massimo alla sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per alcuni giorni». Però, di certo, è meglio non perseverare.