Bonus ristrutturazione 2023, come funziona, come richiederlo, requisiti

Come funziona il Bonus ristrutturazione 2023, a chi spetta e cosa comprende. La guida dettagliata sull’agevolazione fiscale con tutta la normativa e le ultime novità

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Anche nel 2023 è disponibile il bonus ristrutturazione, l’incentivo per coloro che effettuano lavori di tipo edilizio in un edificio ad uso abitativo. La detrazione è riconosciuta per le spese effettuate entro il 31 dicembre 2024.

Si tratta di una detrazione del 50% sull’IRPEF, fino a massimo 96.000 euro di spesa, per interventi di riqualificazione edilizia, manutenzione straordinaria e ordinaria.

Scopriamo insieme come funziona il bonus ristrutturazione 2023, quali sono i lavori ammessi, gli adempimenti per la cessione del credito e lo sconto in fattura, nonché tutte le informazioni utili per accedere all’agevolazione gestita dall’Agenzia delle Entrate.

COS’È IL BONUS RISTRUTTURAZIONE 2023

Il bonus ristrutturazione 2023 è una detrazione fiscale sull’IRPEF destinata a chi effettua lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria in condominio o in edifici singoli. Si applica alle spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2024, è pari al 50% e deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo per un tetto massimo di spesa di 96.000 euro.

Previsto dall’articolo 16-bis del DPR 917 del 1986, i bonus ristrutturazione nel tempo è stato modificato e prorogato. In particolare, il Decreto Rilancio ha introdotto la possibilità di fruire del bonus, in alternativa alla detrazione, tramite cessione del credito o sconto in fattura. Poi ci sono state la Legge di Bilancio 2021, che ha fissato l’attuale percentuale di detrazione a 50% (prima era a 36) e innalzato il limite di spesa a 96.000 euro (prima era 48.000), e la Legge di Bilancio 2022 che ne ha esteso l’operatività fino al 31 dicembre 2024. Ma vediamo tutti i dettagli.

A CHI SPETTA

Il bonus ristrutturazioni 2023 può essere richiesto da tutti i contribuenti soggetti al pagamento delle imposte sui redditi, residenti o non residenti in Italia. In particolare, hanno diritto alla detrazione i seguenti soggetti:

  • proprietario o il nudo proprietario;

  • titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);

  • inquilino o il comodatario;

  • soci di cooperative divise e indivise;

  • i soci delle società semplici;

  • gli imprenditori individuali, solo per gli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce.

Hanno diritto alla detrazione, inoltre, purché sostengano le spese e siano intestatari di bonifici e fatture, i seguenti soggetti:

  • il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado) e il componente dell’unione civile;

  • coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge;

  • convivente more uxorio, non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016.

In questi ultimi tre casi, ferme restando le altre condizioni, la detrazione spetta anche se le abilitazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile. La condizione di convivente o comodatario deve sussistere al momento dell’invio della comunicazione d’inizio lavori.

CASO DI TRASFERIMENTO DI PROPRIETÁ O POSSESSO

Per coloro che acquistano un immobile sul quale sono stati effettuati interventi che beneficiano della detrazione, le eventuali quote residue del “bonus”– si ricorda che il bonus si ottiene in 10 quote annuali –   si trasferiscono automaticamente al nuovo proprietario/possessore. Ciò a meno che non intervenga un accordo diverso tra le parti.

LAVORI AMMESSI

Ma il bonus ristrutturazione 2023 che interventi copre? Ebbene, i lavori sulle unità immobiliari residenziali e sugli edifici residenziali per i quali spetta l’agevolazione fiscale del bonus ristrutturazione 2023 sono i seguenti:


  • i lavori di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia (Articolo 3 del DPR 380 del 2001), effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali (ovvero i condomini);

  • quelli necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se questi lavori non rientrano nelle categorie indicate nei precedenti punti e a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza;

  • i lavori relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali, anche a proprietà comune;

  • quelli finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche, aventi a oggetto ascensori e montacarichi (ad esempio, la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione);

  • i lavori per la realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia idoneo a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap gravi, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104;

