Bonus 2 mila euro per dipendenti con figli a carico: cos’è, a chi spetta, come richiederlo, novità 2026

La guida sul bonus 2 mila euro per dipendenti con figli a carico. Cos’è, come funziona, chi ne ha diritto e tutte le informazioni utili

bonus dipendenti, figli
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Confermato nel 2026 il bonus 2 mila euro per i dipendenti con figli a carico.

L’aiuto per i lavoratori che hanno almeno un figlio, erogato come fringe benefit, era stato introdotto nel 2023 e poi, nel 2024 modificato con l’innalzamento del limite per il riconoscimento di beni e servizi esenti da imposte ai lavoratori con figli fissato a 2.000 euro, rispetto ai 3.000 euro dell’anno precedente.

Tali limiti sono stati confermati nel 2026, ma con alcune novità.

In questa guida vi spieghiamo in modo chiaro e dettagliato cos’è, a chi spetta, come si richiede e come funziona il bonus 2 mila euro per i dipendenti con figli a carico.

COS’È IL BONUS 2 MILA EURO DIPENDENTI CON FIGLI

Il bonus 2.000 euro dipendenti con figli a carico è un aiuto rivolto ai lavoratori che viene erogato sotto forma di somme o rimborsi connessi allo stipendio. Ovvero, come fringe benefit.

Si tratta di una misura che punta a sostenere le famiglie limitando l’impatto dell’inflazione sui redditi. Attenzione però, non è di fatto, un bonus in denaro che si va ad aggiungere allo stipendio, ma un aiuto elargito come “servizio” o rimborso. Vediamo i dettagli.

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COSA SONO I FRINGE BENEFIT PER I DIPENDENTI  

I fringe benefit sono una forma di retribuzione per i lavoratori dipendenti di tipo non monetario. Si tratta quindi di aiuti elargiti come “servizi” o rimborsi.

In sostanza, i fringe benefit, il cui significato è “benefici secondari”, sono aiuti accessori, detti anche “compensi in natura” erogati in busta paga, che possono soddisfare diverse esigenze dei lavoratori.

Tale misura non è tassabile, né sottoposta a contribuzione perché non considerata reddito imponibile. 

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COSA RIENTRA NEI FRINGE BENEFIT

Sono esempi di fringe benefit i buoni pasto, le auto aziendali, il cellulare aziendale, i prestiti agevolati, le borse di studio e i corsi di formazione o di altro tipo (come abbonamenti in palestra) offerti ai lavoratori dipendenti periodicamente dall’azienda.

Come specificato dall’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 5/E, pubblicata il 7 marzo 2024), tra i fringe benefit possono rientrare non solo le somme per il pagamento delle utenze domestiche (energia elettrica, acqua e gas), ma anche quelle per l’affitto o gli interessi sul mutuo dell’abitazione principale del lavoratore, anche se il contratto di affitto o il mutuo sono intestati al coniuge o a un altro familiare del dipendente.

FRINGE BENEFIT IN BUSTA BAGA: SOGLIE ESENTI DA TASSE

La Legge di Bilancio 2026 ha stabilizzato fino al 2027 i limiti di esenzione fiscale e contributiva (Art. 51 comma 3 del TUIR) per i fringe benefit, confermando i valori già visti lo scorso anno. Ovvero, non sono soggetti a tassazione se il loro valore è inferiore a:

  • 1.000 euro, per la generalità dei lavoratori dipendenti;

  • 2.000 euro per i lavoratori dipendenti con figli fiscalmente a carico.

Vediamo chi può usufruire del fringe benefit.

COME RICHIEDERE BONUS 2.000 EURO DIPENDENTI CON FIGLI A CARICO

Per accedere al bonus dipendenti di 2.000 euro, il lavoratore deve dichiarare al proprio datore di lavoro di averne diritto, indicando il codice fiscale dell’unico figlio o dei figli fiscalmente a carico. Non essendo prevista una forma specifica per questa dichiarazione, la stessa può essere resa secondo modalità concordate tra le due parti.

Naturalmente, al venir meno dei presupposti per l’agevolazione – per esempio nel caso in cui, nel corso dell’anno, un figlio non sia più fiscalmente a carico – il dipendente è tenuto a darne tempestiva comunicazione al datore di lavoro. Quest’ultimo recupererà quindi il beneficio non spettante nei periodi di paga successivi e, comunque, entro i termini per le operazioni di conguaglio.

Inoltre, come chiarito nella Circolare n. 5/E, ai fini documentali, qualora il bonus venisse utilizzato ed elargito per le spese di affitto, è necessario che il datore di lavoro, acquisisca e conservi, per eventuali controlli, la relativa documentazione che giustifica la somma spesa. In alternativa, il datore di lavoro può acquisire una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, anche questa da conservare per eventuali controlli da parte degli organi competenti. La stessa deve anche attestare la circostanza che le stesse non siano già state oggetto di richiesta di rimborso, totale o parziale, non solo presso il medesimo datore di lavoro, ma anche presso altri.

