Salario minimo in Italia: lo stato attuale e le proposte per il 2022

La guida dettagliata sul salario minimo in Italia, l’attuale scenario sociale, normativo, politico ed europeo con le nuove proposte di legge per il nostro Paese

salario

Nell’Unione Europea, in 21 dei 27 Stati membri è stato già introdotto il salario minimo, ma l’Italia non ha ancora provveduto a tale riforma.

Tra i Paesi dell’UE, il salario minimo non esiste, oltre che in Italia, anche in Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia, qui i salari sono disciplinati dai contratti collettivi nazionali.

Scopriamo insieme qual è l’attuale situazione italiana relativamente alla legge sul salario minimo, norma che interessa almeno 4 milioni di lavoratori in difficoltà.

COS’È IL SALARIO MINIMO

Il salario minimo è la retribuzione di base per i lavoratori di differenti categorie, stabilita per legge, in un determinato arco di tempo. Non può essere in alcun modo ridotta da accordi collettivi o da contratti privati. È in sostanza, una “soglia limite” di salario sotto la quale il datore di lavoro non può scendere. Si parla da diversi anni in Italia della scelta di affidare il compito di determinare il livello minimo di salario alla legge e non solo alla contrattazione collettiva, così come avviene oggi. Vi sono numerose proposte di disciplina del salario minimo ma per ora, nessuna è stata approvata né ha trovato l’accordo tra le parti sociali.

COME SI FISSA IL SALARIO MINIMO

Le legislazioni sul salario minimo, nei diversi Paesi Europei e non, hanno calcolato il salario minimo alla luce di una serie di parametri come:

  • la produttività;
  • il PIL;
  • l’Indice dei prezzi al consumo;
  • andamento generale dell’economia.

Periodicamente va però fatta una rivalutazione in modo tale da mantenere il potere di acquisto dei salari stabile nel tempo.

A QUANTO AMMONTA IL SALARIO MINIMO EUROPEO NEI SINGOLI PAESI

Secondo le più recenti statistiche pubblicate da Eurostat, a luglio 2020 erano previste retribuzioni minime nazionali in 21 dei 27 Stati membri dell’UE con notevoli differenze tra gli Stati membri per quanto riguarda l’importo mensile. Ad esempio si va dai 312 euro in Bulgaria ai 2.142 euro in Lussemburgo. Nello specifico queste sono le retribuzioni minime mensili lorde espresse in termini di standard di potere di acquisto (PPS) nei singoli Paesi Europei (aggiornate a fine 2020):

  • Belgio: 1.652,72 euro;

  • Bulgaria: 311,89 euro;

  • Croazia: 536,6 euro;

  • Repubblica Ceca: 546 euro;

  • Estonia: 584 euro;

  • Francia: 1.539,42 euro;

  • Germania: 1.584 euro;

  • Grecia: 758,33 euro;

  • Irlanda: 1.706,9 euro;

  • Lettonia: 430 euro;

  • Lituania: 607 euro;

  • Lussemburgo: 2.141,99 euro;

  • Malta: 777,10 euro;

  • Paesi Bassi: 1.680 euro;

  • Polonia: 583,48 euro;

  • Portogallo: 740,83 euro;

  • Romania: 460,77 euro;

  • Slovacchia: 580 euro;

  • Slovenia: 940,58 euro;

  • Spagna: 1.108,33 euro;

  • Ungheria: 451,51 euro.

Per gli Stati membri dell’UE con salari minimi nazionali che non fanno parte dell’area dell’euro (Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania), il livello delle retribuzioni minime e la classifica espressa in euro è influenzata dai tassi di cambio utilizzati per convertire dalle valute nazionali in euro.

IN QUALI PAESI UE NON C’È IL SALARIO MINIMO?

I Paesi Europei che non hanno introdotto il salario minimo nazionale sono:

  • Italia;
  • Danimarca;
  • Cipro;
  • Austria;
  • Finlandia;
  • Svezia.

Anche la Svizzera non ha il salario minimo nazionale ma la paga è disciplinata in modo differente a seconda del Cantone di residenza e impiego, come potete leggere in questo approfondimento.

SALARIO MINIMO, LA SITUAZIONE IN ITALIA

In Italia esistono pensioni minime, mentre un livello di salari minimi non è previsto da leggi nazionali, ma dalla contrattazione fra le parti sociali. Stando alla stima del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) attualmente sono in vigore circa 888 contratti collettivi nazionali. Inoltre, non è obbligatoria la stipula di contratti collettivi. Infatti, esistono imprese o tipologie di contratti di lavoro individuali in cui non è applicabile nessun contratto collettivo.

Davanti a tale situazione, è nato il problema, anche in Italia del fenomeno dei working poors. Si tratta di quei lavoratori il cui reddito è inferiore alla soglia di povertà relativa, magari perché lavorano a tempo parziale, pur essendo regolarmente occupati. Secondo l’ultimo report di “In-work poverty in the EU” in Italia l’11,7% dei lavoratori dipendenti riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali. Per tali motivi, alcune forze politiche, ancora prima della proposta europea in merito, hanno proposto l’introduzione del salario minimo nazionale. L’obiettivo è superare lo schema dei contratti collettivi e disciplinare la soglia minima gli accordi tra privati.

