Fringe benefit 2026: cosa sono, come richiederli e novità

La guida su cosa sono i fringe benefit, come richiederli, a chi spettano e quali sono le novità 2026 rivolte ai lavoratori dipendentI

fringe benefit

I fringe benefit sono un tipo di retribuzione non in denaro erogata sotto forma di beni o servizi riconosciuti dall’azienda, che si aggiungono allo stipendio dei lavoratori dipendenti del settore privato.

Il fringe benefit non è né tassabile, né sottoposto a contribuzione entro una specifica soglia.

Nel 2026, vengono confermate le soglie di esenzione fino a 2.000 euro all’anno per i dipendenti con figli e a 1.000 euro annui per quelli senza figli. Mentre viene meno l’agevolazione per chi trasferisce la propria residenze per lavoro.

In questa guida vi spieghiamo cosa sono, come funzionano, quali sono le novità e in cosa consistono i fringe benefit.

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COSA SONO I FRINGE BENEFIT

I fringe benefit, noti anche come “compensi in natura” o “benefit aziendali”, sono compensi non monetari che un datore di lavoro offre ai propri dipendenti oltre al salario base.

Istituiti dalla Legge di Stabilità 2016, il datore di lavoro li eroga riconoscendoli in busta paga come rimborsi, oppure come beni in natura o servizi accessori.

I fringe benefit, il cui significato dall’inglese è “benefici accessori” assumono la forma di beni o servizi e vengono dati in aggiunta alla retribuzione per migliorare la qualità della vita, il benessere e la soddisfazione del lavoratore.

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COSA CAMBIA CON LA LEGGE DI BILANCIO 2026

In generale, come previsto dall’articolo 51, comma 3 del TUIR, il fringe benefit non è tassabile entro la soglia di 258,23 euro, né sottoposto a contribuzione perché considerato reddito non imponibile.

Ma nel tempo, la soglia di non imponibilità fiscale è cambiata, fino ad arrivare alla Legge di Bilancio 2026, che ha confermato la soglia di esenzione fiscale dei fringe benefit aziendali già prevista nel 2025, ovvero fino a 2.000 euro per i lavoratori dipendenti con figli, come vi spieghiamo in questa guida e fino a 1.000 euro per i lavoratori senza figli. 

Non è stata confermata invece la maggiorazione della soglia di esenzione fino a 5.000 euro annui, nel 2025 prevista per i nuovi assunti che avessero trasferito la propria residenza oltre i 100 chilometri per esigenze lavorative. Tale agevolazione era condizionata al possesso di un reddito da lavoro dipendente non superiore a 35.000 euro nell’anno precedente l’assunzione ma dopo la sua scadenza, il 31 dicembre 2025, non sono state stanziate risorse per rinnovarla.

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CHI PUÒ USUFRUIRE DEL FRINGE BENEFIT

Possono usufruire dei fringe benefit tutti i lavoratori dipendenti del settore privato.

Quindi, coloro che hanno un contratto di lavoro di tipo subordinato (a tempo determinato, indeterminato o apprendistato, tra cui operai, impiegati, quadri e dirigenti).

Nella misura sono compresi anche i percettori di reddito da lavoro assimilato a quello da lavoro dipendente, ovvero:

  • collaboratori tipo CO.CO.CO, amministratori, lavoratori autonomi occasionali;

  • altri soggetti percettori di redditi di lavoro assimilato, come per esempio i tirocinanti.

Restano esclusi gli statali a cui la disciplina dei fringe benefit non si applica. Si precisa che non esiste nessun limite reddituale, né soglia ISEE per vedersi riconosciuto il benefit in busta paga.

È cruciale enfatizzare che il datore di lavoro non è tenuto a fornire fringe benefit. Il diritto ai fringe benefit è determinato dalle politiche e dalle decisioni aziendali. In alcune situazioni, è possibile negoziare tali vantaggi tramite contratti collettivi con i sindacati.

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COME RICHIEDERE I FRINGE BENEFIT

Per ottenere i fringe benefit, il lavoratore deve fare richiesta al proprio datore di lavoro. Nel caso del bonus 2 mila euro per dipendenti con figli a carico (ovvero il fringe benefit con soglia non imponibile fino a 2.000 euro per il 2026), il lavoratore deve dimostrare inoltre al suo capo di aver diritto a questa misura.

Come? Indicando il codice fiscale dell’unico figlio o dei figli fiscalmente a carico. Non essendo prevista una forma specifica per la richiesta di fringe benefit, la stessa può essere resa secondo modalità concordate tra le due parti.

DATORI DI LAVORO CHE POSSONO EROGARE I FRINGE BENEFIT

Non vi sono distinzioni di settore, tutti datori di lavoro privati, secondo le proprie politiche di welfare possono decidere o meno se riconoscerli insieme alla retribuzione.

In particolare, tra i datori di lavoro vanno intesi, sempre che dispongano di propri lavoratori dipendenti, anche:

  • i lavoratori autonomi e studi professionali;

  • gli Enti pubblici economici;

  • i soggetti che non svolgono un’attività commerciale.

Vediamo in che limiti si applicano i fringe benefit.

