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Riassunto · Quiz Concorso INPS 1695 Funzionari PECS

Dispensa - Cultura generale - INPS 1695 Funzionari PECS

di Redazione TiConsiglio

Contenuto a fini di studio e autovalutazione, generato con il supporto dell'AI e revisionato dalla Redazione. Può contenere imprecisioni. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non sostituiscono la normativa vigente né gli atti ufficiali cui occorre sempre fare riferimento.

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1. Che cos'e' davvero questa materia, e perche' questa dispensa e' breve

Iniziamo da una dichiarazione di trasparenza, perche' e' piu' utile di qualunque premessa retorica: questa dispensa e' volutamente corta. Non e' una svista editoriale ne' un lavoro lasciato a meta'. E' una scelta, e la ragione sta nei numeri della banca dati che avete gia' a disposizione in piattaforma.

Le domande di Cultura generale caricate e disponibili per l'allenamento sono 3.575. Le abbiamo analizzate una per una per capire di che cosa parlano davvero, e il risultato e' questo: la Geografia vale circa 310 domande, la Storia circa 286, le Istituzioni e la Costituzione circa 136, l'Unione europea e gli organismi internazionali circa 123, Arte e letteratura circa 64, le Scienze circa 54. Sommate: siamo intorno alle novecentosettanta domande, meno di un terzo del totale. Tutto il resto - vale a dire circa il 73% del totale - non e' riconducibile ad alcuna area studiabile. Sono domande su chi ha vinto un torneo di tennis, su che cosa significa un acronimo del calcio, su un marchio commerciale, su un modo di dire, su una canzone, su un fatto di cronaca recente, su un personaggio dello spettacolo.

Su quel 73% non esiste un manuale che possa prepararvi. Non perche' il manuale sia scritto male, ma perche' quel materiale non ha struttura: e' un repertorio aperto di nozioni puntuali, che nessuno puo' delimitare in anticipo. Chi vi promette una dispensa che "copre la cultura generale" vi sta vendendo, in buona fede o meno, un'illusione di controllo. Studiare quattrocento pagine di curiosita' assortite produce una sensazione di lavoro fatto e quasi nessun punto in piu', perche' le nozioni che escono nella vostra prova saranno altre quattrocento.

C'e' un secondo dato, ancora piu' importante, che ridimensiona il peso di questa materia. La Cultura generale compare solo nell'eventuale preselezione prevista dall'articolo 6 del bando - eventuale perche' si svolge soltanto se il numero delle domande supera le 4.000 - e in nessun modo nella prova scritta. La preselezione consiste in 60 quesiti a risposta multipla su logica, comprensione e ragionamento verbale, inglese, competenze informatiche e cultura generale, e ammette alla scritta un numero di candidati pari al doppio dei posti, piu' gli ex aequo. Il punto decisivo e' che il punteggio della preselettiva non concorre alla graduatoria finale: e' pura fase di sbarramento. La graduatoria si costruisce sulla prova scritta, che ha due sezioni - analisi di testi tecnico-giuridici e analisi di casi situazionali - e si supera con almeno 21/30 in entrambe.

Traducete questo in strategia. In preselezione non serve eccellere: serve passare. Un punto guadagnato in cultura generale vale esattamente come un punto guadagnato in logica, e nessuno dei due vi seguira' in graduatoria. Ogni ora sottratta alla preparazione della scritta per inseguire nozioni imprevedibili e' un'ora spesa male, perche' la scritta e' l'unica prova che pesa sul risultato finale.

Da qui la struttura di questo testo. Trovate un capitolo lungo di metodo - come si affronta una batteria di cultura generale e come ci si allena sulle domande vere - e due sole sezioni di contenuto: Istituzioni e ordinamento della Repubblica e Unione europea e organismi internazionali. Sono le due aree che hanno una struttura interna, dove il ragionamento sostituisce la memoria, e - non e' un dettaglio - la prima delle due continua a servirvi anche dopo la preselezione: chi lavora nell'INPS ha a che fare con l'ordinamento amministrativo tutti i giorni, e i testi tecnico-giuridici della scritta si muovono in quel mondo. Il resto lo trattiamo in poche righe di indirizzo, dicendovi che cosa ripassare se avanza tempo e, soprattutto, che cosa non vale la pena studiare.

2. Come si affronta una batteria di cultura generale

Questa e' la parte centrale della dispensa. Non perche' il metodo sia una scorciatoia, ma perche' in una materia dove la conoscenza e' per definizione incompleta, la differenza fra due candidati che sanno le stesse cose la fa il modo in cui gestiscono le domande che non sanno. E in una batteria di 60 quesiti misti, le domande che non sapete ci saranno di sicuro.

Due famiglie di domande, e non vanno trattate allo stesso modo

Il primo gesto mentale, appena letta una domanda, e' classificarla. Esistono due famiglie, e l'errore piu' costoso e' trattarle nello stesso modo.

La prima famiglia e' quella delle domande "o lo sai o non lo sai". Sono nozioni puntuali, isolate, che non si deducono da nulla: in che citta' ha sede una certa istituzione, in quale anno e' uscito un certo film, quale sportivo ha vinto un certo titolo, che cosa significa una sigla commerciale. Se la nozione e' in memoria, la risposta arriva in tre secondi. Se non c'e', non arrivera' mai, per quanto rileggiate il testo: non c'e' nulla nella domanda che possa generarla. Su queste, il comportamento corretto e' brutale - un tentativo rapido di esclusione, una scelta, avanti.

