Intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione: cosa cambia per i dipendenti pubblici

Intelligenza Artificiale Pubblica Amministrazione

L’intelligenza artificiale (IA) entra ufficialmente negli uffici pubblici italiani, e lo fa da due porte diverse che si sono aperte quasi nello stesso momento.

Da un lato il nuovo CCNL Funzioni Centrali 2025-2027, che per la prima volta nella storia della contrattazione pubblica dedica un titolo specifico all’uso dell’IA sul posto di lavoro.

Dall’altro i decreti attuativi della legge italiana sull’intelligenza artificiale, approvati in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto 2026.

Per chi lavora nella Pubblica Amministrazione, e per chi ci vuole entrare attraverso un concorso, le domande sono molte: l’intelligenza artificiale potrà decidere sulla carriera? Ridurrà i posti di lavoro? Come verrà usata negli uffici? Cosa bisognerà imparare per non restare indietro?

Vediamo tutto ciò che serve sapere sull’Intelligenza Artificiale nella PA, cosa dicono le norme, e anche cosa non dicono.

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L’IA ENTRA NEL CONTRATTO E NELLA LEGGE

Per anni nella Pubblica Amministrazione si è parlato di intelligenza artificiale come di qualcosa che sarebbe arrivato in futuro.

Oggi quel futuro è diventato presente, ed è entrato nelle regole che disciplinano il lavoro di centinaia di migliaia di dipendenti pubblici.

A rendere concreta la svolta sono stati due fatti avvenuti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro.

Il primo è il CCNL Funzioni Centrali 2025-2027, che per la prima volta nella storia della contrattazione collettiva pubblica introduce norme specifiche dedicate all’utilizzo dell’intelligenza artificiale negli uffici. Riguarda i dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici.

Il secondo è l’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, di due decreti attuativi della legge italiana sull’intelligenza artificiale, che costruiscono il primo quadro organico nazionale in materia.

Dei due decreti, quello che interessa da vicino chi lavora nel pubblico è il decreto su Autorità nazionali e formazione, che disciplina l’impiego dell’intelligenza artificiale nei percorsi formativi, nelle professioni, nel lavoro, nella sanità e nella pubblica amministrazione. L’altro riguarda l’uso dei sistemi di IA nelle attività di polizia e la responsabilità civile e penale. Quando nel seguito parliamo del “decreto” ci riferiamo al primo.

Contratto e decreto condividono lo stesso principio di fondo, e non è un dettaglio:

l’intelligenza artificiale deve restare uno strumento al servizio delle persone e non un sostituto delle persone.

È da qui che discendono tutte le regole concrete che vediamo di seguito.

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COSA NON POTRÀ ESSERE DECISO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Il principio che attraversa sia il contratto sia il decreto è che nessuna decisione riguardante il personale può essere affidata esclusivamente a un sistema automatico.

Il divieto è netto e riguarda in primo luogo i momenti decisivi del rapporto di lavoro: la costituzione, la modificazione e la risoluzione, compresi i provvedimenti disciplinari. Ciò significa che la decisione definitiva deve essere presa da una persona fisica che verifica, comprende e si assume la responsabilità di quanto deciso.

Quindi ad esempio un licenziamento deciso da un sistema automatico, senza il vaglio effettivo di una persona, è nullo e quindi privo di qualsiasi effetto.

Lo stesso principio si estende poi alla gestione quotidiana: valutazioni delle prestazioni, assegnazione degli incarichi, organizzazione delle attività e progressioni di carriera.

C’è però un confine da conoscere. Il testo del decreto approvato in via definitiva precisa che le attività di ricerca e selezione delle candidature non rientrano tra le decisioni finali sulla costituzione del rapporto di lavoro, anche quando comportano la mancata ammissione alle fasi successive della selezione. Significa che il filtro automatico delle candidature resta possibile: la tutela riguarda la decisione conclusiva, non lo screening iniziale.

Non finisce qui, il contratto introduce due diritti nuovi e concreti, ai quali il decreto ne affianca un terzo.

  • Il primo è l’informazione preventiva: quando un’amministrazione intende introdurre sistemi di intelligenza artificiale che incidono sull’organizzazione del lavoro o sul rapporto di impiego, deve informare prima i lavoratori e le organizzazioni sindacali. Non dopo, non a cose fatte.

  • Il secondo è la trasparenza: chi lavora ha diritto di sapere quali sistemi vengono utilizzati, quali dati trattano, per quali finalità e con quali possibili conseguenze. È il presupposto per potersi difendere da errori e discriminazioni, perché un algoritmo di cui non si conosce l’esistenza non si può contestare.

  • Il terzo, previsto dal decreto, è il diritto alla spiegazione: il lavoratore può chiedere, con l’intervento di una persona fisica, una motivazione intelligibile della decisione che lo riguarda, con l’indicazione di quanto i sistemi di intelligenza artificiale abbiano inciso sul processo decisionale e dei principali parametri considerati.
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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE FARÀ PERDERE POSTI DI LAVORO NELLA PA?

