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Riassunto · Quiz Concorso INPS 1695 Funzionari PECS

Dispensa - Comprensione e ragionamento verbale - INPS 1695 Funzionari PECS

di Redazione TiConsiglio

Contenuto a fini di studio e autovalutazione, generato con il supporto dell'AI e revisionato dalla Redazione. Può contenere imprecisioni. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non sostituiscono la normativa vigente né gli atti ufficiali cui occorre sempre fare riferimento.

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1. Perche' questa materia vale doppio nel concorso INPS PECS

Nella maggior parte dei concorsi la comprensione verbale e' una materia di sbarramento: serve a passare la preselezione e poi si dimentica. Nel concorso INPS per 1.695 Funzionari PECS non e' cosi'. La prova scritta prevede due sezioni, e la prima consiste nell'analisi di testi tecnico-giuridici: esattamente la competenza che qui alleniamo. Studiare bene questa materia significa quindi lavorare contemporaneamente su due fronti, e conviene tenerlo a mente perche' cambia il modo di studiare.

In preselezione conta la velocita' chirurgica: hai poco piu' di un minuto a quesito e devi decidere in fretta quale opzione e' l'unica compatibile con il testo. Non ti serve capire il testo in profondita', ti serve capirlo abbastanza da escludere tre opzioni. Nella scritta conta invece la ricostruzione: devi mostrare di aver colto la struttura di una norma, cosa dispone, a chi si applica, quali eccezioni prevede. La buona notizia e' che la competenza sottostante e' la stessa: saper distinguere cio' che un testo dice da cio' che a te sembra ragionevole. La differenza e' solo nell'output.

Va ricordato che il punteggio della preselettiva, se la preselettiva ci sara' (e' prevista solo se le domande superano una certa soglia), non entra nella graduatoria finale. E' pura fase di sbarramento. Questo ha una conseguenza pratica sullo studio: in preselezione non devi puntare all'eccellenza, devi puntare a non sbagliare le domande facili. La perfezione la giochi nella scritta.

2. Come si legge un testo per rispondere a domande

2.1 La lettura orientata: leggere per rispondere, non per sapere

La lettura orientata e' una lettura finalizzata a un compito: non leggi per imparare il contenuto, leggi per essere in grado di ritrovare le informazioni quando ti verranno chieste. E' un atteggiamento mentale diverso dallo studio, e va allenato perche' non e' spontaneo.

La sequenza che funziona meglio in prova, e che consiglio di adottare rigidamente, e' questa. Prima leggi il brano una volta sola, per intero, a velocita' normale, senza fermarti sulle parole che non conosci. Lo scopo di questa lettura non e' memorizzare, e' costruire una mappa: di che cosa parla, chi sostiene che cosa, dove sta il punto di svolta del ragionamento. Poi leggi le domande. Solo a quel punto torni al testo, ma non lo rileggi tutto: vai al punto preciso in cui sai che vive la risposta. Questo terzo passaggio e' quello che decide il risultato, ed e' il passaggio che i candidati impreparati saltano, rispondendo a memoria di quello che gli e' rimasto in testa dalla prima lettura. La memoria del brano e' notoriamente ottimista: ricordi il senso generale e ti perdi le condizioni, le limitazioni, i quantificatori. E le domande vertono quasi sempre proprio su quelli.

C'e' un'obiezione ricorrente: non conviene leggere prima le domande e poi il testo, cosi' si legge gia' sapendo cosa cercare? In teoria si', nella pratica quasi mai. Con cinque o sei domande in testa la lettura diventa una caccia al dettaglio e perdi la struttura argomentativa, che e' proprio cio' su cui vertono le domande piu' pesanti (scopo dell'autore, titolo, inferenza). L'eccezione ragionevole e' il brano molto lungo con una sola domanda molto specifica: li' leggere prima la domanda risparmia tempo.

2.2 Tesi, argomenti, esempi: la gerarchia delle informazioni

Quasi ogni testo argomentativo ha tre livelli, ed e' fondamentale saperli distinguere perche' le domande li confondono di proposito.

  • La tesi e' l'affermazione che l'autore vuole farti accettare. E' cio' che il testo sostiene, non cio' che il testo descrive. Si riconosce perche' e' l'unica affermazione che il resto del testo serve a sostenere: se togli la tesi, tutto il resto diventa senza scopo.
  • Gli argomenti sono le ragioni portate a sostegno della tesi. Rispondono alla domanda "perche' dovrei crederci?". Sono in genere introdotti da connettivi causali (poiche', infatti, dato che) o si presentano come dati, principi, considerazioni.
  • Gli esempi sono casi concreti che illustrano un argomento. Non lo dimostrano: lo rendono visibile. Un esempio si riconosce perche' e' sostituibile con un altro esempio senza che il ragionamento cambi.

Perche' questa distinzione e' decisiva? Perche' il distrattore piu' frequente in assoluto nelle domande sul "punto principale" e' un esempio del testo promosso a tesi. L'esempio e' l'elemento piu' concreto e vivido del brano, quindi e' quello che ti resta in mente; e siccome e' letteralmente scritto nel testo, l'opzione che lo ripropone sembra ineccepibile. Ma la domanda chiedeva il punto principale, non un dettaglio vero.

