Che cos’è l’apprendistato professionalizzante?

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L’apprendistato professionalizzante è una forma contrattuale introdotta con il decreto legislativo 276/2003 (Riforma Biagi) in attuazione della legge 30/2003. Questo tipo di contratto permette di conseguire una qualifica attraverso una formazione sul lavoro acquisendo competenze di base, trasversali e tecnico-professionali. Tale percorso non porta all’acquisizione di un titolo di studio del sistema di istruzione e formazione professionale, ma all’accrescimento delle capacità tecniche dell’individuo al fine di farlo diventare un lavoratore qualificato.

CHI PUO’ USUFRUIRE DI QUESTO CONTRATTO
Le aziende possono proporre il contratto di apprendistato professionalizzante solo a lavoratori che abbiano un’età compresa tra i 18 ai 29 anni e a partire dai 17 anni per i dipendenti già in possesso di una qualifica professionale. L’assunzione può essere effettuata fino al giorno antecedente al compimento del trentesimo anno di età. Il rapporto di lavoro può durare fino ai 6 anni, non esiste un limite minimo.

TRATTAMENTO PREVIDENZIALE E ASSICURATIVO
Per quanto riguarda il trattamento previdenziale e assicurativo i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante hanno una copertura per: infortuni sul lavoro e malattie professionali; invalidità, vecchiaia, superstiti; cassa unica assegni familiari; maternità. La retribuzione che il datore di lavoro è tenuto a corrispondere all’apprendista è stabilita dai contratti collettivi.

I CONTENUTI E LA FORMAZIONE
Il contratto di apprendistato professionalizzante deve essere redatto in forma scritta e deve indicare: la prestazione lavorativa a cui il lavoratore verrà adibito; la qualifica professionale che potrà essere conseguita al termine del rapporto sulla base degli esiti della formazione aziendale o extra-aziendale; il piano formativo individuale generale; il piano formativo individuale di dettaglio. Il piano formativo individuale generale prevede un percorso formale e non formale, coerente con il profilo formativo di riferimento, che l’apprendista deve seguire durante il periodo del contratto. Contestualmente l’impresa deve redigere un piano formativo di dettaglio, da aggiornare ogni anno, che specifichi i contenuti, i tempi e i luoghi della formazione formale.

FORMAZIONE FORMALE E NON FORMALE
La formazione formale può essere impartita all’esterno dell’impresa o all’interno dell’impresa purché in luoghi non destinati alla produzione. Il monte ore di formazione formale deve essere almeno di 120 ore annue così suddivise: 35% su contenuti di base e trasversali (formazione in materia di prevenzione e protezione nei luoghi di lavoro), 20% per l’acquisizione di competenze professionali settoriali e 45% per l’acquisizione di competenze professionali specialistiche.
Per formazione non formale si intende la formazione in contesto produttivo o di lavoro, volta a conseguire un’abilità tecnico-operativa, che viene realizzata sotto la guida di un tutore aziendale. Al termine del percorso formativo, l’impresa o la struttura di formazione esterna, devono rilasciare all’apprendista l’attestazione della qualifica professionale.

IL TUTORE AZIENDALE E IL CONSEGUIMENTO DELLA QUALIFICA
E’ il datore di lavoro che nomina il tutore aziendale. Questi deve possedere una qualifica adeguata a quella che l’apprendista deve conseguire, deve avere almeno tre anni di esperienza nel settore e non può affiancare più di cinque apprendisti. Il lavoratore che ha concluso un rapporto di apprendistato (con almeno 240 ore di formazione formale), ha facoltà di richiedere l’ammissione all’esame per il conseguimento della qualifica professionale, che viene realizzato a livello provinciale.

Principali riferimenti normativi:
Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n.276 – Titolo VI APPRENDISTATO E CONTRATTO DI INSERIMENTO – Capo I Apprendistato – art. 47 – art. 48 – art. 49 – art. 50 – art. 51 – art. 52 – art. 53
D.L. n. 112/2008
D. Lgv. n. 276/03

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