Con il DPCM del 2 luglio 2026 il Governo ha autorizzato numerose amministrazioni dello Stato ad avviare nuovi concorsi pubblici e ad assumere personale a tempo indeterminato nel 2026.
Ridurre il decreto al solo via libera alle assunzioni sarebbe però un errore: il provvedimento è molto più ampio e ridisegna diverse regole del reclutamento nella Pubblica Amministrazione.
Accanto all’autorizzazione dei posti, infatti, il DPCM interviene su una serie di novità che riguardano da vicino candidati e amministrazioni tra cui: il ritorno del turnover al 100% dal 2026, l’obbligo di destinare una quota delle assunzioni alla mobilità, la validità triennale delle autorizzazioni, il ricorso ai concorsi unici gestiti dalla Commissione RIPAM e la priorità da riconoscere ai vincitori già presenti nelle graduatorie vigenti.
Il decreto, al momento in attesa della registrazione della Corte dei conti e della successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, recepisce quindi le più recenti riforme in materia di pubblico impiego.
Vediamo nel dettaglio cosa prevede, quali sono le novità e cosa cambia concretamente per chi punta a un posto di lavoro nella PA.
DPCM 2 LUGLIO 2026, COS’È E COSA PREVEDE
Il DPCM del 2 luglio 2026 è il decreto con cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, autorizza le amministrazioni statali, le agenzie e gli enti pubblici non economici ad avviare nuove procedure concorsuali e ad assumere personale a tempo indeterminato.
Il provvedimento è emanato in applicazione dell’articolo 35 del Decreto Legislativo n. 165/2001, che richiede una specifica autorizzazione governativa prima dell’avvio delle procedure di reclutamento.
Il decreto non istituisce nuovi concorsi: rappresenta il passaggio indispensabile affinché le amministrazioni possano pubblicare i bandi e procedere alle assunzioni previste dai rispettivi piani dei fabbisogni di personale.
La sua portata, però, non si esaurisce nell’autorizzazione dei posti. Il DPCM detta anche le regole con cui le amministrazioni dovranno esercitare le proprie facoltà assunzionali, recependo le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 e dai più recenti interventi normativi
Di seguito analizziamo le principali disposizioni contenute nel decreto, una per una.
1) VIA LIBERA A NUOVE ASSUNZIONI NELLE PA
Il DPCM autorizza una ventina di amministrazioni centrali ad indire procedure di reclutamento e ad assumere personale a tempo indeterminato.
Tra gli enti interessati figurano, tra gli altri:
- Consiglio di Stato;
- Avvocatura Generale dello Stato;
- CNEL;
- Ministero degli Affari Esteri;
- Ministero dell’Agricoltura;
- Ministero dell’Interno;
- Ministero del Lavoro;
- Ministero dell’Ambiente;
- Ministero della Cultura;
- Ministero della Giustizia;
- Agenzia delle Entrate;
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli;
- INPS;
- Agenzia Italiana per la Gioventù;
- diversi Parchi Nazionali e Autorità di Bacino.
Per informazioni dettagliate su tutti i nuovi posti disponibili, i concorsi coinvolti e i profili professionali che verranno assunti vi invitiamo a leggere l’approfondimento dedicato ai nuovi concorsi nella Pubblica Amministrazione e 3700 assunzioni nel 2026 autorizzate con DCPM.
2) AUTORIZZAZIONI TRIENNALI
Una delle novità più rilevanti riguarda la durata delle autorizzazioni.
Il decreto recepisce infatti la disciplina introdotta dal Decreto-Legge n. 202/2024, stabilendo che le facoltà assunzionali autorizzate hanno una validità massima di tre anni.
Decorso questo termine, le autorizzazioni decadono e non potranno essere prorogate. Quindi, le amministrazioni dovranno eventualmente richiedere nuove autorizzazioni.
3) DAL 2026 TORNA IL TURN OVER AL 100%
Il decreto richiama le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2025, che ha previsto un innalzamento graduale del turnover per le amministrazioni con più di 20 dipendenti, fissandolo al 75% per il 2025 e al 100% a decorrere dal 2026.