2.3 Esempio svolto: individuare la tesi

Testo. "La digitalizzazione dei servizi pubblici viene spesso presentata come una misura di semplificazione. In molti casi, tuttavia, essa si limita a trasferire sull'utente adempimenti che prima erano svolti dall'amministrazione: la compilazione, la verifica preliminare dei requisiti, il caricamento dei documenti. Un'indagine su alcuni portali per l'accesso alle prestazioni assistenziali ha rilevato che il tempo medio impiegato dal cittadino per completare una domanda online e' superiore a quello richiesto dallo sportello fisico. Cio' non significa che la digitalizzazione sia inutile, ma che la semplificazione non e' un effetto automatico della tecnologia: dipende da come il servizio e' progettato."

Domanda. Quale affermazione esprime meglio la tesi del brano?
A) I portali online per le prestazioni assistenziali sono piu' lenti degli sportelli fisici.
B) La digitalizzazione dei servizi pubblici e' dannosa e andrebbe limitata.
C) La semplificazione non discende automaticamente dalla digitalizzazione, ma dipende dalla progettazione del servizio.
D) L'amministrazione tende a scaricare sui cittadini adempimenti che le competono.

Ragionamento. Cerco l'affermazione che il resto del testo serve a sostenere. Il brano parte da una convinzione diffusa ("viene spesso presentata come"), la contesta con un argomento (il trasferimento degli adempimenti), la illustra con un esempio (l'indagine sui portali) e chiude esplicitando la conclusione dopo un "ma". La struttura converge sull'ultima frase.

Risposta: C. E' esattamente la conclusione, ed e' l'unica affermazione che spiega perche' tutto il resto sia stato scritto.

Perche' cadono le altre. A e' l'esempio promosso a tesi: e' vera nel testo, ma e' un dato di supporto, e per giunta ristretto ("alcuni portali"). B e' una radicalizzazione: il testo dice espressamente il contrario ("cio' non significa che la digitalizzazione sia inutile"), e chi sceglie B ha letto il tono critico e lo ha estremizzato. D e' un argomento scambiato per tesi, e in piu' aggiunge un'intenzione ("tende a scaricare") che il testo non attribuisce a nessuno: il testo descrive un effetto, non una volonta'.

3. Le domande tipiche e come si affrontano

3.1 Significato di un termine nel contesto

Ti viene chiesto che cosa significa una parola o un'espressione cosi' come e' usata nel brano. Il metodo e' meccanico e va applicato sempre allo stesso modo: copri mentalmente la parola e prova a inserire ciascuna opzione al suo posto, rileggendo la frase per intero. L'opzione corretta e' quella che lascia la frase sensata e coerente con cio' che viene prima e dopo.

Il distrattore classico e' il significato piu' comune della parola, quello che troveresti per primo sul vocabolario, quando pero' il testo la usa in un'accezione tecnica o traslata. Esempio: in un testo amministrativo "sanare" non significa curare ma regolarizzare a posteriori una situazione difforme; "istruire" una pratica non significa insegnare ma predisporre gli atti necessari alla decisione; una prestazione "erogata" non e' distrutta ma corrisposta. Chi risponde con il significato da dizionario generico sbaglia proprio perche' quel significato esiste davvero: e' plausibile, ma non e' quello del brano.

3.2 Informazione esplicitamente presente

La domanda chiede quale affermazione e' contenuta nel testo, o quale non lo e'. E' la domanda piu' semplice concettualmente e una delle piu' sbagliate in pratica, per un motivo solo: la fretta. La regola operativa e' che devi essere in grado di puntare il dito sulla riga che contiene la risposta. Se non trovi la riga, l'opzione non e' corretta, per quanto ti suoni familiare.

Attenzione alle domande in negativo ("quale delle seguenti NON e' affermata nel testo"). Il candidato che le legge in fretta cerca l'opzione vera e la sceglie, mentre doveva cercare l'unica falsa. Se in prova incontri un NON, un SALVO, un TRANNE, fermati mezzo secondo e sottolinealo: il costo e' irrisorio, l'errore che previene e' certo.

3.3 Inferenza legittima

Un'inferenza e' una conclusione che non e' scritta nel testo ma che discende necessariamente da cio' che il testo afferma. La parola chiave e' necessariamente. Se il testo dice "tutte le domande presentate oltre il termine sono dichiarate irricevibili" e dice anche "la domanda di Rossi e' stata presentata oltre il termine", allora "la domanda di Rossi e' irricevibile" e' un'inferenza legittima anche se quella frase non c'e': non e' possibile che le premesse siano vere e la conclusione falsa.

Il criterio per riconoscere un'inferenza illegittima e' semplice da enunciare e difficile da applicare sotto pressione: chiediti se riesci a immaginare uno scenario in cui tutto quello che il testo dice e' vero, e l'opzione e' comunque falsa. Se ci riesci, l'inferenza non regge. Questo test - la ricerca del controesempio - e' lo strumento piu' potente di tutta la materia.

3.4 Scopo dell'autore

La domanda chiede perche' il testo e' stato scritto: per informare, descrivere, criticare, proporre, confutare, mettere in guardia. Si risponde guardando il tono e la direzione del brano, non i suoi contenuti. Un testo che elenca dati senza valutarli informa; un testo che introduce un'opinione diffusa e poi la smonta confuta; un testo che descrive un problema e chiude con "sarebbe opportuno" propone.

Il distrattore tipico e' un verbo troppo forte o troppo debole: "denunciare" al posto di "segnalare", "dimostrare" al posto di "suggerire", "descrivere" al posto di "criticare". Sono errori di intensita': l'oggetto e' giusto, la temperatura no. Vanno pesati con la stessa attenzione degli errori di contenuto.

