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Come si studia l'inglese per la preselezione INPS
Nel concorso INPS per 1.695 Funzionari PECS - Progettazione, Erogazione e Controllo dei Servizi - la lingua inglese non compare come prova autonoma: e' una delle materie della eventuale preselezione, quella prevista dall'art. 6 del bando e attivata soltanto se il numero delle domande supera la soglia indicata. La preselezione consiste in sessanta quesiti a risposta multipla distribuiti fra logica, comprensione e ragionamento verbale, inglese, competenze informatiche e cultura generale. Da qui discende la prima indicazione di metodo, e non e' banale: il punteggio della preselezione non entra nella graduatoria finale. Serve solo a passare, perche' accede alla prova scritta un numero di candidati pari al doppio dei posti, piu' gli ex aequo. Sull'inglese non si costruisce un vantaggio competitivo: si evita di perdere punti che poi non si recuperano in una fase in cui basta stare sopra la soglia degli ammessi.
Questa asimmetria cambia il modo di studiare. Non ha senso puntare a una padronanza attiva della lingua, che nessun quesito misura; ha senso invece rendere automatico il riconoscimento delle poche costruzioni su cui i quesiti si concentrano. Chi scrive le batterie di quiz lavora su un repertorio sorprendentemente ristretto di punti critici, e li sceglie con un criterio preciso: predilige i casi in cui l'italiano e l'inglese ragionano in modo diverso, perche' e' li' che l'italofono sbaglia in maniera prevedibile e quindi il quesito discrimina. Studiare l'inglese per la preselezione significa dunque imparare non tanto i paradigmi verbali quanto la logica che l'inglese applica al tempo, alla certezza, all'obbligo e al punto di vista di chi parla.
Il fatto che i candidati siano tutti laureati alza il livello atteso, ma non cambia la natura della prova: alza semmai il registro dei testi proposti, che saranno piu' spesso comunicazioni istituzionali, estratti di regolamenti o note di servizio che non dialoghi quotidiani. Per questo gli esempi di questa dispensa sono calati sull'ambito previdenziale e del lavoro, che e' l'area lessicale naturale per un ente come l'INPS: pensioni, contributi, prestazioni, ammortizzatori sociali, rapporto di lavoro. Il vocabolario si impara meglio dentro la frase in cui vive che dentro un elenco, e in piu' abitua l'orecchio al tipo di testo che si trovera' davanti.
Il metodo espositivo e' sempre lo stesso: si spiega che cosa fa una forma, in quali condizioni si usa, come la si riconosce sotto pressione di tempo e - soprattutto - perche' l'alternativa proposta dal distrattore e' sbagliata. Il distrattore non e' mai casuale: e' costruito su una scorciatoia mentale plausibile, quasi sempre la traduzione letterale dall'italiano. Riconoscere la scorciatoia vale piu' che ricordare la regola, perche' permette di scartare due opzioni su quattro in pochi secondi anche quando la regola non si ricorda con precisione.
I tempi verbali: il cuore della prova
Present simple e present continuous
Il present simple (io lavoro) e' la forma base del verbo: I work, you work, he works. Descrive cio' che e' abitualmente vero: routine, mansioni, regole, fatti permanenti. La frase "The pension is paid on the first working day of each month" (la pensione viene pagata il primo giorno lavorativo di ogni mese) non descrive il pagamento di questo mese, ma la regola generale che vale sempre. Alla terza persona singolare si aggiunge la -s, e questa e' la prima trappola dei quesiti: "The claimant submit the application" e' scorretto, va "submits". Nelle frasi negative e interrogative la -s si sposta sull'ausiliare do: si dice "He doesn't qualify for the benefit" e "Does he qualify?", mai "he doesn't qualifies". Il distrattore funziona perche' chi risponde in fretta applica la -s al verbo che vede, senza accorgersi che l'ausiliare l'ha gia' assorbita.
Il present continuous (o progressive) si forma con il verbo be coniugato piu' il verbo principale in -ing: I am working. Descrive cio' che e' in corso ora, oppure una situazione temporanea e non definitiva. La differenza rispetto al present simple non riguarda la durata ma la natura del fatto: "I work in the pensions department" significa che quello e' il mio lavoro stabile; "I am working in the pensions department this quarter" significa che ci sono assegnato temporaneamente, magari in distacco. I quesiti sfruttano questa opposizione inserendo nella frase un avverbio-spia: usually, always, every day, normally, as a rule chiamano il present simple; now, at the moment, currently, this week chiamano il continuous. Un esempio svolto: "The Institute ______ the new contribution rules at the moment." Le opzioni tipiche sono implements / is implementing / implemented / has implemented. Il segnale at the moment ancora la frase al presente in svolgimento, quindi la risposta e' is implementing; implements descriverebbe una regola generale, e gli altri due sono passati.
Esiste poi un gruppo di verbi, detti stative verbs (verbi di stato), che normalmente non ammettono la forma in -ing. Il criterio per riconoscerli e' netto: sono verbi che non descrivono un'attivita' che si svolge, ma una condizione che semplicemente sussiste - conoscenza (know sapere, understand capire, believe credere), volonta' e bisogno (want, need), appartenenza e apparenza (belong appartenere, seem sembrare, own possedere). Una condizione non "e' in corso": o c'e' o non c'e', e per questo il continuous non ha senso. "I am knowing the eligibility criteria" e' scorretto: si dice "I know the eligibility criteria". Attenzione pero' ai verbi che hanno due significati, uno di stato e uno di attivita', e che ammettono l'-ing solo nel secondo: "I think the claim is admissible" (opinione: stato) contro "I am thinking about the reorganisation of the front office" (sto riflettendo: attivita' in corso); "She has two pension entitlements" (possesso: stato, niente -ing) contro "She is having a meeting with the applicant" (sta tenendo una riunione: attivita'). E' esattamente su queste coppie che il quesito costruisce il distrattore, proponendo "I am thinking the claim is admissible" come opzione apparentemente ragionevole.
Past simple e past continuous
Il past simple e' il passato dei fatti conclusi e collocati in un momento determinato. Nei verbi regolari si forma con -ed (submitted, checked, applied, worked), nei verbi irregolari con una forma propria da memorizzare (go/went, send/sent, pay/paid, take/took, become/became). Nelle domande e nelle negazioni si usa l'ausiliare did, e allora il verbo principale torna alla forma base: "Did you send the notification?" e non "did you sent"; "She didn't receive the allowance" e non "she didn't received". E' uno dei distrattori piu' frequenti in assoluto, perche' l'italiano marca il passato sul verbo principale e l'inglese lo marca solo sull'ausiliare.
