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1. Come studiare l'inglese per il concorso RIPAM Assistenti
La prova di lingua inglese di un concorso pubblico non misura la capacita' di conversare, ma la capacita' di riconoscere in pochi secondi quale forma e' corretta fra quattro opzioni molto simili tra loro. Nel concorso RIPAM per 3.997 posti di Assistente, profilo amministrativo, l'inglese e' una delle materie della prova, con un peso reale nel quiz (1.075 domande nella banca ufficiale): non e' quindi un dettaglio marginale, ma un capitolo su cui vale la pena costruire automatismi solidi. Il livello richiesto per un profilo di Assistente e' tipicamente elementare-intermedio, quello che nei quadri di riferimento europei si colloca fra A2 e B1: non serve un inglese fluente o accademico, serve riconoscere con sicurezza le costruzioni di base e i punti in cui l'italiano e l'inglese ragionano in modo diverso.
Chi prepara le batterie di quiz lavora su un numero sorprendentemente limitato di punti critici, e li sceglie con un criterio preciso: predilige i casi in cui la logica dell'italiano e quella dell'inglese divergono, perche' e' li' che l'italofono sbaglia in modo prevedibile e quindi il quesito discrimina davvero fra chi sa e chi indovina. Studiare l'inglese per questo tipo di prova significa dunque imparare non tanto un elenco di regole quanto la logica che l'inglese applica al tempo, alla certezza, all'obbligo e al punto di vista di chi parla. Una volta interiorizzata quella logica, il resto e' riconoscimento rapido di segnali: una parola come yesterday in una frase, o la congiunzione if, bastano da sole a restringere le opzioni possibili a una sola, prima ancora di aver tradotto l'intera frase.
Questa dispensa e' scritta in italiano; ogni esempio in inglese e' spiegato e tradotto, in modo che non serva alcuna conoscenza pregressa per seguirla. Il metodo espositivo e' sempre lo stesso: si spiega che cosa fa una forma, quando si usa, e soprattutto perche' l'alternativa proposta dal distrattore e' sbagliata. Gli esempi sono calati sul contesto dell'ufficio pubblico e dell'amministrazione (moduli, scadenze, domande, personale, riunioni), perche' e' l'area lessicale che i quiz per un profilo amministrativo prediligono, ed e' anche il modo piu' naturale per fissare il vocabolario: si impara meglio una parola dentro la frase in cui vive che dentro un elenco isolato.
Da ricordare per i quiz. Il livello atteso e' A2/B1: le domande premiano il riconoscimento rapido di strutture di base, non la conoscenza di forme rare o letterarie. Il distrattore quasi sempre corrisponde alla traduzione letterale dall'italiano: prima di scegliere una risposta che "suona bene", conviene chiedersi se non sia semplicemente un calco.
2. Nomi, articoli e aggettivi possessivi
Il punto di partenza sono i nomi e la distinzione fra numerabili e non numerabili, che governa la scelta degli articoli e dei quantificatori ed e' uno dei temi piu' frequenti nei quesiti a scelta multipla. I nomi numerabili hanno un plurale regolare in -s (form/forms, employee/employees, office/offices) oppure un plurale irregolare da memorizzare come forma a se': man/men, woman/women, child/children, person/people, foot/feet, tooth/teeth. Un errore tipico e' aggiungere la -s anche ai plurali irregolari ("the peoples" per dire "le persone" e' scorretto: people e' gia' plurale nel senso di "persone"; "peoples" esiste ma significa "popoli" in senso etnico-politico).
Alcuni nomi in inglese sono non numerabili anche quando l'italiano li tratterebbe come plurali: information, advice, news, money, furniture, work, staff (nel senso di personale) non hanno una forma plurale con -s. Si dice "some information", mai "an information" ne' "informations"; per contarli serve un contenitore: "a piece of advice" (un consiglio), "two pieces of information" (due informazioni). Il distrattore tipico e' costruito esattamente sul plurale inesistente, perche' l'italiano "le informazioni" spinge naturalmente verso "informations".
L'articolo indeterminativo a/an si usa solo con nomi singolari numerabili e introduce qualcosa di non ancora identificato: a form, an application. La scelta fra a e an dipende dal suono iniziale della parola, non dalla lettera scritta: si dice an hour (la "h" e' muta, la parola comincia di fatto per vocale) e a university (si pronuncia con un suono di semiconsonante, come "iu"). L'articolo determinativo the indica invece qualcosa di gia' noto o unico nel contesto: "I filled in a form yesterday; the form is on your desk" (ho compilato un modulo ieri; il modulo e' sulla sua scrivania) - la prima volta e' generico, la seconda e' quello specifico gia' menzionato.
L'errore piu' comune dell'italofono e' usare the davanti a nomi impiegati in senso generale: si dice "Meetings usually start at 9 a.m.", non "the meetings usually start", perche' si parla delle riunioni come categoria generale, non di riunioni specifiche gia' note. Allo stesso modo non si usa l'articolo davanti ai nomi di lingue (English), davanti ai nomi dei pasti (after lunch) e in molte espressioni fisse che vanno memorizzate come blocchi: at work, at home, by car, on holiday.
Con i nomi numerabili al plurale si usano many e few ("How many applications did you receive?", "few employees"), con i non numerabili much e little ("How much time do we have?", "little information"); a lot of funziona con entrambi ed e' quasi sempre una scelta sicura in frase affermativa. Quanto a some e any, la regola che i quiz verificano piu' spesso e' che some compare nelle affermative ("There are some forms on the desk") e any nelle negative e nelle domande ("There aren't any forms left", "Are there any forms left?"), con l'eccezione delle offerte e delle richieste cortesi, dove some resta anche in forma interrogativa ("Would you like some coffee?").