3.5 Titolo piu' adatto

Un buon titolo deve coprire tutto il brano e solo il brano. Due difetti simmetrici lo squalificano: il titolo troppo ampio, che potrebbe stare sopra dieci testi diversi ("La pubblica amministrazione italiana"), e il titolo troppo stretto, che copre solo un paragrafo, tipicamente l'esempio. Un terzo difetto e' il titolo che introduce un tema assente: suona bene, e' pertinente all'argomento generale, ma il testo non ne parla.

Riprendendo il brano del paragrafo 2.3: "I tempi di attesa negli sportelli pubblici" e' troppo stretto (copre l'esempio), "La rivoluzione digitale" e' troppo ampio, "Digitalizzare non basta: la semplificazione dipende dalla progettazione" copre tesi e argomenti ed e' il titolo corretto.

4. Dice, implica, e' plausibile: la distinzione decisiva

Qui si perdono piu' punti che in tutto il resto della materia messo insieme, e vale la pena spiegare perche'. Il nostro cervello, quando legge, non archivia le frasi: costruisce un modello della situazione, e lo completa in automatico con quello che sa del mondo. E' un'operazione utilissima nella vita e disastrosa in prova, perche' dopo trenta secondi non distingui piu' cio' che hai letto da cio' che hai integrato tu.

Le tre categorie vanno tenute separate con disciplina.

  • Cio' che il testo dice e' scritto, ed e' verificabile puntando il dito su una riga. Anche una riformulazione con parole diverse rientra qui, purche' il contenuto sia identico.
  • Cio' che il testo implica non e' scritto ma discende necessariamente da cio' che e' scritto. Regge il test del controesempio.
  • Cio' che e' plausibile e' compatibile con il testo, magari verissimo nella realta', ma potrebbe essere falso senza che nulla di quanto scritto diventi falso. In una prova a risposta multipla, e' sbagliato. Sempre.

4.1 Esempio svolto

Testo. "Nel corso dell'ultimo anno l'ente ha ricevuto un numero di istanze telematiche superiore del 40 per cento rispetto all'anno precedente. Nello stesso periodo il personale addetto all'istruttoria e' rimasto invariato. I tempi medi di definizione delle pratiche si sono allungati."

Domanda. Quale delle seguenti affermazioni e' deducibile dal testo?
A) L'allungamento dei tempi e' stato causato dall'aumento delle istanze a parita' di personale.
B) L'ente avrebbe dovuto assumere nuovo personale addetto all'istruttoria.
C) Nell'ultimo anno l'ente ha gestito piu' istanze telematiche dell'anno precedente senza aumentare il personale istruttorio.
D) Le istanze presentate in forma non telematica sono diminuite.

Ragionamento. Passo le opzioni al setaccio delle tre categorie. C e' la semplice combinazione di due frasi esplicite: e' cio' che il testo dice, riformulato. A afferma un nesso causale; il testo mette i tre fatti in sequenza temporale ("nello stesso periodo") ma non dice mai che l'uno abbia causato l'altro. Provo il controesempio: i tempi potrebbero essersi allungati per un cambio di procedura, per un guasto informatico, per un inasprimento dei controlli - e tutte e tre le frasi del testo resterebbero vere. Quindi A e' plausibile, non implicata. B e' un giudizio su cosa fosse opportuno fare: e' una valutazione mia, il testo non prescrive nulla. D parla di istanze non telematiche, di cui il testo non fa alcuna menzione: potrebbero essere aumentate, diminuite o rimaste identiche.

Risposta: C.

Da questo esempio si ricava la regola pratica piu' redditizia dell'intera materia: correlazione temporale non e' causalita'. Quando un'opzione introduce "a causa di", "per effetto di", "in conseguenza di", "poiche'", e nel testo c'e' soltanto una successione di fatti, quell'opzione e' quasi sempre il distrattore.

5. Come sono costruiti i distrattori

Le opzioni sbagliate non sono casuali: sono progettate per intercettare una scorciatoia mentale precisa. Riconoscere la fabbrica ti fa risparmiare tempo, perche' molti distrattori si smontano prima ancora di tornare al testo.

5.1 Le parole del testo, il rapporto logico alterato

E' il distrattore piu' insidioso perche' sfrutta il riconoscimento lessicale: rivedi le stesse parole del brano e il cervello segnala "questa l'ho letta". Ma i termini sono stati ricombinati in un rapporto diverso. Il testo dice "la digitalizzazione non produce semplificazione se il servizio non e' progettato bene"; l'opzione dice "un servizio ben progettato produce digitalizzazione". Stessi elementi, relazione invertita.

La forma piu' frequente e' l'inversione della condizionale. "Se A allora B" non equivale a "se B allora A". Da "chi presenta la domanda oltre il termine e' escluso" non segue "chi e' escluso ha presentato la domanda oltre il termine": puo' essere escluso per mille altre ragioni. L'unica riformulazione sempre valida di "se A allora B" e' "se non B allora non A" (chi non e' escluso non ha presentato la domanda oltre il termine). Vale la pena impararla a memoria, perche' e' testata di continuo.

5.2 L'opzione vera nel mondo ma non nel testo

Un'affermazione corretta, magari che sai per certo, che pero' nel brano non c'e'. E' particolarmente pericolosa per i candidati preparati: piu' conosci la materia, piu' rischi di rispondere con le tue conoscenze invece che con il testo. In un brano sull'INPS, un'opzione che descrive correttamente una prestazione ma di cui il testo non parla e' sbagliata anche se ne conosci a memoria la disciplina. Il perimetro della risposta e' il brano, non il tuo sapere.