Il past continuous (was/were + -ing) descrive un'azione che era in svolgimento in un certo momento del passato, tipicamente come sfondo di un'altra azione piu' breve che la interrompe: "I was reviewing the contribution record when the applicant called" (stavo esaminando l'estratto contributivo quando il richiedente ha telefonato). La regola pratica e' che l'azione lunga, quella che fa da cornice, va al continuous; l'azione puntuale, che accade dentro la cornice, va al past simple. Se invece le due azioni sono entrambe puntuali e successive, vanno entrambe al past simple: "He opened the file and checked the periods of employment".
Present perfect: la distinzione che i quesiti sfruttano di piu'
Il present perfect simple si forma con have/has piu' il participio passato (I have worked, he has sent). Il nome inganna: e' un tempo del presente, non del passato. Serve a dire che un fatto avvenuto prima di ora ha un effetto o una rilevanza adesso. Il past simple, al contrario, chiude il fatto dentro un momento passato e lo stacca dal presente. La domanda da porsi non e' "quando e' successo?" ma "conta ancora ora?".
Da qui discende la regola operativa piu' redditizia dell'intera prova: se nella frase compare un'indicazione di tempo passato e concluso, il present perfect e' vietato. Espressioni come yesterday, last week, in 2019, two years ago, when I retired impongono il past simple. Percio' "I have submitted the claim last week" e' sbagliato e va "I submitted the claim last week". Viceversa, con just, already, yet, ever, never, so far, recently, this week - cioe' con un periodo non ancora chiuso - si usa il present perfect: "We have already processed your unemployment benefit claim" (abbiamo gia' trattato la sua domanda di indennita' di disoccupazione).
Il secondo grande uso del present perfect genera l'errore-simbolo dell'italofono. In italiano diciamo "verso contributi dal 2010", usando il presente, perche' per noi conta che l'azione sia in corso. L'inglese ragiona diversamente: guarda al periodo che va dall'inizio fino a oggi, e per un periodo che comincia nel passato e arriva fino a ora usa il present perfect. Quindi "I pay contributions since 2010" e' sbagliato e va detto "I have paid contributions since 2010". Allo stesso modo: "She has worked for the same employer for twenty years" (lavora per lo stesso datore di lavoro da vent'anni). Ricordare che since introduce il punto di partenza (since 2010, since March, since she joined the scheme) e for introduce la durata (for twenty years, for two months, for a long time): confondere i due e' un altro distrattore classico, e si riconosce a colpo d'occhio perche' dopo since c'e' sempre una data o un evento, dopo for sempre una quantita' di tempo.
Un'avvertenza su since. La regola "since impone il present perfect" vale per il since temporale, quello che indica un punto di partenza nel tempo. Esiste pero' anche un since causale, sinonimo di because ("Since the contribution record was incomplete, the claim was suspended" - poiche' l'estratto contributivo era incompleto, la domanda e' stata sospesa), che non ha alcun effetto sul tempo verbale. Prima di applicare la regola conviene sempre verificare che il since della frase introduca davvero un momento e non una causa: il quesito che mescola i due usi e' fra i piu' insidiosi, perche' chi ha studiato bene la regola la applica meccanicamente e sbaglia proprio per eccesso di automatismo.
Present perfect simple contro present perfect continuous
Il present perfect continuous (have/has been + -ing) mantiene lo stesso ancoraggio al presente, ma sposta l'attenzione dal risultato all'attivita' e alla sua durata. "I have assessed three claims" (simple) mette a fuoco quanto ho prodotto: tre domande, istruite e concluse. "I have been assessing claims all morning" (continuous) mette a fuoco che ho passato la mattinata a istruire pratiche, e non dice affatto quante ne ho chiuse.
La regola pratica per i quesiti: se la frase contiene un numero o una quantita' compiuta (three claims, twenty applications, five e-mails), serve il simple, perche' si conta un risultato. Se la frase contiene un'espressione di durata pura (all day, for hours, since this morning) e il verbo esprime un'attivita' prolungabile, serve il continuous. Con i verbi che indicano stato (know, be, have nel senso di possedere) resta il simple anche in presenza della durata: "I have known the procedure for years", mai "I have been knowing".
Past perfect
Il past perfect (had + participio passato) serve a segnalare che, fra due fatti entrambi passati, uno e' avvenuto prima dell'altro. E' un tempo relativo: non ha senso da solo, esiste solo in rapporto a un altro punto del passato gia' fissato nella frase. "When the inspector arrived, the employer had already paid the outstanding contributions" (quando l'ispettore arrivo', il datore di lavoro aveva gia' versato i contributi arretrati): prima il versamento, poi l'arrivo. Se si mettessero entrambi i verbi al past simple, si suggerirebbe che i due fatti sono accaduti nell'ordine in cui vengono nominati, cioe' che il versamento e' avvenuto dopo l'arrivo - e in un testo amministrativo la differenza non e' stilistica, cambia la sostanza.
I futuri: will e be going to
L'inglese non ha un vero tempo futuro morfologico e ricorre a costruzioni diverse a seconda di quale rapporto chi parla ha con l'evento. Will + forma base esprime una decisione presa nel momento in cui si parla, una previsione, una promessa o un'offerta: "The line is busy - I will call the claimant back later" (decido adesso). Be going to + forma base esprime un'intenzione gia' formata prima di parlare, oppure una previsione fondata su prove visibili nel presente: "We are going to reorganise the front office next year" (e' gia' deciso, il piano esiste); "Look at the number of pending claims - the backlog is going to be a problem" (lo deduco da cio' che vedo).
Il present continuous si usa poi per gli appuntamenti fissati in agenda: "I am meeting the applicant at 3 p.m." e' del tutto naturale e piu' idiomatico di will meet. Infine va tenuto a mente che dopo le congiunzioni di tempo when, as soon as, before, after, until l'inglese non usa il futuro, ma il presente: "We will issue the payment as soon as we receive the medical certificate", non "as soon as we will receive". E' un calco dall'italiano ("appena riceveremo") che i quesiti puniscono volentieri, ed e' facile da riconoscere perche' basta cercare la congiunzione temporale e verificare che dopo di essa non ci sia will.
I verbi modali
I modali (can, could, may, might, must, should, will, would, shall) sono verbi ausiliari che non descrivono un'azione ma il modo in cui chi parla la considera: possibile, obbligatoria, consigliabile, probabile. Hanno tre caratteristiche formali costanti che i quesiti verificano quasi sempre: non prendono la -s alla terza persona ("he can", mai "he cans"), sono seguiti dal verbo alla forma base senza to ("applicants must submit", mai "must to submit"), e formano da soli negazione e domanda, senza ricorrere a do ("Can you help?", "She cannot access the file"). Tre regole meccaniche che permettono di eliminare opzioni senza nemmeno leggere il senso della frase.
