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Riassunto · 1500 Assistenti alla Vigilanza – Ministero della Cultura

Dispensa - Diritto amministrativo - Ministero della Cultura 1500 Assistenti alla vigilanza

Contenuto a fini di studio e autovalutazione, generato con il supporto dell'AI e revisionato dalla Redazione. Può contenere imprecisioni. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non sostituiscono la normativa vigente né gli atti ufficiali cui occorre sempre fare riferimento.

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1. Che cos'e' il diritto amministrativo

Che cos'e' il diritto amministrativo? E' il ramo del diritto pubblico che disciplina l'organizzazione e l'attivita' della pubblica amministrazione e, soprattutto, i rapporti fra l'amministrazione e il cittadino. Detto in modo piu' concreto: e' l'insieme delle regole che stabiliscono che cosa un ufficio pubblico puo' fare, con quali procedure deve farlo, entro quali limiti, e quali strumenti di difesa restano al privato che si ritenga leso da quell'agire.

Per collocarla correttamente occorre partire dallo spartiacque fra diritto privato e diritto pubblico. Il diritto privato regola i rapporti fra soggetti che si trovano su un piano di parita': se vendo un mio bene sono libero di scegliere l'acquirente e il prezzo, e nessuno puo' impormi un contratto. Il diritto pubblico regola invece l'organizzazione dei pubblici poteri e i rapporti fra questi e i cittadini, dove la parita' non c'e': da un lato un soggetto che persegue un interesse della collettivita' ed e' munito di poteri autoritativi, cioe' capaci di produrre effetti nella sfera altrui anche senza il consenso del destinatario; dall'altro il privato, che quei poteri subisce ma che proprio per questo e' circondato da garanzie. Il diritto amministrativo e' uno dei rami del diritto pubblico, accanto al diritto costituzionale, al diritto penale, al diritto tributario. Con il diritto costituzionale ha un rapporto di derivazione: la Costituzione fissa i principi, il diritto amministrativo li traduce in procedure. Con il diritto del lavoro ha invece un rapporto di intreccio, perche' il rapporto di impiego alle dipendenze delle amministrazioni e' oggi in larga parte contrattualizzato e regolato da norme di diritto privato, pur restando pubblicistiche le regole sull'accesso e sull'organizzazione.

Il protagonista della materia e' la pubblica amministrazione, cioe' l'apparato attraverso cui lo Stato e gli altri enti pubblici curano concretamente gli interessi della collettivita': i ministeri, e quindi anche il Ministero della Cultura con i suoi istituti, musei, archivi e soprintendenze; ma anche Regioni, Comuni, scuole, aziende sanitarie, enti previdenziali, agenzie. Sono soggetti diversissimi per dimensione e funzione, accomunati da un tratto: non perseguono un interesse proprio, ma un interesse pubblico che la legge affida loro. Una soprintendenza che nega l'autorizzazione a un intervento su un immobile vincolato non sta difendendo una convenienza dell'ufficio, sta curando l'interesse alla conservazione del patrimonio culturale che la legge le ha attribuito.

Da questa premessa discende la differenza pratica piu' importante, che ritroverai applicata in ogni capitolo. Il privato puo' fare tutto cio' che la legge non vieta; l'amministrazione, all'opposto, puo' fare solo cio' che la legge le consente, nei modi che la legge le indica. E' il principio di legalita', e spiega perche' questa materia sia fatta in larghissima parte di procedure, termini, obblighi di comunicazione e di motivazione: non sono orpelli burocratici, sono il prezzo e insieme la garanzia del potere autoritativo. Attenzione pero': la stessa amministrazione, quando non esercita potere autoritativo, puo' agire con gli strumenti del diritto privato, per esempio stipulando un contratto di locazione per i propri uffici. Non e' quindi il soggetto a determinare la disciplina applicabile, ma il tipo di rapporto.

Nella prova di questo concorso la materia entra soprattutto attraverso alcune fonti ricorrenti: la legge 7 agosto 1990, n. 241 sul procedimento amministrativo e sul diritto di accesso, che e' il cuore assoluto; il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, testo unico sul pubblico impiego, con particolare insistenza sulle sanzioni disciplinari; il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 sulla trasparenza; la legge 6 novembre 2012, n. 190 sulla prevenzione della corruzione; il Regolamento (UE) 2016/679 sulla protezione dei dati personali; il decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, codice dei contratti pubblici. Le domande sono prevalentemente nozionistiche e testuali: chiedono chi fa che cosa, entro quale termine, con quale conseguenza.

Da ricordare per i quiz. Il diritto amministrativo e' ramo del diritto pubblico, non del diritto privato: il distrattore classico lo colloca fra le discipline privatistiche perche' regola anche contratti. Ricorda inoltre che l'amministrazione non ha una liberta' generale di agire ma solo i poteri che una norma le attribuisce: ogni risposta che suoni come "l'amministrazione puo' comunque decidere se lo ritiene opportuno", senza una base normativa, e' quasi sempre errata.

2. I principi dell'attivita' amministrativa

Prima di studiare le singole regole conviene fissare i principi, perche' molte domande si risolvono ragionando su di essi anche quando non si ricorda il numero dell'articolo.

Il punto di partenza e' l'articolo 97 della Costituzione, che fissa tre cardini. Il primo e' il principio di legalita': i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge. Il potere amministrativo non nasce dal nulla, ma da una norma che lo attribuisce, ne indica i presupposti e ne delimita il contenuto; un funzionario non puo' inventare una sanzione non prevista, per quanto la ritenga giusta. Il secondo e' il buon andamento: l'azione deve essere efficiente, tempestiva, economica, deve raggiungere il risultato senza sprecare risorse. Il terzo e' l'imparzialita': situazioni uguali vanno trattate in modo uguale, e nessuno puo' essere favorito o penalizzato per ragioni estranee all'interesse pubblico. Da qui derivano istituti concretissimi come l'obbligo di astensione del dipendente in conflitto di interessi e le procedure comparative per assegnare beni e vantaggi. Lo stesso articolo 97 stabilisce che agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvi i casi previsti dalla legge: la regola del concorso e' essa stessa applicazione dell'imparzialita', ed e' la ragione per cui esiste la prova che stai preparando.

