La Commissione europea richiama l’Italia sulla mancata parità di trattamento tra personale scolastico a tempo determinato e di ruolo.
Al centro della contestazione ci sono gli scatti di anzianità non riconosciuti ai precari.
A segnalarlo è il sindacato FLC CGIL, che chiede interventi urgenti per superare quella che definisce una grave discriminazione retributiva.
Vediamo nel dettaglio di seguito cosa sta succedendo e quali sono le richieste avanzate.
GLI SCATTI DI ANZIANITÀ NEGATI AI PRECARI DELLA SCUOLA
Attualmente, la normativa italiana prevede che gli aumenti di stipendio basati sull’anzianità – i c.d. scatti – vengano riconosciuti solo al personale con contratto a tempo indeterminato.
Per la Commissione Europea e per i sindacati, questo sistema è illegittimo.
In particolare, la FLC CGIL sottolinea che non può esserci discriminazione tra lavoratori in base alla tipologia di contratto che non è sufficiente prevedere un risarcimento economico una volta terminato il rapporto di lavoro o dopo anni di precariato.
Secondo il sindacato, gli anni di servizio devono essere riconosciuti integralmente ai precari durante il periodo di precariato, con l’attribuzione immediata degli scatti di anzianità in busta paga, e al momento dell’immissione in ruolo, attraverso una ricostruzione di carriera che valorizzi per intero il servizio svolto prima della stabilizzazione.
Il mancato riconoscimento delle fasce stipendiali – evidenzia il sindacato – rappresenta una disparità di trattamento che penalizza migliaia di docenti e ATA con contratto a termine.
LA NUOVA PROCEDURA DI INFRAZIONE DELL’UE CONTRO L’ITALIA
La Commissione europea ha inviato una formale lettera di messa in mora all’Italia – procedura INFR(2024)2277 – a causa della mancata parità di trattamento tra personale di ruolo e personale a tempo determinato. Nel mirino c’è proprio il mancato riconoscimento degli scatti di anzianità a docenti e a personale ATA precari.
La questione riguarda il rispetto della Direttiva 1999/70/CE, che vieta discriminazioni tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato e impone agli Stati membri di prevenire l’abuso dei contratti a termine.
Secondo la Commissione europea, la normativa italiana non garantisce pienamente la parità di trattamento al personale docente e ATA con contratto a tempo determinato, in particolare per quanto riguarda la progressione economica legata all’anzianità di servizio.
Ricordiamo che in precedenza la Commissione europea aveva già deciso di la Commissione Europea di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea per l’abuso dei contratti a termine nella scuola, sempre per la violazione della medesima direttiva.
IL DECRETO SALVA INFRAZIONI NON BASTA
Il Governo italiano ha recentemente provato a rispondere ai richiami di Bruxelles con il Decreto Legge n. 131/2024 (cosiddetto “Salva Infrazioni“). Questo provvedimento ha innalzato l’indennità risarcitoria per l’abuso dei contratti a termine portandola da un minimo di 4 a un massimo di 24 mensilità, come spieghiamo nel dettaglio in questo approfondimento.
Tuttavia il provvedimento non ha affrontato il problema principale, ossia la progressione stipendiale legata all’anzianità di servizio. Secondo la Commissione europea, non è sufficiente prevedere un risarcimento economico successivo. È necessario garantire la parità di trattamento durante lo svolgimento del rapporto di lavoro e introdurre misure efficaci per evitare il precariato cronico nella scuola.
LE RICHIESTE DEL SINDACATO
Poiché i termini concessi al Governo italiano per mettersi in regola sono scaduti, la FLC CGIL chiede al Ministero dell’istruzione e del merito (MIM) con la stabilizzazione dei precari storici e il riconoscimento della maturazione delle fasce stipendiali indipendentemente dalla natura del contratto.
In attesa di un nuovo pronunciamento della Corte di Giustizia Europea, il sindacato ha annunciato che proseguirà con le azioni di tutela legale per garantire al personale precario:
- il riconoscimento integrale dell’anzianità di servizio;
- il recupero delle differenze stipendiali maturate e non percepite;
- il risarcimento per l’abuso sistematico dei contratti a termine.
La vicenda degli scatti di anzianità ai precari resta dunque aperta e potrebbe avere importanti ricadute sul futuro di migliaia di lavoratori della Scuola.
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