La seconda famiglia e' quella delle domande aggredibili col ragionamento. Sono quelle in cui la risposta e' ricostruibile a partire da un principio, da una funzione, da una relazione logica fra concetti che gia' possedete. "Quale organo dichiara l'illegittimita' costituzionale di una legge?" e' una domanda di questo tipo: anche se non avete studiato l'elenco, sapere che esiste un organo dedicato al controllo di costituzionalita' e che si chiama Corte costituzionale vi porta alla risposta senza memorizzare nulla. Lo stesso vale per "quale istituzione dell'Unione europea rappresenta direttamente i cittadini?": il nome stesso, Parlamento europeo, contiene la risposta, perche' i parlamenti sono ovunque gli organi elettivi rappresentativi.

Ecco perche' le due sezioni di contenuto di questa dispensa sono quelle che sono. Istituzioni e Unione europea sono le due aree in cui la percentuale di domande della seconda famiglia e' piu' alta: si studia la logica del sistema una volta, e quella logica risponde a decine di domande diverse. Nella geografia dei capoluoghi o nella storia dello spettacolo, invece, non c'e' logica da imparare: c'e' solo elenco.

Le tecniche di esclusione che funzionano davvero

Anche quando non conoscete la risposta, la struttura di un quesito a risposta multipla vi lascia quasi sempre qualche appiglio. Non sono trucchi magici e non funzionano sempre, ma alzano la probabilita' media, ed e' esattamente cio' che serve su sessanta domande.

  • L'opzione fuori tema. Chi scrive le domande deve produrre tre distrattori per ogni risposta esatta, e sotto pressione ne nasce spesso uno che appartiene a un campo semantico diverso dagli altri tre. Se tre opzioni sono nomi di organi dello Stato e la quarta e' un ente locale, la quarta e' quasi sempre riempitivo. Cominciate sempre da qui: e' la mossa che costa meno tempo e rende di piu'.
  • La coppia contraddittoria. Quando due opzioni si escludono a vicenda - una dice che un organo e' elettivo e l'altra che e' nominato, una dice "e' obbligatorio" e l'altra "e' facoltativo" - c'e' una probabilita' alta che la risposta corretta sia una delle due. Chi ha costruito la domanda ha messo li' l'alternativa vera e il suo opposto perche' quello e' il punto che voleva testare. Quando il criterio funziona, ridurre il campo da quattro a due opzioni porta la probabilita' dal 25% fino al 50%: e' il singolo miglioramento piu' grosso che possiate ottenere senza sapere la risposta. Non e' una certezza - la coppia contraddittoria puo' essere anch'essa un doppio distrattore - ma e' un'ipotesi di lavoro che paga piu' spesso di quanto non costi.
  • I quantificatori estremi. Le opzioni che contengono "sempre", "mai", "in nessun caso", "tutti senza eccezione" sono statisticamente piu' spesso false, perche' la realta' - e a maggior ragione il diritto - e' fatta di eccezioni. Attenzione pero': questa regola ha eccezioni proprio nelle domande costituzionali, dove alcuni principi sono davvero assoluti. Trattatela come un indizio, mai come una certezza.
  • L'opzione troppo specifica o troppo generica. Se tre risposte sono formulate su un livello di dettaglio omogeneo e una e' molto piu' minuziosa o molto piu' vaga delle altre, quella stona. Il dettaglio eccessivo e' spesso un distrattore costruito per sembrare competente; la vaghezza estrema e' spesso un riempitivo scritto in fretta.
  • Il riconoscimento parziale. "Ho sentito questo nome" e' un'informazione, non un rumore. Se fra quattro opzioni una vi suona familiare nel contesto giusto - il nome di un trattato in una domanda sull'Unione europea, il nome di un'agenzia in una domanda sull'ONU - quella familiarita' vale piu' del caso puro. Non e' certezza, ma se dovete scegliere fra un nome mai sentito e uno che riconoscete vagamente nel campo giusto, scegliete il secondo.

Il tempo: quanto vale fermarsi su qualcosa che non si sa

Vale pochissimo, ed e' il consiglio piu' difficile da mettere in pratica perche' contraddice l'istinto. Davanti a una domanda che non sapete, la mente propone di restare li' e cercare: e' la stessa sensazione di quando si cerca un nome sulla punta della lingua. Ma nel contesto di una prova cronometrata quel tempo e' sottratto a domande che sapreste risolvere.

Fissate una soglia e rispettatela: se dopo una lettura e un tentativo rapido di esclusione non avete un'idea, chiudete la domanda. Sceglietela con il criterio migliore che avete in quel momento e passate oltre. Se il sistema di prova lo consente, segnatela per un eventuale ritorno finale, ma solo se il ritorno c'e' davvero.

Sulla rilettura, un punto controintuitivo ma solido: rileggere tre volte una domanda di cultura generale non serve. In comprensione verbale rileggere ha senso, perche' l'informazione e' nel testo e potreste esservela persa. In cultura generale l'informazione e' nella vostra memoria oppure non c'e': il testo della domanda e' breve e non nasconde nulla. La terza lettura non produce conoscenza nuova, produce ansia e brucia secondi. Una lettura attenta, con particolare cura alle negazioni ("quale delle seguenti NON e' ...") che sono la trappola formale piu' comune, e poi decisione.

Un'ultima nota di gestione: fate una prima passata su tutta la batteria rispondendo a cio' che sapete e chiudendo in fretta cio' che non sapete. E' molto peggio arrivare al tempo scaduto con dieci domande facili non lette che sbagliarne dieci difficili.