COSA PREVEDE LA LEGGE ITALIANA SUL SALARIO MINIMO

Attualmente in Italia non è in vigore alcuna legge nazionale, né regionale, sul salario minimo. Anche se vi sono differenti interventi normativi sulla tutela dei lavoratori, nonché la recentissima norma sulla parità salariale che potete analizzare in questo approfondimento, di fatto il fenomeno working poors è ben lontano dall’essere disciplinato. Dobbiamo però sottolineare che alcuni tentativi in tal senso sono stati fatti. Basti pensare al Jobs Act.

SALARIO MINIMO NEL JOBS ACT

Il salario minimo era stato previsto nel Jobs Act, ma poi è rimasto escluso dai decreti attuativi. L’articolo 1, comma 7, lettera g) della Legge 10 dicembre 2014, n. 183, prevedeva l’introduzione di un “compenso orario minimo”. Questa soglia andava a soddisfare soltanto i settori non coperti da contrattazione collettiva. Tale norma prevedeva un sistema dove la maggior parte dei compensi era stabilito dai contratti collettivi nazionali di settore vincolanti, mentre veniva istituito un salario minimo legale per i settori non disciplinati dai CCNL. Come accennato però, questa legge non è mai stata attuata.

L’ASSENZA DI PROTEZIONE SOCIALE PER I LAVORATORI

Attualmente in generale, in Italia non esiste una forma di protezione sociale “non a termine” per le fasce sociali che vivono al di sotto della soglia di povertà. Dopo un certo periodo di copertura tramite gli ammortizzatori sociali, queste persone e famiglie non hanno nessun sostegno, fatta eccezione per il reddito di cittadinanza. Tale misura, introdotta dal 2019 su tutto il territorio nazionale è stata modificata nella recente Legge di Bilancio 2022 come si legge in questo approfondimento.

IL SALARIO SECONDO LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA NAZIONALE

In assenza di una legge sul salario minimo nazionale tutto si basa sulla contrattazione collettiva su cui i sindacati hanno enorme potere, specie quelli con un maggior numero d’iscritti. Se è vero che la giurisprudenza tende a fissare i minimi tabellari comunque a tutti i lavoratori di categoria, iscritti o meno al sindacato, di fatto nessuna legge tutela tali dipendenti.

La concertazione fissa le regole del salario minimo ma manca un riconoscimento di questa prassi mediante una legge ordinaria. Inoltre, in Italia un contratto collettivo di lavoro da applicare nei contratti di lavoro individuali ha dei limiti, ovvero:

  • non è obbligatorio: l’imprenditore può non applicare nessun CCNL, ovvero stabilire un contratto aziendale creato ad hoc;

  • gli ambiti di applicazione dei contratti collettivi talora si sovrappongono e il datore può scegliere lo strumento contrattuale ritenuto più conveniente;

  • non è necessario il consenso del sindacato e perciò può essere fatta una scelta unilaterale dell’impresa;

  • due unità produttive della stessa impresa possono avere contratti collettivi diversi.

In questo modo, una parte di lavoratori dipendenti rischia di non essere tutelata da un contratto collettivo e dunque, finisce per restare priva di un salario minimo.

ALCUNI ESEMPI DI SALARIO SECONDO I CCNL NAZIONALI VIGENTI IN ITALIA

Secondo i dati forniti dall’INPS nel rapporto annuale 2021 e analizzati al Senato nella Commissione Lavoro, ecco alcuni CCNL di settore con le relative retribuzioni:

  • turismo: il trattamento orario minimo è pari a 7,48 euro;

  • cooperative nei servizi socio-assistenziali: l’importo orario minimo ammonta a 7,18 euro;
  • aziende dei settori dei pubblici esercizi, della ristorazione collettiva e commerciale e del turismo: minimo orario contrattuale pari a 7,28 euro;

  • settore tessile e dell’abbigliamento: retribuzione minima pari ad 7,09 euro;

  • servizi socio-assistenziali: il minimo retributivo è fissato in 6,68 euro;

  • imprese di pulizia e dei servizi integrati o dei multiservizi: minimo retributivo orario pari a 6,52 euro. Tale CCNL non viene rinnovato da oltre sette anni;

  • vigilanza e dei servizi fiduciari, non rinnovato dal 2015: il minimo salariale ammonta a 4,60 euro all’ora per il comparto dei servizi fiduciari e poco superiore a 6 euro per i servizi di vigilanza privata.

