Aumento pensioni 2023 con adeguamento inflazione: come funziona

Come funziona, a chi spetta e a quanto corrisponde l’aumento pensioni 2023 stabilito dal MEF in base all’inflazione

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Operativo l’aumento pensioni 2023. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto MEF che dispone, a partire dal 1° gennaio 2023, un incremento del 7,3% degli assegni in adeguamento all’innalzamento dei prezzi al consumo e la perequazione per il 2022 a +1,9.

Si tratta di un rialzo che va dai 38 agli 88 euro mensili netti a seconda del valore dell’assegno pensionistico a cui si ha diritto e che riguarderà gran parte dei pensionati, ma non tutti.

In questa guida vi spieghiamo in cosa consiste l’aumento pensioni dal 2023, come funziona, a chi spetta esattamente e quanto peserà nelle tasche dei pensionati.

AUMENTO PENSIONI 2023, A QUANTO AMMONTA

Arriva il nullaosta del MEF all’aumento pensioni 2023 connesso al rialzo vertiginoso dell’inflazione. Il Ministero ha firmato il consueto Decreto ministeriale 10 novembre 2022 che dispone un incremento del 7,3% degli assegni pensionistici in vigore dal 1° gennaio 2023 e la perequazione 2022 all’1,9%. Il provvedimento è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.271 del 19-11-2022, dopo l’annuncio della nota stampa del MEF del 9 novembre. In buona sostanza, il decreto non fa altro che applicare la cosiddetta “perequazione” delle pensioni, ossia la rivalutazione annuale dei trattamenti legati all’inflazione, in adeguamento all’aumento del costo della vita indicato ogni anni dall’ISTAT.

Questa volta, l’inflazione in crescita nel corso del 2022 ha spinto a degli importanti aumenti sulle pensioni 2023, con un rialzo di circa 900 euro (netti) all’anno e 75 euro al mese, per le pensioni medie (da 1.244 euro netti e 1500 euro lordi mensili).

A dire il vero gli aumenti che scatteranno a gennaio 2023, seppur notevoli, saranno comunque “parziali”. Infatti, a oggi l’ISTAT segna un aumento dell’inflazione pari a +8 punti per il 2023, mentre l’aumento pensioni 2023 per adesso si ferma solo al 7,3%. Va anche precisato che l’indice ISTAT preso in considerazione non è definitivo, quindi, ci potrebbe essere un ulteriore conguaglio se l’inflazione quest’anno continuerà a salire. Insieme agli aumenti, vi saranno anche più tasse per le regola della progressività dell’aliquota fiscale, per cui più si guadagna, più si paga.

LE RISORSE

La spesa totale per l’aumento delle pensioni 2023 non è ancora nota. Sarà infatti decisa dal MEF e calcolata dall’INPS, per poi essere inserita nella Legge di Bilancio 2023 e, infine, chiarita con apposita documentazione su cui vi aggiorneremo. Vediamo intanto a chi spetta e a chi no l’aumento della pensione dal 2023, nonché quali sono le fasce di rialzo.

LE FASCE D’AUMENTO PENSIONI 2023

I trattamenti pensionistici non saranno aumentati tutti allo stesso modo, ma il rialzo procede a scaglioni in tutela dei pensionati. La rivalutazione dipende dalle fasce di reddito, secondo quanto indicato dalla Legge 448 del 1998 ed è pari al:

  • 100% dell’indice di inflazione, ovvero in misura piena, per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo;

  • 90% dell’indice di inflazione, per le pensioni comprese tra 4 e 5 volte il trattamento minimo;

  • 75% dell’indice di inflazione, per le pensioni oltre 5 volte il trattamento minimo. Cioè, le pensioni d’importo superiore a 5 volte il minimo INPS.

TABELLA AUMENTI PENSIONI 2023

Vediamo insieme alcuni esempi di aumenti pensioni 2023, tenendo presente che un ulteriore rialzo potrebbe modificare la rivalutazione, imponendo la necessità di un conguaglio tramite un ulteriore decreto. Infatti, solo dopo il 1° gennaio 2023 l’INPS provvederà alla verifica con il valore definitivo ISTAT di tutto il 2022 e all’eventuale conguaglio. Nel seguente elenco sono riportati alcuni esempi validi allo stato attuale per la rivalutazione, considerati al netto:

  • per l’importo iniziale di 525 euro, l’incremento è pari a circa 38 euro e l’importo finale è di 564 euro;

  • per l’importo iniziale di 722 euro (lordo 1.000 euro), l’incremento è pari a circa 39 euro e l’importo finale è di 760 euro;

  • per l’importo iniziale di 898 euro (lordo 1.000 euro), l’incremento è pari a circa 52 euro e l’importo finale è di 950 euro;

  • per l’importo iniziale di 1.073 euro (lordo 1.250 euro), l’incremento è pari a circa 63 euro e l’importo finale è di 1.135 euro;

  • per l’importo iniziale di 1.244 euro (lordo 1.500 euro), l’incremento è pari a circa 75 euro e l’importo finale è di 1.319 euro;

  • per l’importo iniziale di 1.415 euro (lordo 1.750 euro), l’incremento è pari a circa 88 euro e l’importo finale è di 1.503 euro;

  • per l’importo iniziale di 1.591 euro (lordo 2.000 euro), l’incremento è pari a 100 euro e l’importo finale è di 1.691 euro;

  • per l’importo iniziale di 1.752 euro (lordo 2.250 euro), l’incremento è pari a circa 101 euro e l’importo finale è di 1.853 euro;

  • per l’importo iniziale di 1.906 euro (lordo 2.500 euro), l’incremento è pari a 111 euro e l’importo finale è di 2.017 euro;

  • per l’importo iniziale di 2.215 euro (lordo 3.000 euro), l’incremento è pari a circa 129 euro e l’importo finale è di 2.344 euro;

  • per l’importo iniziale di 2.826 euro (lordo 4.000 euro), l’incremento è pari a circa 150 euro e l’importo finale è di 2.976 euro.