Rispondere o lasciare in bianco

Qui la regola dipende interamente da un dato che dovete leggere nel bando e nelle istruzioni della prova, mai presumere: come vengono punteggiate le risposte errate e le risposte non date. I sistemi in uso nei concorsi pubblici sono diversi fra loro, e la strategia corretta cambia radicalmente. Non fidatevi di quello che vi ha detto un collega su un altro concorso: verificate sul vostro.

Il ragionamento da applicare, una volta noto il criterio, e' semplice e si chiama valore atteso. Significa chiedersi: se rispondessi a caso a cento domande come questa, ci guadagnerei o ci perderei?

Se le risposte errate non sono penalizzate - cioe' se sbagliare vale zero esattamente come non rispondere - la conclusione e' netta e non ammette sfumature: non si lascia mai nulla in bianco. Anche tirando a caso fra quattro opzioni, una risposta su quattro sara' giusta, e non c'e' alcun costo per le altre tre. Lasciare in bianco in questo scenario e' semplicemente regalare punti. Se vi accorgete che il tempo sta per finire con domande ancora vuote, riempitele tutte, anche a caso, prima che scada.

Se le risposte errate sono penalizzate, il calcolo cambia ma non diventa proibitivo. Il criterio pratico e' questo: rispondete quando siete riusciti a scartare almeno un'opzione con una ragione. Se da quattro opzioni ne avete eliminata una, state scegliendo fra tre con probabilita' di un terzo: con la penalita' piu' diffusa - un terzo di punto sottratto per ogni errore - questo e' un gioco esattamente in pari, ne' conveniente ne' svantaggioso, e la scelta di rispondere o meno e' indifferente. Se avete eliminato due opzioni siete al cinquanta per cento, e li' rispondere diventa chiaramente conveniente. Il conto cambia se il bando prevede una penalita' piu' severa: e' un'altra ragione per leggerlo invece di presumerlo. Se invece le quattro opzioni vi sono tutte ugualmente opache, senza alcun appiglio, allora in regime di penalita' lasciare in bianco e' la scelta razionale.

Notate come questo criterio si sposi con le tecniche di esclusione del paragrafo precedente: il loro valore non e' solo trovare la risposta, e' anche autorizzarvi a rispondere. Ogni opzione che riuscite a eliminare trasforma una domanda da "meglio lasciarla" a "conviene tentarla".

3. Come allenarsi con le 3.575 domande della piattaforma

Questa e' la parte piu' utile in pratica, e il motivo per cui il tempo che dedicherete alla cultura generale va speso qui e non su un manuale. Le 3.575 domande in piattaforma hanno tutte la spiegazione. Non e' un dettaglio accessorio: e' cio' che trasforma un archivio di quiz in uno strumento di studio.

L'esercizio giusto non e' "fare tanti quiz"

Il modo sbagliato di usare una banca dati e' macinare sessioni una dopo l'altra guardando solo il punteggio finale. Produce la sensazione gratificante di aver lavorato molto e lascia poco, perche' le domande sbagliate scorrono via senza diventare conoscenza.

Il modo giusto e' rovesciare il rapporto fra tempo di esecuzione e tempo di revisione. Fate una sessione, poi leggete la spiegazione di ogni errore, e leggetela anche quando avete indovinato senza esserne sicuri - quelle sono errori mascherati dalla fortuna. La spiegazione fa due cose: vi da' la nozione mancante e, molto piu' importante, vi mostra perche' i distrattori erano sbagliati. E' nei distrattori che si impara, perche' e' li' che vi vedrete cadere di nuovo.

Il quaderno degli errori ricorrenti

Tenete un quaderno - un file di testo va benissimo - dove annotate non tutte le domande sbagliate, ma i tipi di errore che si ripetono. Dopo qualche centinaio di quesiti scoprirete che i vostri errori non sono casuali: hanno famiglie. Qualcuno confonde sistematicamente i due Consigli europei. Qualcuno inverte le competenze fra Presidente della Repubblica e Governo. Qualcuno cade sulle domande con la negazione. Qualcuno sbaglia le date del Novecento perche' non ha un ordine cronologico di riferimento.

Ognuna di queste famiglie e' un buco piccolo e riparabile in mezz'ora, e ognuna vale piu' punti di venti nozioni isolate memorizzate. Il quaderno serve esattamente a farle emergere, perche' vivendo gli errori uno alla volta non le vedreste mai.

La ripetizione delle domande e' un vantaggio, non un limite

Chi si allena su una banca dati ampia prima o poi nota che alcune domande tornano, magari con parole leggermente diverse, e conclude che l'archivio e' poco vario. E' un fraintendimento, e correggerlo cambia il modo di studiare.

Le batterie di cultura generale dei concorsi pubblici attingono a un repertorio ricorrente. Non c'e' una fabbrica che inventa nozioni nuove ogni anno: ci sono nuclei di domande che circolano, si ripresentano, si riformulano. Questo significa che riconoscere una domanda gia' vista vale un punto pieno, esattamente come saperla per cultura. In una materia dove il 73% del materiale e' imprevedibile, l'esposizione ripetuta e' letteralmente l'unico modo di rendere prevedibile una parte di quel 73%.

Quindi: quando ritrovate una domanda che avete gia' incontrato, non saltatela con fastidio. Quella e' la ripetizione che sta facendo il suo lavoro. E se la sbagliate di nuovo, e' un segnale prezioso - quella nozione non e' entrata, e va nel quaderno.