Gli aggettivi possessivi (my, your, his, her, its, our, their) accompagnano sempre un nome e non variano mai in base al genere della cosa posseduta, a differenza dell'italiano: "he lost his pen" si dice cosi' anche se la penna e' femminile in italiano, perche' in inglese il possessivo concorda con il possessore, non con l'oggetto posseduto. Un punto che genera errore sistematico e' its contro it's: il primo e' il possessivo neutro ("the office and its staff"), il secondo e' la contrazione di "it is" o "it has"; l'apostrofo, che in italiano non ha questa funzione, inganna facilmente.
Un ultimo punto riguarda i nomi che cambiano leggermente significato al plurale, oppure che restano invariati fra singolare e plurale: a paper puo' significare "un articolo, un documento" mentre paper senza articolo e' la carta come materiale non numerabile ("the form is printed on paper"); fish e sheep restano identici al plurale ("two sheep", non "two sheeps"). Questi casi compaiono raramente ma, quando compaiono, il distrattore sfrutta proprio l'aspettativa di un plurale regolare che l'inglese non prevede.
Da ricordare per i quiz. Plurali irregolari (man/men, child/children, person/people) non prendono una seconda -s. Information, advice, news, money sono non numerabili: niente plurale, niente "an" davanti. The non si usa per parlare di categorie in generale. Its e' il possessivo, it's e' una contrazione: solo l'apostrofo li distingue e il quesito lo sfrutta spesso.
3. Pronomi, aggettivi e comparativi
Vanno tenuti distinti quattro gruppi di parole che in italiano si confondono facilmente perche' l'italiano non li marca sempre con la stessa chiarezza formale: i pronomi soggetto (I, you, he, she, it, we, they), i pronomi complemento (me, you, him, her, it, us, them), gli aggettivi possessivi visti nella sezione precedente e i pronomi possessivi che stanno da soli, senza nome accanto (mine, yours, his, hers, ours, theirs): "This form is mine" (questo modulo e' mio) non richiede il nome "form" dopo il possessivo, mentre "This is my form" lo richiede.
Un secondo punto sistematico e' l'obbligo del soggetto espresso: l'inglese, a differenza dell'italiano, non ammette il soggetto sottinteso. "E' importante rispondere in tempo" in italiano non ha bisogno di un soggetto esplicito, ma in inglese si deve dire "It is important to reply in time", mai "Is important to reply in time". Questo it non si traduce, ma e' obbligatorio: e' uno dei distrattori piu' semplici e piu' frequenti, perche' l'italofono tende a ometterlo per abitudine.
I pronomi riflessivi (myself, yourself, himself, herself, itself, ourselves, yourselves, themselves) si usano quando soggetto e complemento coincidono: "The employee introduced himself to the new colleague" (il dipendente si e' presentato al nuovo collega). Si distinguono dall'uso enfatico, in cui il riflessivo rafforza il soggetto invece di essere il complemento dell'azione: "The manager himself signed the document" (il direttore in persona ha firmato il documento).
Fra i pronomi relativi, who si riferisce a persone, which a cose, that a entrambi nelle frasi che restringono il significato ("the form that you sent" oppure "the form which you sent"); whose indica possesso ("the employee whose file we are reviewing" - il dipendente il cui fascicolo stiamo esaminando). Un errore da evitare e' usare which per le persone: "the employee which called" e' sbagliato, va "the employee who called".
Sul piano degli aggettivi, gli aggettivi di una sillaba, e quelli di due sillabe che finiscono in -y, formano il comparativo con -er e il superlativo con the -est: fast/faster/the fastest, easy/easier/the easiest (la -y diventa -i- prima di aggiungere il suffisso). Gli aggettivi piu' lunghi usano invece more e the most: efficient/more efficient/the most efficient, important/more important/the most important.
Alcuni aggettivi sono irregolari e vanno semplicemente memorizzati, perche' non seguono nessuna delle due regole: good/better/the best (buono/migliore/il migliore), bad/worse/the worst (cattivo/peggiore/il peggiore), much e many/more/the most (molto/di piu'/il massimo), little/less/the least (poco/di meno/il minimo). Sono fra le forme piu' testate perche' non si possono dedurre da una regola: o si sanno o si sbagliano. Il termine di paragone si introduce sempre con than, mai con that: "This procedure is faster than the previous one" (questa procedura e' piu' veloce di quella precedente); l'errore that compare spesso fra le opzioni perche' in italiano "che" introduce sia il paragone sia le frasi relative, mentre l'inglese usa due parole diverse.
Per dire che due cose sono uguali si usa la struttura as ... as: "The new form is as simple as the old one" (il nuovo modulo e' semplice quanto il vecchio). Per la forma negativa si usa not as ... as: "This office is not as busy as the other one" (questo ufficio non e' impegnato quanto l'altro).
Da ricordare per i quiz. Il soggetto it in frasi come "it is important to..." e' sempre obbligatorio. Who per le persone, which per le cose. I comparativi irregolari (good/better/best, bad/worse/worst) non si formano con -er ne' con more: sono forme a se'. Il paragone si introduce con than, mai con that.
4. Present simple, present continuous e i verbi di stato
Il present simple (io lavoro) e' la forma base del verbo: I work, you work, he works. Descrive cio' che e' abitualmente vero: routine, mansioni, regole, fatti permanenti. La frase "The office opens at 8.30" (l'ufficio apre alle 8.30) non descrive l'apertura di questa mattina, ma la regola generale che vale ogni giorno. Alla terza persona singolare si aggiunge la -s, e questa e' la prima trappola dei quiz: "The employee submit the form" e' scorretto, va "submits". Nelle frasi negative e interrogative la -s si sposta sull'ausiliare do: si dice "He doesn't work on Fridays" e "Does he work on Fridays?", mai "he doesn't works". Il distrattore funziona perche' chi risponde in fretta applica la -s al verbo principale che vede scritto, senza accorgersi che l'ausiliare l'ha gia' assorbita.