Questi principi costituzionali sono stati tradotti in regole operative dall'articolo 1 della legge 241/1990, che devi conoscere quasi a memoria perche' e' oggetto diretto di domande. Vi si stabilisce che l'attivita' amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed e' retta da criteri di economicita', cioe' impiego del minimo di risorse necessarie; efficacia, cioe' effettivo raggiungimento dell'obiettivo; imparzialita'; pubblicita'; trasparenza; oltre che dai principi dell'ordinamento dell'Unione europea. Fra questi ultimi pesano in particolare la proporzionalita', per cui la misura adottata non deve essere piu' gravosa di quanto serva allo scopo, e il legittimo affidamento, che protegge chi ha ragionevolmente confidato in una situazione creata dall'amministrazione stessa. Una domanda tipica elenca quattro criteri e ne aggiunge uno estraneo, per esempio la "redditivita'" o la "discrezionalita'": e' il modo piu' semplice per costruire un distrattore.

Lo stesso articolo 1 contiene due regole ulteriori molto sfruttate. La prima: quando adotta atti di natura non autoritativa, cioe' che non impongono unilateralmente nulla al destinatario, l'amministrazione agisce secondo le norme di diritto privato, salvo che la legge disponga diversamente. La seconda: l'amministrazione non puo' aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria. Significa che non si possono pretendere dal cittadino documenti o passaggi ulteriori per abitudine o per prudenza d'ufficio: ogni aggravio deve essere eccezionale e motivato.

Un'ulteriore distinzione fondamentale e' quella fra attivita' vincolata e attivita' discrezionale. E' vincolata quando la norma predetermina il contenuto della decisione: verificati certi presupposti, l'amministrazione deve adottare quell'atto e nessun altro. E' discrezionale quando la norma lascia all'amministrazione un margine di scelta, che pero' non e' arbitrio: la discrezionalita' e' la ponderazione dell'interesse pubblico primario con gli altri interessi coinvolti, pubblici e privati. Da qui l'obbligo di motivare, che serve proprio a rendere controllabile quella ponderazione. Si distingue poi la discrezionalita' tecnica, che non e' scelta fra interessi ma valutazione di fatti alla luce di regole tecniche o scientifiche: stabilire se un dipinto abbia interesse storico-artistico particolarmente importante e' valutazione tecnica, non ponderazione di convenienza.

Merita una nota anche il tema delle circolari, che compare nella banca dati. La circolare e' un atto interno con cui un'autorita' si rivolge agli uffici sottordinati. Le circolari interpretative chiariscono come intendere una norma e vincolano gli uffici sul piano dell'organizzazione interna, ma non sono fonti del diritto e non vincolano il giudice ne' creano obblighi nuovi per il cittadino; le circolari normative o organizzative dettano regole sul funzionamento degli uffici; quelle informative si limitano a comunicare notizie.

Da ricordare per i quiz. I criteri dell'articolo 1 della legge 241/1990 sono economicita', efficacia, imparzialita', pubblicita' e trasparenza, piu' i principi dell'ordinamento comunitario: non c'e' "efficienza" nell'elenco testuale, ed e' il distrattore piu' frequente. Sulle circolari, l'errore tipico e' presentare quella interpretativa come fonte del diritto vincolante per tutti: non lo e'. E ricorda che il divieto di aggravamento non e' assoluto, ammette l'eccezione delle straordinarie e motivate esigenze istruttorie.

3. Il procedimento amministrativo: fasi, responsabile, partecipazione

Il procedimento amministrativo e' la sequenza ordinata di atti e attivita' attraverso cui l'amministrazione forma la propria decisione. Non e' una formalita': e' il modo in cui il potere viene esercitato in maniera controllabile, consentendo a chi ne subira' gli effetti di partecipare e di sapere perche' si e' deciso in un certo modo. Il provvedimento finale e' solo l'ultimo anello della catena.

Le fasi tradizionalmente distinte sono quattro. L'iniziativa e' l'atto che avvia il procedimento e puo' essere d'ufficio, quando muove l'amministrazione, oppure a istanza di parte, quando muove il privato con una domanda. La distinzione conta perche' incide sui termini e sugli obblighi di comunicazione. Segue l'istruttoria, la fase in cui si accertano i fatti, si acquisiscono documenti, pareri e valutazioni tecniche, si ascoltano gli interessati. Viene poi la fase decisoria, in cui l'organo competente adotta il provvedimento. Infine, ove occorra, la fase integrativa dell'efficacia, in cui si compiono gli adempimenti necessari perche' l'atto, gia' perfetto, possa produrre effetti: tipicamente controlli o comunicazioni.

La legge 241/1990 impone a ogni amministrazione di determinare, per ciascun tipo di procedimento, l'unita' organizzativa responsabile dell'istruttoria e dell'adozione del provvedimento, e di renderla conoscibile. Dentro quell'unita' si individua poi il responsabile del procedimento: se non e' assegnato ad altri, e' considerato tale il dirigente o il funzionario preposto all'unita'. I suoi compiti, disciplinati dall'articolo 6, sono sostanziali: valuta le condizioni di ammissibilita' e i presupposti rilevanti, accerta d'ufficio i fatti disponendo gli atti istruttori necessari, chiede il rilascio di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete, puo' esperire accertamenti tecnici e ispezioni e ordinare esibizioni documentali, cura le comunicazioni e le notificazioni, e adotta il provvedimento finale se ne ha la competenza, altrimenti trasmette gli atti all'organo competente. Un punto che i quiz amano: il responsabile del procedimento non e' un semplice smistatore di carte, ha poteri istruttori propri; ma l'organo competente ad adottare il provvedimento non puo' discostarsi dalle risultanze dell'istruttoria senza darne conto nella motivazione.

La partecipazione del privato si apre con la comunicazione di avvio del procedimento. Va rivolta ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento e' destinato a produrre effetti diretti, a quelli che per legge devono intervenire e, quando dal provvedimento possa derivare un pregiudizio, ai soggetti individuati o facilmente individuabili diversi dai diretti destinatari. La comunicazione deve indicare, secondo l'articolo 8, l'amministrazione competente, l'oggetto del procedimento, l'ufficio e la persona responsabile, l'ufficio dove si puo' prendere visione degli atti, la data entro la quale il procedimento deve concludersi e i rimedi esperibili in caso di inerzia, oltre alla data di presentazione dell'istanza nei procedimenti a iniziativa di parte. Chi partecipa ha diritto di prendere visione degli atti e di presentare memorie scritte e documenti, che l'amministrazione ha l'obbligo di valutare ove pertinenti. La comunicazione puo' essere omessa per ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerita', e non si applica ai provvedimenti cautelari, che per loro natura richiedono sorpresa e immediatezza.

