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1. Doveri del combattente, disciplina e codice di condotta
Il Manuale del Combattente definisce la Fedelta' alla Repubblica Italiana come l’insieme di onore, dedizione, obbedienza e sacrificio. Questi valori costituiscono il fondamento dell’impegno del militare verso la Patria e le istituzioni democratiche.
Il giuramento, riportato integralmente nella circolare 7007, recita: Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio Stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere Istituzioni. Con queste parole il militare si impegna a operare per l’assolvimento dei compiti istituzionali delle Forze Armate con assoluta fedelta'.
Tra i valori fondanti dell’Istituzione militare, la circolare 7007/2016 individua onore, fedelta', dovere, sacrificio e onestà intellettuale. Questi principi guidano ogni azione del combattente, dal rispetto delle norme di condotta alla capacità di prendere decisioni difficili in situazioni di combattimento.
Maneggio dell’arma - Il combattente, secondo la circolare 7007, deve sempre mettere scrupolosamente in atto tutte le norme e le procedure necessarie a evitare che un uso non corretto dell’arma possa determinare conseguenze dannose per se stesso o per gli altri. Un principio fondamentale è quello di non puntare l’arma verso persone o cose, se non quando si e' pronti a colpire. Questo comportamento riduce il rischio di incidenti e garantisce la massima sicurezza durante le operazioni.
Nel caso in cui l’arma non possa essere impiegata per via del mancato caricamento o dell’inefficacia del fuoco, la circolare prevede l’uso della baionetta come arma aggiuntiva. Essa può essere impiegata in combattimento ravvicinato quando le munizioni sono esaurite o quando il fucile subisce un inceppamento improvviso, garantendo al combattente la possibilita' di difendersi anche in assenza di colpi.
Il combattente può trovarsi costretto a ingaggiare l’avversario a mani nude per evitare di compromettere l’operazione. Questa scelta tattica, prevista dalla circolare, si rende necessaria quando l’uso dell’arma potrebbe mettere a repentaglio l’obiettivo missionale.
Sopravvivenza operativa - La circolare 7007 definisce la sopravvivenza operativa come il procedimento d’azione mirato alla sopravvivenza del personale catturato assieme al proprio reparto. L’obiettivo principale e' sopravvivere per ricongiungersi alle forze amiche. Per raggiungere questo scopo il combattente deve integrare le proprie reazioni con tutto ciò che trova di commestibile (radici, insetti, foglie, erbe) e curare la propria salute fisica e psicologica.
In caso di prigionia, il soldato deve considerare la cattura come un evento probabile in combattimento; per questo deve essere ben preparato ed addestrato per fare fronte a tale situazione nel migliore dei modi. Durante la prigionia, le regole di base per la resistenza includono: non accettare favori speciali dal nemico o un trattamento diverso da quello dei commilitoni; non fare sforzi per evadere al fine di non mettere a repentaglio la propria incolumita' e quella dei propri commilitoni; e mantenere la propria efficienza fisica mangiando correttamente e curando la pulizia del corpo e del vestiario.
Il soldato deve inoltre non fare sforzi per evadere al fine di non mettere a repentaglio la propria incolumita' e quella dei propri commilitoni, ma allo stesso tempo, se le condizioni lo consentono, deve adottare comportamenti e predisposizioni finalizzate all’evasione o a consentire quella dei commilitoni. Il momento immediatamente dopo la cattura e' considerato il migliore per tentare l’evasione poiche' le condizioni fisiche sono migliori e i carcerieri possono essere distratti.
Durante l’evasione, il combattente deve evitare bruschi rumori, movimenti bruschi e muoversi preferibilmente di notte, strisciando o tra vegetazione fitta per ridurre la probabilita' di essere individuato. Il ricongiungimento con le linee amiche deve avvenire preferibilmente di notte, avvicinandosi in modo coperto al fuoco nemico e amico.
La disciplina dei rifiuti, della disciplina del silenzio e della disciplina delle luci sono fattori chiave per sottrarsi all’osservazione nemica. Il combattente deve riunire tutti i rifiuti durante le soste, evitare di produrre rumori inutili e mantenere un controllo rigoroso di luci, radio e rumori nel punto di osservazione e allarme.
Infine, la circolare 7007 sottolinea che il bene piu' prezioso del patrimonio ideale delle Forze Armate e' l’onore. Questo principio guida l’atteggiamento del militare in ogni circostanza, dal rispetto della bandiera di guerra, che simboleggia l’onore dell’unità e delle sue tradizioni, alla necessita' di mantenere una stretta disciplina delle comunicazioni per garantire il controllo dei punti di accesso e uscita del punto di osservazione e allarme.
2. Movimento sul terreno, mimetizzazione e appostamenti
Il movimento sul terreno rappresenta il nucleo dell’addestramento del combattente: muoversi in modo da ridurre al minimo l’esposizione al fuoco nemico, sfruttare i ripari disponibili e mantenere la capacità di fuoco. Il Manuale del Combattente individua quattro tipologie di movimento, ognuna con una specifica finalita' e contesto d’uso.
Movimento a sbalzi. Il movimento a sbalzi è definito come il movimento che consente di muoversi da un riparo a quello successivo, esponendo per pochi secondi il combattente alla vista e al fuoco nemico. E’ un’azione particolarmente condizionata dalle caratteristiche del campo di battaglia: il combattente deve valutare la copertura, il terreno e l’orario, poiche' la breve esposizione può risultare decisiva. Il movimento a sbalzi deve essere breve ed effettuato con corsa rettilinea; l’andatura irregolare nella direzione e nelle tempistiche permette di sfruttare al meglio i ripari.
Durante il movimento a sbalzi il combattente adotta la tecnica di base appoggio al terreno con braccio forte e arma rivolta in avanti. Questa tecnica prevede di appoggiare il braccio forte a terra, mantenendo l’arma puntata in avanti, e offre diversi vantaggi:
- consente di utilizzare il braccio forte all’atto del sollevamento e dell’affondo;
- e’ molto efficace in campo aperto o ristretto, anche in presenza di pendenze o contro-pendenze;
- permette una pronta apertura del fuoco in caso di minacce improvvise;
- preserva la mano destra (sinistra per i mancini) da eventuali ferite causate da detriti sul terreno;
- evita che la cinghia di trasporto dell’arma possa ostacolare l’esecuzione del movimento.
Il Manuale descrive la sequenza operativa del movimento a sbalzi in sei passaggi, piu' l’ultimo punto di assunzione della posizione di tiro:
- Prima di iniziare a muovere, scegliere la posizione successiva, verificando rapidamente la presenza di ostacoli;
- Sollevare rapidamente il corpo da terra, spingendo con la mano destra (sinistra per i mancini);
- Portare in avanti il piede sinistro in appoggio (destro per i mancini) ed iniziare il movimento;
- L’sb alzo deve essere breve ed effettuato con corsa rettilinea;
- Sorreggere l’arma con il braccio debole, afferrando il manicotto in modo tale che il vivo di volata sia sempre rivolto in avanti;
- Andare a terra effettuando l’affondo con la gamba sinistra (destra per i mancini), poggiando la mano destra a terra e distendendo la gamba opposta;
- Correre verso il riparo successivo tenendo il vivo di volata rivolto il più possibile verso avanti per consentire, una volta raggiunto il riparo, una rapida apertura del fuoco, e infine assumere la posizione di tiro.
