TFR aumenta poco? Ecco cosa sta succedendo nel 2023

Ecco come l’indice dei prezzi ISTAT influisce sul Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e sulla sua rivalutazione facendolo aumentare, ma di poco nel 2023

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A marzo 2023 il coefficiente di rivalutazione TFR aumenta, ma pochissimo perché la variazione legata all’aumento del costo della vita è pari a zero, un evento che non accadeva da lontano dicembre 2020!

Il motivo è da ricercarsi nell’andamento dei prezzi al consumo accertato dall’ISTAT che a marzo 2023 è stato inferiore rispetto a quello di dicembre 2022 (di 118,0 punti contro i 118,2 dell’anno precedente).

In questo articolo analizziamo cosa sta succedendo e spieghiamo in che modo l’indice dei prezzi ISTAT e il costo della vita influiscono sul Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e sulla sua rivalutazione, determinando di mese in mese l’importo, più o meno alto, da accantonare.

COS’È LA RIVALUTAZIONE TFR

Il procedimento di rivalutazione TFR consiste nel ricalcolare, ogni mese, la quota che il datore di lavoro è tenuto a versare al fondo per il Trattamento di Fine Rapporto. Serve per evitare che la cifra accantonata e corrisposta al dipendente a fine contratto venga erosa dall’inflazione, per questo l’importo viene adeguato all’andamento del costo della vita.

L’importo del TFR, infatti, è il risultato dall’accantonamento, per ogni anno di servizio, di una quota pari al 6,91% della retribuzione annua più le relative rivalutazioni. A disciplinare il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) è il codice civile all’art. 2120, con il quale il legislatore ha definito anche come funziona la rivalutazione TFR.

COME FUNZIONA LA RIVALUTAZIONE TFR 

Il TFR, con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso che è costituito:

  • dall’1,5% in misura fissa su base annua;
  • dal 75% per cento dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Ai fini dell’applicazione del tasso di rivalutazione, l’incremento dell’indice ISTAT è quello risultante nel mese di cessazione del rapporto di lavoro rispetto a quello di dicembre dell’anno precedente. Le frazioni di mese uguali o superiori a quindici giorni, invece, si computano come mese intero.

Questo vuol dire, in pratica, che più aumenta il costo della vita e più aumenta la quota di TFR accantonata (nella parte relativa al 75%).

PERCHÈ IL TFR È AUMENTATO POCO NEL 2023

Nel 2023 le regole per la rivalutazione TFR rimangono le stesse, quello che è cambiato però è l’indice dei prezzi al consumo. In particolare, il 17 aprile 2023, l’ISTAT ha reso noto l’indice nazionale dei prezzi per le famiglie di operai ed impiegati – utile a determinare la rivalutazione del Trattamento di Fine Rapporto – e quello che è emerso è che l’indice ISTAT per marzo 2023 è di 118,0 punti percentuale, ovvero inferiore rispetto a quello di dicembre 2022 (pari cioè a 118,2). La differenza in percentuale rispetto a dicembre 2022, su cui si calcola il 75% della quota di rivalutazione TFR, è quindi zero.

Non essendosi registrato un aumento dei costi della vita, rispetto alla fine dell’anno, non ci sarà nessun aumento corrispondente del TFR. La quota da destinare al Trattamento di Fine Rapporto, relativa al mese di marzo 2023, aumenta pertanto solo nella sua parte fissa (1,5%) su base annua, che in questo caso è pari allo 0,375%

Sommando quindi il 75% (zero) più il tasso fisso (0,375), si ottiene il coefficiente di rivalutazione, ovvero un piccolo aumento dello 0,375% per questo mese.

Continueremo a monitorare l’evoluzione della situazione e ad aggiornarvi sulle variazioni che si riscontreranno nei prossimi mesi.

RIFERIMENTI NORMATIVI

ALTRI APPROFONDIMENTI E AGGIORNAMENTI

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di Federica P.
Consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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