  • quelli di bonifica dall’amianto e di esecuzione di opere volte a evitare gli infortuni domestici. L’agevolazione compete anche per la semplice riparazione d’impianti insicuri realizzati su immobili. Cioè vale per esempio, la sostituzione del tubo del gas o la riparazione di una presa malfunzionante. Tra le opere agevolabili rientrano l’installazione di apparecchi di rilevazione di presenza di gas inerti, il montaggio di vetri anti-infortunio, l’installazione del corrimano;

  • i lavori relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi. Per “atti illeciti” si intendono per esempio, furto, aggressione, sequestro di persona e ogni altro reato la cui realizzazione comporti la lesione di diritti giuridicamente protetti. In questi casi, la detrazione è applicabile unicamente alle spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili. Per maggiori informazioni su come funziona la detrazione per questi interventi, vi consigliamo di leggere questa guida;

  • quelli finalizzati alla cablatura degli edifici, al contenimento dell’inquinamento acustico, al conseguimento di risparmi energetici, all’adozione di misure di sicurezza statica e antisismica degli edifici;

  • gli interventi di sostituzione del gruppo elettrogeno di emergenza esistente con generatori di emergenza a gas di ultima generazione.

Infine, si precisa che ha diritto alla detrazione anche chi esegue i lavori in proprio, soltanto, però, per le spese di acquisto dei materiali utilizzati e non, ovviamente per la manodopera.

ALTRE SPESE AGEVOLABILI

Oltre alle spese necessarie per l’esecuzione dei lavori, ai fini della detrazione è possibile considerare anche:

  • le spese per la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse;

  • spese per prestazioni professionali comunque richieste dal tipo d’intervento;


  • spese per l’acquisto dei materiali;

  • il compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti;

  • le spese per l’effettuazione di perizie e sopralluoghi;

  • l’imposta sul valore aggiunto, l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunzie d’inizio lavori;

  • gli oneri di urbanizzazione;

  • altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi, nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (Decreto n. 41 del 18 febbraio 1998).

Gli interventi di manutenzione ordinaria sono dunque ammessi all’agevolazione solo quando riguardano le parti comuni (condomini). In tal caso, la detrazione spetta a ogni condomino in base alla quota millesimale. Per conoscere tutte le novità tecniche aggiornate, vi consigliamo di leggere la Circolare AdE n. 23 del 23 giugno 2022.

QUALI LAVORI NON SONO AGEVOLABILI

Come anticipato, la detrazione riguarda unicamente le spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili, mentre non spetta a fronte di spese sostenute in relazione al semplice acquisto di strumenti, anche se diretti a favorire la comunicazione e la mobilità interna ed esterna. Pertanto, a titolo di esempio, non rientrano nell’agevolazione i telefoni a viva voce, gli schermi a tocco, i computer, le tastiere espanse. Tali beni, tuttavia, sono inquadrabili nella categoria dei sussidi tecnici e informatici per i quali, a determinate condizioni, è prevista la detrazione IRPEF del 19%.

In merito alla sicurezza domestica, non dà diritto alla detrazione il semplice acquisto, anche a fini sostitutivi, di apparecchiature o elettrodomestici dotati di meccanismi di sicurezza. Ad esempio non spetta alcuna detrazione per l’acquisto di una cucina a spegnimento automatico che sostituisca una tradizionale cucina a gas. Si ricorda, a riguardo, che all’interno del bonus ristrutturazione è disponibile il bonus sicurezza che vi spieghiamo in questa guida.

Infine, per la prevenzione degli atti illeciti, non rientra nell’agevolazione, per esempio, il contratto stipulato con un istituto di vigilanza.

ALCUNI ESEMPI DI SPESE DETRAIBILI

Ai fini esplicativi, ecco alcuni esempi di lavori di manutenzione ordinaria per cui è riconosciuto il bonus ristrutturazione 2023:

  • sostituzione d’infissi esterni e serramenti o persiane con serrande e con modifica di materiale o tipologia d’infisso;

  • installazione di ascensori e scale di sicurezza;

  • realizzazione e miglioramento dei servizi igienici;

  • rifacimento di scale e rampe;

  • interventi finalizzati al risparmio energetico;

  • recinzione dell’area privata;

  • costruzione di scale interne.