È il timore più diffuso, alimentato da quanto sta accadendo nel settore privato, dove l’automazione ha già ridotto interi reparti soprattutto nei servizi e nell’amministrazione.

Sulla PA italiana, allo stato attuale, i numeri dicono l’opposto.

Il DPCM del 2 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta il 14 agosto, autorizza per il solo 2026 l’assunzione di 3.742 unità di personale a tempo indeterminato in ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici. Lo stesso provvedimento conferma il turnover al 100%, cioè la possibilità di sostituire integralmente il personale che va in pensione.

In più tra i prossimi concorsi già programmati e autorizzati si contano migliaia di assunzioni.

Nessuna delle norme sull’intelligenza artificiale, né il contratto né i decreti, prevede riduzioni di organico collegate all’introduzione dei sistemi automatici.

Al contrario, il quadro che emerge è quello di un’amministrazione che assume e che contemporaneamente si dota di strumenti tecnologici.

Va però detto con onestà quello che le norme non dicono. Nessun testo garantisce che nei prossimi anni l’automazione non modifichi il fabbisogno di personale in alcune funzioni: le attività ripetitive, i controlli formali e la gestione documentale sono le aree dove l’IA incide di più.

Quello che le regole approvate garantiscono è il metodo, cioè che qualsiasi cambiamento organizzativo debba essere comunicato e discusso prima, non subito passivamente.

La differenza rispetto al privato, in sostanza, non è che nella PA l’IA non cambierà il lavoro. È che il cambiamento passa da un contratto e da una legge, e non da una decisione unilaterale dell’azienda.

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COME VERRÀ USATA L’IA NEGLI UFFICI PUBBLICI

Le applicazioni che si stanno delineando riguardano soprattutto tre ambiti.

Il primo è la gestione documentale e istruttoria: protocollazione, classificazione delle pratiche, ricerca all’interno di archivi, verifica della completezza della documentazione. Sono le attività che consumano più tempo e che danno meno soddisfazione a chi le svolge.

Il secondo è il rapporto con i cittadini, dagli assistenti virtuali sui siti istituzionali ai sistemi di smistamento delle richieste, fino alla riduzione dei tempi di risposta.

Il terzo è il supporto alla decisione amministrativa: analisi di dati, individuazione di anomalie, elaborazione di scenari. Ed è qui che entra in gioco il limite più importante fissato dal decreto, secondo cui l’intelligenza artificiale può assistere l’azione amministrativa ma non può sostituire la responsabilità della decisione.

Tradotto: un sistema può segnalare a un funzionario che una pratica presenta irregolarità, ma non può respingerla al posto suo. E il cittadino che riceve un diniego avrà sempre un nome e un cognome a cui rivolgersi, perché nessuno potrà rispondere che la decisione l’ha presa un algoritmo.

Il testo definitivo ha inoltre introdotto un articolo che prevede il coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome, per valorizzare le esperienze territoriali e favorire il riuso delle soluzioni migliori già sviluppate in programmi e progetti in corso.

LA FORMAZIONE SULL’IA PER I DIPENDENTI PUBBLICI

Questo è il punto che avrà l’impatto più immediato sulla vita quotidiana dei dipendenti pubblici.

Sia il contratto sia il decreto collocano la formazione al centro della strategia sull’intelligenza artificiale.

Il decreto affida al Ministro per la pubblica amministrazione il compito di indirizzare e coordinare le politiche di reclutamento, formazione di base, formazione continua, riqualificazione professionale e alta formazione dei dipendenti pubblici. Per farlo il Ministro si avvale della Scuola nazionale dell’Amministrazione e di Formez e può stipulare convenzioni con università, enti di ricerca e istituzioni AFAM.

Va segnalato un limite: la relazione tecnica precisa che tutto avverrà nel quadro delle docenze, dei corsi e del personale già a disposizione della Scuola, senza nuove risorse. L’ampiezza effettiva dei percorsi dipenderà quindi da come verranno ridistribuite le risorse esistenti.

Nella pratica verranno introdotti percorsi di formazione strutturati affinchè i dipendenti pubblici, e non solo gli informatici, comprendano come funzionano i sistemi di Artificial Intelligence, sappiano interpretarne correttamente i risultati e soprattutto riconoscerne i limiti, gli errori e le distorsioni.

Quest’ultimo punto è il più concreto di tutti. Un funzionario che firma un atto basandosi su un output sbagliato di un sistema automatico ne risponde comunque, perché la responsabilità resta sua. Sapere quando un sistema può sbagliare diventa quindi una competenza professionale, non una curiosità tecnica.

Nella stessa direzione va il “patentino delle competenze” introdotto dal nuovo CCNL Funzioni Centrali, che punta a certificare le capacità acquisite dal personale.