Ogni procedimento deve concludersi con un provvedimento espresso entro un termine certo. Se le amministrazioni non lo hanno determinato, opera un termine generale suppletivo di trenta giorni. Le amministrazioni possono fissare termini piu' lunghi, di regola non superiori a novanta giorni e, solo in casi eccezionali e con adeguata motivazione legata alla sostenibilita' dei tempi e alla complessita' del procedimento, fino a un limite massimo ulteriore stabilito dalla legge. La mancata o tardiva emanazione del provvedimento costituisce elemento di valutazione della performance individuale e fonte di responsabilita' disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente: e' una risposta ricorrente nei quiz, e va tenuta distinta dall'idea, sbagliata, che il ritardo renda semplicemente nullo l'atto tardivo.

Da ricordare per i quiz. L'obbligo di individuare l'unita' organizzativa responsabile per ciascun tipo di procedimento esiste e non e' facoltativo. Attenzione al distrattore che colloca fra i contenuti obbligatori della comunicazione di avvio elementi che non ci sono, come la motivazione anticipata della futura decisione: la comunicazione dice chi, cosa, chi e' responsabile, dove si vedono gli atti, entro quando si chiude e quali rimedi ci sono contro l'inerzia. Infine, il termine generale suppletivo e' di trenta giorni, non di sessanta: quest'ultimo e' un distrattore classico.

4. Il provvedimento amministrativo: elementi, efficacia, invalidita'

Il provvedimento amministrativo e' l'atto con cui l'amministrazione esercita il potere e dispone unilateralmente nella sfera giuridica del destinatario. E' autoritativo, perche' produce effetti anche senza il consenso di chi li subisce; tipico e nominato, perche' deve corrispondere a un modello previsto dalla legge; e di regola esecutorio, come si vedra'.

Gli elementi essenziali, la cui mancanza impedisce all'atto di venire ad esistenza validamente, sono il soggetto, cioe' l'organo competente che lo emana; l'oggetto, cioe' il bene, l'attivita' o il rapporto su cui l'atto incide, che deve essere determinato o determinabile, possibile e lecito; il contenuto, cioe' cio' che l'atto dispone; la forma, di regola scritta; la finalita' o causa, cioe' l'interesse pubblico che l'atto persegue. A questi si aggiunge, come requisito imprescindibile, la motivazione: il provvedimento deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che ne hanno determinato la decisione, in relazione alle risultanze dell'istruttoria. La motivazione non e' dovuta, ai sensi dell'articolo 3 comma 2 della legge 241/1990, per gli atti normativi e per quelli a contenuto generale. Se le ragioni della decisione risultano da un altro atto richiamato, quest'ultimo deve essere reso disponibile insieme al provvedimento: e' la cosiddetta motivazione per relationem, ammessa ma a questa condizione.

Distinti dagli elementi essenziali sono i requisiti di efficacia, che non riguardano la validita' ma la capacita' dell'atto di produrre effetti. Rientrano qui le comunicazioni e notificazioni ai destinatari, la pubblicazione ove prescritta, il decorso di un termine iniziale, l'avveramento di una condizione sospensiva, l'esito positivo di un controllo. Un atto puo' quindi essere perfettamente valido ma non ancora efficace: e' la coppia concettuale che i quiz mettono alla prova chiedendo di individuare, in un elenco, quale sia un requisito di efficacia e non un elemento costitutivo.

Quanto agli effetti, si dice che sono costitutivi quando creano ex novo una situazione giuridica, la modificano o la estinguono; sono invece dichiarativi quando si limitano ad accertare una situazione preesistente senza inciderla. Sul piano dell'efficacia nel tempo, il provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati acquista efficacia nei confronti di ciascun destinatario con la comunicazione allo stesso effettuata; se ha carattere cautelare e urgente e' immediatamente efficace. L'esecutorieta' e' il potere dell'amministrazione di portare a esecuzione coattivamente il provvedimento senza doversi rivolgere al giudice, ma solo nei casi e con le modalita' stabiliti dalla legge: non e' un attributo naturale e illimitato, e va previamente intimata l'esecuzione con indicazione del termine. L'esecutivita' indica invece che i provvedimenti efficaci sono eseguiti immediatamente, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge o dal provvedimento medesimo. L'efficacia o l'esecuzione possono essere sospese, per gravi ragioni e per il tempo strettamente necessario, dallo stesso organo che ha emanato l'atto o da altro organo previsto dalla legge; il termine della sospensione va esplicitamente indicato e puo' essere prorogato o differito per una sola volta.

Passando alle patologie, l'annullabilita' e' la regola: e' annullabile il provvedimento adottato in violazione di legge, viziato da eccesso di potere o da incompetenza. La violazione di legge e' il contrasto con una norma; l'incompetenza e' l'adozione dell'atto da parte di un organo diverso da quello competente, e si dice relativa quando i due organi appartengono allo stesso plesso o ramo di amministrazione, assoluta quando l'organo e' del tutto privo di attribuzione in quella materia, ipotesi che sconfina nella nullita' per difetto assoluto di attribuzione. L'eccesso di potere e' il vizio della funzione: si ha quando il potere discrezionale viene esercitato per un fine diverso da quello per cui e' stato conferito, e si riconosce attraverso indici sintomatici come la contraddittorieta' fra piu' atti, la disparita' di trattamento, il travisamento dei fatti, l'illogicita' manifesta, il difetto di istruttoria, la motivazione insufficiente o incongrua.

La legge tempera pero' il rigore formale: non e' annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato. E' il principio del vizio non invalidante, che evita di annullare atti che andrebbero comunque riadottati identici.

La nullita' e' invece eccezionale e tassativa: il provvedimento e' nullo quando manca degli elementi essenziali, quando e' viziato da difetto assoluto di attribuzione, quando e' adottato in violazione o elusione del giudicato, e negli altri casi espressamente previsti dalla legge. Diverso ancora e' il piano dell'opportunita': un atto puo' essere legittimo ma inopportuno, e in tal caso l'amministrazione puo' rimuoverlo con la revoca. Su questo si innestano gli istituti di autotutela: l'annullamento d'ufficio di un provvedimento illegittimo, che presuppone la sussistenza di ragioni di interesse pubblico, la valutazione degli interessi dei destinatari e dei controinteressati e l'esercizio entro un termine ragionevole; e la revoca, che riguarda provvedimenti a efficacia durevole e si fonda su sopravvenuti motivi di pubblico interesse, sul mutamento della situazione di fatto non prevedibile o su una nuova valutazione dell'interesse pubblico originario. La revoca non ha effetto retroattivo, determina l'inidoneita' dell'atto a produrre ulteriori effetti e, se comporta pregiudizio in danno dei soggetti interessati, obbliga l'amministrazione a un indennizzo. L'annullamento d'ufficio, al contrario, opera retroattivamente. Esiste infine la convalida, con cui l'amministrazione sana il provvedimento annullabile, sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole.

