Bonus 3000 euro contro caro bollette: requisiti e come funziona

Tutti i dettagli sul nuovo bonus 3000 euro erogato ai dipendenti in busta paga per supportare le spese delle utenze domestiche

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Arriva il bonus 3000 euro in busta paga contro il caro bollette, un aiuto esentasse concesso dai datori di lavoro privati ai propri dipendenti che, se vogliono, possono accreditare sullo stipendio per sostenere le spese relative alle utenze di luce, gas e acqua.

Il Decreto Aiuti Quater, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 novembre 2022, alza infatti a 3000 euro solo per il 2022 l’importo massimo dei benefici esentasse – cosiddette fringe benefit –  erogabili ai dipendenti liberamente dalle aziende per sostenere anche i costi delle utenze domestiche per acqua, gas ed elettricità.

In questa guida vi spieghiamo in cosa consiste il nuovo bonus 3000 euro contro il caro bollette nel 2022, come funziona e quali sono tutte le novità previste.

COS’È IL BONUS BOLLETTE 3000 EURO

Il bonus 3000 è un contributo concesso, solo nel 2022, dai datori di lavoro privati ai propri lavoratori dipendenti per pagare anche, e non solo, le spese sostenute per le utenze domestiche. Viene riconosciuto facoltativamente, e non obbligatoriamente, insieme alla retribuzione in risposta agli aumenti dei costi di luce e gas e all’emergenza idrica. In realtà è dato precisare che non si tratta di un vero e proprio bonus, ma di un fringe benefit, ossia di una forma di retribuzione non in denaro che si aggiunge allo stipendio e non è né tassabile né sottoposta a contribuzione perché non considerata reddito imponibile.

A fissare la soglia dei fringe benefits erogabili a 3000 euro, e introducendo di fatto questa agevolazione, è stato il Decreto Aiuti Quater approdato in Gazzetta il 18 novembre 2022. Si tratta di un incremento ulteriore rispetto a quello già operato dal Decreto Aiuti bis che, oltre ad includere per la prima volta nei fringe benefit aziendali non tassati anche le spese per le utenze domestiche dell’acqua, del gas e della luce, aveva elevato la soglia di esenzione annuale dai canonici 258,23 euro a 600 euro, come vi spieghiamo in questo approfondimento. L’art 51, comma 3 del TUIR, infatti, prevede un tetto di benefits concedibili a ciascun dipendente di 258,23 euro all’anno (ora alzato, solo per il 2022 a 3000). Ciò significa che qualora il datore di lavoro riconosca troppi benefits superando questo limite, tutto l’importo viene considerato reddito da lavoro dipendente e viene tassato in quanto tale (non solo la parte eccedente). Tutte le regole, poi, a meno che non intervengano chiarimenti ulteriori, sono quelle fornite per il bonus 600 euro in bista paga – che è lo stesso beneficio ma con il precedente importo più basso – e contenute nella Circolare n. 35/E del 4 novembre 2022.

Ma vediamo ora a chi spetta il bonus 3000 euro in posta paga a sostegno delle bollette.

A CHI SPETTA IL BONUS 3000 EURO

Il rimborso per luce e gas in busta paga spetta a tutti i dipendenti del settore privato in forza di una libera scelta delle aziende, come tutti i fringe benefit. Sono infatti i datori di lavoro, secondo le proprie politiche di welfare, a decidere o meno se riconoscerlo insieme alla retribuzione. In particolare, tra i datori di lavoro interessati vanno ricompresi, sempre che dispongano di propri lavoratori dipendenti, anche:

  • i lavoratori autonomi e studi professionali;
  • gli enti pubblici economici;
  • i soggetti che non svolgono un’attività commerciale.

In più, per quanto riguarda i dipendenti, sono compresei anche i percettori di reddito da lavoro assimilato a quello da lavoro dipendente, ovvero:

  • collaboratori tipo CO.CO.CO, amministratori, lavoratori autonomi occasionali;
  • altri soggetti percettori di redditi di lavoro assimilato, come per esempio i tirocinanti.