A CHI SPETTA IL BONUS DI 2.000 EURO

Il bonus di 2.000 euro spetta a tutti i dipendenti del settore privato purché abbiano uno o più figli (anche fuori dal matrimonio riconosciuti, affidati o adottati). Per quanto riguarda i dipendenti, sono compresi anche i percettori di reddito da lavoro assimilato a quello da lavoro dipendente, ovvero:

  • collaboratori tipo CO.CO.CO;

  • amministratori;

  • lavoratori autonomi occasionali;

  • altri soggetti percettori di redditi di lavoro assimilato, come per esempio i tirocinanti.

Restano esclusi gli statali, ossia i dipendenti pubblici, a cui la disciplina dei fringe benefit non si applica.

REQUISITI

La Legge di Bilancio 2026 ha inoltre confermato i requisiti stabiliti dalla Legge di Bilancio 2025, per cui:

  • l’agevolazione si applica in misura intera a ogni genitore, titolare di reddito di lavoro dipendente o assimilato, anche in presenza di un solo figlio, purché lo stesso sia fiscalmente a carico di entrambi. Ricordiamo che, per il Fisco, sono considerati a carico i figli con reddito non superiore a 2.840,51 euro (al lordo degli oneri deducibili);

  • la nuova agevolazione spetta a entrambi i genitori anche nel caso in cui si accordino per attribuire la detrazione per figli a carico per intero al genitore che, tra i due, possiede il reddito più elevato.

BONUS 2 MILA EURO DIPENDENTI CON FIGLI, COME FUNZIONA

Il bonus 2 mila euro dipendenti con figli a carico funziona come compenso erogato in busta paga insieme alla retribuzione, ma non come denaro, bensì attraverso l’erogazione di beni e servizi, che vanno comunque indicati nel cedolino.

Si parla di bonus perché la norma precisa che non esiste nessun limite reddituale né soglia ISEE per vedersi riconosciuti beni e servizi non monetari per una valore fino a 2000 euro in busta paga. Sono però le politiche di welfare aziendale a stabilire cosa rientra nei fringe benefit e cosa no.

Quindi, nel 2026, il bonus da 2.000 euro per i lavoratori dipendenti con figli:

  • non concorre a formare il reddito, entro il limite complessivo di 2.000 euro;

  • vale anche per le somme erogate o rimborsate ai lavoratori dipendenti dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale. Si affiancano cioè, ad altre misure, come quelle previste dai bonus bollette famiglie e imprese.

Vale la pensa chiarire, infine, che l’erogazione dei fringe benefit rimane una libera scelta delle aziende. Sono, infatti, i datori di lavoro, secondo le proprie politiche di welfare, a decidere o meno se riconoscerlo insieme alla retribuzione.

Inoltre, se il valore totale dei benefit supera anche solo di un centesimo la soglia (1.000 euro o 2.000 euro), l’intero importo concorre a formare il reddito imponibile, non solo la parte eccedente.

CHI PUÒ ELARGIRE IL BONUS

Possono elargire il bonus 2.000 euro tutti i datori di lavoro privati. Tra questi sono compresi sempre tutti i soggetti che dispongono di propri lavoratori dipendenti, quindi anche:

  • i lavoratori autonomi e studi professionali;

  • gli enti pubblici economici;

  • i soggetti che non svolgono un’attività commerciale.

Come chiarito dalla Circolare n. 5/E, i datori di lavoro provvedono però all’attuazione di tale disposizione previa informativa alle rappresentanze sindacali unitarie laddove presenti. Regole valide queste nel 2026.

NOVITÀ 2026

La Legge di Bilancio 2026 ha innalzato la soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici, portandola da 8 euro a 10 euro al giorno. Il limite è un’esenzione strutturale e quotidiana. Il buono da 10 euro per ogni giorno lavorato è totalmente esentasse e non va a intaccare il plafond annuale dei fringe benefit (i 1.000 euro o 2.000 euro). In pratica, se si lavora 20 giorni al mese e si ricevono 200 euro di buoni pasto, questi rimangono come “invisibili” al fisco.

I buoni pasto iniziano a pesare sulla soglia dei 1.000/2.000 euro solo se il datore di lavoro decide di corrisponderli per un valore superiore ai 10 euro giornalieri. Tuttavia, se l’azienda dà un buono pasto elettronico da 12euro, i primi 10 sono esenti per legge. Solo i 2 euro di eccedenza vengono conteggiati come fringe benefit.

La manovra 2026 inoltre non conferma la soglia esentasse di 5.000 euro per i fringe benefit riconosciuti ai neoassunti che trasferivano la residenza in un altro comune, oltre i 100 km, per motivi di lavoro. Questa misura non è stata rinnovata per le nuove assunzioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2026. Tuttavia, resta valida solo per chi è stato assunto nel 2025 (per la durata prevista dalla precedente norma).

RIFERIMENTI NORMATIVI

ALTRI APPROFONDIMENTI E AGGIORNAMENTI

E a proposito di aiuti per i lavoratori con figli, potrebbero essere interessati a richiedere il bonus nido rinnovato e sapere come funziona l’Assegno Unico Universale figli e quali sono le novità

Mettiamo a vostra disposizione anche l’elenco completo dei bonus approvati nel 2026 e quello con i bonus per la famiglia attivi e che si possono richiedere.

Per scoprire tutte le agevolazioni attive e quelle in arrivo, visitate la nostra pagina dedicata agli aiuti alle persone.

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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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