Monti: contratto unico e riforma del mercato del lavoro

Ieri il Presidente del Consiglio, Mario Monti, durante la conferenza stampa di fine anno ha fatto il punto sulle questioni legate al mondo del lavoro.

La riforma del mercato del lavoro si farà, verrà discussa con le parti sociali e sarà oggetto di un negoziato “rapido”, ha spiegato Monti, ponendo come scadenza la fine di febbraio 2012, quando si riunirà l’eurogruppo a Bruxelles.

Cosa dobbiamo aspettarci? Le questioni più spinose e dibattute anche negli scorsi giorni sono la creazione di un contratto unico per i giovani neoassunti e la revisione delle regole sui licenziamenti individuali, disciplinati dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il ministro del Welfare, Elsa Fornero, si occuperà di queste problematiche nei prossimi giorni, Monti non ha voluto dire altro a tal proposito.

Il presidente del Consiglio ha tuttavia sottolineato che la riforma del mercato del lavoro seguirà il modello dei paesi nordeuropei. “L’Italia non è la Danimarca, ma la direzione è quella” ha affermato Monti, quindi “No al precariato, ma la flessibilità sarà essenziale”.

“Credo che sia importante superare la precarietà, ma non superare il fatto che nel mondo di oggi e soprattutto di domani un lavoro stabile e a lungo termine facendo lo stesso mestiere e nella stessa azienda sarà sempre più raro”. Secondo Monti questo “non è precariato, ma adeguamento al mondo moderno”.

Cambierà anche il sistema degli ammortizzatori sociali. “Abbiamo aperto il cantiere del mercato del lavoro e degli ammortizzatori, perché c’è un’eccessiva segmentazione del mercato che nuoce ai giovani. Gli ammortizzatori vanno ammodernati perché le tutele ci siano, siano rafforzate, ma in prospettiva di una maggiore flessibilità” ha affermato Monti.

Quella che si apre è la cosiddetta “fase due”, che dovrebbe contenere le misure per la crescita e, a detta del premier, non ci sarà un’altra manovra. Non ci resta che attendere di conoscere le decisioni che saranno prese sul contratto unico, e le eventuali modifiche all’articolo 18, con l’amara consapevolezza che il mercato del lavoro sarà sembre di più contraddistinto dalla flessibilità.

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