Un ritmo sostenibile

Non serve molto, serve regolare. Una sessione da trenta o quaranta quesiti al giorno, seguita da dieci-quindici minuti di lettura delle spiegazioni, e' un carico che si regge per settimane accanto allo studio delle materie della scritta. Fatta ogni giorno, in un mese vi porta a coprire un migliaio di quesiti con revisione vera - molto piu' efficace di tre maratone da trecento domande fatte nei fine settimana e mai riviste.

Due accorgimenti. Il primo: alternate sessioni per area a sessioni miste. Le sessioni per area consolidano, le sessioni miste allenano il gesto vero della prova, che e' saltare da una nozione di geografia a una di sport a una di Costituzione senza perdere ritmo. Il secondo: nell'ultimo periodo, fate almeno qualche sessione a tempo, con il cronometro. Il collo di bottiglia della preselezione non e' quasi mai la conoscenza, e' la gestione dei minuti, e quella si allena solo simulandola.

4. Istituzioni e ordinamento della Repubblica

Questa e' la prima delle due sezioni di contenuto vero, ed e' la piu' redditizia in assoluto. Tre ragioni: e' materia strutturata, quindi si ragiona invece di memorizzare; nella banca dati vale circa 136 domande, la terza area per peso fra quelle studiabili; e a differenza di tutte le altre continua a servirvi dopo la preselezione, perche' i testi tecnico-giuridici della prova scritta si muovono dentro questo vocabolario.

Un avvertimento sui numeri, prima di iniziare. Le domande della banca dati che citano la Costituzione sono circa 51, ma solo circa 7 chiedono un articolo specifico; circa 18 riguardano gli organi costituzionali. Questo vi dice che imparare l'elenco numerato degli articoli e' un investimento pessimo, mentre capire chi fa cosa e' un investimento ottimo. Di conseguenza in questa sezione trovate le funzioni spiegate in prosa e pochissimi numeri: dove un dato e' stabile e certo ve lo do, dove non lo e' vi spiego l'istituto senza appesantirlo con un riferimento che potrebbe essere sbagliato. Meglio capire bene un meccanismo che citare male un articolo.

La Costituzione: natura e struttura

La Costituzione italiana e' entrata in vigore il 1 gennaio 1948, dopo essere stata approvata dall'Assemblea costituente eletta nel 1946 e promulgata dal Capo provvisorio dello Stato. Questa data e' stabile, certa e chiesta spesso: tenetela.

La sua caratteristica giuridica fondamentale e' di essere rigida. Rigida significa che non puo' essere modificata con una legge ordinaria: per cambiarla serve un procedimento aggravato, cioe' piu' complesso di quello ordinario, che prevede una doppia deliberazione di ciascuna Camera e la possibilita' di un referendum confermativo. Il contrario e' una costituzione flessibile, modificabile da qualunque legge successiva - com'era lo Statuto Albertino, che precedette la Costituzione repubblicana. La rigidita' e' la ragione per cui esiste un controllo di costituzionalita' delle leggi: se le leggi ordinarie non possono contraddire la Costituzione, serve qualcuno che verifichi. La coppia rigidita' - controllo di costituzionalita' e' uno dei nessi logici piu' redditizi da possedere, perche' rende deducibili molte domande.

La Costituzione e' inoltre scritta, lunga (non si limita all'organizzazione dei poteri ma enuncia diritti e principi), votata (nasce da un'assemblea eletta, non concessa da un sovrano) e programmatica in una parte delle sue norme, cioe' indica obiettivi che il legislatore deve perseguire. Ognuno di questi aggettivi compare nei quiz come opzione, e conoscerne il significato vi permette di scartare i contrari.

Quanto alla struttura, e' articolata in tre blocchi che conviene tenere a mente come mappa: i principi fondamentali in apertura; la parte sui diritti e doveri dei cittadini, organizzata per rapporti civili, etico-sociali, economici e politici; e la parte sull'ordinamento della Repubblica, che descrive gli organi e le loro competenze. In coda stanno le disposizioni transitorie e finali. Sapere in quale blocco vive un certo tema vi aiuta piu' di quanto sembri, perche' molti quesiti chiedono proprio la collocazione.

I principi fondamentali piu' chiesti

L'apertura della Costituzione stabilisce che l'Italia e' una Repubblica democratica fondata sul lavoro e che la sovranita' appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. E' probabilmente la formula piu' citata nei quiz, e i distrattori tipici sostituiscono "fondata sul lavoro" con altre formule plausibili oppure attribuiscono la sovranita' allo Stato o al Parlamento anziche' al popolo. Notate anche la seconda meta' della frase: la sovranita' popolare non e' illimitata, si esercita nelle forme e nei limiti costituzionali - e' un contenuto, non un abbellimento.

Il principio di uguaglianza ha due volti, e la distinzione fra i due e' uno dei classici della materia. L'uguaglianza formale afferma che tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali: e' un divieto di discriminazione. L'uguaglianza sostanziale aggiunge qualcosa di piu' impegnativo: compito della Repubblica e' rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la liberta' e l'eguaglianza, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione dei lavoratori all'organizzazione del Paese. E' il passaggio dal "non discriminare" all'"intervenire attivamente", ed e' il fondamento costituzionale di tutte le politiche di welfare - compresa la ragion d'essere dell'ente per cui vi state candidando. Se una domanda vi chiede quale principio giustifica interventi differenziati a favore di categorie svantaggiate, la risposta e' l'uguaglianza sostanziale.