Per chi lavora nella PA il messaggio è chiaro: nei prossimi anni le competenze digitali smetteranno di essere un elemento distintivo di pochi e diventeranno un requisito di base, con ricadute sulle progressioni e sull’assegnazione degli incarichi.

NON SOLO UFFICI: DOCENTI, MAGISTRATI E MEDICI

Il decreto non riguarda soltanto chi lavora negli uffici amministrativi, ma tocca alcune delle categorie più numerose del pubblico impiego.

Per la scuola è previsto l’aggiornamento delle indicazioni nazionali e la formazione stabile dei docenti sull’intelligenza artificiale, con una dotazione di 100 milioni di euro destinata anche al contrasto dei rischi legati all’abuso delle piattaforme e delle reti sociali digitali.

Per la giustizia la formazione dei magistrati è affidata alla Scuola Superiore della Magistratura.

Per la sanità la formazione sull’intelligenza artificiale entra in modo obbligatorio nel programma di Educazione Continua in Medicina, il sistema di crediti formativi che tutti i professionisti sanitari devono maturare periodicamente.

Sommando insegnanti, personale sanitario e magistratura si arriva a diverse centinaia di migliaia di persone: è la platea che sarà coinvolta per prima nei percorsi di formazione sull’intelligenza artificiale.

COSA CAMBIA PER CHI PARTECIPA AI CONCORSI PUBBLICI

Chi si sta preparando a un concorso ha tre buone ragioni per seguire questa partita.

La prima è che l’amministrazione continua ad assumere, come dimostrano i concorsi pubblici in corso e in uscita, e i profili richiesti stanno cambiando.

Accanto alle figure amministrative tradizionali crescono le ricerche di analisti, informatici e specialisti della gestione dei dati, e questo si riflette sui bandi e sulle materie d’esame.

La seconda è che le competenze informatiche sono già oggi materia d’esame obbligatoria per la maggior parte dei concorsi.

Con la riforma dei concorsi pubblici l’accertamento della conoscenza dell’uso delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse è diventato un adempimento previsto dalla normativa, e nei bandi compare quasi sempre abbinato alla verifica della lingua inglese. Non si tratta quindi di un elemento accessorio: chi non supera quella parte non supera la selezione.

La terza riguarda le modalità delle prove, ormai quasi interamente digitalizzate: quiz somministrati con strumenti informatici, piattaforme dedicate per la presentazione delle domande e comunicazioni esclusivamente telematiche.

Chi entra oggi nella Pubblica Amministrazione, insomma, entra in un’organizzazione che già ora richiede la conoscenza dell’informatica e che nei prossimi anni cambierà strumenti e metodi di lavoro.

DA QUANDO SI APPLICANO LE NUOVE REGOLE

Il CCNL Funzioni Centrali 2025-2027 è stato firmato in via definitiva e le sue disposizioni sull’intelligenza artificiale si applicano già ai circa 190.000 dipendenti dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici.

Per quanto riguarda i due Decreti sull’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione il percorso normativo è concluso. Il Consiglio dei Ministri ha approvato i due decreti in esame preliminare il 10 giugno 2026 e in via definitiva il 4 agosto, dopo i pareri delle Commissioni parlamentari e del Garante per la protezione dei dati personali. Il Governo ha così rispettato con due mesi di anticipo la scadenza del 10 ottobre 2026 fissata dalla legge delega.

Resta un passaggio formale, cioè la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dalla quale decorre l’entrata in vigore. Su questo vi terremo aggiornati: iscrivetevi alla nostra newsletter, al nostro canale Telegram, al nostro canale Whatsapp per non perdere le novità.

Il decreto è stato inoltre aggiornato alle modifiche apportate al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale dal regolamento (UE) 2026/1744, con un rinvio che condiziona l’entrata in vigore delle sanzioni all’effettiva entrata in vigore dei corrispondenti obblighi e divieti.

RIFERIMENTI NORMATIVI E DI PRASSI

  • Atto del Governo N.421 – Schema di decreto legislativo recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, in materia di poteri delle Autorità nazionali e di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella formazione. Disponibile anche il Dossier.
  • Atto del Governo N.418 – Schema di decreto legislativo recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, in materia di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia e di responsabilità penale e civile.
  • Legge 23 settembre 2025, n. 132, “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”
  • Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026, approvazione in esame preliminare dei due schemi di decreto legislativo attuativi.
  • Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 5 agosto 2026, approvazione in esame definitivo dei due decreti legislativi.
  • Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), al quale i decreti adeguano l’ordinamento nazionale
  • Testo ufficiale del CCNL Funzioni Centrali 2025-2027, sottoscritto in via definitiva il 6 agosto 2026.
  • Regolamento (UE) 2026/1744, che modifica il regolamento sull’intelligenza artificiale.

ALTRI APPROFONDIMENTI E COME RESTARE AGGIORNATI

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Scritto da Erika Verzaro - Responsabile editoriale con 20 anni di esperienza nel campo dei concorsi pubblici e del mondo del lavoro.
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