Il concorso del Ministero della Difesa per 1.100 assistenti dovrà essere aperto anche ai cittadini stranieri.
Il bando chiedeva come requisito la sola cittadinanza italiana. Il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, ha giudicato questa clausola discriminatoria e ha ordinato al Ministero di modificare il bando.
Potranno partecipare anche i cittadini dell’Unione europea, i familiari di cittadini UE e i cittadini extra UE con permesso di soggiorno UE di lungo periodo o con protezione internazionale.
Secondo il giudice le domande vanno riaperte entro tre giorni. Al momento però sul Portale inPA il concorso risulta ancora chiuso e non ci sono nuove date.
Le associazioni che hanno presentato ricorso riferiscono che dovranno essere indette di nuovo anche le prove scritte, già svolte dal 7 al 9 ottobre 2026.
Di seguito spieghiamo cosa ha deciso il Tribunale, chi potrà presentare domanda, cosa può succedere a chi ha già sostenuto la prova e come è andata nel caso analogo del concorso dell’Agenzia delle Entrate.
CONCORSO MINISTERO DELLA DIFESA 1100 ASSISTENTI: COSA HA DECISO IL TRIBUNALE
Il concorso Ministero della Difesa per 1100 Assistenti è stato bandito il 23 dicembre 2025 per assunzioni a tempo pieno e indeterminato nell’Area degli assistenti, in profili amministrativi, tecnici e sanitari. Le domande si sono chiuse alle ore 18 del 27 gennaio 2026.
Tra i requisiti di ammissione il bando indicava la cittadinanza italiana, senza alternative.
Contro questa clausola hanno agito le associazioni APN – Avvocati per Niente, ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) e CGIL Lombardia: prima con una diffida al Ministero a gennaio 2026, poi con un ricorso notificato a luglio.
Il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro (giudice Francesca Saioni), ha accolto il ricorso. La decisione è stata comunicata venerdì 30 ottobre 2026 e resa nota dalle associazioni martedì 3 novembre.
Il giudice ha ordinato al Ministero della Difesa di:
- modificare il bando, ammettendo le categorie di cittadini stranieri previste dalla legge, fermi restando tutti gli altri requisiti;
- fissare un termine congruo per la presentazione delle nuove domande;
- riaprire i termini entro tre giorni, con una penale di 100 euro per ogni giorno di ritardo.
Il testo completo della sentenza non è stato ancora pubblicato: quanto riportato viene dal dispositivo diffuso dalle associazioni.
PERCHÉ IL REQUISITO DELLA CITTADINANZA È STATO BOCCIATO
L’esclusione degli stranieri si basava su un DPCM del 1994 che impone la cittadinanza italiana per l’accesso ad alcuni Ministeri, tra cui quello della Difesa.
La regola generale è invece quella dell’articolo 38 del decreto legislativo n. 165/2001, che consente l’accesso ai concorsi pubblici anche ai cittadini UE e ad alcune categorie di cittadini extra UE. La cittadinanza italiana si può richiedere solo per i posti che comportano l’esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri o la tutela dell’interesse nazionale.
Secondo le associazioni ricorrenti, il requisito può essere richiesto “soltanto nei casi strettamente previsti dalla legge”. Le mansioni dei posti messi a concorso, che vanno dal lavoro amministrativo alla meccanica, dall’informatica all’edilizia fino alla ristorazione, rientrerebbero quindi nella regola generale.
Fonti del Ministero della Difesa hanno fatto sapere che la sentenza non è stata ancora notificata e che le motivazioni non sono ancora note.
CHI POTRÀ PRESENTARE DOMANDA
Con la modifica del bando potranno partecipare, purché in possesso di tutti gli altri requisiti previsti per il codice di concorso scelto:
- i cittadini di un altro Stato membro dell’Unione europea;
- i familiari di cittadini dell’Unione europea, anche con cittadinanza extra UE, titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
- i cittadini extra UE titolari del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
- i cittadini extra UE titolari di protezione internazionale (status di rifugiato o protezione sussidiaria).
Restano richiesti il diploma di scuola secondaria di secondo grado e gli altri requisiti generali di accesso ai concorsi pubblici indicati nel bando.
COSA SUCCEDE A CHI HA GIÀ SOSTENUTO LA PROVA SCRITTA
Mentre il giudizio era in corso il concorso è andato avanti. Le prove scritte si sono svolte:
- mercoledì 7 ottobre 2026 per gli assistenti amministrativi (codici da A.01 a A.11), in più sedi sul territorio;
- giovedì 8 e venerdì 9 ottobre 2026 per i profili tecnici e sanitari, alla Nuova Fiera di Roma.
Gli esiti sono stati pubblicati su inPA tra l’8 e il 12 ottobre 2026.
Secondo le associazioni ricorrenti, le prove scritte dovranno essere indette di nuovo, ammettendo anche i candidati stranieri. Non è ancora chiaro se si tratterà di una nuova sessione solo per i nuovi candidati o di una ripetizione per tutti, né cosa accadrà ai punteggi già pubblicati.
Le modalità saranno decise dal Ministero della Difesa e dalla Commissione RIPAM e comunicate sul Portale inPA. Fino a quel momento gli esiti già pubblicati restano quelli ufficiali.
RIAPERTURA DELLE DOMANDE: COSA SI SA
Nella pagina del concorso su inPA la procedura risulta ancora chiusa e l’ultimo avviso pubblicato è quello del 12 ottobre sugli esiti delle prove. Non è stato pubblicato nemmeno un avviso sul sito del Ministero della Difesa.
Non sono quindi ancora noti la data di apertura, la scadenza e le modalità per presentare le nuove domande. Il Ministero, inoltre, può impugnare la sentenza.
Le istruzioni arriveranno con l’avviso. Nel bando originario la domanda si presentava online sul Portale inPA, con accesso tramite SPID, CIE, CNS o eIDAS e con un indirizzo di posta elettronica certificata personale.
IL PRECEDENTE DEL CONCORSO AGENZIA DELLE ENTRATE
Quello della Difesa è il secondo concorso in poco più di un mese per cui il Tribunale di Milano boccia il requisito della sola cittadinanza italiana.
Con la sentenza n. 4273 del 22 settembre 2026, ottenuta dalle stesse associazioni insieme a LEDHA, il Tribunale aveva giudicato discriminatoria la stessa clausola nel concorso Agenzia delle Entrate per 622 assistenti gestionali, riservato alle categorie protette.
In quel caso l’Agenzia ha dato esecuzione alla sentenza in questo modo:
- ha modificato il bando con un atto del 14 ottobre 2026;
- ha riaperto le domande solo per i candidati prima esclusi, dal 20 ottobre al 18 novembre 2026, lasciando valide quelle già presentate dai cittadini italiani;
- ha ammesso i nuovi candidati con riserva, precisando che la modifica non vale come accettazione della sentenza e che resta possibile l’appello.
Il Ministero della Difesa non è tenuto a seguire lo stesso percorso, ma il caso dell’Agenzia mostra come un’amministrazione può dare esecuzione a questo tipo di decisione.
A febbraio 2025 lo stesso Tribunale si era pronunciato allo stesso modo sul concorso del Ministero dell’Interno per 1.248 funzionari. Le associazioni chiedono ora alla Presidenza del Consiglio di modificare il DPCM del 1994, limitando il requisito della cittadinanza ai soli casi consentiti dalla legge.
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