Sul versante penale, due principi ricorrono. La presunzione di non colpevolezza: l'imputato non e' considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Attenzione alla parola "definitiva" - i distrattori giocano su "sino al primo grado" o "sino al rinvio a giudizio". E la finalita' rieducativa della pena: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanita' e devono tendere alla rieducazione del condannato. Il verbo e' "tendere", il che significa che la rieducazione e' una direzione obbligatoria, non un risultato garantito; e la formulazione non esclude le altre funzioni della pena, la affianca. I quiz spesso propongono come distrattore l'idea che la pena abbia funzione esclusivamente punitiva o esclusivamente rieducativa: entrambe le formulazioni assolute sono sbagliate.

Gli organi costituzionali e le loro funzioni

Qui sta il cuore redditizio. Se dovete portare a casa una cosa sola da questa dispensa, portate la mappa di chi fa cosa, perche' i quiz vivono quasi interamente sullo scambio di competenze fra organi.

Il Parlamento e' bicamerale ed e' composto da Camera dei deputati e Senato della Repubblica. La caratteristica del bicameralismo italiano e' di essere perfetto o paritario: le due Camere hanno le stesse funzioni e la stessa posizione, e una legge deve essere approvata nel medesimo testo da entrambe. Questa e' la ragione della cosiddetta navetta, il passaggio ripetuto del testo da un ramo all'altro finche' non coincidono. La funzione tipica del Parlamento e' quella legislativa, cui si affiancano la funzione di indirizzo politico - il rapporto di fiducia con il Governo - e quella di controllo, esercitata attraverso interrogazioni, interpellanze e inchieste. Ricordate che il Parlamento accorda e revoca la fiducia al Governo: e' il nodo che definisce la forma di governo parlamentare italiana.

Il Governo e' l'organo dell'esecutivo ed e' composto dal Presidente del Consiglio dei ministri, dai ministri e dal Consiglio dei ministri come organo collegiale. La sua funzione tipica e' dare attuazione all'indirizzo politico e amministrare, ma esercita anche una potesta' normativa: adotta regolamenti e, nei casi previsti, atti con forza di legge - il decreto legislativo, che presuppone una legge di delega del Parlamento, e il decreto-legge, adottato in casi straordinari di necessita' e urgenza e che deve essere convertito in legge dal Parlamento entro un termine breve, a pena di perdere efficacia. La distinzione fra decreto legislativo (delega a monte) e decreto-legge (conversione a valle) e' chiesta spesso e si ricorda cosi': nel primo il Parlamento parla prima, nel secondo parla dopo.

Il Presidente della Repubblica e' il capo dello Stato e rappresenta l'unita' nazionale. La sua figura non appartiene a nessuno dei tre poteri classici: e' un organo di garanzia, che vigila sul corretto funzionamento del sistema. E' eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da delegati delle Regioni. Fra le sue attribuzioni piu' chieste: promulga le leggi; puo' rinviare una legge alle Camere con messaggio motivato chiedendone una nuova deliberazione, ma se le Camere la riapprovano deve promulgarla; emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti; nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri; indice le elezioni e i referendum; puo' sciogliere le Camere, o anche una sola di esse; e' comandante delle Forze armate; presiede il Consiglio superiore della magistratura; puo' concedere la grazia.

Fermatevi su questo elenco, perche' contiene le distinzioni che i quiz sfruttano piu' di ogni altra cosa. Chi approva una legge? Il Parlamento. Chi la promulga? Il Presidente della Repubblica. Chi emana i decreti? Il Presidente della Repubblica, ma su deliberazione del Governo, che ne e' l'autore sostanziale. Chi nomina il Presidente del Consiglio? Il Presidente della Repubblica. Chi nomina i ministri? Ancora il Presidente della Repubblica, ma su proposta del Presidente del Consiglio. Chi da' la fiducia al Governo? Il Parlamento, non il Presidente della Repubblica. Chi scioglie le Camere? Il Presidente della Repubblica. Chi presiede il Consiglio dei ministri? Il Presidente del Consiglio. Chi presiede il Consiglio superiore della magistratura? Il Presidente della Repubblica.

Il verbo, in queste domande, e' l'informazione. Approvare, promulgare, emanare, nominare, proporre, sciogliere, indire, presiedere non sono sinonimi: ciascuno individua un atto preciso e un titolare preciso. Se allenate l'orecchio a questi verbi, una porzione consistente delle domande istituzionali diventa deducibile.

La Corte costituzionale e' l'organo di garanzia della rigidita' della Costituzione. Il suo compito principale e' giudicare sulla legittimita' costituzionale delle leggi e degli atti con forza di legge dello Stato e delle Regioni: se una norma contrasta con la Costituzione, la Corte la dichiara illegittima e quella norma cessa di avere efficacia. Giudica inoltre sui conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato e fra Stato e Regioni, sull'ammissibilita' dei referendum abrogativi e sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica. I suoi giudici provengono da tre fonti diverse - una parte nominati dal Presidente della Repubblica, una parte eletti dal Parlamento in seduta comune, una parte eletti dalle supreme magistrature - e questa composizione mista e' voluta, perche' garantisce che nessun potere controlli l'organo che deve arbitrare fra i poteri. Un errore frequente da evitare: la Corte costituzionale non e' un grado di giudizio ulteriore rispetto alla Cassazione, e' un organo di natura diversa, che giudica sulle norme e non sui fatti.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. I giudici sono soggetti soltanto alla legge - formula che va letta come garanzia e come limite insieme: nessuno puo' dare loro ordini, ma neppure loro possono discostarsi dalla legge. L'indipendenza e' garantita in concreto dall'esistenza del Consiglio superiore della magistratura, l'organo di autogoverno cui spettano le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati: sottraendo queste decisioni al Ministro e affidandole a un organo composto in maggioranza da magistrati eletti dai loro colleghi, si evita che la carriera di un giudice dipenda dal potere politico. Il CSM e' presieduto dal Presidente della Repubblica, e ne fanno parte di diritto il Primo presidente e il Procuratore generale della Corte di cassazione. Altro principio molto chiesto: il giudice naturale precostituito per legge, cioe' nessuno puo' essere distolto dal giudice che le regole generali individuavano gia' prima del fatto - la garanzia contro i tribunali creati su misura.