Il present continuous (o progressive) si forma con il verbo be coniugato piu' il verbo principale in -ing: I am working, she is working, they are working. Descrive cio' che e' in corso proprio ora, oppure una situazione temporanea e non definitiva. La differenza rispetto al present simple non riguarda quanto dura l'azione, ma la natura del fatto: "I work in the personnel office" significa che quello e' il mio lavoro stabile; "I am working in the personnel office this month" significa che ci sono assegnato temporaneamente. I quiz sfruttano questa opposizione inserendo nella frase un avverbio-spia: usually, always, every day, normally, as a rule chiamano il present simple; now, at the moment, currently, this week chiamano il continuous. Un esempio svolto: "The office ______ a new filing system at the moment." Fra le opzioni tipiche uses / is using / used / has used, il segnale at the moment ancora la frase al presente in corso, quindi la risposta e' is using.
Esiste poi un gruppo di verbi, detti stative verbs (verbi di stato), che normalmente non ammettono la forma in -ing. Il criterio per riconoscerli e' netto: sono verbi che non descrivono un'attivita' che si svolge, ma una condizione che semplicemente sussiste - conoscenza (know sapere, understand capire, believe credere), volonta' e bisogno (want, need), appartenenza e apparenza (belong appartenere, seem sembrare, own possedere). Una condizione non "e' in corso": o c'e' o non c'e', e per questo il continuous non ha senso con questi verbi. "I am knowing the procedure" e' scorretto: si dice "I know the procedure".
Attenzione pero' ai verbi che hanno due significati, uno di stato e uno di attivita', e che ammettono l'-ing solo nel secondo caso: "I think the request is admissible" (opinione: stato, niente -ing) contro "I am thinking about the new procedure" (sto riflettendo: attivita' in corso); "She has two office keys" (possesso: stato) contro "She is having a meeting with the applicant" (sta tenendo una riunione: attivita'). E' esattamente su queste coppie che il quesito costruisce il distrattore, proponendo "I am thinking the request is admissible" come opzione apparentemente ragionevole ma scorretta.
Da ricordare per i quiz. La -s della terza persona va sul verbo nell'affermativa, ma sull'ausiliare do/does in negativa e interrogativa. Gli avverbi usually/always/every day vogliono il present simple; now/at the moment/currently vogliono il continuous. I verbi di stato (know, want, belong, seem, own) non hanno la forma in -ing.
5. Past simple, past continuous e i futuri
Il past simple e' il passato dei fatti conclusi e collocati in un momento determinato. Nei verbi regolari si forma con -ed (submitted, checked, worked, applied), nei verbi irregolari con una forma propria da memorizzare (go/went, send/sent, take/took, become/became, write/wrote, see/saw). Nelle domande e nelle negazioni si usa l'ausiliare did, e allora il verbo principale torna alla forma base: "Did you send the letter?" e non "did you sent"; "She didn't receive the notice" e non "she didn't received". E' uno dei distrattori piu' frequenti in assoluto, perche' l'italiano marca il passato sul verbo principale mentre l'inglese lo marca solo sull'ausiliare.
Il past continuous (was/were + -ing) descrive un'azione che era in svolgimento in un certo momento del passato, tipicamente come sfondo di un'altra azione piu' breve che la interrompe: "I was checking the file when the manager called" (stavo controllando il fascicolo quando il dirigente ha chiamato). La regola pratica e': l'azione lunga, quella che fa da cornice, va al continuous; l'azione puntuale, che accade dentro la cornice, va al past simple. Se invece le due azioni sono entrambe puntuali e successive, vanno entrambe al past simple: "He opened the envelope and read the letter."
L'inglese non ha un vero tempo futuro morfologico e ricorre a costruzioni diverse a seconda di quale rapporto chi parla ha con l'evento. Will + forma base esprime una decisione presa nel momento in cui si parla, una previsione, una promessa o un'offerta: "The phone is ringing - I will answer it" (decido adesso, sul momento). Be going to + forma base esprime un'intenzione gia' formata prima di parlare, oppure una previsione fondata su segnali visibili nel presente: "We are going to reorganise the office next year" (e' gia' deciso, il piano esiste); "Look at that pile of forms - it is going to take hours" (lo deduco da cio' che vedo ora).
Il present continuous si usa poi per gli appuntamenti gia' fissati in agenda: "I am meeting the applicant at 3 p.m." e' del tutto naturale e piu' idiomatico di "I will meet". Infine va tenuto a mente che dopo le congiunzioni di tempo when, as soon as, before, after, until l'inglese non usa il futuro, ma il presente: "We will contact you as soon as we receive your documents", non "as soon as we will receive". E' un calco dall'italiano ("appena riceveremo") che i quiz puniscono volentieri, ed e' facile da riconoscere perche' basta cercare la congiunzione temporale e verificare che dopo di essa non ci sia will.
Da ricordare per i quiz. Nelle domande e negazioni al passato l'ausiliare did assorbe da solo il marcatore di tempo: il verbo torna alla forma base. Nel past continuous l'azione lunga fa da cornice, quella breve la interrompe. Dopo when, as soon as, before, after, until non si usa mai will: si usa il presente.
6. Present perfect e past perfect
Il present perfect simple si forma con have/has piu' il participio passato (I have worked, he has sent). Il nome inganna: e' un tempo del presente, non del passato. Serve a dire che un fatto avvenuto prima di ora ha un effetto o una rilevanza adesso. Il past simple, al contrario, chiude il fatto dentro un momento passato e lo stacca dal presente. La domanda da porsi non e' "quando e' successo?" ma "conta ancora ora?".