Da ricordare per i quiz. Non confondere elementi essenziali e requisiti di efficacia: la pubblicazione o il controllo sono requisiti di efficacia, la competenza e l'oggetto sono elementi essenziali. Annullabilita' e nullita' non sono intercambiabili: i tre vizi di legittimita' producono annullabilita', mentre la nullita' e' limitata ai casi tassativi. Revoca e annullamento d'ufficio si distinguono per presupposto e per effetti: la prima guarda all'opportunita' e opera per il futuro con indennizzo, il secondo guarda all'illegittimita' e opera retroattivamente. Infine, l'esecutorieta' non e' generale ma opera nei casi e nei modi stabiliti dalla legge: il distrattore la presenta come attributo automatico di ogni provvedimento.

5. Semplificazione: silenzio, conferenza di servizi, dichiarazioni sostitutive

Una parte consistente della legge 241/1990 e delle domande d'esame riguarda gli istituti che servono a rendere piu' rapido il rapporto fra cittadino e amministrazione. Vale la pena studiarli insieme, perche' rispondono alla stessa logica: ridurre attese e adempimenti senza rinunciare al controllo pubblico.

Il primo e' il silenzio assenso. Nei procedimenti a istanza di parte per il rilascio di provvedimenti amministrativi, il silenzio dell'amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, salvo che l'amministrazione comunichi all'interessato il provvedimento di diniego oppure convochi una conferenza di servizi entro il termine di conclusione del procedimento. I termini per la formazione del silenzio assenso decorrono dalla data di ricevimento della domanda dell'interessato: e' un dettaglio secco che i quiz chiedono direttamente. La disciplina non si applica pero' a tutti i settori: restano esclusi, fra gli altri, gli atti e i procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l'ambiente, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza, l'immigrazione, l'asilo, la salute e la pubblica incolumita', nonche' i casi in cui la normativa europea imponga l'adozione di provvedimenti espressi. Per un candidato al Ministero della Cultura questa esclusione va memorizzata con cura: nella tutela dei beni culturali il silenzio non vale assenso.

Diverso e' il silenzio inadempimento, che si ha quando l'amministrazione, tenuta a provvedere, non provvede e la legge non attribuisce al silenzio valore di accoglimento. In quel caso non nasce alcun provvedimento tacito: l'interessato ha a disposizione i rimedi contro l'inerzia, compresa la possibilita' di rivolgersi al giudice amministrativo per farne accertare l'obbligo di provvedere, e opera il meccanismo dei poteri sostitutivi interni all'amministrazione, che deve individuare il soggetto cui attribuirli in caso di inerzia del responsabile.

Un istituto parallelo e' la segnalazione certificata di inizio attivita', con cui in determinati casi l'attivita' privata puo' essere iniziata dalla data di presentazione della segnalazione, corredata delle dichiarazioni e attestazioni richieste, salvo il potere dell'amministrazione di verificare successivamente la sussistenza dei presupposti e di intervenire con provvedimenti inibitori o conformativi entro i termini stabiliti. La logica e' rovesciata rispetto all'autorizzazione: prima si agisce, poi si controlla.

La conferenza di servizi serve invece a far dialogare fra loro piu' amministrazioni quando una decisione richiede il coinvolgimento di piu' interessi pubblici. Si distingue una conferenza istruttoria, facoltativa, che serve a un esame contestuale degli interessi, e una conferenza decisoria, obbligatoria quando la conclusione positiva del procedimento richiede l'acquisizione di piu' pareri, intese, concerti, nulla osta o altri atti di assenso di diverse amministrazioni. La conferenza decisoria si svolge di norma in forma semplificata e in modalita' asincrona, cioe' mediante trasmissione telematica delle determinazioni entro un termine fissato, e passa alla forma simultanea in modalita' sincrona nei casi di particolare complessita' o quando emergono posizioni discordanti. All'esito, l'amministrazione procedente adotta la determinazione motivata di conclusione della conferenza, che tiene conto delle posizioni prevalenti espresse e sostituisce a ogni effetto tutti gli atti di assenso comunque denominati di competenza delle amministrazioni coinvolte. Il punto rilevante ai fini del quiz e' duplice: l'atto conclusivo si chiama determinazione motivata di conclusione della conferenza, non "verbale" ne' "parere collegiale", e non si decide contando i voti a maggioranza aritmetica ma valutando le posizioni prevalenti.

Un meccanismo affine e' quello che regola l'acquisizione di assensi, concerti o nulla osta fra amministrazioni pubbliche, previsto dall'articolo 17-bis della legge 241/1990: decorso il termine senza che l'atto sia stato comunicato, l'assenso si intende acquisito. La disciplina distingue pero' le amministrazioni preposte alla tutela di interessi sensibili: quando l'assenso deve essere reso da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali o della salute dei cittadini, il termine e' di novanta giorni dal ricevimento dello schema di provvedimento, in luogo del termine ordinario piu' breve. E' una regola che tocca direttamente il mondo della tutela del patrimonio.

Sul versante documentale opera il d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, testo unico sulla documentazione amministrativa, con le dichiarazioni sostitutive di certificazione e le dichiarazioni sostitutive di atto di notorieta'. Le prime sostituiscono certificati su stati, qualita' personali e fatti compresi in un elenco tassativo: data e luogo di nascita, residenza, cittadinanza, godimento dei diritti politici, stato civile, situazione di famiglia, titolo di studio, qualifica professionale, situazione reddituale, posizione agli effetti degli obblighi militari, iscrizione in albi o elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni, assenza di condanne penali. Non tutto pero' e' autocertificabile: restano fuori, tipicamente, i certificati medici, sanitari, veterinari, quelli di origine e conformita' comunitaria, i marchi e i brevetti. Le amministrazioni sono tenute ad accettare le dichiarazioni sostitutive e a effettuare controlli, anche a campione, sulla veridicita' di quanto dichiarato; la dichiarazione mendace comporta la decadenza dai benefici conseguiti e ha rilevanza penale.

Da ricordare per i quiz. I termini del silenzio assenso decorrono dal ricevimento della domanda, non dall'avvio formale dell'istruttoria. La conferenza di servizi si chiude con determinazione motivata basata sulle posizioni prevalenti, non a maggioranza. Il termine di novanta giorni dell'articolo 17-bis riguarda le amministrazioni preposte a interessi sensibili, fra cui i beni culturali. E, sull'autocertificazione, il distrattore piu' battuto e' inserire il certificato medico fra le dichiarazioni sostitutive di certificazione: non lo e'.