Sul piano del significato conviene tenere presenti le opposizioni sfruttate nei test. Must esprime un obbligo che chi parla sente come proprio o interno all'organizzazione ("Applicants must attach a copy of their identity document"), mentre have to esprime un obbligo imposto dall'esterno, da una norma o da una circostanza ("I have to work late because the deadline for the applications is tomorrow"). La differenza diventa netta - e decisiva - nella negazione: mustn't significa divieto ("You mustn't disclose personal data of claimants" - e' vietato), mentre don't have to significa assenza di obbligo ("You don't have to attach the certificate if it is already on file" - non e' necessario, ma puoi). Tradurre entrambi con "non devi" e' l'errore tipico dell'italofono, e il quesito lo cerca costruendo una frase in cui entrambe le letture sono contestualmente plausibili: solo il significato di divieto o di esenzione, ricavato dal resto del periodo, permette di scegliere.
Can indica capacita' o permesso informale, may un permesso piu' formale o una possibilita' ("Claimants may request a review of the decision"), might una possibilita' piu' remota. Should e ought to esprimono un consiglio o cio' che sarebbe opportuno ("You should keep your payslips for the entire working life"), non un obbligo: e' il distrattore che si presenta quando la frase ha un tono normativo e si e' tentati di leggere should come "deve". Da ricordare infine i modali seguiti dal perfetto, che si riferiscono al passato e che i quesiti di livello piu' alto propongono volentieri: "She must have forgotten to report the change in her income" (deve essersene dimenticata: deduzione quasi certa su un fatto passato), "We should have checked the contribution record before issuing the decision" (avremmo dovuto controllare: rimpianto, e quindi non l'abbiamo fatto). La differenza fra must have done - deduzione - e should have done - rimprovero - e' esattamente cio' che viene testato.
Il periodo ipotetico
Il conditional, o periodo ipotetico, e' una frase composta da una condizione introdotta da if e da una conseguenza. L'inglese distingue quattro schemi in base a quanto la condizione e' considerata realistica. La regola formale che governa tutto e' una sola e va imparata a memoria perche' da sola elimina spesso due opzioni su quattro: nella frase con if non si mette mai will (salvo usi enfatici che i concorsi non chiedono).
- Zero conditional - if + present simple, present simple. Esprime una verita' generale o una regola automatica, valida sempre: "If you pay your contributions late, you incur interest" (se versi i contributi in ritardo, maturi interessi). Non e' una vera ipotesi: e' la descrizione del funzionamento di un meccanismo, ed e' per questo che ricorre in tutte le formulazioni normative e procedurali, che sono proprio il tipo di testo che la preselezione propone.
- First conditional - if + present simple, will + forma base. Esprime una possibilita' concreta e futura: "If you send the missing documents today, we will assess your claim by Friday". La condizione e' realistica e chi parla crede che possa avverarsi.
- Second conditional - if + past simple, would + forma base. Esprime un'ipotesi improbabile o del tutto irreale nel presente: "If the office had more staff, waiting times would be shorter" (se l'ufficio avesse piu' personale i tempi di attesa sarebbero piu' brevi: ma il personale non c'e'). Il past simple qui non indica passato, indica distanza dalla realta': e' il punto che confonde di piu', perche' il candidato vede una forma passata e cerca una conseguenza passata. Con il verbo be la forma tradizionale usa were per tutte le persone: "If I were you, I would ask for a written confirmation of the entitlement".
- Third conditional - if + past perfect, would have + participio passato. Esprime un'ipotesi sul passato che non si e' realizzata, e quindi un rimpianto o un rimprovero: "If she had claimed the benefit within the time limit, she would have received the arrears" (se avesse presentato domanda entro il termine avrebbe ricevuto gli arretrati: non l'ha fatto, gli arretrati non ci sono).
Nei quesiti la scelta si gioca quasi sempre su due segnali. Se la conseguenza contiene would, la condizione e' di norma al past simple (second) o al past perfect (third), mai al presente; esistono anche combinazioni miste, i cosiddetti mixed conditionals, in cui una causa passata ha una conseguenza presente ("If she had claimed the benefit in time, she wouldn't be in difficulty now": past perfect nella condizione, would + forma base nella conseguenza), ma nei quiz standard compaiono raramente e i quattro schemi di base coprono la quasi totalita' delle domande. Se invece la conseguenza contiene will, la condizione deve essere al present simple. E in nessun caso if puo' essere seguito da will o da would: le opzioni che lo fanno si scartano senza ulteriore analisi, ed e' proprio per questo che il quesito ne inserisce quasi sempre almeno una - e' l'opzione che "suona" bene a chi traduce dall'italiano "se manderai".
Da sapere infine che unless equivale a "if not", cioe' contiene gia' la negazione al proprio interno: "Unless you provide your national insurance number, we cannot process the claim" significa "se non fornisce il numero di posizione assicurativa". Aggiungere un secondo not ("unless you don't provide") ribalta il senso ed e' l'errore che il distrattore mette in campo, contando sul fatto che l'italiano "a meno che non" contiene una negazione apparente.
La forma passiva
Il passive si costruisce con il verbo be coniugato al tempo desiderato piu' il participio passato del verbo principale. Si usa quando cio' che conta e' l'azione subita e non chi la compie, e per questo e' onnipresente nella lingua amministrativa, che tende per vocazione a spersonalizzare: "The application was rejected" (la domanda e' stata respinta), "Your claim is being assessed" (la sua domanda e' in corso di istruttoria), "The payments have been suspended" (i pagamenti sono stati sospesi), "Claimants will be notified by e-mail" (i richiedenti saranno avvisati per posta elettronica). Padroneggiarlo serve due volte: per rispondere ai quesiti di trasformazione e per leggere senza incertezze i testi della comprensione, che ne sono pieni.
Il passaggio dall'attivo al passivo segue una meccanica fissa, che una volta riconosciuta si esegue quasi senza pensare: l'oggetto dell'attivo diventa soggetto del passivo, il verbo diventa be + participio allo stesso tempo del verbo attivo, e il soggetto originario, se serve nominarlo, si esprime con by. "The Institute sent the notification" diventa "The notification was sent by the Institute". Il punto in cui si sbaglia e' proprio la conservazione del tempo: se l'attivo e' al present perfect (has sent), il passivo deve essere has been sent, non was sent. Il distrattore sfrutta il fatto che, mentalmente, il passivo "suona" passato e si tende a scegliere la forma piu' semplice; il rimedio e' individuare il tempo dell'attivo prima di guardare le opzioni. Va anche ricordato che il complemento con by si omette quasi sempre quando l'agente e' ovvio, ignoto o irrilevante, ed e' anzi questa omissione la ragione principale per cui il passivo viene scelto nei testi d'ufficio: "the claim was rejected" non dice chi ha respinto perche' non interessa, interessa l'esito.