Da qui discende la regola operativa piu' redditizia dell'intera prova: se nella frase compare un'indicazione di tempo passato e concluso, il present perfect e' vietato. Espressioni come yesterday, last week, in 2019, two years ago, when I started this job impongono il past simple. Percio' "I have submitted the form yesterday" e' sbagliato e va "I submitted the form yesterday". Viceversa, con just, already, yet, ever, never, so far, recently, this week - cioe' con un periodo non ancora chiuso - si usa il present perfect: "We have already processed your request" (abbiamo gia' trattato la sua richiesta).
Il secondo grande uso del present perfect genera l'errore-simbolo dell'italofono. In italiano diciamo "lavoro qui dal 2015", usando il presente, perche' per noi conta che l'azione sia in corso. L'inglese ragiona diversamente: guarda al periodo che va dall'inizio fino a oggi, e per un periodo che comincia nel passato e arriva fino a ora usa il present perfect. Quindi "I work here since 2015" e' sbagliato e va detto "I have worked here since 2015". Allo stesso modo: "She has worked in this office for ten years" (lavora in questo ufficio da dieci anni). Ricordare che since introduce il punto di partenza (since 2015, since March, since she started) e for introduce la durata (for ten years, for two months, for a long time): confondere i due e' un altro distrattore classico, e si riconosce a colpo d'occhio perche' dopo since c'e' sempre una data o un evento, dopo for sempre una quantita' di tempo.
Un'avvertenza su since. La regola "since impone il present perfect" vale per il since temporale, quello che indica un punto di partenza nel tempo. Esiste pero' anche un since causale, sinonimo di because ("Since the office was closed, we postponed the meeting" - poiche' l'ufficio era chiuso, abbiamo rinviato la riunione), che non ha alcun effetto sul tempo verbale. Prima di applicare la regola conviene sempre verificare che il since della frase introduca davvero un momento e non una causa.
Il past perfect (had + participio passato) serve a segnalare che, fra due fatti entrambi passati, uno e' avvenuto prima dell'altro. E' un tempo relativo: non ha senso da solo, esiste solo in rapporto a un altro punto del passato gia' fissato nella frase. "When the manager arrived, the clerk had already filed the documents" (quando il dirigente arrivo', l'impiegato aveva gia' archiviato i documenti): prima l'archiviazione, poi l'arrivo. Se si mettessero entrambi i verbi al past simple, si suggerirebbe che i due fatti sono accaduti nell'ordine in cui vengono nominati, cioe' che l'archiviazione e' avvenuta dopo l'arrivo - e in un testo amministrativo la differenza non e' stilistica, cambia la sostanza dei fatti.
Da ricordare per i quiz. Con yesterday, last week, ago, in 2019 il present perfect e' sempre vietato: serve il past simple. Con just, already, yet, ever, never serve il present perfect. Since introduce un punto di partenza (data/evento), for una durata (quantita' di tempo). Il past perfect segnala il fatto piu' lontano dei due, nel passato.
7. Verbi modali e periodo ipotetico
I modali (can, could, may, might, must, should, will, would, shall) sono verbi ausiliari che non descrivono un'azione ma il modo in cui chi parla la considera: possibile, obbligatoria, consigliabile, probabile. Hanno tre caratteristiche formali costanti che i quiz verificano quasi sempre: non prendono la -s alla terza persona ("he can", mai "he cans"), sono seguiti dal verbo alla forma base senza to ("applicants must submit", mai "must to submit"), e formano da soli negazione e domanda, senza ricorrere a do ("Can you help me?", "She cannot access the file").
Sul piano del significato conviene tenere presenti le opposizioni sfruttate nei test. Must esprime un obbligo che chi parla sente come proprio o interno all'organizzazione ("Applicants must attach a copy of their identity document"), mentre have to esprime un obbligo imposto dall'esterno, da una norma o da una circostanza ("I have to stay late because the deadline is tomorrow"). La differenza diventa netta - e decisiva - nella negazione: mustn't significa divieto ("You mustn't disclose personal data" - e' vietato), mentre don't have to significa assenza di obbligo ("You don't have to attach the certificate if it is already on file" - non e' necessario, ma puoi). Tradurre entrambi con "non devi" e' l'errore tipico dell'italofono, e il quesito lo cerca costruendo una frase in cui entrambe le letture sono contestualmente plausibili: solo il significato di divieto o di esenzione, ricavato dal resto del periodo, permette di scegliere.
Can indica capacita' o permesso informale, may un permesso piu' formale o una possibilita' ("Applicants may request a review of the decision"), might una possibilita' piu' remota. Should e ought to esprimono un consiglio o cio' che sarebbe opportuno ("You should keep a copy of every document"), non un obbligo: e' il distrattore che si presenta quando la frase ha un tono normativo e si e' tentati di leggere should come "deve".
Il conditional, o periodo ipotetico, e' una frase composta da una condizione introdotta da if e da una conseguenza. L'inglese distingue quattro schemi in base a quanto la condizione e' considerata realistica. La regola formale che governa tutto e' una sola e va imparata a memoria perche' da sola elimina spesso due opzioni su quattro: nella frase con if non si mette mai will (salvo usi enfatici che i concorsi non chiedono).
Zero conditional - if + present simple, present simple. Esprime una verita' generale o una regola automatica, valida sempre: "If you submit the form after the deadline, it is rejected" (se presenti il modulo dopo la scadenza, viene rifiutato). Non e' una vera ipotesi: e' la descrizione del funzionamento di una regola, e per questo ricorre spesso nei testi procedurali.