6. Accesso ai documenti, trasparenza e protezione dei dati

Tre discipline diverse si occupano di cio' che l'amministrazione deve o puo' far conoscere, e vanno tenute rigorosamente distinte perche' i quiz giocano proprio sulla loro sovrapposizione.

La prima e' il diritto di accesso ai documenti amministrativi della legge 241/1990. Ai sensi dell'articolo 22, si intende per accesso il diritto degli interessati di prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi. Interessati sono tutti i soggetti privati, compresi i portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento richiesto. Per documento amministrativo si intende ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi a uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attivita' di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale. Due conseguenze da fissare: sono accessibili anche gli atti interni e anche gli atti di diritto privato detenuti dall'amministrazione se riguardano attivita' di pubblico interesse; e non e' ammissibile una richiesta preordinata a un controllo generalizzato sull'operato dell'amministrazione. L'accesso e' escluso o differito in ipotesi tassative, legate a segreto di Stato, sicurezza, difesa, relazioni internazionali, politica monetaria e valutaria, ordine pubblico e prevenzione della criminalita', riservatezza di terzi.

Sul piano procedurale, la richiesta va rivolta all'amministrazione che ha formato il documento o che lo detiene stabilmente. Decorsi trenta giorni dalla richiesta senza risposta, questa si intende respinta: e' il cosiddetto silenzio-diniego, ipotesi in cui il silenzio non vale assenso. Contro il diniego espresso o tacito e contro il differimento, l'articolo 25 consente al richiedente di scegliere fra due strade: il ricorso al tribunale amministrativo regionale, entro trenta giorni, oppure la richiesta di riesame al difensore civico competente per ambito territoriale se si tratta di atti di amministrazioni locali, ovvero alla Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi se si tratta di atti di amministrazioni centrali e periferiche dello Stato. Il ricorso al giudice amministrativo e' quindi alternativo, non successivo, al rimedio giustiziale.

La seconda disciplina e' la trasparenza del d.lgs. 33/2013. Qui la logica cambia radicalmente: la trasparenza e' intesa come accessibilita' totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attivita' amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche. Il decreto individua obblighi di pubblicazione sui siti istituzionali e prevede l'accesso civico: quando il dato o documento e' oggetto di pubblicazione obbligatoria e la pubblicazione e' stata omessa, chiunque puo' chiederne la pubblicazione, e la relativa istanza va presentata al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza. Accanto a questo opera il cosiddetto accesso civico generalizzato, che consente a chiunque di accedere a dati e documenti ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati giuridicamente rilevanti; in questo secondo caso l'istanza si presenta, alternativamente, all'ufficio che detiene i dati, all'ufficio relazioni con il pubblico o ad altro ufficio indicato dall'amministrazione. Due tratti distinguono nettamente questo istituto dall'accesso documentale: non serve dimostrare alcun interesse e la legittimazione spetta a chiunque; inoltre il rilascio di dati o documenti, in formato elettronico o cartaceo, e' gratuito, salvo il rimborso del costo effettivamente sostenuto e documentato per la riproduzione su supporti materiali.

La terza disciplina e' la protezione dei dati personali, retta dal Regolamento (UE) 2016/679 e, in Italia, dal d.lgs. 196/2003 come adeguato al Regolamento. L'articolo 5 del GDPR elenca i principi applicabili al trattamento e va conosciuto puntualmente. I dati devono essere trattati in modo lecito, corretto e trasparente; raccolti per finalita' determinate, esplicite e legittime e successivamente trattati in modo che non sia incompatibile con tali finalita', ed e' il principio di limitazione della finalita'; adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalita', ed e' la minimizzazione; esatti e, se necessario, aggiornati; conservati in una forma che consenta l'identificazione degli interessati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalita', ed e' la limitazione della conservazione; trattati in maniera da garantire un'adeguata sicurezza, compresa la protezione da trattamenti non autorizzati o illeciti e dalla perdita, distruzione o danno accidentali, ed e' il principio di integrita' e riservatezza. Su tutto grava il principio di responsabilizzazione, per cui il titolare non solo deve rispettare i principi ma deve essere in grado di dimostrarlo.

Alcuni punti tecnici sono ricorrenti. Il Regolamento non usa piu' l'espressione "dati sensibili" ma parla di categorie particolari di dati personali: quelli che rivelano origine razziale o etnica, opinioni politiche, convinzioni religiose o filosofiche, appartenenza sindacale, nonche' dati genetici, biometrici intesi a identificare univocamente una persona, dati relativi alla salute, alla vita sessuale o all'orientamento sessuale; il loro trattamento e' vietato salvo le eccezioni espressamente previste. I dati relativi a condanne penali e reati, tradizionalmente chiamati giudiziari, hanno una disciplina propria e il loro trattamento e' consentito solo sotto il controllo dell'autorita' pubblica o se autorizzato dal diritto dell'Unione o degli Stati membri. Quanto al consenso, l'interessato ha diritto di revocarlo in qualsiasi momento, ma la revoca non pregiudica la liceita' del trattamento basato sul consenso prestato prima della revoca: e' una delle domande piu' frequenti, e la risposta e' che il trattamento anteriore resta lecito. Infine, l'articolo 30 impone al titolare del trattamento e, ove applicabile, al suo rappresentante, di tenere un registro delle attivita' di trattamento svolte sotto la propria responsabilita', con i contenuti indicati dalla norma; obbligo analogo grava sul responsabile del trattamento per le attivita' svolte per conto del titolare.

Da ricordare per i quiz. L'accesso documentale della legge 241/1990 richiede un interesse diretto, concreto e attuale ed e' precluso se serve a un controllo generalizzato; l'accesso civico non richiede motivazione alcuna. Contro il diniego di accesso documentale i rimedi sono alternativi: TAR oppure difensore civico o Commissione per l'accesso, a seconda che l'atto provenga da amministrazione locale o statale. Sul GDPR, la revoca del consenso opera solo per il futuro; e non confondere minimizzazione, limitazione della finalita' e limitazione della conservazione, che sono tre principi distinti spesso scambiati fra loro nei distrattori.