Passo del leopardo. Il passo del leopardo è definito come il movimento che si utilizza in vicinanza del nemico ed è idoneo a superare tratti di terreno nel quale esistono ripari di altezza inferiore ai 40/60 cm. E’ pensato per spostamenti rapidi tra ripari bassi, mantenendo un profilo ridotto e sfruttando al meglio le zone di copertura.
Passo della scimmia. Il passo della scimmia è definito come il movimento che si utilizza in vicinanza del nemico ed è idoneo a superare tratti di terreno nel quale esistono ripari bassi, di altezza non inferiore a 1 m. Questo passo consente di superare ostacoli più alti mantenendo la protezione offerta dal riparo.
Rotolamento. Il rotolamento è definito come il movimento utilizzato per effettuare un breve spostamento laterale, al fine di migliorare, a breve distanza, la copertura offerta dal terreno. Il rotolamento, spesso indicato come movimento "a ragno", permette di cambiare posizione senza esporre il corpo a una linea di tiro diretta.
Oltre a questi movimenti, il Manuale sottolinea l’importanza di osservare costantemente il terreno antistante, scegliere la posizione successiva e verificare la presenza di ostacoli. Lo scopo dell’osservazione durante il movimento sul campo di battaglia è evitare potenziali minacce, garantendo al contempo la continuità dell’azione di fuoco.
Per quanto riguarda l’uso della baionetta, il Manuale indica che essa può essere utilizzata prima che le munizioni siano esaurite, a ridotta distanza dal nemico, e soprattutto in combattimento ravvicinato in zone compartimentate (trincee, bunker) ove l’incontro improvviso avviene a brevissima distanza. Nella fase finale dell’assalto il combattente munito di baionetta deve prendere possesso della postazione nemica possibilmente senza fare vittime. L’obiettivo finale di tutto l’addestramento per la conduzione dell’assalto è preservare la propria incolumita' e quella dei commilitoni.
Il Manuale evidenzia anche il ruolo della mimetizzazione. La mimetizzazione si realizza tramite l’uso di colori che si fondono con l’ambiente: in foreste i colori prevalenti sono il verde e il marrone, oppure combinazioni di chiazze marrone chiaro. L’obiettivo e' ridurre al minimo la visibilita' del combattente da parte del nemico.
Un altro aspetto pratico riguarda la scavatura di una buca a uno-due metri dal bordo di uno specchio d’acqua o canale. Tale buca viene realizzata per mimetizzarsi dalle forze nemiche, fornendo al combattente una posizione protetta e poco visibile.
Le tecniche di spostamento laterale senza essere individuati includono il rotolamento o movimento "a ragno", i balzelli laterali e il movimento molto lento laterale. Errori tipici da riconoscere sono l’uso di movimenti rapidi sui gomiti senza copertura, o l’adozione di tecniche non previste dal Manuale.
Infine, la sopravvivenza operativa richiede una pianificazione attenta del movimento: ogni azione non indispensabile provoca un inutile dispendio di energie, perciò si consiglia di muoversi preferibilmente durante le ore notturne, evitando azioni superflue come il confronto con la popolazione civile o l’esecuzione di obiettivi di opportunita' che non contribuiscono al risultato tattico.
In sintesi, il movimento sul terreno, la mimetizzazione e gli appostamenti costituiscono un insieme coerente di procedure che, se eseguite secondo le indicazioni del Manuale del Combattente, consentono al soldato di avanzare, difendersi e combattere con la massima efficacia, minimizzando i rischi e massimizzando il potenziale di fuoco.
3. Topografia: carte, scale, orientamento e coordinate
Una carta topografica e' lo strumento fondamentale con cui il combattente acquisisce la conoscenza del territorio di operazione. Essa rappresenta graficamente una porzione della superficie terrestre in una scala definita, mediante simboli che descrivono i particolari del terreno (simboli, non fotografie, emoticon o codici). Sul bordo della carta si trovano la legenda, il nome del luogo e un codice di identificazione; questi elementi sono indispensabili per l'interpretazione corretta del contenuto.
I quattro lati della carta indicano i punti cardinali: il lato superiore corrisponde al nord, quello inferiore al sud, il lato destro all'est e il lato sinistro all'ovest. Per un utilizzo corretto la carta deve essere orientata, cioe' disposta in modo che i suoi punti cardinali coincidano con i punti omonimi del terreno. L'orientamento puo' essere espresso anche come posizionamento del lato inferiore verso il sud.
Scale e corrispondenze metriche. La banca dati riporta una sola conversione esplicita: su una carta alla scala 1:100.000, 1 cm sulla carta corrisponde a 1.000 m sul terreno. Per le scale 1:25.000 e 1:50.000 la differenza di quota fra due curve di livello successive e' indicata come 25 m (stessa differenza per entrambe le scale, secondo il Manuale del Combattente). Queste informazioni consentono al combattente di stimare rapidamente l'altitudine e la pendenza del terreno.
Orientamento mediante lo studio del terreno. Quando la bussola non e' disponibile o si vuole verificare la coerenza tra la carta e il terreno, il Manuale indica due metodi basati sull'osservazione diretta:
- Selezionare sul terreno due punti caratteristici A e B, individuabili anche sulla carta; spostarsi lungo l’allineamento AB e ruotare la carta finche' gli allineamenti coincidono.
- Identificare sulla carta e sul terreno due allineamenti corrispondenti, poi far ruotare la carta finche' i due allineamenti risultano paralleli e disposti nello stesso senso.
Quando il punto di stazione e' noto, il combattente puo' scegliere un particolare individuabile sia sul terreno che sulla carta e ruotare quest'ultima fino a far coincidere i due allineamenti (carta-terreno).
Uso della bussola per l'orientamento della carta. La bussola in dotazione e' uno strumento che indica il nord magnetico mediante l'ago. L'ago si dispone in posizione orizzontale per indicare il nord magnetico; la bussola puo' essere usata anche di notte grazie alla presenza di indici fosforescenti. Per orientare la carta con la bussola si procede in questo modo:
- Si utilizza il rapportatore per l'orientamento della carta con la bussola, sul quale sono indicati il valore e il verso della declinazione magnetica espressi in gradi sessagesimali.
- Si traccia sul foglio il nord magnetico, impostando sul rapportatore il valore della declinazione.
- Si fa coincidere l’asse della bussola con il meridiano magnetico appena tracciato.
- Si ruota congiuntamente carta e bussola finche' la punta nord dell’ago coincide con l’asse della bussola; a questo punto la rotazione si arresta.
Questa procedura garantisce che la carta sia allineata correttamente rispetto al campo magnetico terrestre.
Impostazione dell'angolo di rotta sulla bussola. Il Manuale descrive due procedimenti distinti per impostare l'angolo di rotta una volta noto:
- Primo procedimento:
- Allentare la vite del coperchio girevole e ruotare il coperchio finche' l’indice segna l’angolo di rotta desiderato.
- Portare la bussola all’occhio tenendola in posizione orizzontale.
- Ruotare la bussola finche' l’ago magnetico indica l’angolo di rotta impostato.
- Osservare il particolare collimato della bussola nella posizione raggiunta.
- Secondo procedimento:
- Allentare la vite del coperchio girevole e ruotare il coperchio finche' l’indice segna l’angolo di rotta desiderato.
- Ruotare la bussola su un piano orizzontale finche' la punta dell’ago magnetico coincide con l’indice rettangolare del disco girevole.
- Portare la bussola all’occhio tenendola in orizzontale.
- Osservare il particolare collimato della bussola nella posizione finale.
Il numero di procedimenti attraverso i quali si puo' impostare l'angolo di rotta sulla bussola, una volta noto, e' due.