Come stabilito, infatti, dalla Circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 57 del 1998 la spesa sostenuta per interventi singolarmente non agevolabili (manutenzione ordinaria) si somma al totale degli oneri detraibili qualora integrata o correlata a interventi di categorie diverse per i quali compete la detrazione d’imposta. Dunque, tale agevolazione può diventare un bonus ristrutturazione per il bagno, per la cucina oltre che ideale per il restyling straordinario di una casa.

AGEVOLAZIONI EXTRA

Per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio è possibile usufruire, oltre che del bonus ristrutturazioni 2023, anche dell’aliquota IVA ridotta al 10%. A seconda del tipo d’intervento, l’agevolazione si applica sulle prestazioni dei servizi resi dall’impresa che esegue i lavori e, in alcuni casi, sulla cessione dei beni. Per tutti gli altri interventi di recupero edilizio è sempre prevista l’applicazione dell’aliquota IVA del 10%. Si tratta, in particolare:

  • delle prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto o d’opera relativi alla realizzazione degli interventi di restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione;

  • dell’acquisto di beni, con esclusione di materie prime e semilavorati, forniti per la realizzazione degli stessi interventi di restauro, risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, individuate dall’articolo 3 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con DPR n. 380 del 2001;

  • delle forniture dei cosiddetti beni finiti, vale a dire quei beni che, benché incorporati nella costruzione, conservano la propria individualità (per esempio, porte, infissi esterni, sanitari, caldaie, eccetera).

L’agevolazione spetta sia quando l’acquisto è fatto direttamente dal committente dei lavori sia quando ad acquistare i beni è la ditta o il prestatore d’opera che li esegue.

INTERVENTI ANTISISMICI

Il bonus ristrutturazioni 2023 apre anche le porte a un’altra agevolazione riconfermata. Per le spese sostenute nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2024 per interventi antisismici su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2) e nella zona 3, le cui procedure di autorizzazione sono state attivate a partire dal 1° gennaio 2017, spetta una detrazione del 50%. L’articolo 1 comma 29 della Legge di Bilancio 2022 aveva prorogato anche questo bonus fino alla fine del 2024. Tale agevolazione è da calcolare su un importo complessivo di 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno. L’agevolazione è fruibile in 5 rate annuali di pari importo. La detrazione sale al 70%, se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determina il passaggio a una classe di rischio inferiore, ovvero all’80%, se si passa a due classi di rischio inferiori. Il beneficio fiscale è maggiore in caso d’interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali:

  • 75%, se c’è passaggio a una classe di rischio inferiore;
  • 85%, quando si passa a due classi di rischio inferiori.

Sul Sismabonus – un “ramo” del bonus ristrutturazione  – l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una specifica guida che potete consultare in questa pagina. Intanto, si è in attesa dell’aggiornamento della guida dell’Agenzia delle Entrate sulle nuove modalità operative ed eventuali modifiche per il Sismabonus per l’anno 2023.

INTERVENTI ESEGUITI DA IMPRESE

La detrazione spetta anche nel caso degli interventi citati eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro 18 mesi dalla data di termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile. Indipendentemente dal valore degli interventi eseguiti, l’acquirente o l’assegnatario dell’immobile deve comunque calcolare la detrazione su un importo forfettario, pari al 25% del prezzo di vendita o di assegnazione dell’abitazione (comprensivo di IVA). Anche questa detrazione va ripartita in 10 rate annuali di pari importo.

CUMULABILITÀ CON DETRAZIONE RISPARMIO ENERGETICO

La detrazione per gli interventi di recupero edilizio non è cumulabile con l’agevolazione fiscale prevista per gli stessi interventi dalle disposizioni sulla riqualificazione energetica degli edifici (detrazione attualmente pari al 65%). Pertanto, nel caso in cui gli interventi realizzati rientrino sia nelle agevolazioni per la riqualificazione energetica che in quelle per le ristrutturazioni edilizie, il contribuente può fruire, per le medesime spese, soltanto dell’uno o dell’altro beneficio. Per ogni altro chiarimento tecnico, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione questa guida sulle ristrutturazioni edilizie.