Restano esclusi comunque gli statali a cui la disciplina dei fringe benefit non si applica. Infine, si precisa che non esiste nessun limite reddituale né soglia ISEE per vedersi riconosciuto il bonus 3000 euro in busta paga.

SPESE AMMISSIBILI NEL BONUS 3000 EURO IN BUSTA PAGA

Il bonus 3000 euro copre i costi di bollette della luce, del gas e dell’acqua che il dipendente ha pagato o deve ancora pagare nel corso del 2022. Sono quindi incluse esclusivamente le bollette riferite a utenze domestiche. In particolare, come tra l’altro chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 35/E del 4 novembre 2022, le somme erogate per il rimborso delle utenze domestiche devono essere:

  • del servizio idrico integrato;
  • dell’energia elettrica;
  • del gas naturale.

Le utenze, come spiegato dall’Agenzia, possono riguardare anche immobili ad uso abitativo posseduti o detenuti, sulla base di un titolo idoneo (proprietà, contratto d’affitto, comodato etc.) non solo dal dipendente, ma anche dal suo coniuge o dai suoi familiari, a prescindere che il dipendente o i suoi familiari vi abbiano o meno stabilito la residenza o il domicilio. L’unica condizione è che siano loro a sostenere effettivamente le relative spese.

BONUS 3000 EURO IN CASO DI UTENZE CONDOMINIALI

Sono incluse nel bonus anche le utenze domestiche intestate al condominio che vengono ripartite fra i condomini (per la quota rimasta a carico del singolo condomino). Incluse anche le utenze per le quali, in caso di contratto di affitto, pur essendo le utenze intestate al proprietario dell’immobile (locatore), nel contratto di locazione è prevista espressamente una forma di addebito analitico (quindi per la spesa effettivamente sostenuta) e non forfetario a carico del lavoratore (locatario) o dei propri coniuge e familiari. A quel punto, il proprietario locatore che viene rimborsato delle spese sostenute per le utenze non potrà, a sua volta, beneficiare dello stesso bonus bollette erogato eventualmente dal proprio datore di lavoro, per le medesime spese.

A QUANTO AMMONTA IL BONUS 3000 EURO

Il bonus bollette fino a 3000 in busta paga può avere un importo diverso in base alle scelte di welfare del datore di lavoro, purché sia rispettato appunto il tetto massimo per ciascun lavoratore dei 3000 euro nel 2022 stabilito dal Decreto Aiuti Quater (prima era 600 euro, e prima ancora 258,23 euro). Essendo inclusi in questa soglia, infatti, tutti i benefits generali previsti dall’articolo 51 del TUIR, entro il tetto del 3000 euro devono essere ricompresi tutti i benefici di questo tipo, quindi anche per esempio i buoni pasto o la dotazione del pc, smartphone e auto aziendale. La scelta di come gestire il plafond dei 3000 euro spetta all’azienda che decide se e quanto riconoscere in busta paga per aiutare i dipendenti, anche con le bollette.

Si precisa, poi, che rimangono esclusi dalla soglia citata i buoni carburante da 200 euro introdotti dal Decreto Energia convertito in Legge di cui vi parliamo in questo approfondimento dedicato che vanno conteggiati in maniera separata rispetto agli altri benefits. Lo ha precisato, quando ancora il tetto era di 600 euro, anche l’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 35/E del 4 novembre 2022 come vi spighiamo nel dettaglio in questa guida.

COME RICHIEDERE IL BONUS 3000 EURO

Non è necessaria nessuna domanda per richiedere il bonus bollette da 3000 euro in busta paga. È il datore di lavoro che, su sua libera iniziativa, può decidere di attribuire questo benefit incrementando di fatto la retribuzione senza dover pagare tasse e contributi. L’unico adempimento per il lavoratore beneficiario, come vi spieghiamo nel paragrafo successivo, consiste nell’attestare che le fatture relative alle utenze siano state effettivamente pagate da lui o dal coniuge o da un suo familiare.

