Lavoro minorile in Italia: coinvolti 336mila bambini, i dati

In Italia sono coinvolti nel lavoro minorile 336mila bambini tra i 7 e i 15 anni, ecco i dati di Save the Children presentati dal Ministro del Lavoro

lavoro minorile
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Il lavoro minorile è una piaga anche in Italia. A dimostrarlo sono i dati dell’indagine sul lavoro minorile di Save the Children, intitolata “Non è un gioco”, presentata anche dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.

Il report stima che circa il 6,8% della popolazione italiana tra i 7 e i 15 anni336mila minorenni – abbia avuto esperienze di lavoro, continuative, saltuarie o occasionale.

In questo articolo vi illustriamo i dati sul lavoro minorile in Italia nel corso degli ultimi 10 anni, secondo le stime analizzate da Save the Children.

IL REPORT SUL LAVORO MINORILE IN ITALIA

Il lavoro minorile è un fenomeno globale che non risparmia nemmeno l’Italia. Si tratta di una realtà diffusa, ma ancora sommersa e invisibile nella maggior parte dei casi. Il 4 aprile 2023, vi è stata su questo tema la presentazione di “Non è un gioco”, il report di Save The Children che mostra la portata del fenomeno in Italia nel corso degli ultimi 10 anni. Alla presentazione, è intervenuta anche il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone.

I dati sono stati raccolti in “Non è un gioco”, la nuova indagine sul lavoro minorile in Italia che, dalle stime, riguarderebbe circa 336 mila adolescenti. La ricerca evince anche una relazione positiva tra lavoro minorile e dispersione scolastica, un circolo vizioso di povertà ed esclusione. Vediamo i dettagli sull’inchiesta di Save the Children.

QUANTI SONO I LAVORATORI MINORENNI IN ITALIA

Stando all’indagine di Save the Children, si stima che in Italia 336 mila minorenni tra i 7 e i 15 anni abbiano avuto esperienze di lavoro, quasi 1 minore su 15.

Tra i 14 e i 15enni che dichiarano di svolgere o aver svolto un’attività, il 27,8% ha svolto lavori particolarmente dannosi per i percorsi educativi e per il benessere psicofisico. Tali impieghi, cioè, venivano percepiti dagli stessi intervistati come pericolosi, perché svolti in orari notturni o perché svolti in maniera continuativa durante il periodo scolastico.

Dalle stime effettuate si tratta di circa 58mila adolescenti.

I SETTORI IN CUI È DIFFUSO IL LAVORO MINORILE

I settori prevalentemente interessati dal fenomeno del lavoro minorile in Italia sono:

  • la ristorazione (25,9%);
  • la vendita al dettaglio nei negozi e attività commerciali (16,2%);
  • le attività in campagna (9,1%);
  • le attività in cantiere (7,8%);
  • le attività di cura con continuità di fratelli, sorelle o parenti (7,3%).

Dal report emergono anche nuove forme di lavoro online (5,7%), come la realizzazione di contenuti per social o videogiochi, o ancora il reselling di sneakers, smartphone e pods per sigarette elettroniche. Nel periodo in cui lavorano, più della metà degli intervistati lo fa tutti i giorni o qualche volta a settimana e circa 1 su 2 lavora più di 4 ore al giorno.

La maggioranza dei minori, ovvero il 53,8% che dichiara di aver lavorato durante l’ultimo anno o in passato, ha iniziato dopo i 13 anni, mentre il 6,6% prima degli 11 anni. Circa due terzi dei minorenni che hanno sperimentato forme di lavoro sono di genere maschile (65,4%) e il 5,7% ha un background migratorio.

IL VIDEO SUL LAVORO MINORILE

Ecco un video molto interessante realizzato da Save the Children con testimonianze reali di minori sfruttati. Storie di bambine, bambini e adolescenti che ne hanno fatto esperienza, di esperti ed esperte che conoscono la complessità di questo fenomeno e di coloro che lavorano per fornire alternative ai minori.