CESSIONE DEL CREDITO E SCONTO IN FATTURA

Adesso vediamo come funziona il bonus ristrutturazione con lo sconto in fattura o con la cessione del credito. Così come previsto nell’articolo 121 del Decreto Rilancio, i soggetti che negli anni 2020, 2021 e 2022 hanno sostenuto spese per gli interventi di ristrutturazione edilizia possono optare, al posto dell’utilizzo diretto della detrazione spettante, alternativamente:

  • sconto in fattura: ovvero un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta, d’importo pari alla detrazione spettante;

  • cessione del credito d’imposta: ovvero cessione del credito d’imposta di pari ammontare, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti fino a un massimo di 5 volte, con alcune differenze in base al destinatario.

Come stabilito dalla Legge di Bilancio 2023 e dal Decreto Aiuti Quater convertito in Legge, anche per il bonus ristrutturazione – come per il Superbonus – prevista la facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, per un totale di 5 cessioni (al posto delle 4 stabilite dal Decreto Aiuti Bis convertito in Legge).  Le nuove norme prevedono, cioè, l’aumento da 4 a 5 il numero totale delle possibili cessioni del credito. Vi sarà, quindi, una prima cessione libera tra tutti i soggetti, seguita da massimo 3 passaggi ulteriori (non più due come in precedenza) in favore di soggetti qualificati come banche, intermediari finanziari oppure assicurazioni. Infine, le banche hanno la possibilità di cessione del credito, per un ulteriore passaggio, ai loro correntisti muniti di partita IVA.

Per conoscere altri dettagli sulla cessione del credito, vi consigliamo di leggere il nostro focus.

ALTRE REGOLE PER CESSIONE DEL CREDITO

Restano poi, anche nel 2023, le regole riepilogate dalla Circolare n.19 dell’Agenzia delle Entrate, stabilite già nel 2022 per il bonus ristrutturazioni con il Decreto Superbonus, con il Decreto Sostegni ter, quello Frodi, il Decreto Bollette e il Decreto Aiuti:

  • divieto di cessione parziale. In base a tale divieto, i crediti derivanti dall’esercizio delle opzioni di sconto in fattura o cessione del credito non possono formare oggetto di cessioni parziali successivamente alla “prima comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle Entrate”. Per tale ragione, al credito viene attribuito “un codice identificativo univoco, da indicare nelle comunicazioni delle eventuali successive cessioni”, da applicarsi alle comunicazioni della prima cessione o dello sconto in fattura inviate all’Agenzia delle Entrate;

  • nel caso di sequestro penale, l’uso del credito d’imposta o sconto in fattura può avvenire una volta cessati gli effetti del provvedimento di sequestro e con l’aumento di un periodo pari alla durata del sequestro, entro l’anno;

  • per il recupero del patrimonio edilizio, la realizzazione o l’acquisto di garage o posti auto pertinenziali anche a proprietà comune, i contribuenti possono scegliere di cedere il credito relativo alle rate residue relative agli importi versati a partire dal 2020 o 2021 oppure di fruire dello sconto in fattura e della cessione del credito con riferimento agli importi versati a partire dal 2022. I contribuenti che non hanno ancora acquistato il box possono optare per la cessione del credito o per lo sconto in fattura per gli eventuali acconti versati a partire dal 1° gennaio 2022 e per tutto il 2023. In questo caso sarà necessario registrare il preliminare di acquisto o il contratto definitivo entro la data di invio della comunicazione delle opzioni all’Agenzia.