Il discorso indiretto (reported speech)
Il reported speech e' il modo di riferire le parole di qualcun altro senza citarle testualmente. Quando il verbo introduttivo e' al passato (said, told, asked) e il fatto riferito appartiene ormai al passato, l'inglese sposta indietro di un grado i tempi verbali: e' il fenomeno detto backshift. Il present simple diventa past simple, il present continuous diventa past continuous, il past simple e il present perfect diventano entrambi past perfect, will diventa would, can diventa could, must diventa had to. Il past perfect resta invariato, semplicemente perche' non esiste un grado ulteriore verso cui arretrare.
Il backshift non e' pero' un automatismo assoluto, e le eccezioni sono due. Se il verbo introduttivo e' al presente ("He says the office opens at 8.30") non c'e' alcuno spostamento, perche' non c'e' nessun ancoraggio passato che lo giustifichi. E se il fatto riferito e' ancora vero nel momento in cui lo si riferisce, il tempo originale puo' legittimamente restare ("She said the deadline is 30 September", se il termine non e' ancora scaduto). I quesiti, di regola, propongono il caso classico con said e fatto concluso, dove il backshift si applica per intero: e' su quello che conviene esercitarsi, tenendo le eccezioni come sapere di riserva per non farsi spiazzare.
Un esempio calato sull'ufficio, svolto per intero. La frase diretta e': "I am checking your contribution record and I will call you tomorrow". Riferita da un terzo diventa: "He said that he was checking my contribution record and that he would call me the following day". Si osservi che insieme ai tempi cambiano anche i marcatori di tempo e luogo e i pronomi, perche' cambia il punto di osservazione: today diventa that day, tomorrow diventa the next day o the following day, yesterday diventa the day before, now diventa then, here diventa there, this diventa that. Il distrattore piu' comune lascia il tempo verbale corretto ma dimentica di spostare tomorrow: e' un'opzione che si legge bene e va scartata proprio su quel dettaglio.
Nelle domande riferite scompare l'inversione tipica dell'interrogativa e non si usa l'ausiliare do: l'ordine delle parole torna quello della frase affermativa. "Where is the local office?" diventa "He asked where the local office was", non "where was the local office". "Did you receive the decision letter?" diventa "She asked whether/if I had received the decision letter": in assenza di una parola interrogativa la domanda riferita si introduce con if o whether. Questa perdita dell'inversione e' esattamente cio' che i quesiti mettono alla prova, perche' l'orecchio, abituato alla forma interrogativa, la conserva. Da ricordare infine la differenza fra say e tell: tell vuole subito il destinatario ("he told me that..."), say no ("he said that...", oppure "he said to me"); "he said me" e' scorretto e compare regolarmente fra le opzioni.
Articoli, preposizioni, pronomi
Gli articoli
L'articolo indeterminativo a/an si usa solo con nomi singolari numerabili e introduce qualcosa di non ancora identificato: a form, an application. La scelta fra a e an dipende dal suono iniziale, non dalla lettera scritta: si dice an hour (la h e' muta, la parola comincia di fatto per vocale) e a university (si pronuncia con una semiconsonante iniziale, come "iu"). Il distrattore su questo punto e' costruito proprio con parole in cui lettera e suono divergono. L'articolo determinativo the indica invece qualcosa gia' noto o unico nel contesto.
L'errore piu' comune dell'italofono e' l'uso di the davanti a nomi impiegati in senso generale: si dice "Pensions are indexed to inflation", non "the pensions are indexed", perche' si parla delle pensioni come categoria; si dice "I studied social security law", non "the social security law", quando si intende la materia in astratto. Analogamente non si usa l'articolo davanti ai nomi di lingue (English), davanti ai nomi dei pasti (after lunch) e in molte espressioni fisse che vanno memorizzate come blocchi (at work, at home, in hospital, by car, on holiday).
Numerabili, non numerabili e quantificatori
Legata agli articoli c'e' la distinzione fra nomi numerabili e non numerabili, che governa la scelta dei quantificatori ed e' un classico dei fill-in-the-gap. Nomi come information, advice, news, money, work, furniture, evidence in inglese non si contano: si dice "some information", mai "an information" ne' "informations", e per contarli serve un contenitore ("a piece of advice"; due consigli sono "two pieces of advice"). Il distrattore e' costruito quasi sempre sul plurale inesistente, perche' l'italiano "le informazioni" spinge naturalmente verso "informations".
Con i numerabili si usano many e few ("How many applications?", "few claimants"), con i non numerabili much e little ("How much time?", "little evidence"); a lot of funziona con entrambi ed e' spesso la scelta sicura in frase affermativa. Quanto a some e any, la regola di base che i quesiti verificano e' che some compare nelle affermative ("There are some gaps in your contribution record") e any nelle negative e nelle domande ("There aren't any gaps", "Are there any gaps?"), con l'eccezione delle offerte e delle richieste cortesi, dove some resta anche in forma interrogativa ("Would you like some help with the form?").
Le preposizioni di tempo
Il sistema delle preposizioni di tempo e' regolare e va imparato come sistema, non caso per caso, perche' e' una delle voci piu' frequenti nei fill-in-the-gap. At indica un punto preciso: at 9 o'clock, at noon, at midnight, at the weekend (in inglese britannico). On indica un giorno o una data: on Monday, on 15 June, on Christmas Day. In indica un contenitore temporale piu' ampio: in June, in 2026, in the morning, in the summer. La logica sottostante e' quella della progressiva ampiezza - punto, giorno, periodo - e ricordare la logica costa meno che ricordare trenta esempi.
Vanno poi distinte tre coppie insidiose, tutte e tre presenti nelle batterie di quesiti. In riferito al futuro indica il tempo che deve trascorrere prima che qualcosa accada ("The first payment will be made in two weeks" - fra due settimane), mentre within indica il termine entro il quale una cosa deve avvenire ("You must appeal within ninety days"). By significa "non piu' tardi di" ("Submit the application by 30 September"), mentre until indica il protrarsi di una situazione fino a un momento ("The counter is open until 6 p.m."): "pay by Friday" vuol dire che venerdi' e' il termine ultimo, "pay until Friday" vorrebbe dire pagare in modo continuato fino a venerdi', ed e' un non senso. Infine during introduce un nome ("during the inspection"), mentre while introduce una frase con soggetto e verbo ("while the inspection was going on"): la scelta non dipende dal significato, che e' lo stesso, ma da cio' che segue.