5.3 L'opzione corretta a meta'

Due proposizioni unite: la prima ineccepibile, la seconda falsa o non sostenuta. Il candidato legge l'inizio, riconosce che e' giusto e smette di leggere. Contromisura banale ed efficacissima: leggi ogni opzione fino all'ultima parola prima di valutarla. Un'opzione e' corretta solo se lo e' interamente; un solo elemento sbagliato la squalifica per intero.

5.4 La generalizzazione indebita

E' l'errore sui quantificatori, cioe' le parole che indicano quanti casi sono coinvolti. Il testo dice "alcuni", "spesso", "in molti casi", "tende a", "puo'"; l'opzione dice "tutti", "sempre", "necessariamente", "in ogni caso". La sostituzione e' minima graficamente e devastante logicamente: "alcune domande sono respinte" e "tutte le domande sono respinte" sono affermazioni completamente diverse, e la seconda non discende dalla prima.

Funziona anche al contrario, in modo piu' subdolo: il testo afferma qualcosa in modo assoluto ("nessuna domanda e' ammessa dopo il termine") e l'opzione lo ammorbidisce ("le domande dopo il termine sono di norma respinte"). Sembra prudente, quindi sembra sicura, ma introduce eccezioni che il testo esclude.

La contromisura e' operativa: cerchia i quantificatori in ogni opzione prima di decidere. Sono le parole piu' pesanti dell'intero quesito e sono anche le meno visibili.

5.5 Esempio svolto sui distrattori

Testo. "Molte amministrazioni hanno adottato sistemi di verifica automatica dei requisiti. Dove tali sistemi sono stati accompagnati da una revisione della modulistica, i tempi di istruttoria si sono ridotti in misura significativa. In assenza di questa revisione, i benefici sono risultati modesti."

Domanda. Quale affermazione e' coerente con il testo?
A) Tutte le amministrazioni che hanno adottato sistemi di verifica automatica hanno ridotto i tempi di istruttoria.
B) La sola verifica automatica dei requisiti non garantisce una riduzione significativa dei tempi di istruttoria.
C) La revisione della modulistica riduce i tempi di istruttoria anche senza sistemi di verifica automatica.
D) I sistemi di verifica automatica hanno peggiorato l'efficienza delle amministrazioni che non hanno rivisto la modulistica.

Ragionamento. B riformula l'ultima frase: dove manca la revisione i benefici sono modesti, dunque la verifica automatica da sola non basta. Regge.

Risposta: B.

Perche' cadono le altre. A e' la generalizzazione indebita: il testo dice "molte" e distingue due scenari, l'opzione dice "tutte" e ne cancella uno. C e' l'inversione: il testo parla di revisione che accompagna la verifica automatica, mai di revisione da sola; e' plausibile, ma il testo non lo dice. D e' il rovesciamento di segno: il testo dice che i benefici sono stati "modesti", cioe' piccoli ma positivi; l'opzione li trasforma in un peggioramento. Beneficio scarso non e' danno, ed e' un salto che il candidato distratto compie senza accorgersene perche' il tono della frase e' comunque critico.

6. Connettivi e struttura argomentativa

I connettivi sono le parole che esplicitano il rapporto logico tra due parti di un discorso. Sono poche decine e governano il senso di qualunque testo: chi li legge bene capisce l'argomentazione anche senza padroneggiare il lessico tecnico. In un testo giuridico sono ancora piu' importanti, perche' spesso l'intera portata di una norma dipende da un "salvo" o da un "purche'".

  • Avversativi (ma, tuttavia, invece, al contrario, per contro, nondimeno): segnalano che sta arrivando qualcosa che contrasta con quanto appena detto. Regola pratica preziosa: nei testi argomentativi il peso sta quasi sempre dopo l'avversativo. Cio' che precede e' la posizione da correggere, cio' che segue e' la posizione dell'autore. Se devi individuare la tesi, cerca il "tuttavia".
  • Conclusivi (pertanto, quindi, dunque, di conseguenza, ne consegue che): segnalano che cio' che segue e' derivato da cio' che precede. Individuano la conclusione dell'argomentazione, quindi spesso la tesi.
  • Causali (poiche', in quanto, dato che, infatti, giacche'): segnalano che cio' che segue e' la ragione di quanto detto. Attenzione a "infatti", che non introduce una causa ma una conferma o un esempio.
  • Concessivi (nonostante, sebbene, benche', pur, ancorche'): ammettono un fatto che sarebbe un ostacolo, e affermano lo stesso la conclusione. "Nonostante l'aumento delle istanze, i tempi sono rimasti stabili" afferma la stabilita' dei tempi e ammette l'aumento. L'errore tipico e' scambiare l'elemento concesso per l'elemento affermato.
  • Condizionali (se, qualora, ove, nel caso in cui): subordinano un effetto al verificarsi di un presupposto. Nulla dicono su cosa accada se il presupposto non si verifica, ed e' esattamente li' che i distrattori vanno a pescare.
  • Condizione necessaria (purche', a condizione che, sempre che, solo se): sono di segno opposto ai precedenti e vanno tenuti ben distinti. "Purche' A, allora B" significa che senza A non c'e' B. "Se A allora B" significa invece che con A c'e' B, ma B potrebbe esserci anche per altre vie. Confondere condizione sufficiente e condizione necessaria e' l'errore logico piu' comune nei quesiti sui testi normativi.
  • Esclusivi ed eccettuativi (salvo, salvo che, fatta eccezione per, tranne, ad esclusione di): ritagliano un sottoinsieme di casi a cui la regola non si applica. Vanno letti due volte, perche' ribaltano l'esito per la fascia di casi che descrivono.