LA PROPOSTA DI LEGGE SUL SALARIO MINIMO DI NUNZIA CATALFO

A oggi è in corso di valutazione al Senato il disegno di legge n. 2187 a prima firma dell’ex Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo che introduce una disciplina sul salario minimo. Tale norma in fase di discussione, valorizza i contratti collettivi “leader”, ossia quelli siglati dai soggetti comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale. Inoltre, a ulteriore garanzia del riconoscimento di una giusta retribuzione, introduce una soglia minima di 9 euro all’ora, in linea con i parametri di adeguatezza indicati dalla Commissione europea. In più l’Italia deve fare i conti anche con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che mette in primo piano la parità e l’adeguatezza salariale, erogando molti fondi per questo ambito di azione legislativa. Nel 2022 qualcosa potrebbe cambiare davvero.

SALARIO MINIMO: GLI OBIETTIVI DEL PNRR

Il Ministero del Lavoro ha individuato 11 progetti da finanziare nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia. Tra questi vi è la garanzia di livelli di reddito adeguati, attraverso l’istituzione di un salario minimo orario. Tale limite deve essere, secondo le linee del PNRR, modulato dalla contrattazione collettiva e ancorato a una detassazione dei rinnovi dei CCNL. A questo meccanismo dovrebbero accompagnarsi premi ai lavoratori in funzione dei risultati raggiunti e incentivi fiscali per le nuove assunzioni. Su tale tema è già intervenuta la Legge di Bilancio 2022, come potete leggere in questo articolo.

Parallelamente, il Ministero ha in programma una rivisitazione della disciplina degli ammortizzatori sociali, come già prevista in parte in Legge di Bilancio e su cui potete leggere questo approfondimento. A ottobre 2020 poi, l’Europa ha stabilito dei principi quadro tuttora in corso di approvazione, sul salario minimo. L’Italia deve tener conto di tali principi, per approvare la normativa nazionale in materia.

COME FUNZIONA IL SALARIO MINIMO IN EUROPA

Il Pilastro Europeo dei diritti sociali ha richiamato il diritto a una retribuzione equa e sufficiente e ha fissato i principi per determinare il salario minimo. Da alcuni anni, ma soprattutto nel contesto della grave crisi economica e sociale generata dall’epidemia di Covid-19, si è sviluppato un dibattito in merito a un cosiddetto “salario minimo europeo”.

Tale discussione vede coinvolti, tra gli altri, le Istituzioni europee e nazionali, le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro e gruppi di esperti. Il confronto in tal senso, deve tenere conto del fatto che, ai sensi dell’articolo 153 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’eventuale definizione di un salario minimo rientra tra le competenze degli Stati membri. Dunque, per adesso non è stata fissata una soglia minima europea.

LA PROPOSTA EUROPEA SUI SALARI MINIMI

Nel frattempo però, la Commissione Europea ha presentato, il 28 ottobre 2020, una proposta di direttiva relativa a salari minimi adeguati nell’Unione europea (COM(2020)682) al fine di stabilire prescrizioni minime a livello dell’Unione per garantire che i:

  • salari minimi siano fissati a un livello adeguato;

  • lavoratori abbiano accesso alla tutela garantita dal salario minimo, sotto forma di salario minimo legale o di salari determinati nell’ambito di contratti collettivi.

Obiettivo della Commissione non è uniformare i sistemi nazionali sui salari minimi per la definizione di un salario minimo unico per tutti gli Stati membri, ma piuttosto tendere a una convergenza verso l’alto delle retribuzioni minime. Ciò, sempre rispettando le specificità di ogni ordinamento interno e favorendo al contempo il dialogo tra le parti sociali. Dunque, la proposta non obbliga gli Stati membri a introdurre salari minimi legali, né fissa un livello comune dei salari minimi. Piuttosto, l’UE interviene su tre assi:

  • migliore adeguatezza dei salari minimi legali (ove esistenti), anche mediante la definizione di criteri stabili e chiari per determinarli e aggiornarli (tra cui potere d’acquisto, tenendo conto anche delle imposte e delle prestazioni sociali, livello generale dei salari lordi e relativa distribuzione, tasso di crescita dei salari lordi e andamento della produttività del lavoro) e un maggiore coinvolgimento delle parti sociali per la loro definizione;

  • promozione della contrattazione collettiva in tutti gli Stati membri, in particolare in quelli in cui la copertura della contrattazione collettiva è inferiore al 70% dei lavoratori;

  • migliore applicazione e monitoraggio per tutti gli Stati membri, anche mediante relazioni annuali degli Stati membri alla Commissione, unitamente a un dialogo strutturato.

Questi sono i punti di partenza in cui sarà in quadrata la normativa nazionale sul salario minimo, la cui discussione non è stata ancora inserita nel calendario del Parlamento.

ALTRI APPROFONDIMENTI E AGGIORNAMENTI

Vi invitiamo a leggere il nostro approfondimento dedicato alla recente normativa sulla parità salariale tra uomo e donna in Italia. Se interessati, vi consigliamo di leggere anche la nostra guida sui salari minimi in Svizzera che offre una panoramica completa e attuale. Continuate a seguirci. Per restare informati, iscrivetevi gratis alla nostra newsletter, per essere aggiornati su tutte le novità, e al nostro canale Telegram, per leggere le notizie in anteprima.

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