Il lavoro a domicilio e la sua normativa

Il lavoro a domicilio è una forma particolare di lavoro dipendente, che si distingue perché il lavoro, sia esso intellettuale che manuale, anziché essere svolto presso l’azienda è svolto presso il domicilio del lavoratore. I principi che regolano il rapporto di lavoro a domicilio sono gli stessi applicabili alla generalità dei lavoratori dipendenti, ad esclusione di alcune particolarità che dipendono dalla natura stessa del rapporto di lavoro a domicilio.

IL RAPPORTO DI LAVORO
Il lavoratore a domicilio può svolgere l’attività per conto di uno o anche più datori di lavoro, ma nel rispetto del vincolo di subordinazione: è compito dell’imprenditore determinare l’attività che deve essere svolta, i metodi di esecuzione, la consegna ecc. Se non esistono vincoli di subordinazione e il lavoratore è libero di decidere sui metodi di svolgimento dell’attività, allora il lavoro a domicilio può essere identificato come lavoro autonomo e in questo caso disciplinato dalle disposizioni vigenti in materia di lavoro autonomo. Chi opera presso il proprio domicilio deve prestare la sua attività con diligenza, mantenere il segreto professionale relativamente al lavoro affidatogli e, nell’esecuzione delle proprie mansioni, attenersi alle istruzioni ricevute dall’imprenditore.

INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE, MALATTIA E MATERNITA’
I lavoratori a domicilio hanno diritto all’indennità di disoccupazione sia per la fine del rapporto di lavoro sia per la sospensione dell’attività aziendale per motivi imprevedibili. Anche per la malattia si applica la normativa vigente. Per l’infortunio e le malattie professionali, sono tutelati tutti quei lavoratori che effettuano attività previste dal Testo Unico degli Infortuni. Per quanto riguarda invece la maternità, viene applicata la normativa vigente ad eccezione del trattamento economico: si calcola l’indennità in base alla media contrattuale giornaliera erogata agli altri lavoratori interni con qualifica operaia della stessa industria.

ECCEZIONI CHE CARATTERIZZANO IL LAVORO A DOMICILIO
– Le ferie e festività non sono applicabili e alla retribuzione vanno sommate apposite percentuali stabilite dai CCNL a titolo di ferie e festività.
– Per la maternità è applicata la normativa vigente ad eccezione dell’astensione facoltativa e dei riposi giornalieri.
– I contratti di solidarietà e il riposo settimanale sono inapplicabili.
– I lavoratori a domicilio sono esclusi dall’applicazione della normativa CIG e non invece dall’istituto della mobilità.

RETRIBUZIONE E FINE DEL RAPPORTO
Il lavoro a domicilio è retribuito sulla base di tariffe di cottimo pieno determinate dai contratti collettivi della categoria. Se, i contratti collettivi non dovessero prevedere la tariffa di cottimo pieno, questa verrebbe determinata da una commissione a livello regionale. Il rapporto di lavoro a domicilio può terminare, come qualsiasi altro rapporto di lavoro subordinato, per licenziamento del lavoratore o per dimissioni di quest’ultimo.

LE LIMITAZIONI
Il lavoro a domicilio non è permesso nei seguenti casi:
– per attività che implicano l’impiego di sostanze o materiali nocivi o pericolosi per la salute o l’incolumità del lavoratore e dei suoi familiari;
– per aziende in fase di ristrutturazione, riorganizzazione e di conversione che abbiano portato a licenziamenti o sospensioni dal lavoro: in questo caso il divieto vale per la durata di un anno rispettivamente dall’ultimo provvedimento di licenziamento e dalla cessazione delle sospensioni;
– quando ci si avvale dell’opera di mediatori o intermediari. Questi, unitamente alle persone alle quali hanno commissionato lavoro a domicilio, sono considerati, a tutti gli effetti, alle dipendenze del datore di lavoro per conto e nell’interesse del quale hanno svolto l’attività.

Principali riferimenti normativi
L. 877/73; L. 858/80; Legge n. 108/90; Circolare INPS 142/2001; Circolare INPS 164/2000; Legge n. 604/66; Legge n. 300/70; INPS circ. n. 151/1986; INPS circ. n. 114/1996.

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