6.1 Esempio svolto: un connettivo cambia tutto

Confronta queste due formulazioni, identiche nelle parole tranne una.

(1) "Il contributo e' riconosciuto ai richiedenti residenti nel comune, se hanno presentato domanda entro il termine."
(2) "Il contributo e' riconosciuto ai richiedenti residenti nel comune, salvo che abbiano presentato domanda oltre il termine."

Nella (1) il contributo e' subordinato a una condizione positiva: chi ha presentato domanda entro il termine lo riceve, e sugli altri la formulazione non dispone nulla in modo esplicito. Nella (2) la regola generale e' il riconoscimento e viene ritagliata un'eccezione: chi ha presentato domanda oltre il termine ne resta fuori. Il risultato pratico e' molto simile, ma la struttura logica no, e conviene vedere su un quesito che cosa cambia davvero.

Quesito. Tizio risiede nel comune e ha presentato domanda il giorno successivo alla scadenza del termine. In base alla formulazione (2), ha diritto al contributo?

Ragionamento. Isolo i tre elementi della norma. La fattispecie riguarda i richiedenti residenti nel comune: Tizio e' residente e ha presentato domanda, quindi e' un richiedente e rientra nella fattispecie. L'effetto ordinario e' il riconoscimento del contributo. L'eccezione introdotta da "salvo che" sottrae alla regola chi ha presentato domanda oltre il termine: e' esattamente il caso di Tizio, che ha depositato il giorno dopo la scadenza. Rientra nella fattispecie ma e' colpito dall'eccezione, quindi l'esito e' rovesciato.

Risposta: no, Tizio non ha diritto al contributo. Con la formulazione (1) l'esito e' identico, ma per una via diversa: la condizione "se hanno presentato domanda entro il termine" non e' soddisfatta, quindi l'effetto non si produce. Stesso risultato, percorso logico opposto - nella (1) manca la condizione, nella (2) scatta l'eccezione.

C'e' pero' un secondo caso che vale ancora di piu', ed e' quello su cui i candidati sbagliano. Prendi Caio, residente nel comune, che non ha presentato alcuna domanda. Ha diritto al contributo in base alla (2)? Il ragionamento sbagliato, e purtroppo diffuso, e' questo: "l'eccezione riguarda solo chi ha presentato in ritardo, Caio non ha presentato affatto, dunque l'eccezione non lo tocca e il contributo gli spetta". E' falso, e capire perche' vale mezza materia. La regola non si applica a chiunque respiri nel comune: si applica ai richiedenti residenti. Caio non e' un richiedente, perche' non ha avanzato alcuna richiesta. Non rientra affatto nella fattispecie, quindi la norma non lo riguarda ne' in un senso ne' nell'altro, e nessun contributo gli e' riconosciuto.

Va tenuta ben ferma la distinzione tra due posizioni che si somigliano solo nell'esito. C'e' chi cade fuori dalla fattispecie: la norma non parla di lui, non lo esclude, semplicemente non lo contempla, e per ricevere l'effetto occorrerebbe un'altra disposizione. E c'e' chi rientra nella fattispecie ma e' colpito dall'eccezione: la norma lo contempla eccome, gli riconoscerebbe il beneficio, ma glielo sottrae per una circostanza specifica. Tizio e' nel secondo gruppo, Caio nel primo. Entrambi restano senza contributo, ma per ragioni giuridicamente diverse: se un domani venisse abrogata l'eccezione sul ritardo, Tizio avrebbe diritto al contributo, Caio no.

L'errore tipico consiste nel trattare "non coperto dall'eccezione" come sinonimo di "coperto dalla regola". Non lo e': l'eccezione ritaglia un sottoinsieme interno alla fattispecie, e uscire dal ritaglio non significa entrare nella fattispecie se non ci si era mai. La contromisura operativa e' sempre la stessa e va applicata prima di guardare le opzioni: individua a chi si rivolge la norma (qui i richiedenti), verifica se il soggetto del quesito rientra in quella categoria, e solo dopo passa a valutare condizioni ed eccezioni. Chi salta il primo passaggio e comincia dall'eccezione arriva a conclusioni rovesciate.

Un secondo confronto, sui concessivi:

(3) "L'ente ha ridotto i tempi di attesa perche' ha aumentato il personale."
(4) "L'ente ha ridotto i tempi di attesa nonostante non abbia aumentato il personale."

Nella (3) l'aumento di personale c'e' ed e' la causa. Nella (4) l'aumento non c'e', e la riduzione dei tempi e' presentata come sorprendente. Un'opzione che, di fronte al testo (4), affermi "l'ente ha aumentato il personale" e' un classico: contiene esattamente le parole del brano, con il segno rovesciato dal connettivo. Chi legge per parole chiave la sceglie.

7. Lessico e relazioni semantiche

7.1 Sinonimi e contrari in contesto

Il sinonimo perfetto praticamente non esiste: due parole vicine di significato differiscono quasi sempre per registro, intensita' o ambito d'uso. Nei quesiti di preselezione la domanda giusta non e' "questa parola e' simile?", ma "posso metterla al posto dell'altra in questa frase senza che cambi nulla?". "Revocare" e "annullare" sono vicini, ma un provvedimento si revoca per una nuova valutazione di opportunita' e si annulla per un vizio: in un testo tecnico non sono intercambiabili.