La normativa quindi è stata pensata per favorire il ricambio generazionale e il rafforzamento degli organici della Pubblica Amministrazione.
4) PIÙ SPAZIO ALLA MOBILITÀ
Dal 2026 entra in vigore una nuova disciplina che rende obbligatoria una quota minima di mobilità volontaria.
Le amministrazioni con almeno 10 assunzioni in programma devono riservare almeno il 15% delle facoltà assunzionali alla mobilità volontaria tra pubbliche amministrazioni; la parte restante può essere coperta con le altre modalità, incluso il concorso.
La mancata attivazione delle procedure di mobilità comporta una riduzione delle future facoltà assunzionali (art. 30, comma 2-bis, del D.Lgs. 165/2001, come modificato dall’art. 3 del D.L. 25/2025).
5) IL CONCORSO PUBBLICO RESTA LA MODALITÀ ORDINARIA DI RECLUTAMENTO
Il decreto ribadisce che il concorso pubblico rimane lo strumento ordinario e prioritario per l’assunzione del personale nelle amministrazioni pubbliche.
Questo principio rafforza ulteriormente il ricorso ai concorsi come principale modalità di accesso al pubblico impiego, limitando il ricorso a modalità alternative di reclutamento ai soli casi espressamente previsti dalla legge.
6) SEMPRE PIÙ CONCORSI UNICI
Una delle innovazioni più importanti riguarda il ricorso ai concorsi unici nazionali.
Il decreto precisa infatti che, salvo diversa indicazione, le autorizzazioni a bandire procedure concorsuali si intendono riferite al concorso unico organizzato dal Dipartimento della Funzione Pubblica attraverso la Commissione RIPAM.
L’obiettivo è:
- ridurre i tempi di selezione;
- uniformare le procedure;
- velocizzare le assunzioni.
Resta comunque possibile autorizzare singole amministrazioni a svolgere concorsi autonomi quando siano richieste professionalità particolari.
7) PRIMA SI ASSUMONO I VINCITORI GIÀ IN GRADUATORIA
Il DPCM conferma un principio ormai consolidato. Prima di bandire nuovi concorsi, ogni amministrazione dovrà verificare di aver già assunto tutti i vincitori presenti nelle proprie graduatorie ancora vigenti. Solo in presenza di motivate esigenze organizzative sarà possibile derogare a tale obbligo.
La disposizione punta ad evitare la proliferazione di nuovi concorsi quando esistono già graduatorie utilizzabili.
Il decreto richiama anche la disciplina generale sulle graduatorie che, in linea generale, restano valide per due anni.
8) POSSIBILI RIMODULAZIONI DELLE ASSUNZIONI
Le amministrazioni autorizzate potranno chiedere una rimodulazione delle autorizzazioni ricevute. Ad esempio sarà possibile richiedere:
- la modifica dei profili professionali;
- la diversa distribuzione del budget assunzionale;
- l’utilizzo delle risorse residue;
- il cambiamento delle modalità di reclutamento.
In particolare, ogni richiesta dovrà essere autorizzata dal Dipartimento della Funzione Pubblica e dal Ministero dell’Economia.
9) OBBLIGO DI MONITORAGGIO DELLE ASSUNZIONI
Entro il 31 dicembre 2026, tutte le amministrazioni interessate dovranno trasmettere al Dipartimento della Funzione Pubblica e alla Ragioneria Generale dello Stato i dati relativi:
- al personale effettivamente assunto;
- alla spesa sostenuta;
- agli oneri annui a regime.
Il monitoraggio servirà a verificare il corretto utilizzo delle autorizzazioni e il rispetto dei limiti di spesa previsti dalla normativa.
TESTO PDF DEL DPCM DEL 2 LUGLIO 2026
Mettiamo a vostra disposizione il testo PDF del decreto firmato il 2 luglio 2026 dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo e dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Lo potete scaricare e consultare da questa pagina.
Al momento il provvedimento risulta in attesa della registrazione della Corte dei conti. Solo dopo questo passaggio sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, momento dal quale sarà disponibile anche la versione definitiva.
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