Le preposizioni di luogo
Lo stesso schema di ampiezza vale per lo spazio: at per un punto, un indirizzo o un'attivita' ("at the counter", "at the local office", "at a meeting"), on per una superficie ("on the desk", "on page 3", "on the second floor"), in per uno spazio chiuso o un'area ("in the drawer", "in Rome", "in the building"). "The certificate is on the file" e "in the file" non dicono la stessa cosa: il primo lo colloca sopra la cartellina, il secondo dentro il fascicolo.
I pronomi
Vanno distinti i pronomi soggetto (I, you, he, she, it, we, they), quelli complemento (me, you, him, her, it, us, them), gli aggettivi possessivi che accompagnano un nome (my, your, his, her, its, our, their) e i pronomi possessivi che stanno da soli (mine, yours, his, hers, ours, theirs). Due punti generano errore sistematico. Il primo e' its contro it's: il primo e' il possessivo ("the Institute and its local offices"), il secondo e' la contrazione di "it is"; l'apostrofo, che in italiano non ha questa funzione, inganna. Il secondo e' l'obbligo del soggetto espresso: l'inglese non ammette il soggetto sottinteso come l'italiano, quindi "Is important to reply within the time limit" e' sbagliato e va "It is important to reply within the time limit". Fra i relativi, who si riferisce a persone, which a cose, that a entrambi nelle frasi che restringono il significato ("the form that you sent"); whose indica possesso ("the claimant whose file we are reviewing").
Comparativi, superlativi e connettivi
Gli aggettivi di una sillaba, e quelli di due sillabe che finiscono in -y, formano il comparativo con -er e il superlativo con the -est: fast/faster/the fastest, easy/easier/the easiest. Gli aggettivi piu' lunghi usano more e the most: efficient/more efficient/the most efficient. Alcuni sono irregolari e vanno semplicemente memorizzati: good/better/the best, bad/worse/the worst, much e many/more/the most, little/less/the least; far ha due serie, further/the furthest (uso generale, anche figurato: "further information", ulteriori informazioni) e farther/the farthest (soprattutto per la distanza fisica). Il termine di paragone si introduce con than, mai con that: "The new procedure is faster than the previous one"; l'errore that compare quasi sempre fra le opzioni perche' le due parole si somigliano e l'italiano usa "che" per entrambe le funzioni. Per dire che due cose sono uguali si usa la struttura as ... as: "The online application is as reliable as the paper one". Da ricordare infine la formula del doppio comparativo, frequente nei testi professionali: "The more documents you attach, the faster the claim will be assessed".
I connettivi sono le parole che legano le proposizioni e ne segnalano il rapporto logico; nei quesiti di riformulazione sono decisivi perche' cambiano la costruzione della frase, e nella comprensione del testo sono la chiave per capire se un'affermazione e' una causa, una conseguenza o un'obiezione. Le principali famiglie sono queste, e conviene guardarle per cosa reggono piu' che per come si traducono, perche' e' sulla reggenza che si gioca il punto.
- Contrasto: but e however collegano due frasi complete (nella scrittura formale however e' di solito preceduto da punto e virgola o da punto e seguito da virgola, anche se puo' comparire pure in posizione mediana o finale fra virgole: e' una convenzione di punteggiatura, non una regola grammaticale). Although e even though introducono una frase con soggetto e verbo ("Although the time limit was short, we completed the assessment"); despite e in spite of introducono invece un nome o una forma in -ing ("Despite the short time limit", "Despite being understaffed"). Scrivere "despite the time limit was short" e' esattamente l'errore che il quesito cerca, ed e' frequente perche' in italiano "nonostante" regge indifferentemente il nome e la frase.
- Causa: because e since reggono una frase ("because the contribution record was incomplete"), mentre because of e due to reggono un nome ("because of an incomplete contribution record"). Il since causale non va confuso con il since temporale visto a proposito del present perfect: qui significa "poiche'" e non impone alcun tempo verbale.
- Conseguenza: so e therefore introducono il risultato ("The system was unavailable, so we postponed the appointments"). Attenzione a so nel senso di "cosi'" davanti a un aggettivo, che e' costruzione diversa e chiede that: "The form was so complex that many applicants asked for assistance".
- Scopo: to, in order to e so as to introducono un verbo alla forma base ("We updated the portal in order to reduce the number of incomplete applications"); so that introduce invece una frase completa, di solito con un modale ("so that claimants can apply online"). Confondere le due costruzioni - "in order to claimants can apply" - e' il distrattore standard.
- Aggiunta: moreover, furthermore, in addition collegano due frasi autonome; in addition to e as well as reggono invece un nome o una forma in -ing ("in addition to the identity document", "as well as providing proof of income").
Lessico previdenziale e del lavoro
Il vocabolario richiesto ruota attorno a poche aree ricorrenti, e conviene impararlo dentro le frasi in cui compare, perche' e' li' che il quesito lo verifica: raramente chiede una traduzione secca, molto piu' spesso propone quattro parole simili dentro la stessa frase e chiede quale funziona. Per un ente previdenziale l'area di riferimento e' quella della social security, cioe' del sistema pubblico di protezione sociale, e del rapporto di lavoro che ne costituisce il presupposto.
Pensione, contributi, sistema previdenziale
Il perno dell'area e' la pension, la pensione: "He is entitled to a State pension from the age of sixty-seven". Il verbo che le corrisponde e' to retire, andare in pensione, e il nome dell'evento e' retirement ("she took early retirement", ha lasciato il lavoro anticipatamente): il distrattore tipico propone "to go in pension", calco letterale dall'italiano che in inglese non esiste, oppure confonde pension (la prestazione economica) con retirement (la condizione o il momento del ritiro dal lavoro). Il sistema nel suo insieme e' la social security, e un singolo regime previdenziale e' uno scheme ("a supplementary pension scheme", un regime di previdenza complementare): attenzione a scheme, che in inglese britannico e' semplicemente "piano, regime, programma" e non ha la sfumatura negativa di "macchinazione" che ha in altri contesti.
Cio' che finanzia il sistema sono le contributions, i contributi: "employers must pay social security contributions for each employee". Il termine non va confuso con il suo falso amico piu' insidioso, contribution nel senso generico di "apporto, contributo intellettuale": nel contesto previdenziale e' sempre il versamento. La formula britannica corrispondente e' national insurance, letteralmente "assicurazione nazionale", che nel Regno Unito designa il sistema contributivo obbligatorio e da cui derivano espressioni come "national insurance contributions" e "national insurance number", il numero identificativo del lavoratore ai fini previdenziali. Un quesito che chieda "the number you need to work legally in the UK is your ______" ha come risposta national insurance number, e i distrattori giocheranno su tax code o ID number.