Sui contrari, attenzione alla differenza tra contrari contraddittori e contrari graduabili. "Ammissibile" e "inammissibile" sono contraddittori: escludono una terza possibilita', o l'una o l'altra. "Caldo" e "freddo" sono graduabili: in mezzo c'e' il tiepido. Nei ragionamenti su testi normativi questa differenza conta, perche' dalla negazione di un contraddittorio puoi dedurre l'altro, dalla negazione di un graduabile no: se una cosa non e' calda, non ne segue che sia fredda.

7.2 Iperonimi e iponimi

L'iperonimo e' il termine piu' generale che include altri; l'iponimo e' il termine piu' specifico incluso in esso. "Prestazione" e' iperonimo di "pensione di vecchiaia"; "atto amministrativo" e' iperonimo di "provvedimento", che a sua volta e' iperonimo di "decreto". La relazione va in una sola direzione, ed e' proprio questa asimmetria a essere testata. Ogni decreto e' un provvedimento; non ogni provvedimento e' un decreto. Un'opzione che tratta l'iponimo come equivalente all'iperonimo ("il testo parla di provvedimenti, dunque parla di decreti") commette un errore di quantificazione mascherato da errore di vocabolario.

7.3 Analogie verbali

Un'analogia verbale ha la forma "A sta a B come C sta a D": devi individuare la relazione tra la prima coppia e ritrovare la stessa relazione nella seconda. Il metodo e' sempre lo stesso, ed e' il segreto per non perdersi: verbalizza la relazione in una frase, il piu' precisa possibile, poi provala sulle opzioni. Se una frase vaga funziona con due opzioni, la frase e' troppo vaga: rendila piu' stretta finche' ne sopravvive una sola. E ricorda di mantenere l'ordine: se la prima coppia va dal contenitore al contenuto, anche la seconda deve andare nella stessa direzione.

Le relazioni ricorrenti sono poche e conviene conoscerle: sinonimia; antonimia; genere-specie (veicolo/automobile); parte-tutto (pagina/libro); strumento-funzione (bisturi/incidere); professionista-ambito (magistrato/tribunale); causa-effetto (siccita'/carestia); materia-prodotto (argilla/mattone); grado di intensita' (tiepido/bollente); azione-risultato (istruire/decisione).

Esempio svolto. Ricorso sta a impugnazione come istanza sta a: A) rigetto; B) domanda; C) termine; D) funzionario.

Ragionamento. Verbalizzo: "il ricorso e' lo strumento con cui si esercita l'impugnazione", ovvero atto e sua funzione tipica; ma piu' semplicemente ricorso e impugnazione stanno in relazione di specie e genere, il ricorso e' una forma di impugnazione. Cerco allora il genere di cui l'istanza e' specie: l'istanza e' una forma di domanda rivolta all'amministrazione. B regge. A e' l'esito possibile dell'istanza, non il suo genere, e sposta la relazione su causa-effetto. C e' un elemento accessorio della disciplina, nessuna relazione con la coppia. D e' il destinatario, altra relazione ancora.

Risposta: B.

8. Completamento di frasi e riordino di paragrafi

8.1 Completamento

Nei quesiti di completamento manca una o piu' parole e devi scegliere l'inserto che rende il periodo coerente. Il vincolo decisivo non e' quasi mai il significato della singola parola: e' la coerenza logica tra le due parti del periodo. Prima di guardare le opzioni, chiediti se le due parti si oppongono, si sommano o l'una spiega l'altra: hai gia' escluso meta' delle risposte.

Esempio. "Il numero di istanze e' cresciuto del quaranta per cento; ______, i tempi medi di definizione sono rimasti invariati." Opzioni: A) pertanto; B) tuttavia; C) infatti; D) inoltre.

Ragionamento. Le due parti sono in contrasto: normalmente piu' istanze significano tempi piu' lunghi, e qui i tempi non cambiano. Serve un avversativo. A e C affermerebbero un rapporto di conseguenza o conferma che non c'e' (dall'aumento delle istanze non segue affatto la stabilita' dei tempi, ne' la spiega). D si limiterebbe ad aggiungere un fatto sullo stesso piano, perdendo la tensione tra i due dati che e' proprio il senso della frase.

Risposta: B.

Quando l'inserto e' un termine lessicale e non un connettivo, controlla anche il registro: in un testo tecnico l'opzione colloquiale e' quasi sempre il distrattore, anche quando il significato torna.

8.2 Riordino di paragrafi

Ti vengono date quattro o cinque frasi mescolate e devi ricostruire l'ordine originale. Non si procede a intuito: si procede per ancore, cioe' indizi formali che fissano la posizione di una frase indipendentemente dal senso complessivo.

  • L'apertura e' la frase che introduce il tema con termini pieni e non presuppone nulla: contiene i sostantivi per esteso, non i pronomi.
  • I pronomi e i dimostrativi (questo, tale, esso, cio') sono le ancore piu' forti: rimandano a qualcosa detto prima, quindi la frase che li contiene non puo' aprire e deve seguire quella che nomina il referente per esteso.
  • Gli articoli determinativi funzionano allo stesso modo: "una verifica automatica" introduce, "la verifica" riprende. Chi trova l'indeterminativo ha trovato la frase che viene prima.
  • I connettivi (tuttavia, pertanto, inoltre) impediscono a una frase di aprire e ne indicano la relazione con la precedente.
  • Le catene temporali o logiche (prima/poi, premesso/ne consegue) fissano l'ordine di blocchi interi.