COME FUNZIONA IL BONUS 3000 EURO

Si precisa che, per quanto riguarda il bonus 3000 euro (ex bonus 600 euro) il Decreto Aiuti bis parla di “somme” rimborsate o erogate direttamente al dipendente. Tuttavia, sebbene la norma parli sia di rimborso che di erogazione diretta nella Circolare n. 35/E del 4 novembre 2022 l’Agenzia delle Entrate ha fornito istruzioni operative solo per il rimborso. Non vi sono informazioni specifiche, invece, sulla possibilità che l’azienda versi direttamente le somme dovute al soggetto fornitore. Nei fatti, dunque, l’unica strada percorribile per ora è quella del rimborso di bollette già pagate.

A tale proposito, sarà necessario che il datore di lavoro richieda – e conservi – ai dipendenti i documenti giustificativi delle spese energetiche sostenute, come le fatture. Ciò è necessario anche per evitare che si tratti di utenze che non rientrano nell’agevolazione. Dopo aver visionato i documenti giustificativi, a sua totale discrezione il datore di lavoro può attribuire la somma corrispondente, a copertura parziale o totale delle somme, nella retribuzione. L’individuazione delle tempistiche e dei dipendenti beneficiari sono comunque scelte di politica aziendale.

DOCUMENTAZIONE NECESSARIA

Con la circolare n. 35/E del 4 novembre 2022 l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in alternativa alle fatture, il datore di lavoro può acquisire una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, con la quale il lavoratore attesti di essere in possesso della documentazione comprovante il pagamento delle utenze domestiche. Di questa documentazione il lavoratore deve riportare gli elementi necessari per identificare le utenze, quali ad esempio:

  • il numero e l’intestatario della fattura (e se diverso dal lavoratore, il rapporto intercorrente con quest’ultimo);
  • la tipologia di utenza;
  • l’importo pagato;
  • la data e le modalità di pagamento.

In ogni caso – e questa non è un’alternativa ma è indispensabile –  al fine di evitare che si fruisca più volte del beneficio per le stesse spese, è necessario che il datore di lavoro acquisisca anche una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui si attesta che le stesse fatture non siano già state oggetto di richiesta di rimborso, totale o parziale, non solo presso il medesimo datore di lavoro, ma anche presso altri. Infine, si ricorda che la documentazione indicata nella dichiarazione sostitutiva deve essere conservata in ogni caso dal dipendente in caso di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.

QUANDO SCADE IL BONUS BOLLETTE 3000 EURO

Per quanto riguarda durata e scadenza il bonus 3000 euro può essere concesso dal datore di lavoro fino al 12 gennaio 2023. Vale infatti il principio di “cassa allargato” per cui il datore di lavoro opera la ritenuta sulla base delle aliquote IRPEF vigenti nell’anno in corso e attribuisce le detrazioni fiscali nella misura prevista sui redditi erogati al lavoratore entro il 12 gennaio dell’anno successivo. Le somme riconosciute , tra l’altro, possono riferirsi anche a fatture emesse nel 2023 purché relative a consumi del 2022.

Si ricorda, poi, che anche il tetto di benefits esentasse concedibili innalzato a 3000 euro scade il 31 dicembre 2022. Dal 1° gennaio 2023 i datori di lavoro potranno concedere tutti gli altri aiuti economici, senza pagare IRPEF o contributi, rimanendo di nuovo sotto il tetto dei 258,23 ordinari. Si ricorda che l’aumento del limite non è una vera è propria novità, visto che in piena emergenza Covid la soglia di 258,23 euro era già stata portata a 516,46 euro sia per il 2020 che per il 2021 dal Decreto Agosto.

RIFERIMENTI NORMATIVI E DI PRASSI

Mettiamo a vostra disposizione il testo definitivo del Decreto Legge 18 novembre 2022, n. 176 – Decreto Aiuti Quater (Pdf 205 Kb), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.270 del 18-11-2022. Vi forniamo anche il Decreto Legge n.115 del 9 agosto 2022 – Decreto Aiuti bis (Pdf 337 Kb) pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.185 del 9-8-2022 e la Circolare n. 35/E del 4 novembre 2022 (Pdf 1 Mb).

ALTRI AIUTI E AGGIORNAMENTI

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