Il termine generale per lo stato sociale e' welfare: "the reform of the welfare system". Da tenere presente una differenza d'uso che i testi rendono evidente: nell'inglese americano welfare indica spesso specificamente l'assistenza economica ai bisognosi ("to be on welfare", vivere di sussidi), mentre nell'inglese britannico ha il senso piu' ampio di "benessere, protezione sociale". Un aggettivo tecnico che compare regolarmente e' means-tested, cioe' subordinato alla verifica della situazione economica: "the allowance is means-tested" significa che spetta solo entro certi limiti di reddito e patrimonio. Il suo contrario e' universal o non-means-tested, una prestazione che spetta a prescindere dai mezzi. Il distrattore qui punta sulla scomposizione letterale: means da solo significa "mezzi" ma anche "significa", e chi legge in fretta puo' inventarsi un senso.
Prestazioni: benefit, allowance, claim, entitlement
Quattro parole che il quesito mette sistematicamente in concorrenza fra loro, perche' in italiano si traducono tutte con termini vicini e in inglese hanno ruoli diversi nella filiera della prestazione.
- Benefit e' la prestazione previdenziale o assistenziale in senso proprio, la somma o il servizio erogato dall'ente: "she receives a monthly benefit". Attenzione al plurale e all'ambiguita': benefits significa anche "vantaggi, benefici" in senso generico, e nel linguaggio del lavoro indica i cosiddetti fringe benefit ("a good salary and generous benefits"). Il contesto - un ente che eroga, un lavoratore che riceve - decide quale dei due sensi vale.
- Allowance e' l'assegno o l'indennita', cioe' una somma periodica destinata a una finalita' specifica: "a housing allowance", "a disability allowance". Rispetto a benefit e' piu' circoscritta e piu' spesso legata a una condizione determinata. Il distrattore sfrutta il fatto che allowance ha anche un uso fiscale (la franchigia esente da imposta) e un uso quotidiano (la paghetta, l'indennita' di trasferta): in un testo previdenziale il senso e' quello dell'assegno.
- Claim e' la domanda con cui si chiede una prestazione, e come verbo e' il chiederla: "to claim unemployment benefit", "she filed a claim for a disability allowance". Il calco italiano da evitare e' "to demand a benefit": to demand significa esigere con forza ed e' fuori registro. Chi presenta la domanda e' il claimant, il richiedente - termine che nei testi amministrativi britannici sostituisce spesso "applicant" quando si parla specificamente di prestazioni.
- Entitlement e' il diritto alla prestazione, cioe' la posizione giuridica soggettiva: "your entitlement to the allowance starts on the first day of the following month". L'aggettivo corrispondente e' entitled e regge la preposizione to: "you are entitled to a refund of the contributions". Il quesito gioca quasi sempre sulla preposizione, proponendo for o of: si ricordi che il diritto e' sempre to qualcosa.
Nella stessa filiera si collocano eligible e eligibility: essere eligible significa avere i requisiti per accedere a qualcosa, e la costruzione e' "eligible for a benefit" oppure "eligible to apply" quando segue un verbo. "The eligibility criteria are set out in the regulation" - i criteri di accesso sono fissati dal regolamento. Il falso amico da neutralizzare e' l'italiano "eleggibile", che riguarda le elezioni: in inglese eligible vuol dire semplicemente "che ha i requisiti", e in una frase su un sussidio non ha nulla a che vedere con il voto.
Il rapporto di lavoro
La coppia fondamentale e' employer (datore di lavoro) ed employee (lavoratore dipendente), da cui employment (occupazione, rapporto di lavoro) e il suo contrario unemployment (disoccupazione). Il suffisso -er indica chi compie l'azione e -ee chi la subisce o la riceve, ed e' una chiave che vale anche altrove (trainer/trainee, chi forma e chi e' formato): il distrattore piu' semplice e piu' efficace scambia semplicemente i due termini, contando sulla lettura rapida. "The employer is liable for the payment of contributions" e "the employee is liable" dicono cose opposte, e la frase completa - chi versa e chi riceve - permette sempre di decidere.
La retribuzione ha piu' nomi, non intercambiabili. Il salary e' lo stipendio mensile o annuo dell'impiegato, il wage (spesso al plurale, wages) e' la paga oraria o settimanale dell'operaio, e il payroll e' il libro paga, cioe' l'insieme dei dipendenti retribuiti e delle relative somme: "the company has two hundred people on its payroll", "payroll taxes" sono gli oneri sul lavoro. Il documento consegnato al lavoratore e' il payslip (busta paga): "check your payslip to see how much has been deducted". Le somme trattenute in busta sono deductions, e la retribuzione al netto e' il net pay, contrapposta al gross pay, la retribuzione lorda - coppia che i quesiti propongono volentieri in un calcolo elementare o in una frase di comprensione.
L'indennita' di disoccupazione e' l'unemployment benefit: "he has been receiving unemployment benefit since he was made redundant". L'espressione to be made redundant merita attenzione perche' e' l'equivalente britannico del licenziamento per soppressione del posto di lavoro, mentre to be dismissed o to be fired indicano il licenziamento per motivi legati alla persona, e to resign e' invece dimettersi per propria scelta. La distinzione non e' pedanteria: da essa dipende spesso, nei sistemi previdenziali, il diritto alla prestazione, e un quesito di comprensione puo' costruirsi esattamente su quel passaggio.
Assenze, tutele, invalidita'
L'assenza dal lavoro tutelata si esprime con leave, che qui non e' il verbo "lasciare" ma il nome "congedo, permesso": sick leave e' il congedo per malattia ("he is on sick leave"), maternity leave e' il congedo di maternita', paternity leave quello di paternita', parental leave il congedo parentale. Il distrattore piu' comune propone "sick permission" o "maternity permit", calchi che non esistono; e la costruzione corretta e' sempre "to be on leave", con on. La sick pay e' invece l'indennita' economica corrisposta durante la malattia, cioe' il denaro, mentre sick leave e' il periodo: chiedere "how much sick leave did you receive" e' scorretto, si riceve sick pay e si sta in sick leave.
La disability e' l'invalidita' o la disabilita', e l'aggettivo e' disabled: "a disability pension is paid to workers who are permanently unable to work". Da conoscere anche invalidity, usato in alcuni sistemi come sinonimo tecnico riferito alla capacita' lavorativa, e la distinzione fra invalidita' permanent e temporary. Nell'area degli infortuni si trovano industrial injury o occupational injury (infortunio sul lavoro) e occupational disease (malattia professionale): l'aggettivo occupational significa "professionale, relativo al lavoro" e non ha nulla a che vedere con "occupato" nel senso di impegnato, che e' busy.