Non è un gioco - Il nuovo report di Save the Children sul lavoro minorile

 

PRINCIPALI CAUSE DEL LAVORO MINORILE

Tra i motivi e le cause che spingono ragazzi e ragazze minori a intraprendere percorsi di lavoro vi sono:

  • l’avere soldi per sé nel 56,3% dei casi;
  • la necessità o volontà di offrire un aiuto materiale ai genitori, per il 32,6% dei casi;
  • “il piacere di farlo”, risposta riscontrata nel 38,5% dei casi.

Il livello di istruzione dei genitori, in particolare della madre, è significativamente associato al lavoro minorile. La percentuale di genitori senza alcun titolo di studio o con la licenza elementare o media è significativamente più alta tra gli adolescenti che hanno avuto esperienze di lavoro, un dato che deve far riflettere sulla trasmissione intergenerazionale della povertà e dell’esclusione.

Altre cause del diffondersi del lavoro minorile sono la crisi economica e l’aumento della povertà in Italia. Basti pensare che sono 1 milione e 382.000 i minori che vivono in povertà, il 14,2% del totale, rischiano di far crescere il numero di minori costretti a lavorare prima del tempo, spingendone molti verso le forme di sfruttamento più intense.

Sono state, inoltre, realizzate interviste ad alcuni testimoni privilegiati, tra cui rappresentanti di istituzioni, organizzazioni sindacali e università che a diverso titolo operano nell’ambito dell’educazione, del lavoro e degli affari social. Secondo loro, le cause principali del lavoro minorile sono associate ai contesti familiari e socioeducativi in cui i minori vivono, a partire dalla condizione di povertà ed esclusione sociale.

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CONSEGUENZE DEL LAVORO MINORILE IN ITALIA

Dall’indagine sul lavoro minorile in Italia, “Non è un gioco” è emerso che tra i 14 e i 15enni intervistati che lavorano, quasi 1 su 3 (29,9%) lo fa durante i giorni di scuola, tra questi il 4,9% salta le lezioni per lavorare. Dai dati si evince che la percentuale di minori bocciata durante la scuola secondaria di 1° o di 2° grado è quasi doppia tra chi ha lavorato prima dei 16 anni rispetto a chi non ha mai lavorato.

Il lavoro minorile può anche influenzare la condizione futura di giovani ‘NEET’ (Not in Education, Employment, or Training) che vi abbiamo spiegato in questa guida, alimentando la trasmissione intergenerazionale della povertà e dell’esclusione sociale.

I ragazzi e le ragazze di età compresa tra 15 e 29 anni in questa situazione in Italia sono più di 1 milione e 500.000 nel 2022. Ossia, il 19 % della popolazione di riferimento, con un valore in Europa secondo solo a quello osservato in Romania.

LAVORO MINORILE E CIRCUITO DELLA GIUSTIZIA

Infine, un focus della ricerca di Save the Children è stato dedicato ai minori coinvolti nel circuito di giustizia minorile. Lo scopo è stato indagare, da un lato, il nesso tra povertà educativa, esperienze di lavoro minorile e coinvolgimento in circuiti illegali, dall’altro, come utilizzare percorsi di orientamento, formazione e lavoro per il reinserimento educativo e sociale. Nel dettaglio, è emerso che:

  • quasi il 40% dei minori e giovani adulti presi in carico dai Servizi della Giustizia Minorile – più di uno su 3 – ha affermato di aver svolto attività lavorative prima dell’età legale consentita. Tra questi, più di un minore su 10 ha iniziato a lavorare all’età di 11 anni o prima e più del 60% ha svolto attività lavorative dannose per lo sviluppo e il benessere psicofisico;

  • tra i minori coinvolti nel circuito della giustizia vi è un altissimo tasso di dispersione scolastica;

  • sono frequenti i casi di abbandono precoce della scuola, così come percorsi di insuccesso scolastico che si traducono in elevate assenze e bocciature;

  • risulta diffusa la preoccupazione per la dispersione scolastica tra gli operatori, anche implicita, in crescita a seguito della pandemia e per la difficoltà del sistema scolastico italiano nel mettere in campo interventi tempestivi, che interessino la didattica in chiave realmente innovativa;

  • i ragazzi intervistati testimoniano situazioni di seria urgenza economica e percorsi educativi segnati da insuccessi, senso di estraneità, sfiducia e abbandono, come accade più spesso nei territori segnati da grave deprivazione.