Utilizzo pratico dell'angolo di rotta. Dopo aver impostato l'angolo, il soldato deve seguire la direzione di marcia indicata dalla bussola stessa. Traguardando con la bussola lungo la direzione di marcia segnata, e' possibile mantenere costante la rotta fino al punto di arrivo, verificando continuamente l’allineamento dell’ago con l’asse della bussola.
Azimut reciproco. La direzione opposta a quella di marcia (azimut reciproco) si ottiene variando l’angolo di rotta di 180°. Per controllare l’esattezza dell’azimut reciproco, il combattente ruota di 180° traguardando con la bussola il punto di partenza.
Metodi di circostanza. Quando la bussola non e' disponibile o si ritiene opportuno, il combattente puo' orientarsi mediante metodi di circostanza, che consistono nell'osservare attentamente gli elementi dell’ambiente circostante (ad esempio la posizione del sole, la direzione del vento o la disposizione di elementi naturali). Questi metodi sono utili in caso di indisponibilita' della bussola.
Riepilogo delle nozioni chiave:
- La carta topografica e' una rappresentazione grafica della superficie terrestre in scala, con simboli, legenda e codice di identificazione sul bordo.
- I lati della carta indicano nord (superiore), sud (inferiore), est (destro) e ovest (sinistro).
- L'orientamento della carta consiste nel far coincidere i suoi punti cardinali con quelli del terreno; può avvenire mediante studio del terreno o con l'ausilio della bussola.
- Il rapporto tra scala e differenza di quota: per le scale 1:25.000 e 1:50.000 la differenza di quota fra curve successive e' 25 m.
- La bussola indica il nord magnetico, e' utilizzabile di notte grazie a indici fosforescenti; la declinazione magnetica si legge in gradi sessagesimali sul rapportatore.
- Due procedimenti distinti permettono di impostare l'angolo di rotta; il primo prevede di impostare l'angolo sul coperchio e poi ruotare la bussola, il secondo prevede di impostare l'angolo e poi allineare l'ago al indice.
- Dopo l'impostazione, il combattente segue la direzione indicata dalla bussola, controllando eventualmente l'azimut reciproco (180°).
- I metodi di circostanza offrono un'alternativa quando la bussola non e' disponibile.
Conoscere e applicare correttamente questi concetti consente al combattente di muoversi in modo sicuro ed efficace sul territorio, di pianificare percorsi, di stabilire punti di osservazione e di mantenere la coerenza tra la rappresentazione cartografica e la realtà del campo di battaglia.
4. Armi individuali: sicurezza, caricamento e tiro
Il Manuale del Combattente pone la sicurezza come fondamento imprescindibile di ogni operazione con armi individuali. Qualunque sia l’impugnatura adottata, il combattente deve mantenere una presa sufficientemente salda da non provocare la perdita di controllo dell’arma durante il combattimento. Il dito pressore deve rimanere iper‑esteso fuori dal ponticello fino al momento in cui l’arma è correttamente puntata sul bersaglio; la sicura deve restare inserita fino all’allineamento degli organi di mira, per poi essere tolta con il pollice e reinserita con l’indice. Inoltre, è obbligatorio verificare il proprio obiettivo e, se possibile, ciò che si trova dietro e ai lati dell’obiettivo, evitando di puntare l’arma verso cose o persone se non quando si è pronti a colpire.
Il rischio di partenza accidentale di colpi in condizioni di stress è considerato un pericolo concreto; per questo il combattente deve sempre mettere scrupolosamente in atto tutte le norme e le procedure necessarie a evitare che un uso non corretto dell’arma possa determinare conseguenze dannose per sé stesso o per gli altri.
Al termine di un’attività a fuoco la procedura di messa in sicurezza prevede di arretrare il carrello tenendolo aperto con l’hold open, levare (A)OACE e verificare visivamente che la camera di cartuccia sia libera (chamber check). Durante le attività addestrative e operative l’arma deve essere impugnata in modo tale da poter rispondere a un’eventuale minaccia improvvisa e, anche in corsa, deve essere tenuta in maniera da ridurre al minimo i tempi di reazione.
La sequenza per l’esecuzione del movimento a sbalzi, descritta nel Manuale, inizia scegliendo la posizione successiva e verificando rapidamente la presenza di ostacoli. Si prosegue sollevando rapidamente il corpo da terra, spingendo con la mano destra (sinistra per i mancini), portando in avanti il piede sinistro (destro per i mancini) ed iniziando il movimento. Il terzo punto consiste nel correre verso il riparo successivo tenendo il vivo di volata rivolto il più possibile verso avanti, così da consentire, una volta raggiunto il riparo, una rapida apertura del fuoco. Il quinto punto prevede di sorreggere l’arma con il braccio debole, afferrando il manicotto in modo tale che il vivo di volata sia sempre rivolto in avanti, riducendo i rischi in caso di colpo accidentale. L’ultimo punto è assumere la posizione di tiro.
Una delle tecniche di base per andare a terra durante il movimento a sbalzi è definita “appoggio al terreno con braccio forte e arma rivolta in avanti”. Questa tecnica permette di utilizzare il braccio forte all’atto del sollevamento e dell’affondo, è molto efficace in campo aperto o ristretto, su pendenze forti o contro pendenza, e agevola il combattente in situazioni di particolare dispendio di energia. Inoltre, riduce la lunghezza percepita dell’arma e, afferrando il manicotto con la mano sinistra, contrasta il peso della parte anteriore dell’arma. Tuttavia, presenta alcuni svantaggi: aumenta i tempi per l’apertura eventuale del fuoco e espone la mano destra (sinistra per i mancini) al rischio di ferimento in caso di presenza di detriti sul terreno.
Un’altra modalità di impugnatura, denominata “arma sorretta col braccio forte”, offre vantaggi specifici: consente una pronta apertura del fuoco in caso di minacce improvvise, preserva la mano destra (sinistra per i mancini) da eventuali ferite causate da detriti sul terreno e evita che la cinghia di trasporto dell’arma possa ostacolare l’esecuzione del movimento.
Per quanto riguarda le armi a lama, il Manuale le classifica come “bianche”. La baionetta è considerata un’arma bianca e può essere utilizzata, se necessario, prima che le munizioni siano esaurite; è efficace a ridottissima distanza dal nemico e nel combattimento ravvicinato in zone compartimentate (trincee, bunker) dove è possibile l’incontro improvviso a brevissima distanza. La baionetta può essere impugnata in due modalità: tradizionale, con la lama che esce dalla parte superiore della mano, e rompighiaccio, con la lama che esce dalla parte inferiore della mano. La tecnica del fendente ha lo scopo di procurare ferite da taglio.
Per la lotta ravvicinata il Manuale raccomanda il pugnale, anch’esso classificato come arma bianca. La conoscenza delle armi di cui il corpo umano dispone è indispensabile per consentire una corretta valutazione e decidere quale “arma” utilizzare per sortire gli effetti prefissati. Il pugno è l’arma corporea più istintiva; il combattente può ricorrere a mani nude solo quando l’uso delle armi deve essere l’ultima delle scelte. Il morso è considerato un’arma da utilizzare nei casi di estrema necessità, preferendo le parti del corpo formate da tessuto muscolare o molle; la tecnica prevede di afferrare con i denti incisivi, esercitare pressione e strappare tirando in diverse direzioni per lacerare la zona bersaglio.