OBBLIGHI ANTI FRODE VALIDI NEL 2023

Il bonus ristrutturazione 2023, grazie a quanto già previsto con il Decreto Anti Frode, conferma gli obblighi già stabiliti per il 2022. In particolare:

  • VISTO DI CONFORMITÀ: per usufruire di una delle due opzioni (cessione del credito o sconto in fattura) sarà necessaria la comunicazione del professionista che ha apposto il visto di conformità e che ha quindi effettuato il primo controllo documentale sulla sussistenza dei requisiti per beneficiare del bonus ristrutturazione;

  • ATTESTAZIONE DI CONGRUITÀ: è stato introdotto l’obbligo di presentare l’attestazione di congruità delle spese rilasciata da un tecnico abilitato che dovrà accertare che nell’esecuzione dei lavori sia stato rispettato il limite massimo dei costi ammissibili per tipologia di intervento. A tal fine, il Ministero della Transizione Ecologica pubblicherà un prezzario specifico, in attesa del quale si potrà fare riferimento alle somme indicate dalle Regioni o dalle Province autonome. Altrimenti si potrà fare riferimento in difetto, ai valori di mercato previsti in base al luogo dell’intervento.

Le indicazioni su quanto previsto dal Decreto Legge 11 novembre 2021, n. 157 sono state pubblicate sulla Circolare n. 16/E del 29 novembre 2021. L’obiettivo è scongiurare le frodi. A tal fine, il Decreto Superbonus aveva già stabilito da 2 a 5 anni di reclusione e da 50.000 fino a 100.000 euro di multa per i tecnici abilitati disonesti. Vale anche la pena ricordare quanto introdotto dal Decreto Aiuti Bis convertito in legge sul regime di responsabilità in caso di cessione del credito che vi spieghiamo in questo approfondimento dedicato. Inoltre, nel testo del Decreto Aiuti Bis convertito in Legge, l’articolo 33-ter permette di riformulare la responsabilità e gli obblighi sui crediti fiscali ceduti con il Bonus ristrutturazione. La modifica, cioè, chiariva che:

  • la responsabilità in solido del fornitore che ha applicato lo sconto e dei cessionari, nel caso di operazioni di cessione di agevolazioni indebitamente fruite, è limitata al caso di concorso nella violazione con dolo o colpa grave;

  • i fornitori diversi da soggetti qualificati che hanno applicato lo sconto in fattura e che si sono trovati nell’impossibilità di cedere successivamente le somme acquisite, potranno acquisire “ora per allora” visto di conformità, attestazioni e asseverazioni. La modifica riguarda cioè i crediti derivanti dai bonus casa – tra cui appunto il bonus ristrutturazione – acquisiti prima del 12 novembre 2021 e finiti nella stretta del Decreto Antifrode. Quest’ultimo passaggio fa sì che la responsabilità del cessionario limitata ai casi di dolo o colpa grave si applichi per il bonus ristrutturazione e per le cessioni degli altri bonus come Superbonus, Bonus zanzariereBonus condizionatori e il Bonus tende da sole.

Per maggiori informazioni tecnico operative sulla disciplina della responsabilità in merito all’uso dello sconto in fattura e della cessione del credito, vi consigliamo di leggere la circolare n. 33 del 2022.

COME PAGARE LE FATTURE RELATIVE AI LAVORI

Per pagare le fatture relative ai lavori utili ad ottenere il bonus ristrutturazioni 2023, bisognerà utilizzare un bonifico bancario o postale parlante. Ovvero all’interno, dovranno essere indicati i seguenti dati:

  • causale del versamento: “Bonifico relativo a lavori edilizi che danno diritto alla detrazione prevista dall’articolo 16-bis del Dpr 917 del 1986”;

  • codice fiscale del beneficiario della detrazione;

  • Partita IVA o codice fiscale del beneficiario del pagamento.

Il bonus ristrutturazione 2023 può essere richiesto anche se i lavori sono stati pagati con un finanziamento. In questo caso la società finanziaria dovrà pagare tramite bonifico, seguendo tutte le indicazioni per la compilazione (indicando il CF del soggetto per il quale si effettua il pagamento). Anche in tal caso, il titolare dell’agevolazione fiscale dovrà conservare la ricevuta del bonifico.