5. Unione europea e organismi internazionali

Seconda e ultima sezione di contenuto, e qui devo essere ancora piu' esplicito che altrove, perche' l'onesta' vi fa risparmiare tempo. Le domande sull'Unione europea nella banca dati sono circa 44, quelle su altri organismi internazionali circa 79, per un totale intorno alle 123. Ma una buona parte di queste domande e' puramente nozionistica: dove ha sede una certa istituzione, in quale citta' e' stato firmato un certo trattato, quante stelle ci sono sulla bandiera, quanti sono gli Stati membri.

Su quel tipo di domanda non c'e' ragionamento che tenga: rientrano in pieno nella famiglia "o lo sai o non lo sai" del capitolo sul metodo, e il posto giusto per incontrarle e' la piattaforma, sbagliandole una volta e leggendo la spiegazione. Non costruite schede di sedi e citta': e' il classico studio che sembra produttivo e rende pochissimo.

Quello che invece vale la pena imparare, e che vi do qui, e' la struttura: chi fa cosa nell'Unione europea, e la linea storica dei trattati come impianto. Perche' quella parte e' deducibile, si tiene a mente con poco sforzo e neutralizza il distrattore piu' frequente della materia.

Le istituzioni dell'Unione europea e le loro funzioni

Il Parlamento europeo e' l'istituzione che rappresenta direttamente i cittadini dell'Unione ed e' l'unica eletta a suffragio universale diretto dai cittadini degli Stati membri. Esercita, insieme al Consiglio, la funzione legislativa e quella di bilancio, ed esercita funzioni di controllo politico. Se una domanda cerca l'organo elettivo e rappresentativo, e' sempre questo.

Il Consiglio europeo riunisce i capi di Stato o di governo degli Stati membri, insieme al suo Presidente e al Presidente della Commissione. Non e' un organo legislativo: il suo compito e' dare all'Unione gli impulsi e definirne gli orientamenti e le priorita' politiche generali. E' l'organo del massimo livello politico, quello dei "vertici europei".

Il Consiglio - detto anche Consiglio dell'Unione europea, e storicamente Consiglio dei ministri - riunisce invece un ministro per ciascuno Stato membro, competente per la materia trattata, e per questo si riunisce in diverse formazioni a seconda dell'argomento. Esercita, congiuntamente al Parlamento europeo, la funzione legislativa e quella di bilancio.

Fermatevi qui, perche' la differenza fra i due Consigli e' il distrattore principe di tutta la materia e vale da sola piu' di dieci nozioni. La regola per non sbagliare mai: Consiglio europeo uguale capi di Stato o di governo, indirizzo politico generale, niente legislazione; Consiglio (dell'Unione europea) uguale ministri di settore, legifera insieme al Parlamento. E aggiungete un terzo nome che i quiz infilano apposta per confondere: il Consiglio d'Europa non e' un'istituzione dell'Unione europea. E' un'organizzazione internazionale distinta e piu' ampia, nata per la tutela dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia, ed e' l'organizzazione nel cui ambito opera la Corte europea dei diritti dell'uomo. Se in una domanda sull'UE compare "Consiglio d'Europa" fra le opzioni, nella grande maggioranza dei casi e' li' come trappola.

La Commissione europea e' l'organo esecutivo dell'Unione e ne promuove l'interesse generale. Ha una caratteristica che la rende riconoscibile: e' l'istituzione che detiene, in via generale, il potere di iniziativa legislativa. Nell'Unione, cioe', il procedimento legislativo di regola parte da una proposta della Commissione, che Parlamento e Consiglio poi esaminano e approvano - un assetto opposto a quello degli ordinamenti nazionali, dove l'iniziativa e' tipicamente del Parlamento e del Governo insieme. La Commissione vigila inoltre sull'applicazione del diritto dell'Unione e da' esecuzione al bilancio. I suoi membri sono scelti in base alla competenza e alla loro indipendenza deve essere fuori dubbio: non rappresentano il proprio Stato.

La Corte di giustizia dell'Unione europea assicura il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati. Il suo strumento piu' caratteristico e' il rinvio pregiudiziale: quando un giudice nazionale ha un dubbio sull'interpretazione o sulla validita' di una norma dell'Unione, sospende il processo e chiede alla Corte, che risponde con una pronuncia vincolante. E' il meccanismo che garantisce che il diritto dell'Unione sia interpretato allo stesso modo in tutti gli Stati membri, e capirlo vi consente di rispondere a diverse domande senza memorizzare nulla.