First conditional - if + present simple, will + forma base. Esprime una possibilita' concreta e futura: "If you send the missing documents today, we will process your application by Friday". La condizione e' realistica e chi parla crede che possa avverarsi.
Second conditional - if + past simple, would + forma base. Esprime un'ipotesi improbabile o del tutto irreale nel presente: "If the office had more staff, waiting times would be shorter" (se l'ufficio avesse piu' personale, i tempi di attesa sarebbero piu' brevi: ma il personale non c'e'). Il past simple qui non indica passato, indica distanza dalla realta': e' il punto che confonde di piu', perche' il candidato vede una forma passata e cerca una conseguenza passata. Con il verbo be la forma tradizionale usa were per tutte le persone: "If I were you, I would ask for a written confirmation."
Third conditional - if + past perfect, would have + participio passato. Esprime un'ipotesi sul passato che non si e' realizzata, e quindi un rimpianto: "If she had submitted the form in time, she would have avoided the penalty" (se avesse presentato il modulo in tempo, avrebbe evitato la sanzione: non l'ha fatto, la sanzione c'e' stata).
Nei quesiti la scelta si gioca quasi sempre su due segnali. Se la conseguenza contiene would, la condizione e' di norma al past simple (second) o al past perfect (third), mai al presente. Se invece la conseguenza contiene will, la condizione deve essere al present simple. E in nessun caso if puo' essere seguito da will o da would: le opzioni che lo fanno si scartano senza ulteriore analisi. Da sapere infine che unless equivale a "if not", cioe' contiene gia' la negazione al proprio interno: "Unless you provide your identity document, we cannot process your request" significa "se non fornisce il documento d'identita'"; aggiungere un secondo not ("unless you don't provide") ribalta il senso ed e' l'errore che il distrattore mette in campo.
Da ricordare per i quiz. Mustn't e' divieto, don't have to e' assenza di obbligo: non sono sinonimi. Dopo if non ci va mai will ne' would. Zero conditional per regole generali, first per possibilita' future realistiche, second per ipotesi presenti irreali, third per ipotesi passate irreali. Unless contiene gia' una negazione.
8. Forma passiva, discorso indiretto, gerundio/infinito e preposizioni
Il passive si costruisce con il verbo be coniugato al tempo desiderato piu' il participio passato del verbo principale. Si usa quando cio' che conta e' l'azione subita e non chi la compie, ed e' per questo onnipresente nella lingua amministrativa: "The application was rejected" (la domanda e' stata respinta), "Your file is being reviewed" (il suo fascicolo e' in corso di esame), "The forms have been sent" (i moduli sono stati inviati), "Applicants will be notified by e-mail" (i richiedenti saranno avvisati per e-mail). Il passaggio dall'attivo al passivo segue una meccanica fissa: l'oggetto dell'attivo diventa soggetto del passivo, il verbo diventa be + participio allo stesso tempo del verbo attivo, e il soggetto originario, se serve nominarlo, si esprime con by. "The office sent the notice" diventa "The notice was sent by the office". Il punto in cui si sbaglia e' proprio la conservazione del tempo: se l'attivo e' al present perfect (has sent), il passivo deve essere has been sent, non was sent.
Il reported speech (discorso indiretto) e' il modo di riferire le parole di qualcun altro senza citarle testualmente. Quando il verbo introduttivo e' al passato (said, told, asked) e il fatto riferito appartiene ormai al passato, l'inglese sposta indietro di un grado i tempi verbali: e' il fenomeno detto backshift. Il present simple diventa past simple, il present continuous diventa past continuous, il past simple e il present perfect diventano entrambi past perfect, will diventa would, can diventa could, must diventa had to. Insieme ai tempi cambiano anche i marcatori di tempo: today diventa that day, tomorrow diventa the next day, yesterday diventa the day before, now diventa then. Esempio: "I am checking your file and I will call you tomorrow" diventa "He said that he was checking my file and that he would call me the following day".
Nelle domande riferite scompare l'inversione tipica dell'interrogativa e non si usa l'ausiliare do: l'ordine delle parole torna quello della frase affermativa. "Where is the office?" diventa "He asked where the office was", non "where was the office". "Did you receive the letter?" diventa "She asked whether/if I had received the letter": in assenza di una parola interrogativa, la domanda riferita si introduce con if o whether.
Le question tags sono brevi domande di conferma aggiunte in fondo a una frase affermativa o negativa, tipiche del parlato ma testate anche nei quiz scritti: se la frase principale e' affermativa, la question tag e' negativa, e viceversa, con l'ausiliare corrispondente. "You work in this office, don't you?" (lei lavora in questo ufficio, vero?); "She hasn't submitted the form, has she?" (non ha presentato il modulo, vero?); "They can help us, can't they?". Il distrattore tipico ripete lo stesso segno della frase principale ("You work here, do you?" invece di "don't you"), che suona sbagliato a un orecchio allenato.
Un'area frequentissima nei quiz e' quella dei verbi seguiti da gerundio (forma in -ing) o da infinito con to, perche' la scelta non e' deducibile da una regola logica ma dipende dal verbo specifico che precede. Alcuni verbi vogliono sempre il gerundio: enjoy, avoid, finish, suggest, consider, mind, deny, admit, keep - "I enjoy working in this department" (mi piace lavorare in questo ufficio), "Please avoid submitting incomplete forms". Altri vogliono sempre l'infinito con to: want, decide, hope, plan, agree, promise, refuse, manage, afford, seem - "We decided to postpone the meeting" (abbiamo deciso di rinviare la riunione), "She refused to sign the document". Alcuni verbi ammettono entrambe le costruzioni con differenze minime o nessuna differenza di significato (start, begin, like, love, hate, continue): "It started raining" e "It started to rain" sono entrambe corrette. Un caso speciale e' stop: "She stopped smoking" (ha smesso di fumare - il fumare finisce) contro "She stopped to smoke" (si e' fermata per fumare - due azioni diverse, camminava e si e' fermata allo scopo di fumare): la differenza di costruzione cambia completamente il senso della frase, ed e' un punto molto sfruttato nei quesiti di livello piu' alto.