Metodo operativo: individua prima l'apertura, poi lavora sulle coppie obbligate (X deve stare subito dopo Y perche' ne riprende un termine), poi assembla. Se resti indeciso tra due sequenze, rileggi il risultato per intero: la sequenza sbagliata produce quasi sempre un pronome senza referente o un connettivo senza appiglio, e lo senti subito.

9. Il testo giuridico-amministrativo

Questo capitolo e' il ponte tra la preselezione e la sezione (a) della prova scritta. Il testo normativo o amministrativo non e' scritto male per pigrizia: e' scritto in modo denso perche' deve essere preciso, cioe' deve individuare senza margine di dubbio i casi a cui si applica. Le subordinate incassate, i rinvii, le formule fisse servono a delimitare. Una volta capita la logica, la densita' diventa gestibile.

9.1 L'anatomia di una norma

Un articolo di legge o di regolamento ha una struttura ricorrente. La rubrica e' il titoletto dell'articolo: non ha valore precettivo, non dispone nulla, ma ti dice in una riga di cosa tratta l'articolo, ed e' il primo posto dove guardare per orientarti. Il comma e' la partizione numerata interna all'articolo, e ogni comma tende a contenere una regola compiuta; le lettere e i numeri all'interno del comma elencano casi, requisiti o esclusioni.

Quando leggi un comma, cerca sempre quattro elementi, in quest'ordine:

  • La fattispecie, cioe' la situazione descritta a cui la norma si applica. Risponde a "quando".
  • I destinatari, cioe' i soggetti coinvolti. Risponde a "a chi".
  • L'effetto, cioe' cosa la norma dispone: un obbligo, un divieto, una facolta', l'attribuzione di un diritto. Risponde a "cosa succede".
  • Le eccezioni, cioe' i casi sottratti alla regola.

Se sai isolare questi quattro elementi, hai capito la norma anche se non ne padroneggi il lessico. E soprattutto: le domande d'esame vertono quasi sempre su uno di questi quattro, tipicamente sull'ultimo.

9.2 Le formule fisse e cosa significano davvero

  • Ai sensi di (o "a norma di", "in conformita' a"): indica il fondamento giuridico di quanto si sta dicendo. Rimanda a un'altra disposizione che ne fissa i presupposti. In lettura veloce puoi trattarlo come un'etichetta di provenienza, ma se la domanda verte sui presupposti dovrai andare a vedere la fonte richiamata.
  • Salvo / salvo che: introduce un'eccezione che sottrae alcuni casi alla regola appena enunciata. E' la parola piu' pesante di un testo normativo e va sempre letta due volte, perche' per la fascia di casi che descrive l'esito e' rovesciato.
  • Fatto salvo (o "ferma restando", "impregiudicato"): non ritaglia un'eccezione ma preserva qualcosa che continua ad applicarsi comunque. "Fatta salva l'applicazione delle sanzioni" significa che le sanzioni restano applicabili nonostante quanto disposto. E' un errore frequente confonderlo con "salvo che": il primo conserva, il secondo esclude.
  • Fermo restando quanto previsto da: la norma richiamata continua a valere, quella nuova si aggiunge senza sostituirla.
  • In deroga a: introduce una disciplina che si applica al posto di quella ordinaria, per i casi indicati. La regola generale resta in vita per tutti gli altri casi.
  • Si applica, in quanto compatibile: estende una disciplina a una materia diversa, ma solo per le parti che hanno senso in quel nuovo contesto. E' un rinvio elastico, non un'equiparazione piena.
  • Puo' contro deve: distingue la facolta' dall'obbligo, ed e' il bersaglio numero uno dei distrattori. Un'opzione che trasforma "l'amministrazione puo' richiedere documentazione integrativa" in "l'amministrazione deve richiedere documentazione integrativa" e' sbagliata, e sembra identica a chi legge in fretta. Occhio anche alle forme equivalenti: "e' tenuto a", "e' fatto obbligo di", "e' facolta' di", "e' consentito".
  • Entro contro non prima di: il primo fissa un limite massimo, il secondo un limite minimo. Sono termini di segno opposto e vengono scambiati spesso.

9.3 Districare la sintassi burocratica

Il periodo amministrativo tipico e' lungo, con la principale spesso sepolta in mezzo a incisi. La tecnica per scioglierlo e' meccanica e funziona sempre: trova il verbo principale e il suo soggetto, riducili a una frase minima, poi riattacca gli incisi uno alla volta verificando a quale elemento si riferiscono.

Esempio. "Le domande presentate dai soggetti che, alla data di scadenza del termine indicato nel bando, non risultino in possesso dei requisiti di cui all'articolo precedente sono dichiarate inammissibili, salvo che il difetto riguardi elementi regolarizzabili, nel qual caso l'ufficio assegna un termine per l'integrazione."

Scomposizione. Frase minima: "Le domande sono dichiarate inammissibili". Chi? Quelle presentate da soggetti privi dei requisiti. Quando si valuta il possesso? Alla data di scadenza del termine del bando - non al momento della presentazione, ed e' una precisazione che cambia gli esiti concreti. Poi arriva un "salvo che": esiste una fascia di casi esclusi dalla regola, cioe' quelli in cui il difetto riguarda elementi regolarizzabili. E per quella fascia c'e' una disciplina propria: l'ufficio assegna un termine per integrare.