La Banca centrale europea e' l'istituzione responsabile della politica monetaria per gli Stati che hanno adottato l'euro. Ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione dell'euro, ed e' indipendente nell'esercizio dei suoi poteri: ne' le istituzioni dell'Unione ne' i governi nazionali possono impartirle istruzioni. Il suo obiettivo principale e' il mantenimento della stabilita' dei prezzi. Un punto da tenere: non tutti gli Stati membri dell'Unione adottano l'euro - appartenenza all'Unione e appartenenza all'area euro sono cose diverse, e i quiz ci giocano.

La linea dei trattati, come impianto

Piu' che date isolate, tenete la sequenza logica. Il punto di partenza e' la CECA, la Comunita' europea del carbone e dell'acciaio, prima realizzazione concreta dell'integrazione: si comincia mettendo in comune due settori produttivi strategici, non costruendo subito un'unione politica. Seguono i Trattati di Roma, che istituiscono la Comunita' economica europea e l'Euratom: l'integrazione esce dai due settori iniziali e diventa un mercato comune.

Il passaggio decisivo e' il Trattato di Maastricht, che segna la nascita dell'Unione europea come tale, introduce la cittadinanza europea e traccia il percorso verso l'unione economica e monetaria che portera' all'euro. Se un quesito chiede quale trattato ha trasformato le Comunita' in Unione europea, o quale ha introdotto la cittadinanza europea, la risposta e' Maastricht: e' probabilmente il singolo nome piu' redditizio dell'intera area.

La linea si chiude con il Trattato di Lisbona, che riforma l'assetto istituzionale attualmente in vigore, ridefinisce il ruolo delle istituzioni e attribuisce alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea lo stesso valore giuridico dei trattati. Fra Roma e Maastricht e fra Maastricht e Lisbona ci sono altri trattati intermedi: sapere che esistono basta, non serve elencarli.

Un avvertimento che vale piu' di molte nozioni. I dati che cambiano nel tempo non vanno memorizzati da un manuale: il numero degli Stati membri dell'Unione, il numero degli Stati che adottano l'euro, chi presiede in questo momento la Commissione, il Consiglio europeo o la BCE, il numero degli Stati aderenti alla NATO o all'ONU, chi e' Segretario generale delle Nazioni Unite. Sono dati che si aggiornano, e un manuale stampato o una dispensa scritta mesi prima possono essere superati. Trattateli come informazioni da verificare alla vigilia: dedicate mezz'ora nei giorni immediatamente precedenti la prova a controllarli su fonti ufficiali aggiornate. E' uno dei pochissimi ripassi dell'ultimo minuto che ha davvero senso fare, perche' riguarda proprio le domande che tutti sbagliano avendo studiato su materiale vecchio.

Gli organismi internazionali

Sono circa 79 domande, piu' dell'Unione europea, e anche qui la strategia e' funzione-per-funzione, non elenco.

L'ONU, l'Organizzazione delle Nazioni Unite, nasce dopo la Seconda guerra mondiale con lo scopo di mantenere la pace e la sicurezza internazionali, sviluppare relazioni amichevoli fra le nazioni e promuovere la cooperazione internazionale e il rispetto dei diritti umani. La sua articolazione interna e' la parte piu' chiesta: l'Assemblea generale, in cui sono rappresentati tutti gli Stati membri con voto uguale, e' l'organo plenario e ha funzioni essenzialmente deliberative e di raccomandazione; il Consiglio di sicurezza e' l'organo cui spetta la responsabilita' principale del mantenimento della pace e della sicurezza, ha una composizione ristretta con membri permanenti dotati di potere di veto e membri non permanenti a rotazione, ed e' l'unico organo che puo' adottare decisioni vincolanti in materia; il Segretariato, guidato dal Segretario generale, e' la struttura amministrativa; la Corte internazionale di giustizia e' l'organo giudiziario principale e risolve controversie fra Stati.

Attorno all'ONU ruotano le agenzie specializzate, e su queste la regola e' semplice: la sigla dice quasi sempre la funzione, e questo le rende deducibili. L'UNESCO si occupa di educazione, scienza e cultura, ed e' l'organizzazione dei siti dichiarati patrimonio dell'umanita'. La FAO si occupa di alimentazione e agricoltura, quindi di lotta alla fame e sicurezza alimentare. L'OMS - in inglese WHO - e' l'organizzazione per la salute. L'UNICEF si occupa dell'infanzia. L'OIL, in inglese ILO, si occupa di lavoro e di standard internazionali del lavoro, ed e' quella piu' vicina al mondo previdenziale in cui vi state candidando a lavorare. Se in una domanda dovete assegnare un compito a un'organizzazione, partite sempre dallo scioglimento della sigla: risolve la maggior parte dei casi.

La NATO e' un'alleanza politico-militare fondata su un patto di difesa collettiva: il principio cardine e' che un attacco armato contro uno degli Stati membri e' considerato un attacco contro tutti, e ciascuno interviene in assistenza. Non e' un'organizzazione dell'Unione europea, e la sua membership non coincide con quella dell'Unione - un'altra sovrapposizione su cui i quiz costruiscono distrattori. Anche qui, il numero degli aderenti e' un dato variabile: verificatelo alla vigilia, non memorizzatelo.

6. Le altre aree, in breve

Geografia, storia, arte e scienze valgono insieme poco piu' di settecento domande nella banca dati, ma non hanno la struttura logica delle due aree precedenti: qui il ragionamento aiuta poco e la memoria conta molto. Per questo non ne faccio una trattazione, ma un indirizzo su cosa ripassare se avanza tempo - e la clausola non e' di stile, e' letterale: se il tempo non avanza, saltate tranquillamente questo capitolo e continuate a lavorare sulla scritta.