Il sistema delle preposizioni di tempo e' regolare e va imparato come sistema. At indica un punto preciso: at 9 o'clock, at noon, at midnight, at the weekend (inglese britannico). On indica un giorno o una data: on Monday, on 15 June, on Christmas Day. In indica un contenitore temporale piu' ampio: in June, in 2026, in the morning, in the summer. La logica sottostante e' la progressiva ampiezza: punto, giorno, periodo. Vanno poi distinte due coppie insidiose. By significa "non piu' tardi di" ("Submit the form by 30 June" - entro il 30 giugno come termine ultimo), mentre until indica il protrarsi di una situazione fino a un momento ("The counter is open until 6 p.m." - resta aperto fino a quell'ora, poi chiude): "pay by Friday" vuol dire che venerdi' e' il termine ultimo, "pay until Friday" indicherebbe un pagamento continuato, che non ha senso in questo contesto. During introduce un nome ("during the meeting"), mentre while introduce una frase con soggetto e verbo ("while the meeting was going on"): la scelta dipende da cio' che segue, non dal significato, che e' lo stesso.
Lo stesso schema di ampiezza vale per le preposizioni di luogo: at per un punto, un indirizzo o un'attivita' ("at the counter", "at the office", "at a meeting"), on per una superficie ("on the desk", "on page 3"), in per uno spazio chiuso o un'area ("in the drawer", "in the building", "in Rome").
Da ricordare per i quiz. Nel passivo il tempo verbale dell'attivo si conserva sempre nel verbo be. Nel discorso indiretto con verbo introduttivo al passato si applica il backshift completo. Le question tags sono negative se la frase e' affermativa e viceversa. Verbi come enjoy, avoid, finish vogliono il gerundio; want, decide, hope vogliono l'infinito con to: vanno imparati per liste, non per logica.
Il vocabolario che i quiz per un profilo amministrativo prediligono ruota attorno al ciclo tipico di una pratica pubblica, e conviene impararlo dentro le frasi in cui compare, perche' e' li' che il quesito lo verifica: raramente chiede una traduzione secca, molto piu' spesso propone quattro parole simili nella stessa frase e chiede quale funziona davvero. Tutto comincia con una application (domanda, istanza: "submit an application for a position" - presentare una domanda per un posto), che si presenta su un form (modulo). Il modulo va compilato con to fill in o to fill out - due varianti equivalenti, la prima piu' britannica e la seconda piu' americana - e poi presentato: to submit e' il verbo generico del presentare, to file quello del depositare formalmente ("file an application", "file an appeal"); il quesito boccia sempre "to present a form", calco dall'italiano che in inglese non regge.
Tutto va fatto entro la deadline o entro il time limit (termine ultimo, scadenza): "meet the deadline" e' rispettarla, "miss the deadline" mancarla. L'ente comunica con il cittadino tramite un notice o una notification (avviso, comunicazione formale), e la decisione si comunica con una decision letter (lettera che comunica l'esito). I documenti che circolano in ufficio hanno nomi che i quesiti mettono volentieri in concorrenza fra loro: lo statement e' una dichiarazione o un estratto ("a bank statement" e' un estratto conto), la receipt e' la ricevuta che prova un pagamento gia' avvenuto, l'invoice e' la fattura che il pagamento lo chiede - confondere receipt e invoice e' un distrattore ricorrente, e si risolve chiedendosi se il documento certifica un pagamento gia' fatto o ne sollecita uno da fare. Il record e' la registrazione o la documentazione conservata ("keep your records for five years"), il file e' il fascicolo ("your file is being reviewed").
Se il cittadino vuole informazioni fa una enquiry (o inquiry); se contesta un provvedimento presenta un appeal (ricorso: "lodge an appeal against the decision", sempre con against). Chi rispetta gli obblighi e' in compliance ("compliance with the regulations", sempre con with). Lo staff e' il personale inteso come collettivo: di sicuro non esiste "a staff" per dire "un dipendente", che si dice a member of staff oppure an employee. Il department e' il reparto o l'ufficio, la meeting e' la riunione, e un appointment e' un appuntamento fissato ("she has an appointment at 10 a.m."), da non confondere con meeting, che e' l'incontro in se'.
I phrasal verbs sono verbi seguiti da una particella - preposizione o avverbio - il cui significato complessivo non si ricava dai singoli pezzi: e' per questo che vanno imparati dentro una frase e non come etichette isolate. Il quesito tipico da' la frase e chiede la particella giusta, oppure propone quattro phrasal verbs simili per lo stesso contesto, contando sul fatto che la memoria conserva il verbo ma non la particella. Attorno al modulo ruotano to fill in (visto sopra; il distrattore e' "fill up", che si usa per il serbatoio dell'auto, non per un modulo) e to hand in ("hand in your documents at the counter" - li consegni allo sportello). Attorno all'istruttoria: to carry out e' svolgere, effettuare ("the office carried out a check" - ha svolto un controllo; "made a check" e' il calco che il quesito boccia), to look into e' esaminare, indagare su ("we are looking into your complaint"), to look up e' cercare un dato in un archivio o in un elenco ("look up the file in the database"): e' la particella a distinguere i due look, ed e' esattamente su questo che il quesito gioca.