Ricostruito cosi', il comma dice due cose: regola generale (mancano i requisiti alla scadenza, domanda inammissibile) ed eccezione (se il difetto e' regolarizzabile, si integra). Una domanda tipo sara': "il candidato la cui domanda presenta un difetto regolarizzabile e' escluso?" La risposta e' no, e sta tutta nel "salvo che" che il lettore frettoloso non registra.

9.4 Esempio svolto su testo amministrativo

Testo (circolare fittizia, a scopo didattico). "Le sedi territoriali provvedono all'istruttoria delle istanze secondo l'ordine cronologico di presentazione. E' fatta salva la trattazione prioritaria delle istanze presentate da soggetti in condizioni di particolare fragilita', secondo i criteri definiti dalla direzione competente. Qualora l'istruttoria richieda documentazione integrativa, il responsabile del procedimento puo' assegnare un termine non inferiore a dieci giorni per la produzione dei documenti; decorso inutilmente tale termine, l'istanza e' definita sulla base degli atti disponibili."

Domanda. Quale affermazione e' conforme al testo?
A) Il responsabile del procedimento deve sempre assegnare dieci giorni per l'integrazione documentale.
B) Le istanze sono trattate esclusivamente in ordine cronologico di presentazione.
C) Se il termine per l'integrazione scade senza che i documenti siano prodotti, l'istanza viene comunque definita.
D) Le istanze prive della documentazione completa sono respinte.

Ragionamento. C riformula l'ultima proposizione: "decorso inutilmente tale termine, l'istanza e' definita sulla base degli atti disponibili". Il testo non prevede l'archiviazione ne' il rigetto automatico: prevede la definizione con quel che c'e'. C regge.

Risposta: C.

Perche' cadono le altre. A commette due errori sovrapposti, entrambi tipici: trasforma il "puo'" in "deve", e converte "non inferiore a dieci giorni" - che e' un minimo, quindi il termine puo' essere anche di venti - in un valore fisso. Sono due parole soltanto, e ribaltano il contenuto. B ignora l'"e' fatta salva": la trattazione prioritaria dei soggetti fragili convive con l'ordine cronologico, quindi "esclusivamente" e' falso; e' la classica generalizzazione indebita costruita cancellando l'eccezione. D e' plausibile ma non scritta: e' quello che uno si aspetta accada, e il testo dice invece un'altra cosa (definizione sulla base degli atti disponibili, che puo' anche concludersi positivamente). Chi sceglie D risponde con il proprio modello mentale della burocrazia, non con il testo.

10. Strategia in prova

10.1 In preselezione

Il vincolo e' il tempo, quindi la strategia e' di gestione dell'errore piu' che di virtuosismo. Tre regole valgono piu' di tutte le altre. Primo: rispondi per esclusione, perche' scartare tre opzioni sbagliate e' piu' rapido e piu' affidabile che riconoscere quella giusta a colpo d'occhio - il riconoscimento immediato e' spesso proprio l'effetto del distrattore ben costruito. Secondo: non innamorarti della prima opzione plausibile, leggi comunque le altre tre, perche' i quesiti sono progettati mettendo una risposta "quasi giusta" prima di quella corretta. Terzo: se dopo un minuto e mezzo sei ancora indeciso tra due opzioni, segna il quesito e vai avanti; un quesito difficile e uno facile valgono lo stesso, e restare impantanato ti costa due domande facili in fondo alla prova. Verifica sempre, prima della prova, se e' previsto un punteggio negativo per le risposte errate: la scelta se tirare a indovinare sui quesiti dubbi dipende interamente da quel dato, che va letto nel bando e non presunto.

10.2 Nella prova scritta, sezione (a)

Qui non devi scegliere: devi analizzare e scrivere. Il metodo che rende meglio e' trasferire in forma scritta lo stesso schema che usi per rispondere ai quesiti. Leggi il testo tecnico-giuridico e ricostruisci esplicitamente fattispecie, destinatari, effetto, eccezioni. Segna i rinvii ("ai sensi di") e le clausole di salvezza ("fatto salvo", "salvo che"), perche' e' li' che si annida la parte non ovvia della disposizione. Distingui, nella risposta, cio' che il testo dispone da cio' che tu ne inferisci: attribuire al testo una conclusione tua e' l'errore che una commissione penalizza piu' duramente, perche' dimostra proprio l'assenza della competenza che la prova misura. Se un punto e' ambiguo nel testo, dirlo esplicitamente e spiegare da cosa dipende l'ambiguita' vale piu' che sceglierne arbitrariamente un'interpretazione: e' esattamente il comportamento che ci si aspetta da un funzionario che istruisce una pratica.

10.3 Come esercitarsi

Allenarsi su quesiti a scelta multipla e' necessario ma non sufficiente. Aggiungi due esercizi che rendono molto e costano poco tempo. Il primo: prendi un articolo di una norma o una circolare vera e riscrivilo in tre frasi brevi, una per la regola, una per le condizioni, una per le eccezioni. Se non ci riesci, non l'hai capito. Il secondo: ogni volta che sbagli un quesito di comprensione, non limitarti a leggere la soluzione, ma classifica l'errore secondo le categorie del capitolo 5 - era una generalizzazione indebita? un'inferenza plausibile ma non necessaria? un "puo'" letto come "deve"? Dopo un centinaio di quesiti scoprirai che i tuoi errori si concentrano su due o tre tipologie ricorrenti, e lavorare su quelle vale piu' che fare altri mille esercizi alla cieca.

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