Aumento buoni pasto per la Pubblica Amministrazione: cosa cambia con il nuovo Ccnl

Tutte le novità sull’aumento dei buoni pasto per la Pubblica Amministrazione: ecco cosa potrebbe cambiare con il rinnovo del Ccnl Funzioni Centrali

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I buoni pasto per i dipendenti della Pubblica Amministrazione potrebbero presto aumentare, superando finalmente la soglia dei 7 euro che è rimasta invariata dal 2012.

È questa una delle novità più discusse contenute nella bozza del nuovo contratto collettivo nazionale del lavoro (CCNL) 2025-2027 delle ARAN Funzioni Centrali.

Il tema è particolarmente rilevante perché riguarda una platea molto ampia di lavoratori pubblici: ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici e altre amministrazioni centrali dello Stato.

In questo articolo vi spieghiamo quali sono le novità al vaglio, quando potrebbe arrivare l’aumento e cosa cambia davvero.

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BUONI PASTO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: PERCHÉ SI PARLA DI AUMENTO

Attualmente, il valore minimo del buono pasto riconosciuto ai dipendenti delle Funzioni Centrali è fissato a 7 euro al giorno. Si tratta di una soglia stabilita ormai oltre dieci anni fa, in un contesto economico completamente diverso da quello attuale.

Dal 2012 ad oggi, infatti, i prezzi – soprattutto quelli dei beni alimentari – sono aumentati sensibilmente. Secondo i dati richiamati dai sindacati, tra il 2021 e il 2025 l’inflazione nel comparto alimentare ha registrato un incremento di quasi il 25%, erodendo il valore reale del benefit.

Infatti, con un buono da 7 euro oggi consente di acquistare molto meno rispetto a dieci anni fa.

Per questo motivo, da mesi le sigle sindacali chiedono un adeguamento che consenta ai lavoratori pubblici di recuperare almeno in parte il potere d’acquisto perso.

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COSA PREVEDE IL NUOVO CCNL FUNZIONI CENTRALI

Il riferimento normativo contenuto nella bozza del nuovo contratto è l’articolo 33, che introduce una formulazione importante, ovvero:

“Le amministrazioni determinano il valore del buono pasto, in misura non inferiore a 7 euro giornalieri, nei limiti di legge e delle risorse previste nei rispettivi bilanci per tale finalità.”

La novità, quindi, non consiste nell’aumento automatico del buono pasto, ma nella possibilità esplicita per ogni amministrazione di riconoscere importi superiori ai 7 euro.

Quindi:

  • 7 euro restano la soglia minima garantita;

  • non esiste un tetto massimo fissato dal contratto;

  • ogni amministrazione potrà decidere autonomamente se aumentare l’importo.
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IL NODO: RISCHIO DISPARITÀ TRA AMMINISTRAZIONI

Il principale punto critico sollevato dalle organizzazioni sindacali riguarda proprio l’autonomia lasciata alle singole amministrazioni. Il timore è che gli enti con bilanci più solidi potrebbero aumentare i buoni pasto, mentre quelli con meno margini finanziari potrebbero lasciare tutto invariato.

Questo significherebbe creare una differenza di trattamento tra lavoratori che svolgono funzioni analoghe ma in amministrazioni diverse.

Una disparità che molte sigle sindacali, tra cui FLP, Confsal-Unsa e FP CGIL, giudicano inaccettabile.

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AUMENTO BUONI PASTO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE IN LEGGE DI BILANCIO 2027: LA PROPOSTA

Proprio per evitare differenze tra amministrazioni, i sindacati chiedono che l’aumento venga finanziato direttamente dallo Stato attraverso la prossima Legge di Bilancio.

L’idea è quella di uno stanziamento dedicato che consenta a tutte le amministrazioni di alzare il valore dei ticket senza dover sottrarre fondi ad altre voci di spesa, come:

  • premi di produttività;
  • welfare interno;
  • fondi accessori.

Secondo questa impostazione, il costo dell’operazione non dovrebbe ricadere sui singoli enti, ma essere sostenuto centralmente dal bilancio pubblico.

BUONI PASTO DA 10 EURO: L’IPOTESI AL VAGLIO

Tra le proposte avanzate dai sindacati, la più discussa è quella di portare i buoni pasto a 10 euro giornalieri.

Si tratterebbe di un aumento di circa il 43% rispetto all’attuale valore minimo.

Secondo le stime sindacali:

  • servirebbero tra 180 e 200 milioni di euro all’anno;

  • la misura riguarderebbe i dipendenti delle Funzioni Centrali;

  • l’impatto sui conti pubblici sarebbe considerato sostenibile.

Dal punto di vista economico, il beneficio per un lavoratore sarebbe significativo. Facendo un esempio, per 20 giorni lavorativi al mese l’aumento sarebbe di 3 euro per buono, significa 60 euro in più al mese, pari a circa 720 euro l’anno di valore aggiuntivo.

QUANDO POTREBBE ARRIVARE L’AUMENTO

Attualmente non è ancora stata fissata una data ufficiale per l’avvio degli incrementi, poiché l’attuazione della misura è subordinata a un preciso percorso amministrativo e legislativo subordinato prima di tutto alla conclusione delle trattative per il nuovo CCNL, a cui dovrà seguire l’eventuale approvazione definitiva della norma contrattuale.

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GUIDA AL CCNL FUNZIONI CENTRALI

Le novità al vaglia si andrebbero ad aggiungere alle tutele già previste dal CCNL Funzioni Centrali 2022 2024, che vi consigliamo di approfondire leggendo questa guida.

ALTRI INTERESSANTI AGGIORNAMENTI 

Potrebbe poi interessarvi sapere quando arrivano gli arretrati per i dipendenti pubblici degli Enti Locali.

A vostra disposizione mettiamo anche l’articolo sull’aumento stipendi fino a 140 previsto per i dipendenti gli Enti Locali.

Interessanti anche le novità introdotte dalla Legge sulla carriera dirigenziale nella Pubblica Amministrazione.

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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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