Intesa Sanpaolo: 3000 uscite, 5000 riconversioni, ma le assunzioni?

Ieri i dirigenti di Intesa Sanpaolo hanno presentato presso il Lingotto di Torino il nuovo piano industriale alle organizzazioni sindacali. Di fronte a Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca, Dircredito, Sinfub e Ugl i vertici del gruppo hanno delineato i risvolti occupazionali del piano introducendo il Progetto 8.000 che prevede la riconversione di circa 5000 dipendenti e l’ uscita di 3000 lavoratori con varie formule.

In termini pratici cinquemila dipendenti impiegati nei back office passeranno alla rete commerciale, aggiornando le proprie competenze, mentre tremila saranno accompagnati alla pensione. Le sigle sindacali hanno chiesto che ci sia condivisione e consenso dei lavoratori circa questi progetti, hanno sottolineato la necessità di investire sulla formazione per i 5 mila dipendenti che verranno ricollocati agli sportelli e hanno chiesto l’avvio di un percorso per favorire nuove assunzioni.

Preoccupa tutti il fatto che all’interno del piano non compaia mai la parola «assunzioni». «Occorre fare attenzione anche al ricambio: un’azienda che non assume è un’azienda che invecchia e va fuori dal mercato» ha sottolineato Mauro Bossola, segretario nazionale aggiunto della Fabi. Maurizio Zoè della Fisac Cgil ha rincarato la dose affermando che «se un’azienda sana e ormai tra le più grandi d’Italia come Intesa Sanpaolo prevede di non assumere nei prossimi tre anni, non è un bel segnale: innanzitutto per il Paese».

In realtà l’amministratore delegato Passera non ha espresso un secco no alle assunzioni, ma ha lasciato uno spiraglio: «assumere sarebbe il mio sogno – ha dichiarato – mi piacerebbe uno scambio generazionale, con la parziale uscita dei più vicini alla pensione attraverso formule di part time, compensata da un’equivalente entrata di giovani part time». Idea che è subito stata apprezzata dai sindacati. Passera ha poi confermato l’intenzione di aprire a Torino il ramo danni del futuro polo assicurativo, che secondo il presidente Angelo Benassia «nel corso del tempo porterà occupazione a tre cifre»

Intanto quello che è certo è il blocco del turn over, che porterà nei prossimi tre anni a un calo del personale dalle attuali 101 mila alle 98 mila unità in tutto il perimetro del Gruppo. Non è certamente un piano di crisi quello varato da Intesa Sanpaolo, anzi, si parla di crescita e di espansione e «a maggior ragione – ha rimarcato Bossola, segretario generale aggiunto della Fabi – chiediamo impegni sull’occupazione».

Giudizio positivo invece sull’aumento di capitale di 5 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo da parte dei sindacati, che lo considerano come elemento di rafforzamento e di maggiore solidità, una garanzia per la banca che in questo modo può mettersi in linea con le regole di Basilea 3. Le questioni uscite, riconversioni e assunzioni saranno oggetto di trattativa nei prossimi incontri con le organizzazioni sindacali.




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