Per la geografia, che e' l'area piu' pesante con circa 310 domande, il ripasso che rende di piu' e' l'Italia fisica e politica: regioni e capoluoghi, i principali sistemi montuosi e i fiumi maggiori, i mari che bagnano il Paese e le isole principali, gli Stati confinanti. E' un blocco chiuso, si ripassa con una cartina in un paio d'ore e copre una quota consistente delle domande geografiche. Molto meno redditizio e' inseguire capitali e capoluoghi del resto del mondo, che sono un insieme troppo ampio: teneteli come lettura distratta, non come studio. Se restano energie, i grandi elementi dell'Europa fisica sono il secondo blocco piu' utile.

Per la storia, circa 286 domande, i due periodi che valgono l'investimento sono il Novecento e il Risorgimento. Del Novecento tenete l'ordine cronologico dei grandi snodi - le due guerre mondiali, il fascismo, la Resistenza, la nascita della Repubblica, la Guerra fredda e la sua fine - piu' che le date puntuali: e' la sequenza che vi permette di collocare un evento e scartare le opzioni anacronistiche, ed e' un ragionamento che funziona anche quando la data esatta non c'e'. Del Risorgimento tenete i protagonisti e i passaggi principali che portano all'unita' d'Italia. Il resto - antichita', medioevo, eta' moderna - lasciatelo alla cultura che gia' avete.

Per l'arte e la letteratura, circa 64 domande, l'unico ripasso sensato riguarda i grandi nomi e le opere piu' note: chi ha dipinto o scolpito le opere che chiunque riconosce, chi ha scritto le opere fondamentali della letteratura italiana, l'associazione fra i massimi autori e il loro secolo o movimento. E' una manciata di abbinamenti, non uno studio di storia dell'arte. Andare oltre significa entrare in un territorio senza confini per un ritorno di pochi punti.

Per le scienze, circa 54 domande, non c'e' quasi nulla da ripassare in modo mirato: sono nozioni di base sparse su fisica, chimica, biologia e astronomia, e la loro varieta' rende inefficiente qualunque piano di studio. Trattatele interamente sulla piattaforma, leggendo le spiegazioni.

La regola generale, valida per tutte e quattro: non trasformatele in uno studio sistematico. Sono aree da ripasso, non da programma. Il momento giusto per toccarle e' quando avete gia' fatto qualche migliaio di quesiti e il quaderno degli errori vi segnala che in una di queste inciampate piu' spesso: allora quel ripasso e' mirato e ha senso. Deciderlo a tavolino prima di aver misurato i vostri errori significa quasi certamente studiare la cosa sbagliata.

7. Il piano delle ultime settimane

Chiudo con la distribuzione del tempo, che e' la decisione che pesa piu' di ogni contenuto di questa dispensa.

Il criterio guida e' la gerarchia delle prove. La prova scritta e' l'unica che costruisce la graduatoria e richiede due risultati di almeno 21/30, uno sull'analisi di testi tecnico-giuridici e uno sull'analisi di casi situazionali: e' li' che si vince o si perde il concorso. La preselezione, se ci sara', e' uno sbarramento che va superato e poi dimenticato. Di conseguenza la cultura generale non deve mai occupare la parte migliore delle vostre giornate. Un blocco quotidiano breve e regolare - la sessione da trenta-quaranta quesiti piu' la revisione delle spiegazioni descritta nel capitolo 3 - e' la quantita' giusta. Non un'ora al giorno, non un fine settimana intero.

Dentro quel blocco, tenete questa proporzione. La maggior parte del tempo va all'allenamento sulla banca dati con lettura delle spiegazioni, perche' e' l'unica attivita' che agisce anche sul 73% imprevedibile. Una quota minore va allo studio delle due sezioni strutturate di questa dispensa - istituzioni e Unione europea - che si leggono in poche sedute e poi si riprendono solo per rinfrescare le distinzioni fra organi. Una quota residua, ed eventuale, ai ripassi mirati delle altre aree, ma solo se il quaderno degli errori vi ha indicato dove.

Nelle ultime due settimane cambiate registro. Smettete di aggiungere contenuti nuovi e passate alle simulazioni a tempo, in condizioni il piu' possibile simili a quelle della prova: batterie miste, cronometro, nessuna interruzione. Serve ad allenare il gesto che decide la preselezione, che non e' sapere di piu' ma decidere in fretta - classificare la domanda, applicare l'esclusione, chiudere e passare oltre. Nei giorni finali, riservate mezz'ora ai dati variabili: il numero attuale degli Stati membri, le cariche in corso, tutto cio' che un testo scritto mesi prima non puo' garantirvi. E rileggete, se volete, un'ultima volta la mappa dei verbi istituzionali - chi approva, chi promulga, chi emana, chi nomina, chi propone, chi scioglie - perche' e' la mezza pagina piu' redditizia di tutta la dispensa.

Il giorno della prova, l'unica cosa da ricordare e' il principio che tiene insieme tutto quello che avete letto qui. In preselezione si passa coprendo bene cio' che si sa, non inseguendo cio' che non si potrebbe comunque sapere. Le domande impossibili ci saranno, per voi come per tutti gli altri candidati: non sono un vostro difetto di preparazione, sono la natura di questa materia. Il candidato che passa non e' quello che le ha risolte - nessuno le risolve - ma quello che non ha lasciato per strada, per fretta o per ostinazione su una nozione irraggiungibile, nemmeno una delle domande che avrebbe saputo.

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