LA SITUAZIONE LEGISLATIVA SUL LAVORO MINORILE IN ITALIA

In Italia la legge stabilisce la possibilità per gli adolescenti di iniziare a lavorare a 16 anni, avendo assolto l’obbligo scolastico. Già secondo un’indagine svolta da Save the Children e Associazione Bruno Trentin nel 2013 i minorenni tra i 7 e i 15 anni che avevano sperimentato un lavoro prima dell’età legale consentita nel Paese erano circa 340.000, quasi il 7% della popolazione di riferimento.

Sulla base di una seconda ricerca, condotta nel 2014 da Save the Children in collaborazione con il Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità, il 66% degli adolescenti coinvolti nel circuito penale aveva svolto attività lavorative prima dei 16 anni.

I minori che lavorano prima dell’età legale consentita rischiano di compromettere i loro percorsi educativi e di crescita. Come certifica l’ISTAT, la quota dei giovani 18-24enni “dispersi”, ovvero che escono dal sistema di istruzione e formazione senza aver conseguito un diploma o una qualifica, nel 2021 era pari al 12,7% del totale, contro una media europea del 9,7%.

È per questo motivo che Save the Children ha deciso, a distanza di 10 anni, di riproporre un’indagine nazionale sul lavoro minorile in Italia per contribuire alla riflessione intorno a dati e informazioni, al fine di elaborare misure e interventi efficaci per combattere il lavoro minorile e i fenomeni connessi, come la dispersione scolastica.

NOTA METODOLOGICA

La ricerca sul lavoro minorile in Italia è stata strutturata in modo simile a quelle del 2013 e 2014, per fornire una stima del numero dei minori tra i 7 e i 15 anni coinvolti in Italia in un’attività produttiva (economica o domestica), compresa l’attività di cura se svolta in maniera continuativa, prima dei 16 anni.

La ricerca si basa su un’indagine quantitativa condotta in collaborazione con la Fondazione di Vittorio su un campione probabilistico rappresentativo della popolazione di studenti iscritti al biennio della scuola secondaria di 2° grado.

In parallelo alla ricerca quantitativa sono stati realizzati approfondimenti di stampo qualitativo per raccogliere le voci di chi conosce il fenomeno e lavora per prevenirlo e contrastarlo, organizzando 4 focus group in territori ritenuti di particolare interesse, ovvero Napoli, Ragusa-Vittoria, Prato e Treviso. 

“Non è un gioco” ha l’obiettivo di definire i contorni del fenomeno, comprenderne le caratteristiche, l’evoluzione nel tempo e le connessioni con la dispersione scolastica, e vuole sopperire almeno parzialmente alla mancanza di una rilevazione sistemica di dati sul tema in Italia.

I dati della ricerca verranno messi a disposizione sul nuovo datahub, accessibile da questo portale nato con l’intento di monitorare le disuguaglianze, mappare i territori a rischio, orientare le politiche e l’azione sociale, costruire una conoscenza condivisa del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza.

IL REPORT SUL LAVORO MINORILE IN ITALIA

Mettiamo a vostra disposizione il report completo di Save the Children “Non è un gioco” che trovate in questa pagina.

ALTRI AIUTI E AGGIORNAMENTI

Vi consigliamo di leggere l’interessante focus sui lavori del futuro, la guida dedicata ai Neet e come funziona il Programma GOL. E’ utile anche scoprire che cos’è il fondo nuove competenze e quali sono i nuovi bonus giovani attivi.

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di Valeria C.
Giornalista, esperta di leggi, politica e lavoro pubblico.
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