Il Manuale descrive diverse posizioni di tiro per il fucile d’assalto: in piedi, in ginocchio, a terra e in salto. La posizione in piedi è idonea per il tiro mirato alto e per il tiro puntato; la posizione in ginocchio è consigliata per il tiro istintivo e per le fasi di irruzione nella bonifica di locali urbanizzati; la posizione a terra è utilizzata per il tiro istintivo da posizione “a terra” o “in ginocchio”. Il tiro puntato è effettuato generalmente dalla brevissima distanza, con l’allineamento tacca di mira‑mirino al di sotto del segno del bersaglio. Il tiro mirato è riservato a medie e grandi distanze, da appostamento o dietro riparo. Il tiro istintivo è impiegato in caso di contatti improvvisi e ravvicinati con il nemico, in condizioni di inferiorità numerica o per reagire rapidamente a un’azione di fuoco avversaria inaspettata.
La procedura di tiro istintivo si apre indirizzando l’arma verso la minaccia e, come seconda azione, mantenendo entrambi gli occhi aperti. La respirazione corretta, la posizione corretta del corpo e il rilascio graduale del grilletto sono elementi essenziali per una buona azione di tiro.
Infine, il combattente deve sempre ricordare che il corpo umano è sia un’arma che un punto debole. Fronte e nuca sono impiegate nella cortissima distanza; il viso è il bersaglio per eccellenza; colpire fronte o nuca ha più impatto quando si colpisce una zona vitale. La sopravvivenza del soldato dipende in gran parte dalle condizioni d’ingaggio e dal corretto impiego dell’arma fondamentale, il fucile.
5. Difesa CBRN: agenti, protezione e decontaminazione
Il combattente deve possedere una preparazione specifica per affrontare le minacce CBRN (Chimiche, Biologiche, Radiologiche e Nucleari). Tale preparazione si articola in quattro ambiti principali: conoscenza degli agenti, capacità di individuazione e segnalazione, protezione individuale e collettiva, e procedure di decontaminazione.
Tipologie di agenti e modalità di penetrazione
Gli armamenti CBRN sono costituiti da un agente aggressivo (chimico, biologico o radiologico) e da un mezzo di disseminazione. Gli agenti possono penetrare nell’organismo attraverso tre vie principali: apparato respiratorio, apparato tegumentario e apparato digerente. La conoscenza di queste vie è fondamentale per valutare il rischio e adottare le contromisure più adeguate.
Classificazione del pericolo CBRN
Il manuale utilizza una serie di diciture per indicare il tipo di pericolo:
- Pericolo C: aggressivi chimici impiegati con ordigni inesplosi contenenti agenti chimici.
- Pericolo G: aggressivi biologici disseminati attraverso vettori (ad es. insetti) per la trasmissione di malattie contagiose.
- Pericolo B: aggressivi chimici impiegati con ordigni inesplosi contenenti agenti chimici (simile al C, ma indicato come categoria separata).
- Pericolo N: correlato esclusivamente all’impiego dell’arma nucleare.
- Pericolo R: ordigni convenzionali combinati a materiali altamente radioattivi.
Indicazioni di segnalazione e rilevamento
Le situazioni di possibile contaminazione sono segnalate mediante cartelli di colore specifico:
- Contaminazione biologica: sfondo celeste.
- Contaminazione chimica: sfondo giallo.
- Contaminazione radioattiva: sfondo bianco.
Le “Tabelle di segnalazione di pericolo” per contaminazione biologica hanno sfondo verde con la scritta “BIO” in rosso. Per le operazioni in aree sanitarie, il combattente deve confrontare i simboli sulle etichette dei contenitori con quelli internazionali di classificazione biologica e, in caso di rilevamento, informare la propria linea di comando fornendo informazioni dettagliate.
In assenza di sensoristica dedicata, il soldato deve ricorrere ai sensi primari per riconoscere un attacco chimico:
- Olfattivo: percezione di odori inconsueti.
- Uditivo: rumore di esplosioni attutite di proiettili di artiglieria.
- Visivo: presenza di goccioline sospette sulla vegetazione, sui materiali e sul terreno.
Un indicatore generico di evento CBRN è la comparsa di sintomi di intossicazione; altri indicatori includono mortali e feriti di origine animale con segni di intossicazione e aeromobili che rilasciano aerosol o liquidi a bassa quota.
Segnali di allarme
In caso di attacco chimico, il soldato deve utilizzare i seguenti segnali:
- Acustico: colpi su di un oggetto metallico (alternativa al grido “GAS – GAS – GAS”).
- Verbale: grido “GAS – GAS – GAS” per avvertire le unità vicine.
- Visivo: esposizione di una bandiera triangolare di colore rosso.
Protezione individuale
La protezione in ambiente CBRN attivo è definita come l’insieme di predisposizioni ed attività volte ad assicurare la sopravvivenza del personale e il mantenimento della capacità operativa. Essa si suddivide in protezione individuale e collettiva. L’equipaggiamento minimo anti‑NBC comprende maschera anti‑NBC con borsa e indumento protettivo. La maschera anti‑NBC M.90 è un complesso sistema di protezione delle vie respiratorie, degli occhi e del viso dagli agenti CBRN e deve essere indossata entro 3 secondi dall’avviso di contaminazione.
L’indumento protettivo permeabile NBC protege da particelle radioattive, aggressivi biologici e sostanze chimiche ed è composto da giubba, pantaloni, soprascarpe, guanti protettivi e borsa di trasporto. Per gli aggressivi chimici, la misura di protezione consigliata è l’uso della maschera anti‑NBC.
Decontaminazione
Il Kit M291 per la decontaminazione della pelle concentra su una superficie e neutralizza agenti chimici liquidi presenti sulla pelle. Le bustine contengono una mistura di resina attivata in grado di assorbire e neutralizzare agenti chimici allo stato liquido. Il kit è destinato alla decontaminazione delle mani. La bonifica individuale da aggressivi chimici prevede la decontaminazione della persona, dell’equipaggiamento e delle armi.
Le cartine rivelatrici M‑72 sono utilizzate come indicatore di un aggressivo chimico e fanno parte della dotazione collettiva. Esse operano con reagente chimico e mostrano colorazioni specifiche:
- Vescicanti: rosso/viola.
- Nervini non persistenti: giallo/arancione.
- Nervini persistenti: blu/verde.
Gestione di emergenze nucleari
In caso di esplosione nucleare senza maschera NBC, il comportamento corretto è coprire naso e bocca con un fazzoletto. Quando la maschera è disponibile, il soldato deve indossarla immediatamente e rimanere immobile per almeno 90 secondi per ridurre l’esposizione. L’effetto residuo di una contaminazione radioattiva è la ricaduta al suolo di materiali radioattivi. Per la rilevazione del fallout, le unità dispongono di nuclei di individuazione radiologica da mobilitare celermente.
Operazioni di sopravvivenza e di supporto
Il combattente addestrato al corpo a corpo deve conoscere la lotta ravvicinata di sopravvivenza e l’uso di armi di circostanza. In operazioni di supporto alle Forze dell’Ordine, può essere necessario immobilizzare un potenziale avversario non collaborativo. Durante le soste, i bisogni fisiologici e i rifiuti devono essere opportunamente sotterrati per ridurre le tracce.
Il punto di osservazione e allarme richiede mascheramento individuale e del posto, con identificazione di itinerari di afflusso/abbandono principali ed alternati come misura di sicurezza attiva. Prima di ogni spostamento, il combattente deve controllare e ottimizzare il proprio mascheramento, vestiario e equipaggiamento. Quando il terreno non offre copertura, è necessario realizzare un ricovero e mascherare le tracce degli scavi. Se il mascheramento naturale non è possibile, si ricorre a mezzi artificiali di mascheramento.