COSA SUCCEDE SE SI SUPERA LA SOGLIA LIMITE

Se si supera la soglia limite dei fringe benefits, cioè il valore massimo esentasse stabilito dalla legge – di 2.000 euro per i dipendenti con figli, 1.000 euro per i dipendenti senza figli e 5.000 euro per i dipendenti neo assunti che si sono trasferiti per lavoro – l’importo che eccede la soglia di esenzione diventa soggetto a tassazione.

L’importo eccedente viene cioè considerato reddito da lavoro dipendente e, come tale, sarà soggetto a imposizione fiscale ordinaria. Questo significa che il valore in eccesso sarà aggiunto al reddito imponibile del dipendente e tassato secondo le aliquote IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche), che variano in base al livello di reddito del dipendente.

Inoltre, sul valore eccedente verranno applicati anche i contributi previdenziali (INPS) a carico del dipendente e del datore di lavoro.

Ad esempio, se un dipendente riceve fringe benefits per un valore totale di 1.200 euro, ma la soglia di esenzione è 1.000 euro, i 200 euro in eccesso saranno considerati reddito tassabile. Questi 200 euro verranno aggiunti al reddito annuale del dipendente e saranno soggetti alla tassazione IRPEF e ai contributi previdenziali.

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COME FUNZIONANO I FRINGE BENEFIT

I fringe benefit fanno parte della macro categoria dei “compensi in natura”, cioè sono quella parte di retribuzione che non è corrisposta dal datore in denaro, bensì attraverso l’erogazione di beni i servizi.

Tali benefits possono essere riconosciuti a categorie di dipendenti oppure, solo ad alcuni di essi, come vantaggi accessori per la particolare mansione svolta. In ogni caso, rientrano nel più ampio gruppo delle politiche di welfare aziendale, ovvero servizi e beni che l’azienda riconosce in aggiunta alla retribuzione economica.

I programmi di welfare aziendale sono una strategia adottata dalle aziende per attrarre talenti, migliorare l’ambiente lavorativo, rendere felici i propri dipendenti, aumentare la produttività e incoraggiare la fedeltà dei lavoratori.

L’erogazione di tali aiuti però – è bene precisare – non è obbligatoria. Il datore di lavoro può decidere o meno se riconoscere i fringe benefit insieme alla retribuzione. Ma cosa può rientrare nei fringe benefit? Vediamolo insieme.

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COSA RIENTRA NEI FRINGE BENEFIT

Nei fringe benefit rientrano svariati tipi di beni e servizi “tangibili”, cioè non compensi in denaro, ma “in natura”. I più comuni, a titolo non esaustivo, sono:

  • auto aziendali, o meglio “auto ad uso promiscuo”;

  • buoni pasto;

  • telefono cellulare, tablet, PC, smartphone;

  • abitazioni in locazione, uso o comodato;

  • polizze e assicurazioni sanitarie o sulla vita;

  • prestiti agevolati;

  • borse di studio.

I benefits possono essere erogati ai dipendenti anche tramite voucher o buoni acquisto. In questi casi, il riconoscimento di beni o la fornitura di servizi ad opera del datore avviene attraverso il rilascio di documenti di legittimazione (cartacei o elettronici), contenenti un valore nominale.

Come specificato nella Circolare n. 5/E, infatti, tra i “bonus” esentasse non solo le somme erogate o rimborsate dai datori di lavoro ai dipendenti per il pagamento delle utenze domestiche, ma anche quelle per l’affitto e per gli interessi sul mutuo della prima casa. Questi elementi costituiscono il pacchetto di “welfare aziendale”.

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COSA NON RIENTRA NEI FRINGE BENEFIT

Nei fringe benefit non rientrano prestazioni, beni e servizi che sono previsti all’articolo 51 comma 2 del TUIR. Parliamo dei cosiddetti “Flexible benefit” tra cui rientrano, ad esempio:

  • il rimborso delle rette scolastiche;

  • il rimborso dei libri e testi scolastici;

  • viaggi e vacanze con finalità ricreative o culturali;

  • medicina preventiva e diagnostica.

La differenza tra flexible benefit e fringe benefit è che i primi sono beni, prestazioni, opere e servizi specifici che rientrano tra quelli previsti all’articolo 51 comma 2 del TUIR.

I flexible benefit non concorrono, senza alcun limite, alla formazione del reddito di lavoro dipendente, né alla formazione della base imponibile previdenziale.

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COME VIENE CALCOLATO IL FRINGE BENEFIT IN BUSTA PAGA

Il fringe benefit viene calcolato tenendo conto del costo unitario del servizio o bene offerto al dipendente, rapportato al mese. Il costo del benetif (fringe benefit annuale), quindi, deve essere diviso per 12.

In questo modo si avrà come risultato il fringe benefit mensile da accreditare in busta paga, ossia la voce di importo da inserire nella busta paga del dipendente.

RIFERIMENTI NORMATIVI E DI PRASSI

ALTRI AIUTI E AGGIORNAMENTI

Per restare al passo con le novità, vi consigliamo la nostra guida alla Legge di Bilancio 2026. Tra le misure che interessano il mondo del lavoro ci sono pure il taglio IRPEF e il bonus 2 mila euro per dipendenti con figli.

A vostra disposizione mettiamo l’articolo sugli aumenti in busta paga del 2026.

Tutte le agevolazioni e quelle in arrivo, le potete consultare visitando la nostra pagina dedicata agli aiuti alle persone.

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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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