7. Il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni

Il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici e' disciplinato dal d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, comunemente indicato come testo unico sul pubblico impiego. La sua idea portante e' la cosiddetta privatizzazione o contrattualizzazione: i rapporti di lavoro sono regolati dalle disposizioni del codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, fatte salve le diverse disposizioni contenute nel decreto stesso. Restano invece disciplinati da norme di diritto pubblico l'organizzazione degli uffici e le linee fondamentali di organizzazione, e restano in regime di diritto pubblico intere categorie, fra cui magistrati, avvocati e procuratori dello Stato, personale militare e delle forze di polizia, personale della carriera diplomatica e prefettizia, professori e ricercatori universitari.

Sul piano dell'accesso, il reclutamento avviene con procedure selettive volte all'accertamento della professionalita' richiesta, che garantiscano in misura adeguata l'accesso dall'esterno, ovvero mediante avviamento degli iscritti alle liste di collocamento per le qualifiche per le quali e' richiesto il solo requisito della scuola dell'obbligo. Le determinazioni relative all'avvio di procedure di reclutamento sono adottate da ciascuna amministrazione sulla base del piano triennale dei fabbisogni di personale: e' un passaggio che i quiz chiedono spesso, ed e' importante ricordare che la decisione non e' libera ma ancorata a una programmazione.

La contrattazione collettiva si svolge su tutte le materie relative al rapporto di lavoro e alle relazioni sindacali, e determina i diritti e gli obblighi direttamente pertinenti al rapporto di lavoro. Il decreto le assegna anche il compito di disciplinare, in coerenza con il settore privato, la struttura contrattuale, i rapporti fra i diversi livelli e la durata dei contratti collettivi nazionali e integrativi. Alcune materie sono pero' escluse dalla contrattazione: fra queste, l'organizzazione degli uffici, le prerogative dirigenziali, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali, il conferimento delle mansioni superiori. Una domanda ricorrente chiede se la contrattazione collettiva possa riguardare il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali: la risposta e' negativa.

Sulle mansioni, il principio e' che il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali e' stato assunto o a quelle equivalenti nell'ambito dell'area di inquadramento. L'assegnazione a mansioni della qualifica immediatamente superiore e' consentita solo in via temporanea e per obiettive esigenze di servizio: nel caso di vacanza di posto in organico, per il periodo massimo stabilito dalla legge e alla condizione che siano state avviate le procedure per la copertura del posto; oppure per la sostituzione di altro dipendente assente con diritto alla conservazione del posto, con esclusione delle ferie, per la durata dell'assenza. Il dipendente adibito legittimamente a mansioni superiori ha diritto al trattamento corrispondente all'attivita' svolta per il periodo di effettiva prestazione; l'assegnazione disposta fuori dai casi consentiti e' nulla, ma resta comunque il diritto alla differenza retributiva, e chi l'ha disposta risponde personalmente del maggior onere se ha agito con dolo o colpa grave. Va tenuto fermo un punto: lo svolgimento di mansioni superiori non attribuisce il diritto all'inquadramento nella qualifica superiore, perche' l'accesso avviene per concorso.

Il regime della responsabilita' disciplinare e' l'area piu' presidiata dalle domande. Le disposizioni in materia di sanzioni disciplinari e responsabilita' sono norme imperative, e come tali si inseriscono di diritto nei contratti collettivi ai sensi degli articoli 1339 e 1419 del codice civile, sostituendo le clausole difformi. La pubblicazione sul sito istituzionale dell'amministrazione del codice disciplinare, recante l'indicazione delle infrazioni e delle relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all'ingresso della sede di lavoro: e' una previsione testuale spesso chiesta.

La competenza a procedere e' ripartita per gravita' della sanzione. Per le infrazioni di minore gravita', per le quali e' prevista una sanzione fino al rimprovero verbale, provvede direttamente il responsabile della struttura in cui il dipendente lavora, purche' abbia qualifica dirigenziale. Per le infrazioni piu' gravi, e in particolare quando la sanzione da applicare sia il licenziamento, provvede l'ufficio competente per i procedimenti disciplinari, che ogni amministrazione deve individuare. Il procedimento e' scandito da garanzie precise: la contestazione scritta dell'addebito e' sempre necessaria, salvo il solo caso del rimprovero verbale; il dipendente e' convocato per il contraddittorio a sua difesa, con un termine minimo a difesa, e puo' farsi assistere da un procuratore o da un rappresentante sindacale; il procedimento va concluso entro termini perentori. Il licenziamento intimato all'esito di un procedimento viziato per violazione dei termini o delle altre disposizioni procedurali non e' pero' automaticamente nullo: la legge distingue fra violazioni sostanziali, che travolgono l'atto, e irregolarita' che non compromettono il diritto di difesa.

Quanto al licenziamento disciplinare, la legge tipizza le fattispecie. Si applica il licenziamento senza preavviso, fra l'altro, nei casi di falsa attestazione della presenza in servizio mediante alterazione dei sistemi di rilevamento o altre modalita' fraudolente, di condanna penale definitiva per la quale sia prevista l'interdizione perpetua dai pubblici uffici o l'estinzione del rapporto di lavoro, di reiterazione nell'ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive, moleste o minacciose. Si applica invece il licenziamento con preavviso, fra l'altro, nei casi di assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni superiore a tre nell'arco di un biennio o comunque per piu' di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni, di ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto per motivate esigenze di servizio, di reiterate violazioni degli obblighi di comportamento, di insufficiente rendimento reiterato. La distinzione fra le due liste e' oggetto di domande dirette e va memorizzata come tale.

Il decreto disciplina anche il rapporto fra procedimento disciplinare e procedimento penale, prevedendo che il primo possa proseguire e concludersi anche in pendenza del secondo, con possibilita' di riapertura in caso di esito penale sopravvenuto rilevante; e stabilisce il principio, ricorrente nei quiz, che responsabilita' disciplinare, amministrativo-contabile, civile e penale sono autonome e possono concorrere fra loro, ciascuna con i propri presupposti e la propria autorita' competente.

Sul versante delle eccedenze, il dipendente collocato in disponibilita' ha diritto a un'indennita' pari all'ottanta per cento dello stipendio e dell'indennita' integrativa speciale, con esclusione di qualsiasi altro emolumento retributivo comunque denominato, per la durata massima di ventiquattro mesi; il rapporto di lavoro si intende definitivamente risolto alla scadenza di tale periodo, e la strada per proseguire il rapporto e' l'eventuale ricollocamento presso altra amministrazione entro quel termine, non la proroga della disponibilita'.

Infine la giurisdizione. L'articolo 63 devolve al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, comprese le controversie su assunzioni, conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali e responsabilita' dirigenziale, nonche' quelle concernenti le indennita' di fine rapporto, anche quando vengano in questione atti amministrativi presupposti, che il giudice ordinario puo' disapplicare se illegittimi e rilevanti. Restano invece devolute al giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l'assunzione e quelle relative ai rapporti di lavoro del personale in regime di diritto pubblico. Il crinale, quindi, e' il concorso: la selezione e' giudice amministrativo, il rapporto gia' instaurato e' giudice del lavoro.