Altri aspetti operativi
Per la sterilizzazione dell’acqua, si utilizza solamente apposite sostanze chimiche. I rami secchi raccolti a terra sono ideali per fare un fuoco che arde bene. L’acronimo NBC indica armi Nucleari, Biologiche e Chimiche. Gli aggressivi chimici possono essere solidi, liquidi o gassosi; i nervini e i vescicanti hanno effetto immediato; i soffocanti agiscono sulle vie respiratorie. Gli aggressivi biologici possono attaccare l’organismo via respiratoria e danneggiare la vegetazione.
Infine, l’attacco biologico tramite mezzi aerei è identificabile da un aereo che sorvola la zona lasciandosi una nube alle spalle. Queste informazioni costituiscono il nucleo fondamentale della difesa CBRN per il combattente, garantendo capacità di riconoscimento, protezione e risposta efficace in presenza di minacce CBRN.
6. Primo soccorso al combattente ferito
Il primo soccorso è definito nella circolare 7007 come “quel complesso di misure/manovre salvavita, che possono essere effettuate, in caso di necessità, anche da personale non sanitario qualora il personale qualificato non sia immediatamente disponibile”. Il soccorso reciproco è la stessa tipologia di intervento, realizzabile da chiunque si trovi nella situazione di emergenza, senza necessità di qualifiche mediche.
Il successo della sopravvivenza dipende dalla corretta e completa esecuzione delle manovre finalizzate al sostegno delle funzioni vitali; le probabilità di successo sono dipendenti dal tempo. Per questo, ogni soccorritore deve avviare una valutazione ed approntamento iniziale prima di qualsiasi altra azione.
Il primo passo è valutare lo stato di coscienza della vittima. Si procede con una stimolazione sonora o tattile, ad esempio schioccare fortemente le dita vicino il viso della vittima. Se la persona non risponde, si considera incosciente e si avvia la sequenza ABC del soccorso.
L’acronimo ABC indica le tre fasi fondamentali:
- A – Airway (vie aeree): si verifica la pervietà delle vie aeree superiori. La manovra con il “dito a uncino” serve a assicurarsi che la lingua, in stato di rilassamento muscolare, non occluda le vie respiratorie primarie. Per liberare le vie aeree si distende il ferito sulla schiena, si gira la testa di lato e si libera la bocca. La manovra GAS comprende mantenere il mento sollevato e il capo esteso, avvicinare la guancia alla bocca e al naso della vittima, osservare se il torace si alza e si abbassa, ascoltare se ci sono rumori respiratori e sentire il passaggio di aria espirata. Se l’attività respiratoria è assente, è necessario iniziare la respirazione artificiale.
- B – Breathing (respirazione): si controlla la presenza di attività respiratoria. Se assente, si procede con la respirazione bocca a bocca, ripetuta ogni 4‑5 secondi, fino a quando la vittima non sarà in grado di respirare da sola. Quando la ventilazione orale è impossibile, si può insufflare attraverso il naso mantenendo sempre l’iper‑estensione del capo. La sequenza per la respirazione artificiale prevede: posizionarsi a fianco della vittima, mantenere il capo iper‑esteso, sollevare il mento con due dita; far aderire le proprie labbra intorno alla bocca della vittima; chiudere le narici con il primo e secondo dito della mano posta sulla fronte e insufflare; osservare che il torace si alzi; aprire le narici prima di ogni insufflazione.
- C – Circulation (circolazione): si verifica la presenza di attività circolatoria. Se la vittima non respira o non ha polso, si considera senza circolazione spontanea e si avvia il massaggio cardiaco esterno. È fondamentale continuare in un corretto ed efficace massaggio cardiaco mantenendo l’iper‑estensione della testa per garantire la pervietà delle vie aeree. Il soccorritore deve posizionarsi correttamente, con braccia e spalle verticali rispetto all’area di compressione. La vittima deve essere girata sul fianco opposto e la presenza di attività respiratoria verificata ogni 5 minuti.
Durante la valutazione iniziale, è indispensabile controllare il battito cardiaco. Si slacciano gli indumenti che ostacolano l’espansione del torace, si mette il ferito supino con il collo esteso e si tira la mandibola per facilitare la palpazione del polso.
Altri aspetti critici del primo soccorso includono:
- Controllo delle emorragie: la compressione diretta sulla foce emorragica è il rimedio più efficace. Per emorragie arteriose il sangue è rosso vivo e il flusso è intermittente; per emorragie venose è rosso scuro e con flusso continuo. Il bendaggio a pressione non può essere usato per ferite all’addome o alla testa.
- Gestione delle fratture: la sequenza di trattamento prevede: visualizzare la parte lesa, coprire eventuali ferite con garze sterili, poi riallineare, ove possibile, senza mai tentare di mettere in trazione o reinserire i monconi ossei esposti. Per sospette fratture interne di braccia o gambe si ricerca la posizione usuale degli arti.
- Ustioni e scottature: la prima azione è eliminare la causa della ustione. Si rimuovono orologi o anelli dalla zona lesa prima che questa si gonfi, si copre l’ustione con garza sterile o con un tessuto pulito e non peloso. È assolutamente vietato bucare le vesciche e staccare i lembi di indumenti carbonizzati rimasti attaccati alla pelle.
- Ipotermia e congelamento: non si deve lasciare addormentare la vittima né mettere il colpito vicino a fonti di calore. Si deve allentare qualsiasi parte stretta dei vestiti e massaggiare le estremità e il torace dalla parte del cuore, evitando il consumo di bevande calde non necessarie.
- Shock: il segnale più evidente è pelle sudata ma fredda. La valutazione della dinamica dell’evento è fondamentale per stimare l’entità del danno.
In situazioni di sopravvivenza operativa, il combattente deve superare problemi fisici derivanti da ferite. La capacità di mimetizzarsi è indicata come modalità di armonizzazione con l’ambiente. Quando è necessario bere, si filtra e beve l’acqua fangosa; la sabbia serve a filtrare l’acqua fangosa e stagnante. Per disinfettare le ferite, si può bollire l’acqua stagnante mescolandovi cenere di legna.
Il primo soccorso non è limitato al ferito: anche il combattente ferito deve mantenere la calma e arrendersi al nemico se non è in grado di muoversi, chiedendo aiuto ai commilitoni.
Infine, la pianificazione di un posto di osservazione e allarme comprende l’analisi della gestione degli sgomberi sanitari e del primo soccorso, l’analisi delle modalità per la segnalazione della posizione, l’analisi delle procedure per l’occupazione e l’abbandono della posizione e la considerazione dell’abbandono di emergenza in caso di feriti gravi. Una situazione chiara permette al Posto Comando di gestire rapidamente e con precisione eventuali interventi di soccorso. La griglia alfanumerica della Range Card consente la segnalazione rapida di qualsiasi evento o informazione riferito a uno spazio definito, mentre la linea tratteggiata rossa indica il settore d’azione principale. La griglia stessa consente al personale di poter segnalare in maniera efficace un dato evento accorso nell’area.
Seguendo rigorosamente queste procedure, così come descritte nella circolare 7007 e nel Manuale del Combattente, il soccorritore può massimizzare le probabilità di sopravvivenza del combattente ferito, garantendo un intervento tempestivo, efficace e conforme alle direttive ufficiali.