BONUS RISTRUTTURAZIONE 2023, COME RICHIEDERLO

Ma come richiedere il bonus ristrutturazione? Premesso che come tutte le detrazioni non esiste una vera e propria domanda ma il bonus si valorizza in fase di dichiarazione dei redditi, questo si fruisce in tre modalità:

  • in fase di dichiarazione dei redditi, appunto, con la presentazione del modello redditi persone fisiche (ex modello Unico). L’importo detraibile va suddiviso in 10 quote annuali d’importo pari. Per facilitare questa modalità, l’Agenzia delle Entrate ha anche messo a disposizione degli specifici modelli di dichiarazione;

  • con sconto immediato in fattura;

  • mediante credito d’imposta cedibile da usare secondo le regole e relativamente ai soggetti autorizzati.

OBBLIGO COMUNICAZIONE ENEA

Anche per il bonus ristrutturazione 2023 i lavori rientranti in quelli con obiettivi di risparmio energetico, sarà necessario inviare la comunicazione ENEA. L’obbligo, introdotto dalla Legge di Bilancio 2018 è valido anche per il 2023 ed è rivolto soltanto ad alcune tipologie di lavori (sul sito dell’ENEA è specificato quali sono).

Ci sono 90 giorni di tempo per inviare la comunicazione ENEA in questa sezione del sito. ENEA ha anche messo a disposizione degli utenti questa guida (il cui ultimo aggiornamento è avvenuto, però, nel 2021) in cui si specificano tutti i dettagli sul bonus ristrutturazione e su come effettuare la dovuta comunicazione. 

DOCUMENTI DA ESIBIRE E CONSERVARE

Per il bonus ristrutturazioni 2023 occorre, poi, conservare ed esibire a richiesta degli uffici i seguenti documenti, così come in dicato nel Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 novembre 2021:

  • le abilitazioni amministrative in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori). Se queste abilitazioni non sono previste è sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui deve essere indicata la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi di ristrutturazione edilizia posti in essere rientrano tra quelli agevolabili;

  • domanda di accatastamento per gli immobili non ancora censiti;

  • ricevute di pagamento dell’IMU, se dovuta;

  • delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori e tabella millesimale di ripartizione delle spese per gli interventi riguardanti parti comuni di edifici residenziali;

  • in caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all’esecuzione dei lavori;

  • comunicazione preventiva contenente la data di inizio dei lavori da inviare all’Azienda Sanitaria Locale. Va inviata prima di iniziare i lavori, con una comunicazione con raccomandata A/R, tranne nei casi in cui le norme sulle condizioni di sicurezza nei cantieri non prevedono l’obbligo della notifica preliminare alla ASL;

  • fatture e ricevute fiscali relative alle spese effettivamente sostenute;

  • ricevute dei bonifici di pagamento.

RIFERIMENTI NORMATIVI E DI PRASSI

Testo della Legge di Bilancio 2022  (Pdf 2 Mb) pubblicato sulla Gazzetta Serie Generale n.310 del 31-12-2021 – Suppl. Ordinario n. 49;
Decreto Legge 27 gennaio 2022, n. 4, (Pdf 333 Kb) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.21 del 27-01-2022;
Testo del Decreto 25 febbraio 2022, n. 13 (Pdf 97 Kb) pubblicato sulla Gazzetta Serie Generale n.47 del 25-02-2022;
Circolare AdE n. 23 del 23 giugno 2022 (Pdf 1 Mb);
Circolare AdE  n. 33 del 6 ottobre 2022 (Pdf 1 Mb);
Guida AdE sulle ristrutturazioni edilizie (Pdf 5 Mb).

ALTRI AIUTI, APPROFONDIMENTI E AGGIORNAMENTI

Vi consigliamo di leggere anche l’approfondimento che riporta quali sono tutti i Bonus Casa disponibili nel 2023. Per conoscere altri aiuti e agevolazioni disponibili per famiglie e lavoratori potete visitare la nostra sezione dedicata agli aiuti alle persone. Per conoscere tutte le agevolazioni a favore dei datori di lavoro è possibile visitare la nostra pagina dedicata agli aiuti alle imprese. Vi consigliamo inoltre di iscrivervi alla nostra newsletter gratuita per ricevere tutti gli aggiornamenti e al canale Telegram, per leggere le notizie in anteprima.

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