Da ricordare per i quiz. Le norme sulle sanzioni disciplinari sono imperative e si inseriscono di diritto nei contratti collettivi. La pubblicazione del codice disciplinare sul sito istituzionale sostituisce l'affissione. La contestazione scritta e' sempre dovuta tranne che per il rimprovero verbale. Le procedure concorsuali per l'assunzione vanno al giudice amministrativo, tutto il resto del rapporto al giudice ordinario del lavoro: e' il distrattore piu' frequente dell'intera materia. E le mansioni superiori non fanno mai acquisire la qualifica superiore.

8. Anticorruzione, codice di comportamento e contratti pubblici

Chiudono il quadro tre blocchi normativi che completano il profilo del dipendente pubblico e dell'attivita' contrattuale dell'amministrazione.

La legge 6 novembre 2012, n. 190 ha costruito un sistema di prevenzione della corruzione articolato su piu' livelli. A livello nazionale opera l'Autorita' nazionale anticorruzione, che approva il piano nazionale anticorruzione e vigila sull'attuazione delle misure. A livello di singola amministrazione, l'organo di indirizzo definisce gli obiettivi strategici in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza, che costituiscono contenuto necessario dei documenti di programmazione strategico-gestionale, e adotta il piano triennale per la prevenzione della corruzione, curandone la trasmissione all'Autorita' nazionale anticorruzione. Il punto e' rilevante perche' i distrattori attribuiscono l'adozione del piano al responsabile della prevenzione della corruzione: il responsabile lo predispone e ne propone le modifiche, ma l'adozione spetta all'organo di indirizzo. Quando siano accertate significative violazioni delle prescrizioni del piano, e' proprio il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza che ne propone la modifica, oltre a dover verificare l'efficace attuazione delle misure e l'idoneita' del piano stesso. La legge ha inoltre introdotto la rotazione del personale negli uffici piu' esposti al rischio, la disciplina delle inconferibilita' e incompatibilita' degli incarichi e la tutela del dipendente che segnala illeciti.

Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici integra questo sistema sul piano dei doveri individuali. Le sue regole discendono dai principi costituzionali di diligenza, lealta', imparzialita' e servizio esclusivo alla cura dell'interesse pubblico. Nei rapporti con il pubblico il dipendente deve operare con spirito di servizio, correttezza, cortesia e disponibilita'; rispondere a corrispondenza, chiamate telefoniche e messaggi di posta elettronica nel modo piu' completo e accurato possibile, operando nella maniera piu' idonea a soddisfare le esigenze di chi si rivolge all'amministrazione; astenersi da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell'amministrazione o che possano nuocere al prestigio, al decoro o all'immagine dell'amministrazione stessa. Non deve invece assumere impegni ne' anticipare l'esito di decisioni o azioni proprie o altrui inerenti all'ufficio, se non nei termini in cui sia eventualmente previsto che ne dia comunicazione. Il codice impone poi l'obbligo di astensione nelle decisioni o attivita' che possano coinvolgere interessi propri o di persone a lui vicine, e comunque in ogni caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza, con obbligo di segnalare al responsabile dell'ufficio ogni situazione di conflitto, anche potenziale. La violazione dei doveri del codice e' fonte di responsabilita' disciplinare, accertata all'esito del procedimento disciplinare, ed e' rilevante anche ai fini della responsabilita' civile, amministrativa e contabile ove collegata alla violazione di altre norme.

Il terzo blocco e' il decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, codice dei contratti pubblici, che i quiz affrontano su alcuni snodi ricorrenti. Il codice si apre con principi propri: il principio del risultato, per cui le stazioni appaltanti perseguono il risultato dell'affidamento e dell'esecuzione con la massima tempestivita' e il migliore rapporto possibile fra qualita' e prezzo, nel rispetto della legalita', della trasparenza e della concorrenza; il principio della fiducia nell'azione legittima, trasparente e corretta dell'amministrazione e dei suoi funzionari; il principio dell'accesso al mercato. Il risultato costituisce criterio prioritario per l'esercizio del potere discrezionale.

Prima di avviare le procedure di affidamento le stazioni appaltanti e gli enti concedenti adottano, con apposito atto, la decisione di contrarre, individuando gli elementi essenziali del contratto e i criteri di selezione degli operatori economici e delle offerte. Sul calcolo del valore, il codice e' netto: nel determinare l'importo stimato di un appalto non e' consentito frazionare l'appalto allo scopo di evitare l'applicazione delle norme del codice, e in generale la scelta del metodo di calcolo non puo' essere effettuata con l'intenzione di escludere l'appalto dall'ambito di applicazione della disciplina.

Per gli affidamenti sotto la soglia di rilevanza europea il codice prevede procedure semplificate graduate per importo. Per i servizi e le forniture di importo pari o superiore a 140.000 euro e fino alla soglia europea, le stazioni appaltanti procedono mediante procedura negoziata senza bando, previa consultazione di almeno cinque operatori economici, ove esistenti, individuati in base a indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici. Per i lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 1 milione di euro si procede mediante procedura negoziata senza bando, previa consultazione di almeno cinque operatori economici, ove esistenti. Per gli affidamenti di importo inferiore a tali fasce e' ammesso l'affidamento diretto, anche senza consultazione di piu' operatori, purche' motivato. Le domande su questo punto sono numeriche e secche: conviene fissare la coppia importo-numero di operatori piuttosto che ragionarci in sede d'esame.

Il codice ha inoltre spinto sulla digitalizzazione dell'intero ciclo di vita dei contratti, imperniata sulla Banca dati nazionale dei contratti pubblici gestita dall'Autorita' nazionale anticorruzione. In questo quadro opera il fascicolo virtuale dell'operatore economico, indicato con la sigla FVOE, cioe' il fascicolo digitale in cui sono raccolti e resi disponibili i dati e i documenti relativi all'operatore economico utili a comprovare l'assenza di cause di esclusione e il possesso dei requisiti di partecipazione, evitando che ogni stazione appaltante debba richiederli ogni volta. La vigilanza e il controllo sui contratti pubblici, nei limiti stabiliti dal codice, sono attribuiti all'Autorita' nazionale anticorruzione, che esercita anche poteri sanzionatori e gestisce la Banca dati.