7. Sopravvivenza: bivacco, acqua, riparo e orientamento
Il Manuale del Combattente fornisce indicazioni precise e limitate a quanto indicato nelle domande ufficiali. Ogni concetto è riportato così come definito dal manuale, senza aggiunte o interpretazioni esterne.
Realizzazione del bivacco
Prima di iniziare una missione il combattente deve conoscere le vie di approccio per ogni zona di bivacco. Questo permette di pianificare l’ingresso e l’uscita in modo sicuro. Un accampamento provvisorio deve presentare una sola via d’entrata e di uscita, per poterle controllare meglio. Tale configurazione riduce il rischio di infiltrazioni nemiche e facilita il controllo del perimetro.
Acqua: elemento indispensabile
L’acqua è definita l’elemento indispensabile per la sopravvivenza in qualsiasi ambiente. Il combattente deve essere in grado di procurarsela e di purificarla. Nei climi freddi è necessario assumere almeno due litri d’acqua al giorno.
Per individuare fonti d’acqua il manuale indica come comune indicatore la presenza di zone umide. Al contrario, i versi del lupo non sono un indicatore affidabile della presenza di acqua.
Le tecniche di purificazione previste sono:
- Utilizzo di apposite sostanze chimiche per sterilizzare l’acqua.
- Filtrazione con sabbia, materiale più comunemente usato per filtrare acqua fangosa e stagnante.
- Bollitura dell’acqua stagnante mescolandovi cenere di legna e lasciandola riposare per quarantacinque minuti, metodo indicato per eliminare o ridurre cattivi odori.
Quando la fonte è una zona paludosa, il combattente deve scavare una buca a uno‑due metri dal bordo dello specchio d’acqua o canale per procurarsi acqua potabile.
In ambienti aridi o desertici è possibile ricavare acqua strizzando periodicamente un telo lasciato all’aria aperta. Inoltre, da certi tipi di piante è possibile estrarre liquido potabile.
Il metodo dell’alambicco è descritto come un metodo semplice per ottenere acqua, soprattutto in zone di terreno umido. Per verificare la commestibilità di una pianta, il manuale stabilisce che il tempo massimo di prova è non oltre le sei ore.
Gestione dell’arma
Al termine di un’attività a fuoco, la procedura di messa in sicurezza prevede di arretrare il carrello e, tenendolo aperto con l’hold open, levare (A)OACE, verificare visivamente che la camera di cartuccia sia libera (chamber check). Per preservare pulizia e integrità dell’arma è opportuno utilizzare tappi in materiale plastico da applicare sul vivo di volata.
La tecnica di appoggio al terreno con braccio forte e arma rivolta in avanti presenta diversi vantaggi: permette di utilizzare il braccio forte all’atto del sollevamento e dell’affondo, è molto efficace in campo aperto o ristretto, anche su pendenze, agevola il combattente in situazioni di particolare dispendio di energia e consente una pronta apertura del fuoco in caso di minacce improvvise. Tuttavia, lo svantaggio principale è che aumenta i tempi per l’apertura eventuale del fuoco.
Orientamento e movimento tattico
Il combattente deve muoversi sempre da riparo a riparo, sfruttando il terreno per ridurre l’esposizione. Il manuale descrive tre tipologie di movimento:
- Movimento a sbalzi: consente di muoversi da un riparo a quello successivo, esponendo per pochi secondi il combattente alla vista e al fuoco nemico. La sequenza prevede:
- Prima di iniziare a muovere, scegliere la posizione successiva, verificando rapidamente la presenza di ostacoli.
- Sollevare rapidamente il corpo da terra, spingendo con la mano destra (sinistra per i mancini), portare in avanti il piede sinistro in appoggio (destro per i mancini) ed iniziare il movimento.
- Correre verso il riparo successivo tenendo il vivo di volata rivolto il più possibile verso avanti per consentire, una volta raggiunto il riparo, una rapida apertura del fuoco.
- Lo sbalzo deve essere breve ed effettuato con corsa rettilinea.
- Sorreggere l’arma con il braccio debole, afferrando il manicotto in modo tale che il vivo di volata sia sempre rivolto in avanti (riduce i rischi in caso di colpo accidentale).
- Andare a terra effettuando l’affondo con la gamba sinistra (destra per i mancini), poggiando la mano destra a terra (sinistra per i mancini) e distendendo la gamba opposta.
- Paso da leopardo: si utilizza in vicinanza del nemico ed è idoneo a superare tratti di terreno con ripari di altezza inferiore ai 40/60 cm.
- Paso da scimmia: si utilizza in vicinanza del nemico ed è idoneo a superare tratti di terreno con ripari bassi di altezza non inferiore a 1 m.
Per il tiro, il manuale specifica:
- Il tipo di tiro più comune a medie e grandi distanze, da appostamento o dietro riparo, è il tirо mirato.
- Per mirare correttamente è indispensabile mantenere sempre a fuoco il mirino sul bersaglio.
- In condizioni di scarsa visibilità la rapidità di reazione è determinante per la sopravvivenza.
- Il tiro istintivo è impiegato per reagire rapidamente a un fuoco avversario inaspettato; la procedura prevede di indirizzare l’arma alla minaccia, poi mantenere entrambi gli occhi aperti, per poi aprire il fuoco.
- Contro bersagli multipli, il combattente deve ingaggiare prima il bersaglio più vicino.
- La sopravvivenza dipende da un buon addestramento per un corretto ed efficace impiego del fucile e dall’integrità e funzionalità del fucile.
- Durante un’azione di fuoco è obbligatorio comunicare la propria condizione psicofisica e la direzione di provenienza della minaccia.
- La posizione di tiro più adatta per un riparo basso è in ginocchio.
Accensione del fuoco
Per accendere un fuoco il manuale indica:
- Utilizzare l’lama del pugnale o un piccolo pezzo di acciaio per colpire la pietra focaia.
- Evita di scegliere la sommità di rilievi per l’accensione, poiché aumenta la visibilità al nemico.
- Le modalità di disposizione dell’esca più indicate sono a capanna e a allungata, entrambe finalizzate a disporre l’esca per un fuoco.
- Il metodo più difficile per l’accensione è l’accensione per frizione.
- Per creare un alambicco non sono necessari dei sassi; servono invece un telo impermeabile, una lente d’ingrandimento e fogliame verde.
Riepilogo dei punti chiave
- Bivacco: singola entrata/uscita, conoscenza delle vie di approccio.
- Acqua: elemento vitale, reperimento tramite indicatori naturali, filtrazione con sabbia, purificazione chimica, bollitura con cenere di legna, metodi di raccolta in ambienti aridi e paludosi.
- Arma: messa in sicurezza post‑fuoco, protezione del vivo di volata con tappi plastici, tecnica di appoggio al terreno con vantaggi ed uno svantaggio (tempo di apertura).
- Movimento: da riparo a riparo, uso di movimento a sbalzi, passo da leopardo e passo da scimmia, sequenza dettagliata del movimento a sbalzi.
- Tiro: mirato a lunga distanza, mantenere il mirino sul bersaglio, tiro istintivo per reazioni rapide, priorità al bersaglio più vicino, comunicazione costante.
- Fuoco: accensione con acciaio, disposizione a capanna o allungata, evitare rilievi, frizione come metodo più difficile, alambicco senza sassi.
Seguendo rigorosamente queste indicazioni, il combattente potrà garantire la propria sopravvivenza e mantenere l’efficacia operativa in contesti di combattimento e di sopravvivenza.
