Corte di Cassazione: è lecito spiare i dipendenti

E’ lecito spiare i dipendenti. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione lavoro, confermando la legittimità del licenziamento per giusta causa, inflitto al direttore di una catena di supermercati Standa di Messina, sorpreso a prelevare merce dagli scaffali con gli scontrini riciclati, attraverso controlli occulti da parte di agenti in borghese.

Secondo la Sezione lavoro della Corte di cassazione, che ha bocciato il ricorso di Giovanni C. “sono legittimi i controlli posti in essere dai dipendenti di agenzie investigative che operano” in maniera occulta “come normali clienti e non esercitano alcun potere di vigilanza e controllo”. Infatti, precisano ancora i supremi giudici, “rientra nel potere dell’imprenditore la facoltà di avvalersi di appositi organismi per controllare, anche occultamente il corretto adempimento delle prestazioni lavorative al fine di accertare mancanze specifiche dei dipedenti, già commesse o in corso di esecuzione”.

Proviamo a ricostruire i fatti per comprendere meglio la vicenda. Il direttore della catena di supermercati è stato licenziato il 2 giugno 1998 e la Corte d’Appello di Messina nel 2007 ha dichiarato lecito il licenziamento. L’ex direttore (Giovanni C.) ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l’illegittimità della sua espulsione avvenuta attraverso l’utilizzo di 007 in borghese in violazione, a suo dire, dell’art. 2 dello Statuto dei lavoratori che vieta i controlli occulti sui dipendenti. Infatti, la società, una volta accortasi dei fatti illeciti compiuti da Giovanni C. aveva chiesto la collaborazione di alcuni agenti di una agenzia di vigilanza che agivano in borghese per controllare il sospettato. Gli agenti dimostrarono che Giovanni C. prelevava merce dagli scaffali con gli scontrini riciclati.

Come ha giustificato legittimi questi tipi di controlli la Corte di Cassazione? La Sezione lavoro, respingendo il ricorso dell’ex direttore ha spiegato che “le norme poste dagli art. 2 e 3 della legge 300 del 1970 a tutela della libertà e dignità del lavoratore, delimitando la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei suoi interessi, con specifiche attribuzioni nell’ambito dell’azienda, non escludono il potere dell’imprenditore di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica l’adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, ciò indipendentemente dalle modalità del controllo che può legittimamente avvenire anche occultamente senza che vi ostino né il principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione dei rapporti, né il divieto di cui all’art. 4 della legge del 1970 riferito esclusivamente all’uso di apparecchiature per il controllo a distanza”.

Inoltre la Cassazione si è allineata al giudizio di merito che aveva fatto notare come “la posizione di prestigio del dipendente (direttore del supermercato) all’interno della struttura commerciale, avrebbe dovuto costituire esempio di correttezza e professionalità per i dipendenti a lui gerarchicamente subordinati”.

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