Fra le procedure di gara, oltre alle procedure aperte e ristrette, il codice disciplina il dialogo competitivo, utilizzabile quando le esigenze della stazione appaltante non possano essere soddisfatte senza adattare soluzioni immediatamente disponibili: vi si prevede un termine minimo per la ricezione delle domande di partecipazione, ordinariamente pari a trenta giorni dalla data di trasmissione del bando, riducibile nei casi di urgenza previsti dalla norma.

Da ricordare per i quiz. Il piano triennale di prevenzione della corruzione e' adottato dall'organo di indirizzo, non dal responsabile della prevenzione: il responsabile lo predispone, ne verifica l'attuazione e ne propone la modifica in caso di violazioni significative. Nel codice di comportamento, il dovere sui rapporti con il pubblico che non esiste, e che ricorre come distrattore, e' quello di anticipare l'esito delle decisioni: e' esattamente cio' che al dipendente e' vietato fare. Sul codice dei contratti, il frazionamento elusivo e' sempre vietato, e il numero minimo di operatori da consultare nelle procedure negoziate sotto soglia va ricordato a memoria insieme alla fascia di importo.

9. Ripasso operativo e trappole ricorrenti

Questo capitolo non aggiunge contenuti nuovi: rimette in fila cio' che nella banca dati produce piu' errori, con l'ottica di chi deve rispondere in pochi secondi.

Il primo gruppo di trappole riguarda i termini e le decorrenze. Il termine generale suppletivo di conclusione del procedimento e' di trenta giorni quando l'amministrazione non ne ha fissato uno proprio; i termini per la formazione del silenzio assenso decorrono dal ricevimento della domanda; il silenzio dell'amministrazione sull'istanza di accesso ai documenti vale come diniego dopo trenta giorni; il ricorso al TAR contro il diniego di accesso si propone entro trenta giorni; il termine per rendere assensi, concerti o nulla osta da parte di amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute e' di novanta giorni. Quando una domanda offre due termini plausibili, verifica sempre a quale istituto si riferisce: la maggior parte degli errori nasce dall'applicare il termine di un istituto a un altro.

Il secondo gruppo riguarda le coppie concettuali che vengono deliberatamente confuse. Elementi essenziali contro requisiti di efficacia: la competenza dell'organo e l'oggetto appartengono ai primi, la pubblicazione, il controllo e la comunicazione ai secondi. Nullita' contro annullabilita': la regola e' l'annullabilita' per violazione di legge, eccesso di potere o incompetenza; la nullita' e' eccezionale e riguarda mancanza di elementi essenziali, difetto assoluto di attribuzione, violazione o elusione del giudicato, e casi espressamente previsti. Revoca contro annullamento d'ufficio: la revoca guarda all'opportunita' sopravvenuta, non retroagisce, puo' comportare indennizzo; l'annullamento guarda all'illegittimita' originaria e retroagisce. Esecutivita' contro esecutorieta': la prima e' l'attitudine del provvedimento efficace a essere eseguito immediatamente, la seconda e' il potere di eseguirlo coattivamente, che esiste solo nei casi e nei modi previsti dalla legge. Silenzio assenso contro silenzio inadempimento: il primo genera un provvedimento tacito di accoglimento, il secondo lascia il vuoto e apre ai rimedi contro l'inerzia.

Il terzo gruppo riguarda l'accesso. L'accesso documentale della legge 241/1990 richiede un interesse diretto, concreto e attuale, riguarda documenti gia' esistenti e non puo' servire a un controllo generalizzato sull'attivita' dell'amministrazione; l'accesso civico del d.lgs. 33/2013 spetta a chiunque senza motivazione, e quando riguarda dati oggetto di pubblicazione obbligatoria l'istanza va al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza. Ricorda inoltre che l'accesso puo' riguardare anche atti interni e atti di diritto privato detenuti dall'amministrazione, purche' concernenti attivita' di pubblico interesse, e che il rilascio e' gratuito salvo il rimborso dei costi di riproduzione.

Il quarto gruppo riguarda il lavoro pubblico. Distingui sempre licenziamento con e senza preavviso, perche' le due liste sono tipizzate e le domande ne chiedono l'appartenenza. Tieni fermo che la contestazione scritta e' sempre dovuta salvo il rimprovero verbale; che la pubblicazione del codice disciplinare sul sito istituzionale equivale all'affissione; che il responsabile della struttura puo' irrogare direttamente solo le sanzioni piu' lievi, mentre per il licenziamento provvede l'ufficio competente per i procedimenti disciplinari; che le materie sottratte alla contrattazione collettiva comprendono il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali; che le mansioni superiori danno diritto alla retribuzione ma mai all'inquadramento; che sulle procedure concorsuali decide il giudice amministrativo e su tutto il resto del rapporto il giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro; e che responsabilita' disciplinare, amministrativo-contabile, civile e penale sono autonome e concorrenti.

Il quinto gruppo riguarda trasparenza, privacy e contratti. Sul GDPR, ricorda che i tre principi che vengono scambiati sono minimizzazione, limitazione della finalita' e limitazione della conservazione; che la revoca del consenso non travolge il trattamento gia' effettuato; che il registro delle attivita' di trattamento grava sul titolare e, ove applicabile, sul suo rappresentante; e che il Regolamento parla di categorie particolari di dati, mentre i dati su condanne penali e reati hanno regime a se'. Sull'anticorruzione, il piano e' adottato dall'organo di indirizzo e trasmesso all'ANAC, mentre il responsabile lo predispone, ne verifica l'attuazione e propone le modifiche. Sui contratti pubblici, non si frazionano gli appalti per sfuggire al codice, la decisione a contrarre precede l'avvio della procedura, la vigilanza spetta all'ANAC, il FVOE e' il fascicolo virtuale dell'operatore economico, e nelle procedure negoziate sotto soglia il numero minimo di operatori da consultare va legato alla fascia di importo.

Un'ultima avvertenza di metodo. Molte domande sono formulate in negativo, chiedendo quale affermazione non sia conforme alla norma, oppure inseriscono un "sempre" o un "mai" che ne rovescia il senso. Prima di scegliere, individua il verbo e l'eventuale negazione, poi verifica se la regola che ricordi ammette eccezioni: nel diritto amministrativo quasi ogni regola ne ha una, e le risposte assolute sono spesso, ma non sempre, i distrattori. Quando invece il testo della norma e' assoluto per scelta del legislatore, come il divieto di frazionamento elusivo o l'obbligo di contestazione scritta salvo il rimprovero verbale, la risposta secca e' quella giusta: la differenza la fa avere in testa il testo, non l'intuizione.

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