Attorno ai documenti: to draw up e' redigere ("draw up a report"), to set up e' istituire, avviare ("set up a new procedure"), to point out e' far notare ("the inspector pointed out an error"), to follow up e' dare seguito ("we will follow up on your enquiry"). Attorno alle decisioni: to turn down e' respingere ("the application was turned down"), to put off e' rinviare ("the meeting was put off until Friday"), to deal with e' occuparsi di ("this office deals with pension claims"), to comply with e' adempiere a, rispettare ("employees must comply with the regulations"). Merita attenzione la coppia to apply for / to apply to: si fa domanda per qualcosa ("apply for a job", "apply for an extension") e ci si rivolge a qualcuno ("apply to the local office"); il quesito propone regolarmente la preposizione invertita, e la regola mnemonica e' che for guarda all'oggetto della richiesta, to al destinatario.
Le collocazioni sono abbinamenti fissi verbo-nome che l'uso ha consolidato: non seguono una regola deducibile, e il quesito le verifica proponendo accanto al nome giusto il verbo che un italiano sceglierebbe traducendo alla lettera. Si dice to meet a deadline (rispettare una scadenza), non "to respect a deadline": respect in inglese si porta alle persone e ai principi, non alle date. Per "prendere una decisione" l'inglese usa to make a decision, la forma piu' comune e sempre sicura; il distrattore da scartare e' il calco "to do a decision", che non esiste. Una questione si solleva con to raise an issue ("she raised the issue at the meeting"), non "to lift". Un reclamo si presenta con to file a complaint o to lodge a complaint, non "to present". Un documento si allega con to attach ("please attach a copy of your ID"), una proroga si concede con to grant an extension ("the office granted a two-week extension").
Vanno infine sorvegliati i falsi amici, cioe' le parole che somigliano a un termine italiano ma significano altro; il quesito li presenta quasi sempre dentro una frase in cui la lettura "all'italiana" produce un senso plausibile ma sbagliato - ed e' questa plausibilita' a renderli pericolosi, perche' nulla segnala l'errore. Actually vuol dire "in realta'" e non "attualmente": "He actually works for another department" significa "in effetti lavora per un altro ufficio", non "attualmente lavora", che sarebbe "he currently works". Eventually vuol dire "alla fine, prima o poi" e non "eventualmente": "The documents eventually arrived" - i documenti alla fine sono arrivati; l'"eventualmente" italiano si rende con possibly o if necessary. To pretend vuol dire "fingere" e non "pretendere": "He pretended not to know about the new rule" - ha finto di non saperlo; per pretendere si usa to demand o to claim.
Argument e' una discussione o un litigio ("they had an argument"), non un argomento, che e' topic o subject. Sensible vuol dire "assennato, ragionevole" ("a sensible decision" e' una decisione sensata) e non "sensibile", che e' sensitive - e infatti i dati sensibili sono sensitive data, mai "sensible data": in un ufficio pubblico che tratta dati personali e' uno dei distrattori piu' usati. Confident vuol dire "fiducioso, sicuro di se'" e non "confidenziale", che e' confidential ("a confidential report"). Library e' la biblioteca: la libreria dove si comprano i libri e' bookshop. Parent e' il genitore, non un parente in senso generale, che e' relative: "my parents" sono i miei genitori. Factory e' lo stabilimento industriale, non un ufficio qualsiasi. Questi falsi amici tornano spesso nei testi di comprensione oltre che nei fill-in-the-gap, perche' un lettore che traduce meccanicamente rischia di fraintendere il senso dell'intero paragrafo, non solo della singola parola.
Da ricordare per i quiz. Application e' la domanda amministrativa, non l'app informatica. Receipt certifica un pagamento gia' fatto, invoice lo richiede. La particella dei phrasal verbs cambia completamente il significato (look into contro look up): va imparata insieme al verbo. Apply for regge l'oggetto della domanda, apply to il destinatario. Fra i falsi amici, i piu' insidiosi in un contesto di ufficio pubblico sono actually, eventually, sensible e library, perche' la lettura letterale produce un senso plausibile ma sbagliato.
9. Ripasso operativo e trappole ricorrenti
Questo capitolo non aggiunge contenuti nuovi: riprende, nell'ordine in cui i quesiti li testano piu' spesso, i punti su cui le risposte sbagliate si concentrano. Conviene leggerlo a ridosso della prova.
I tempi verbali. Con yesterday, last week, ago, in 2019 il present perfect e' sempre vietato: solo past simple. Con just, already, yet, ever, never, so far il present perfect e' invece la scelta giusta. Since introduce un punto di partenza (una data o un evento), for una durata (una quantita' di tempo): non sono intercambiabili. Nelle domande e nelle negazioni al past simple l'ausiliare did assorbe da solo il segno del passato: il verbo torna alla forma base ("did you send", non "did you sent"). Dopo when, as soon as, before, after, until non compare mai will: si usa il presente anche parlando del futuro.
I modali. Mustn't significa divieto assoluto; don't have to significa che l'obbligo non c'e', ma l'azione resta permessa: sono opposti, non sinonimi, ed e' l'errore-simbolo dell'italofono che traduce entrambi con "non devi". Must e' l'obbligo sentito come proprio, have to l'obbligo imposto dall'esterno. Should e' un consiglio, non un obbligo.
Il periodo ipotetico. Nella frase con if non compare mai will ne' would: chi vede questa combinazione nelle opzioni la scarta subito, senza bisogno di ulteriore analisi. Zero conditional per regole automatiche sempre vere, first per possibilita' future realistiche, second per ipotesi presenti irreali (con were per il verbo be in tutte le persone), third per ipotesi passate che non si sono realizzate. Unless contiene gia' una negazione: aggiungerne una seconda ribalta il senso della frase.