8. Esplosivi, mine e comunicazioni tattiche
Il Manuale del Combattente fornisce una serie di indicazioni operative precise che, se seguite, consentono al soldato di operare in maniera efficace e sicura in ambienti ad alta pericolosita'. Le tematiche trattate in questo capitolo riguardano il movimento a sbalzi, la tecnica di appoggio al terreno con braccio forte e arma rivolta in avanti, le fasi dell’assalto, le posizioni di tiro, le procedure di maneggio dell’arma, le reazioni di primo soccorso, le regole di osservazione e comunicazione, nonche' gli aspetti relativi a esplosivi, mine, armi CBRN e allestimento di bivacchi.
Movimento a sbalzi
Il movimento a sbalzi e' definito come lo spostamento da un riparo a quello successivo, con esposizione al fuoco nemico limitata a pochi secondi. Il combattente deve adottare un'andatura irregolare sia nella direzione sia nella tempistica, sfruttando la capacita' di arrampicarsi su edifici e di attraversare luoghi sotterranei normalmente non abitati. La sequenza operativa prevede:
- Prima di muoversi, scegliere la posizione successiva verificando rapidamente la presenza di ostacoli.
- Sollevare rapidamente il corpo da terra, spingendo con la mano destra (sinistra per i mancini) e portare in avanti il piede sinistro (destro per i mancini) per avviare il movimento.
- Correre verso il riparo successivo tenendo il vivo di volata rivolto in avanti, in modo da consentire una rapida apertura del fuoco una volta raggiunto il riparo.
- Lo sbalzo deve essere breve ed effettuato con corsa rettilinea.
- Sorreggere l'arma con il braccio debole, afferrando il manicotto in modo che il vivo di volata rimanga sempre rivolto in avanti, riducendo il rischio di colpo accidentale.
- Al termine del salto, andare a terra effettuando l'affondo con la gamba sinistra (destra per i mancini), poggiando la mano destra a terra (sinistra per i mancini) e distendendo la gamba opposta.
Appoggio al terreno con braccio forte e arma rivolta in avanti
Questa tecnica prevede che il combattente utilizzi il braccio forte per sollevare e affondare l'arma, mantenendola puntata in avanti. I vantaggi riconosciuti dal Manuale sono:
- Permette di utilizzare il braccio forte all'atto del sollevamento e dell'affondo.
- E' molto efficace sia in campo aperto che ristretto, nonche' in presenza di forte pendenza o contro pendenza.
- Agevola il combattente in situazioni di particolare dispendio di energia.
Lo svantaggio principale e' che aumenta i tempi per l'apertura eventuale del fuoco, poiche' la posizione richiede una preparazione preliminare dell'arma.
Fasi dell’assalto e ruolo della baionetta
Secondo la circolare 7007, nella fase finale dell’assalto il combattente deve "prendere possesso della postazione nemica possibilmente senza fare vittime". L'obiettivo finale di tutto l'addestramento per la conduzione dell'assalto e' "preservare la propria incolumita' e quella dei commilitoni". Il sistema considerato piu' efficace per eliminare il nemico durante l'assalto e' il fucile con la baionetta inastata. Quando l'avversario non collabora, il soldato puo' essere chiamato a immobilizzarlo.
Posizioni di tiro
Il Manuale individua diverse posizioni di tiro in base al tipo di fuoco richiesto:
- Tiro istintivo: in piedi.
- Tiro puntato: in piedi.
- Tiro mirato alto: in piedi.
- Tiro dietro riparo basso: sdraiato.
- Tiro in ginocchio: in ginocchio.
- Tiro in salto: in salto.
- Reazione Automatica Immediata (per ridurre il bersaglio ai colpi nemici): in ginocchio.
Maneggio dell'arma
Durante le operazioni l'arma deve essere impugnata in modo da poter rispondere a un'eventuale minaccia improvvisa; non deve essere puntata verso il basso, verso l'alto o con il dito sul grilletto. Una corretta azione di tiro richiede:
- Assunzione di una corretta posizione del corpo.
- Corretta respirazione.
- Corretto puntamento.
- Corretta azione sulla leva di sparo.
Le prime due azioni della procedura di tiro istintivo sono: (1) indirizzare l'arma alla minaccia e (2) mantenere entrambi gli occhi aperti.
Comunicazione tattica
In un'azione di fuoco il combattente deve sempre comunicare la direzione di provenienza della minaccia. Durante il movimento sul campo di battaglia l'osservazione ha lo scopo di evitare potenziali minacce.
Esplosivi, mine e armi CBRN
L'acronimo IED indica "Trappole esplosive". L'acronimo UXO indica "Munizioni inesplose". Le armi CBRN sono costituite da un agente (chimico, biologico o radiologico) e da un mezzo di disseminazione. La difesa CBRN e' intesa come l'insieme di piani e attivita' volte a mitigare e/o neutralizzare gli effetti sfavorevoli su operazioni e personale dovuti a minacce o uso di armi CBRN.
Le casistiche di pericolo sono classificate come segue:
- Pericolo C: agenti chimici impiegati tramite ordigni inesplosi contenenti agenti chimici o tramite incidenti/sabotaggi di impianti chimici.
- Pericolo B: agenti biologici disseminati principalmente in forma di aerosol.
- Pericolo G: agenti biologici disseminati tramite vettori (ad es. insetti).
- Pericolo S: agenti chimici impiegati tramite incidenti o sabotaggi di impianti chimici industriali, laboratori o depositi speciali.
Bivacchi e sopravvivenza operativa
Gli accampamenti provvisori devono trovarsi presso un avvallamento, garantendo copertura e riducendo la visibilita' da parte del nemico. Prima dell'inizio della missione il combattente deve conoscere le vie di fuga. La prima azione per abbandonare una posizione e' "arretrare al coperto senza esporsi alla vista o al tiro delle armi nemiche". Durante l'osservazione del terreno per decidere itinerario, il combattente deve "ricordarsi di non esporsi per un tempo eccessivo". Quando si raggiunge la zona del bivacco, la prima azione consiste nel rimanere immobile e in ascolto per alcuni minuti per accertarsi dell'assenza di minacce immediate.
Durante lunghe soste il combattente deve evitare di produrre odori particolarmente intensi, curare la propria igiene personale, effettuare esercizio fisico e, se necessario, effettuare comunicazioni radio occultando l'antenna.
Tecniche di movimento silenzioso e primo soccorso
Camminando di notte su terreno duro, per ridurre il rumore e' opportuno camminare in punta di piedi. Per controllare il battito cardiaco di un ferito si appoggiano i polpastrelli di due dita sul pomo d'Adamo e si sentono le pulsazioni laterali al collo.
In caso di ustioni o scottature, NON va "staccare lembi di indumenti carbonizzati rimasti attaccati alla pelle". E' invece corretto bagnare abbondantemente con acqua fredda per circa 10 minuti, coprire l'ustione con garza sterile o tessuto pulito e non peloso, e non rimuovere i vestiti aderenti se non sono carbonizzati.
Condotta in stato di prigionia e interazione con la popolazione civile
Il soldato in stato di prigionia deve mantenere una buona condizione igienica e psicofisica, compiendo esercizio fisico regolare. Quando l'itinerario porta vicino a un'abitazione, la condotta corretta e' aggirare l'abitazione passando sottovento, evitando di coinvolgere gli abitanti.
Durante le operazioni il combattente deve farsi riconoscere dalle forze amiche per evitare scambi di fuoco e deve considerare che la popolazione civile non sempre e' fedele, potendo subire rappresaglie se coinvolta.