Chi ha diritto a una prestazione in quanto familiare del lavoratore e' un dependant (nel sostantivo britannico) o un dependent: "the allowance is increased for each dependent child". La survivor's pension e' la pensione ai superstiti, corrisposta ai familiari in caso di decesso dell'assicurato. Il termine contributor indica chi versa contributi e beneficiary chi riceve la prestazione: nella stessa frase possono designare persone diverse, ed e' su questo scarto che si costruisce piu' di una domanda di comprensione.
Una frase per ciascun termine
Per fissare il lessico conviene rileggere questi termini nelle frasi d'uso, tenendo a mente il distrattore accanto a ognuno. Pension: "the pension is indexed to the cost of living" - distrattore: retirement, che e' il ritiro non la somma. Contributions: "he has thirty-five years of contributions" - distrattore: taxes, che sono le imposte e non i versamenti previdenziali. Claim: "you must claim the benefit within three months" - distrattore: demand, fuori registro. Claimant: "the claimant was asked to provide a medical certificate" - distrattore: applicant, accettabile ma meno preciso quando si parla di prestazioni. Entitlement: "her entitlement to the allowance was confirmed" - distrattore: la preposizione for al posto di to. Allowance: "a monthly allowance for each dependent child" - distrattore: salary, che e' retribuzione da lavoro. Welfare: "the reform of the welfare state" - distrattore: well-being, che e' il benessere personale. Payroll: "she works in the payroll department" - distrattore: paycheck, che e' il singolo pagamento. Means-tested: "the benefit is means-tested" - distrattore: free of charge, che direbbe il contrario. Sick leave: "he has been on sick leave for two weeks" - distrattore: sick pay, che e' il denaro non il periodo.
Lessico dell'ufficio, falsi amici, phrasal verbs
Il ciclo della pratica
Nell'area procedurale e d'ufficio il ciclo tipico di una pratica fornisce da solo il contesto in cui memorizzare i termini. Tutto comincia con una application (domanda, istanza: "submit an application for a disability allowance") - e qui va segnalato subito il falso amico: application non e' l'"applicazione" informatica, che nel linguaggio comune e' app, ma la domanda amministrativa. La domanda si presenta su un form (modulo), che va compilato - to fill in oppure to fill out - e poi presentato: to submit e' il verbo generico del presentare, to file quello del depositare formalmente ("file a claim", "file an appeal"); il quesito accetta spesso entrambi ma boccia sempre "to present a form", calco dall'italiano che in inglese non regge.
Tutto va fatto entro la deadline o entro il time limit (termine ultimo, scadenza: "meet the deadline" e' rispettarla, "miss the deadline" mancarla). L'ente comunica con il cittadino tramite un notice o una notification (avviso, comunicazione formale) e la decisione si chiama decision o determination ("a decision letter" e' la lettera che comunica l'esito della domanda). I documenti che circolano hanno nomi che i quesiti mettono volentieri in concorrenza: lo statement e' una dichiarazione o un estratto ("a statement of your contribution record" e' l'estratto contributivo, "bank statement" l'estratto conto), la receipt e' la ricevuta che prova un pagamento gia' avvenuto, l'invoice e' la fattura che il pagamento lo chiede - confondere receipt e invoice e' un distrattore ricorrente e si risolve chiedendosi se il documento certifica un pagamento fatto o ne sollecita uno da fare. Il record e' la registrazione o la documentazione conservata ("keep your records of employment"), il file e' il fascicolo ("your file is being reviewed").
Se il cittadino vuole informazioni fa una enquiry (o inquiry); se contesta un provvedimento presenta un appeal (ricorso: "lodge an appeal against the decision", sempre con against); se rinuncia a un diritto o l'ente lo esonera da un obbligo si parla di waiver ("a waiver of the recovery of the overpayment" e' la rinuncia al recupero di quanto pagato in eccesso). Chi rispetta gli obblighi e' in compliance (adempimento, conformita': "compliance with the reporting obligations", sempre con with). Due termini specifici dell'area previdenziale meritano una nota: l'overpayment e' l'indebito, la somma erogata in eccesso che l'ente puo' chiedere indietro ("the Institute is entitled to recover the overpayment"), e l'arrears - sempre al plurale - sono gli arretrati, cioe' le somme dovute e non ancora corrisposte ("she received twelve months of arrears"). Infine lo staff e' il personale inteso come collettivo: in inglese britannico il verbo si concorda di norma al plurale quando si pensa alle persone ("the staff are attending a training course"), ma il singolare resta possibile quando si pensa al gruppo come entita' unica ("the staff is being reorganised"); di sicuro non esiste "a staff" per dire "un dipendente", che e' a member of staff oppure an employee.
I falsi amici
Vanno sorvegliati i falsi amici, cioe' le parole che somigliano a un termine italiano ma significano altro; il quesito li presenta quasi sempre dentro una frase in cui la lettura "all'italiana" produce un senso plausibile ma sbagliato - ed e' questa plausibilita' a renderli pericolosi, perche' nulla segnala l'errore. Actually vuol dire "in realta'" e non "attualmente": "He actually works for a private employer" significa "in effetti lavora per un datore privato", non "attualmente lavora", che sarebbe "he currently works". Eventually vuol dire "alla fine, prima o poi" e non "eventualmente": "The arrears eventually arrived" - gli arretrati alla fine sono arrivati; l'"eventualmente" italiano si rende con possibly o if necessary. To pretend vuol dire "fingere" e non "pretendere": "He pretended not to know about the change in his income" - ha finto di non saperlo; per pretendere si usa to demand o to claim. Argument e' una discussione o un litigio ("they had an argument"), non un argomento, che e' topic o subject. Sensible vuol dire "assennato, ragionevole" ("a sensible decision" e' una decisione sensata) e non "sensibile", che e' sensitive - e infatti i dati sensibili sono sensitive data, mai "sensible data": in un ente che tratta dati sanitari e reddituali di milioni di persone e' uno dei distrattori piu' usati. Confident vuol dire "fiducioso, sicuro di se'" e non "confidenziale", che e' confidential ("a confidential report"). E library e' la biblioteca: la libreria dove si comprano i libri e' bookshop.
Phrasal verbs
I phrasal verbs sono verbi seguiti da una particella - preposizione o avverbio - il cui significato complessivo non si ricava dai singoli pezzi: e' per questo che vanno imparati dentro una frase e non come etichette. Il quesito tipico da' la frase e chiede la particella giusta, oppure propone quattro phrasal verbs simili per lo stesso contesto, contando sul fatto che la memoria conserva il verbo ma non la particella.