Si tratta, come accennato, di importi netti. Ovviamente, bisognerà attendere le tabelle ufficiali dell’INPS per avere contezza degli aumenti reali. In questa pagina trovate le tabelle con gli aumenti relativi al 2022.

A CHI SPETTANO GLI AUMENTI PENSIONI 2023

Gli aumenti in pensione del 2023 riguarderanno oltre 23 milioni di italiani. Nello specifico, l’incremento si applica a tutti i trattamenti pensionistici erogati dalla previdenza pubblica, dalle gestioni dei lavoratori autonomi, dalle gestioni sostitutive, esonerative, esclusive, integrative e aggiuntive. Inoltre, si applica alle pensioni dirette e a quelle ai superstiti, cioè la pensione di reversibilità e la pensione indiretta, indipendentemente dal fatto che esse siano integrate al trattamento minimo.

Secondo i parametri stabiliti dal Decreto MEF 10 novembre 2022, arriveranno dal 1° gennaio 2023 anche specifici aumenti per specifici tipi di trattamenti previdenziali. Infatti, il Decreto annuale che definisce la perequazione ha l’importante effetto di determinare l’aggiornamento dello stesso trattamento minimo, come già spiegato, oltre ad avere effetti anche sulle altre prestazioni. La perequazione, dunque, influisce sul valore delle prestazioni assistenziali costituite dalle pensioni sociali e dagli assegni sociali, nonché sulle prestazioni e sugli assegni a favore di mutilati, invalidi civili, ciechi e sordomuti. Ora bisogna attendere solo le istruzioni dell’INPS.

COME OTTENERE GLI AUMENTI PENSIONI 2023

Gli aumenti per le pensioni del 2023 arrivano sul cedolino del trattamento pensionistico in automatico senza la necessità di presentare alcuna domanda presso l’INPS o presso qualsiasi altro Ente pubblico o privato.

PENSIONATI, ALTRI AIUTI ATTIVI FINO A NOVEMBRE 2022

Prima dell’arrivo di gennaio 2023, il Governo a fronte del rialzo dei prezzi al consumo, si era già mosso con altri aiuti rivolti ai pensionati. Infatti, già da novembre 2022 i pensionati con un assegno fino a 2.692 euro lordi mensili, ricevono un aumento del 2% rispetto agli importi fissati a inizio 2022. Come vi spieghiamo nel nostro approfondimento, sono stati prorogati gli aumenti già adottati a ottobre, a cui bisogna aggiungere un valore di 0,2 punti in percentuale in più, legato al conguaglio, tra l’indicizzazione applicata a inizio anno e quella che deriva dall’andamento dei prezzi nel 2021.

Infine, vale la pena ricordare che i pensionati con un reddito non superiore a 20.000 euro potranno anche beneficiare del bonus da 150 euro introdotto dal Decreto Aiuti Ter. Per i dettagli, vi consigliamo di leggere il nostro approfondimento dedicato. Poi, salvo l’arrivo di altri aiuti o di proroghe sulle agevolazione di cui vi aggiorneremo, ad arricchire le tasche dei pensionati ci penserà la perequazione della pensione dal 1° gennaio 2023.

COS’È LA PEREQUAZIONE DELLE PENSIONI

Come accennato, la “perequazione” è il meccanismo di rivalutazione dell’importo pensionistico legato all’inflazione, ossia all’aumento del costo della vita come indicato dall’ISTAT. Il fine che la Legge intende perseguire con la perequazione è quello di proteggere il potere d’acquisto delle pensioni. Ciò, compatibilmente con le esigenze di contenimento della spesa pubblica.

Per questo, nel corso degli anni, lo Stato ha adottato criteri differenti per operare la perequazione delle pensioni. In alcuni anni per le pensioni d’importo più elevato è stato anche disposto il blocco dell’indicizzazione. Ciò, ad esempio è avvenuto nel 2008 quando il Governo ha disposto il blocco della perequazione pensioni con importo superiore ad 8 volte il Minimo.

Dal 1° gennaio 1999 la perequazione si effettua in via cumulata. Cioè, ai fini dell’individuazione dell’indice di perequazione da attribuire, si prende a riferimento il reddito complessivo. Si calcola quello derivante dal cumulo dei trattamenti, erogati dall’INPS e dagli altri Enti presenti nel Casellario Centrale dei Pensionati, per ciascun pensionato. Per avere maggiori informazioni sulla perequazione delle pensioni e capire nel dettaglio qual è stato il suo iter normativo, si consiglia di leggere queste slide fornite dall’INPS relative allo scorso anno.

RIFERIMENTI NORMATIVI

Decreto MEF 10 novembre 2022 (Pdf 66 Kb) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.271 del 19-11-2022.

AIUTI E AGGIORNAMENTI

Se volete conoscere le novità sulla riforma pensioni in corso di redazione per il 2023, vi consigliamo di leggere il nostro articolo sula proroga dell’APE sociale nel 2023, sulla proroga di Opzione donna nel 2023 e quello sulla proroga di Quota 102. Tra le papabili novità vale anche la pena scoprire i dettagli di Quota 41 per tutti. Se volete conoscere le novità legislative sempre aggiornate, vi consigliamo di leggere questa sezione. Per conoscere invece, altri aiuti, agevolazioni e bonus per persone e famiglie puoi visitare questa pagina.

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