La forma passiva. Il tempo verbale dell'attivo va sempre conservato nel verbo be del passivo: se l'attivo e' has sent, il passivo e' has been sent, non was sent. Il complemento con by si omette quando l'agente e' ovvio o irrilevante, ed e' proprio per questo che i testi amministrativi preferiscono il passivo.
Il discorso indiretto. Con verbo introduttivo al passato si applica il backshift: present diventa past, past e present perfect diventano past perfect, will diventa would, can diventa could, must diventa had to. Le domande riferite perdono l'inversione tipica dell'interrogativa e, in assenza di una parola interrogativa, si introducono con if o whether. Tell vuole subito il destinatario ("he told me"), say no ("he said that..."): "he said me" e' sempre scorretto.
Gerundio e infinito. Non c'e' una logica deducibile: enjoy, avoid, finish, suggest, keep vogliono il gerundio; want, decide, hope, plan, agree, refuse vogliono l'infinito con to. Il caso di stop cambia significato secondo la costruzione: stop doing (smettere di fare) contro stop to do (fermarsi per fare).
Articoli e nomi. Nomi come information, advice, news, money sono non numerabili: niente plurale con -s, niente articolo indeterminativo davanti. The non si usa per parlare di una categoria in generale. I plurali irregolari (man/men, child/children, person/people) non prendono una seconda -s.
Preposizioni. By e' il termine ultimo entro cui fare qualcosa, until e' il protrarsi di una situazione fino a un momento: non sono la stessa cosa. During regge un nome, while regge una frase con verbo. In riferito al futuro indica il tempo che deve trascorrere ("the answer will arrive in two weeks" - fra due settimane), within indica il termine massimo entro cui una cosa deve avvenire ("you must reply within thirty days"): sono spesso scambiati perche' l'italiano usa "entro" per entrambi i concetti.
Comparativi e pronomi. Il termine di paragone si introduce sempre con than, mai con that, e i comparativi irregolari (good/better/the best, bad/worse/the worst) non ammettono ne' -er ne' more: sono forme a se' da sapere a memoria. Its e' il possessivo, it's e' la contrazione di "it is/it has": solo l'apostrofo li distingue, e il quesito sfrutta esattamente questa somiglianza grafica. Il soggetto it in costruzioni come "it is important to..." e' sempre obbligatorio, anche quando l'italiano non lo richiede.
Question tags. Se la frase principale e' affermativa la domanda di conferma finale e' negativa, e viceversa, con l'ausiliare che riprende quello della frase principale: "You work here, don't you?", "She hasn't called, has she?". Il distrattore piu' comune ripete lo stesso segno della principale, che a un orecchio allenato suona subito sbagliato anche prima di applicare la regola.
Falsi amici da neutralizzare. Actually vuol dire "in realta'", non "attualmente" (che e' currently). Eventually vuol dire "alla fine, prima o poi", non "eventualmente" (che e' possibly). Library e' la biblioteca, non la libreria (che e' bookshop). Sensible vuol dire "assennato, ragionevole", non "sensibile" (che e' sensitive): i dati sensibili sono sensitive data, mai "sensible data". Argument e' una discussione o un litigio, non un argomento di discussione (che e' topic o subject). Confident vuol dire "fiducioso, sicuro di se'", non "confidenziale" (che e' confidential). Parent vuol dire genitore (padre o madre), non "parente" in senso generale, che e' relative: "my parents" sono i miei genitori, non i miei parenti. Factory e' la fabbrica, lo stabilimento industriale, non un ufficio generico.
Vocabolario dell'ufficio. Application e' la domanda, l'istanza amministrativa ("submit an application for a position"), non l'applicazione informatica, che e' app. Il modulo si compila con to fill in o to fill out, mai "fill up" (che si usa per un serbatoio); si presenta con to submit o to file, mai "to present a form". La deadline e' la scadenza: "meet the deadline" e' rispettarla, "miss the deadline" mancarla. Il termine staff indica il personale come collettivo: in inglese britannico il verbo si concorda spesso al plurale quando si pensa alle persone ("the staff are attending a training course"), ma il singolare resta possibile quando si pensa al gruppo come entita' unica; non esiste comunque "a staff" per dire "un dipendente", che si dice a member of staff o an employee. Il department e' il reparto o l'ufficio; una meeting e' una riunione. Fra le collocazioni piu' testate: si dice to meet a deadline, non "to respect a deadline"; per prendere una decisione si dice to make a decision; un reclamo si presenta con to file a complaint o to lodge a complaint, non "to present a complaint".
Comprensione del testo. Nella reading comprehension a scelta multipla la strategia efficace e' leggere prima le domande, individuare le parole-chiave e poi cercarle nel testo, senza tradurre parola per parola. Le opzioni sbagliate sono costruite in modi riconoscibili: alcune riportano parole effettivamente presenti nel testo ma le collocano in un rapporto logico diverso, altre affermano qualcosa di plausibile ma non scritto, altre ancora generalizzano un fatto che il testo limita a un caso specifico (per esempio "all applicants" quando il testo dice "applicants who applied after 30 June"). La risposta corretta e' quasi sempre una riformulazione del testo con parole diverse, non una citazione letterale: conviene diffidare dell'opzione che ricalca il testo alla lettera, perche' spesso e' l'esca.
Il metodo di studio piu' efficace per questa materia resta lo stesso in ogni fase della preparazione: interiorizzare un piccolo repertorio di segnali - yesterday esclude il present perfect, since temporale lo impone, if non tollera will, mustn't non equivale a don't have to, le domande indirette non si invertono - e usarli per scartare rapidamente le opzioni impossibili, anche quando il senso generale della frase non e' del tutto chiaro. Scartare due distrattori su quattro in pochi secondi vale, sul risultato finale, quanto sapere la risposta con certezza, e costa una frazione del tempo.