Attorno al modulo ruotano to fill in ("please fill in the application form" - compili il modulo; il distrattore e' "fill up", che si usa per il serbatoio, non per i moduli) e to hand in ("hand in your documents at the counter" - li consegni allo sportello). Attorno all'istruttoria: to carry out e' svolgere, effettuare ("the Institute carried out an inspection" - ha svolto una verifica; "made an inspection" e' il calco che il quesito boccia), to look into e' esaminare, indagare su ("we are looking into your complaint" - stiamo esaminando il suo reclamo), to look up e' cercare un dato in un archivio o in un elenco ("look up the claimant's contribution record in the database"): e' la particella a distinguere i due look, ed e' esattamente su questo che il quesito gioca. Attorno ai documenti: to draw up e' redigere ("draw up a report"), to set up e' istituire, avviare ("set up a new service"), to point out e' far notare ("the inspector pointed out a gap in the contribution record"), to follow up e' dare seguito ("we will follow up on your enquiry"). Attorno alle decisioni: to turn down e' respingere ("the claim was turned down"), to put off e' rinviare ("the hearing was put off until Friday"), to deal with e' occuparsi di ("this office deals with disability claims"), to comply with e' adempiere a, rispettare ("employers must comply with reporting obligations"). Merita attenzione la coppia to apply for / to apply to: si fa domanda per qualcosa ("apply for a benefit", "apply for an extension") e ci si rivolge a qualcuno ("apply to your local office"); il quesito propone regolarmente la preposizione invertita, e la regola mnemonica e' che for guarda all'oggetto della richiesta, to al destinatario.
Collocazioni
Le collocazioni sono abbinamenti fissi verbo-nome che l'uso ha consolidato: non seguono una regola deducibile, e il quesito le verifica proponendo accanto al nome giusto il verbo che un italiano sceglierebbe traducendo alla lettera. Si dice to meet a deadline (rispettare una scadenza), non "to respect a deadline": respect in inglese si porta alle persone e ai principi, non alle date. Per "prendere una decisione" l'inglese usa to make a decision, la forma piu' comune e sempre sicura; esiste anche to take a decision, corretto e diffuso nel registro formale e istituzionale britannico, quindi il distrattore da scartare non e' take ma il calco "to do a decision", che non esiste. Per "adottare provvedimenti" si dice to take steps o to take action ("the Institute took action against employers who failed to pay contributions"), non "to adopt provisions". Una questione si solleva con to raise an issue ("she raised the issue at the meeting"), non "to lift". Un reclamo si presenta con to file a complaint o to lodge a complaint, non "to present". Un certificato si rilascia con to issue a certificate ("the office issues contribution statements"): "to release a certificate" e' il calco su "rilasciare" che il quesito si aspetta di vedere scegliere, e va evitato perche' release significa liberare o rendere pubblico. Un documento si allega con to attach ("please attach a copy of your identity document"), una proroga si concede con to grant an extension ("the office granted a two-week extension").
Infine tre costruzioni con be + aggettivo + preposizione che valgono un punto ciascuna, perche' il quesito chiede proprio la preposizione e non il significato: to be entitled to (avere diritto a: "you are entitled to a survivor's pension"), to be liable for (essere responsabile o tenuto a: "the employer is liable for the payment of contributions"), to be subject to (essere soggetto a: "late payments are subject to interest"). A queste conviene aggiungere to be eligible for (avere i requisiti per: "she is eligible for the allowance") e to be responsible for. Non c'e' una logica da ricostruire: sono blocchi da memorizzare, e conviene ripeterli per intero - aggettivo piu' preposizione - invece che isolare l'aggettivo.
La comprensione del testo e le tipologie d'esame
Nella reading comprehension a scelta multipla il testo e' tipicamente una comunicazione di servizio, una nota interna, un estratto di regolamento o un breve articolo di ambito professionale - per un ente previdenziale, spesso una pagina informativa su una prestazione o sui requisiti di accesso. La strategia efficace non e' tradurre parola per parola, che consuma un tempo che nella preselezione non c'e', ma leggere prima le domande, individuare le parole-chiave e poi cercarle nel testo. Va tenuto presente che le opzioni sbagliate sono costruite in modi riconoscibili, e riconoscerne il tipo e' quasi sempre piu' rapido che verificare la risposta giusta: alcune riportano parole effettivamente presenti nel testo ma le collocano in un rapporto logico diverso, altre affermano qualcosa di plausibile e verosimile ma non scritto, altre ancora sono vere solo in parte perche' generalizzano un fatto che il testo limita a un caso - per esempio "all claimants" quando il testo dice "claimants who applied after 30 June". La risposta corretta e' quasi sempre una riformulazione del testo con parole diverse, non una citazione letterale: percio' conviene diffidare dell'opzione che ricalca il testo alla lettera, perche' quella e' spesso l'esca.
Nei fill-in-the-gap conviene identificare prima che tipo di parola manca guardando cio' che circonda lo spazio, senza nemmeno leggere le opzioni: se dopo lo spazio c'e' un nome, probabilmente serve un articolo, un aggettivo o una preposizione; se c'e' un aggettivo o un avverbio, probabilmente manca un verbo. Solo dopo si applica il criterio dei segnali, che a questo punto e' quasi meccanico: gli avverbi di frequenza, le espressioni di tempo, la presenza di since o di for, la presenza di if o di would orientano la scelta del tempo verbale senza bisogno di interpretare il contenuto della frase. E' il vantaggio decisivo di questo tipo di quesito: si puo' rispondere correttamente anche senza capire perfettamente di che cosa parli la frase.
Nella riformulazione di frasi, dove si chiede di riscrivere una frase mantenendone il significato, le trasformazioni richieste sono quasi sempre le stesse e tornano su cio' che si e' visto nei capitoli precedenti: attivo verso passivo, discorso diretto verso indiretto, due frasi unite da un connettivo che cambia reggenza (although verso despite), un periodo ipotetico espresso con unless invece che con if not, un modale sostituito da un equivalente (must verso have to). Riconoscere quale trasformazione e' in gioco e' meta' del lavoro: la trasformazione ha una meccanica fissa e, una volta individuata, l'esecuzione e' quasi automatica. Il tempo si perde quando si cerca di capire il senso della frase invece di identificare la struttura.
Infine una raccomandazione di metodo, che vale doppio in una prova come la preselezione INPS, dove il punteggio serve solo a superare la soglia e non a costruire un vantaggio. In una prova a tempo non conviene ricostruire la regola da zero ogni volta: conviene aver interiorizzato un piccolo repertorio di segnali - yesterday esclude il present perfect, since temporale lo impone, if non tollera will, despite non tollera una frase con verbo, mustn't non equivale a don't have to, le domande indirette non si invertono, dopo un modale non c'e' mai to - e usarli per scartare rapidamente le opzioni impossibili. Scartare due distrattori su quattro in tre secondi vale, sul risultato finale, quanto sapere la risposta con certezza, e costa una frazione del tempo: in sessanta quesiti su cinque materie, il tempo risparmiato sull'inglese e' tempo guadagnato altrove.