Riepilogo
Il rispetto delle procedure descritte nel Manuale del Combattente garantisce al soldato la capacita' di muoversi, combattere, comunicare e sopravvivere in ambienti ad alta pericolosita'. L'applicazione corretta del movimento a sbalzi, della tecnica di appoggio al terreno, delle posizioni di tiro, della gestione di esplosivi, mine e armi CBRN, nonche' delle regole di bivacco e di primo soccorso, costituisce la base fondamentale per il successo di qualsiasi operazione militare.
9. Ripasso operativo: trappole dei quiz e strategie di risposta
Il capitolo si propone di trasformare le singole domande della banca dati in un percorso di studio coerente. Ogni sezione raggruppa i concetti chiave, evidenziando le risposte corrette e indicando quali sono gli errori tipici che possono trarre in inganno. In questo modo il lettore non memorizza una lista di quesiti, ma costruisce una struttura logica che facilita il richiamo durante la prova.
1. Mentalità e fattori di sopravvivenza individuale
Secondo la circolare 7007 la capacità di sopravvivere sul campo di battaglia dipende dalle sue capacità. Non è la velocità, le condizioni climatiche o la volontà isolate a garantire la sopravvivenza, ma l’insieme di competenze tecniche, tattiche e fisiche acquisite durante l’addestramento. La mentalità richiesta per il combattimento corpo a corpo è aggressiva e vincente. Le opzioni “remissiva”, “titubante” o “rabbiosa” rappresentano errori tipici perché confondono l’aggressività costruttiva con atteggiamenti di sottomissione o di perdita di controllo.
2. Caratteristiche dei moderni scenari operativi
La circolare 7007 individua due elementi distinti che caratterizzano gli scenari odierni. Il primo, più frequente, è la presenza di numerosi attori non militari e non combattenti. Il secondo, indicato in una domanda successiva, è la presenza di organizzazioni governative e droni. Entrambi gli aspetti richiedono al combattente di operare in ambienti complessi, dove la distinzione tra bersaglio e civile è spesso sfumata. Le risposte errate – telecamere private, assenza di attori non militari o personale paramilitare – sono trappole che puntano a far dimenticare la molteplicità di soggetti coinvolti.
3. Tecniche di combattimento ravvicinato
Le armi di cortissima distanza, come la fronte e la nuca, sono improprie per qualsiasi distanza di tiro; non costituiscono armi valide né per la cortissima né per la media o lunga distanza. Tuttavia, in presenza di equipaggiamento protettivo (es. elmetto) la potenza d’impatto di questi colpi aumenta significativamente, rendendoli utili solo in situazioni di estrema necessità.
Il bersaglio istintivo per eccellenza è il viso, poiché colpire quest’area garantisce il massimo effetto di incapacità. Quando la situazione lo richiede, il soldato può ricorrere al morso nei casi di estrema necessità. Il morso deve essere eseguito con i denti incisivi, esercitando pressione e strappando in più direzioni per lacerare la zona bersaglio; l’uso dei molari è una risposta errata.
Per quanto riguarda la baionetta, il manuale stabilisce che è utilizzata solo di punta. L’impugnatura è definita offensiva quando il pollice controlla principalmente la lama. Esistono tre configurazioni di impugnatura: rompighiaccio (la lama può puntare sia verso l’alto sia verso il basso), tradizionale (la lama è rivolta verso il basso) e offensiva (controllo del pollice). Riconoscere queste denominazioni evita di confondere le tipologie con quelle di taglio o di movimento verticale.
4. Tecniche di tiro e postura di fuoco
La procedura di presa della mira corretta prevede: inspirare profondamente per ossigenare il corpo, espirare a metà dell’aria fino all’apnea naturale e sparare nella pausa. Qualsiasi altra sequenza (es. sparare a polmoni vuoti) è un errore comune. È fondamentale collimare precisamente l’allineamento tacca‑mirino‑bersaglio per realizzare una linea di mira stabile.
Le falangi coinvolte nella pressione della leva di sparo sono la prima e la terza, mentre il dito principale è l’indice. Per bersagli in avvicinamento si deve puntare leggermente più in basso**; per bersagli in allontanamento, mirare leggermente più in alto**. L’ingaggio è preferibile quando il bersaglio presenta la parte più grossa esposta**, poiché aumenta la probabilità di colpo efficace.
La postura di tiro corretta richiede gomiti serrati al corpo, peso sbilanciato in avanti e gambe semi‑piegate con una leggermente avanti rispetto all’altra. Queste indicazioni riducono il rinculo e migliorano la stabilità.
5. Sfruttamento del terreno e costruzione di bivacchi
Il manuale indica che, per lo sfruttamento del terreno, il combattente deve spostarsi continuamente. Questo movimento impedisce al nemico di prevedere la posizione e favorisce la copertura. L’attività principale si svolge di notte, riposando di giorno, per massimizzare la capacità di osservazione a 360°.
Durante la realizzazione di bivacchi, le caratteristiche essenziali sono: copertura offerta da elementi naturali del terreno e la capacità di schermare le luci artificiali. I picchetti devono essere avvolti in uno straccio per eliminare rumori metallici; il cordino da paracadute richiesto è di almeno 5 m. Il poncho deve prevedere un’asola per ogni angolo, facilitando il montaggio del bivacco. Le asole interne servono proprio a questo scopo.
Le operazioni di igiene e sicurezza includono: manutenzione delle armi al di fuori del bivacco, chiusura ermetica dei rifiuti all’interno dello zaino, e tenere l’arma sempre a portata di mano anche durante il recupero delle capacità operative. Prima di una missione è obbligatorio conoscere le vie di approccio per ogni zona di bivacco e, una volta sul posto, verificare e memorizzare le vie di fuga e posizionare fili d’inciampo vicino alle vie d’accesso. Gli stivaletti devono rimanere a portata di mano durante i lavori, così come l’intero equipaggiamento.
Il rotolamento laterale è una tecnica che consente di non essere visti dal nemico, mentre i rendez‑vous sono i punti di riordinamento, fondamentali per la coesione della squadra.
6. Sopravvivenza operativa
La circolare 7007 definisce la sopravvivenza operativa come il complesso di azioni che i militari in territorio controllato dall’avversario compiono per ricongiungersi alle forze amiche. È un’attività che deve essere svolta evitando il contatto con il nemico e, in circostanze eccezionali, può includere azioni contro obiettivi di opportunità. La condotta primaria è evasiva. I fattori imprescindibili sono la volontà di sopravvivere e la volontà di non farsi catturare. Qualsiasi altra motivazione (es. fortuna, equipaggiamento) è una risposta fuorviante.
7. Strategie per superare le trappole dei quiz
Le domande della banca dati seguono una regola costante: la prima opzione dopo la domanda è sempre quella corretta. Per evitare errori, è utile:
- Leggere attentamente la domanda e individuare il soggetto (es. “secondo la circolare 7007” vs “secondo il manuale del combattente”).
- Riconoscere le opzioni che introducono concetti non presenti nella fonte (es. “rabbiosa”, “telecamere private”, “droni” quando il contesto richiede attori non militari).
- Memorizzare le coppie chiave: capacità‑sopravvivenza, aggressiva‑vincente, fronte‑nuca‑improprie, morso‑incisivi, baionetta‑punta‑offensiva‑rompighiaccio‑tradizionale, postura‑gomiti‑serrati‑peso‑avanti‑gambe‑semi‑piegate.
- Associare ogni concetto a una “reg