Affitti brevi, vietati per dipendenti pubblici: quando sono incompatibili con lavoro nelle PA

Affitti brevi, stretta per dipendenti pubblici: ecco quando l’attività è incompatibile con il lavoro nelle PA

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Affitti brevi, arriva lo stop per i dipendenti pubblici.

Chi lavora nella Pubblica amministrazione non potrà affittare casa ai turisti, a meno che il numero degli immobili non sia minore a quello che impone l’apertura della partita IVA.

La qualificazione dell’attività come imprenditoriale, infatti, è incompatibile con il servizio pubblico.

Ma vediamo nel dettaglio cosa vuol dire e quando scatta l’impedimento.

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AFFITTI BREVI, STOP PER DIPENDENTI PUBBLICI: LA NORMATIVA

La disciplina generale sul pubblico impiego vieta ai dipendenti pubblici a tempo pieno di esercitare attività d’impresa.

Il principio è quello dell’esclusività del rapporto di lavoro con la Pubblica amministrazione, volto a garantire imparzialità, buon andamento e assenza di conflitti di interesse.

Se l’attività di locazione breve richiede l’apertura della partita IVA e viene qualificata come attività imprenditoriale, allora per il dipendente pubblico a tempo pieno si configura un’incompatibilità.

Ma quando gli affitti brevi possono essere considerati attività imprenditoriale dipende dal numero di immobili, che è diverso nel 2026 rispetto al passato.

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COSA CAMBIA NEL 2026

Con la Legge di Bilancio 2026 l’obbligo di apertura della partita IVA per chi percepisce un reddito derivante dagli affitti brevi scatta a partire dal terzo immobile locato nel corso dell’anno.

L’attività, in questo caso, viene qualificata come imprenditoriale, mentre fino al 31 dicembre 2025 veniva considerata tale oltre la soglia dei cinque appartamenti.

Sotto questo limite, il proprietario poteva optare per la cedolare secca o per la tassazione ordinaria dei redditi fondiari, senza dover aprire partita IVA.

I limiti diversi per l’apertura della partita IVA nel 2026 comportano l’assimilazione del proprietario a un operatore economico a tutti gli effetti, con obblighi contabili e inquadramento come attività d’impresa. Ed è qui che si innesta il problema per i dipendenti pubblici.

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LA PROCEDURA DA SEGUIRE IN CASO DI CONCORSI PUBBLICI

Chi entra nella PA avendo già un’attività di locazione breve oltre la soglia dei tre immobili, perché per esempio viene assunto tramite concorso pubblico o scorrimento di graduatoria (di una precedente selezione) è tenuto a dichiarare la situazione al momento dell’assunzione e cessare l’attività imprenditoriale. Di conseguenza, deve essere chiusa anche la partita IVA, se incompatibile con il nuovo impiego.

La mancata comunicazione può avere conseguenze disciplinari rilevanti, oltre a eventuali responsabilità contabili.

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QUANDO AFFITTI BREVI E LAVORO NELLE PA SONO COMPATIBILI

Se un dipendente pubblico affitta uno o due immobili, e non supera quindi la soglia per essere considerato imprenditore, allora le entrate degli affitti brevi non si considerano derivanti da un’organizzazione imprenditoriale e, non essendo richiesta apertura di partita IVA, l’attività può continuare. 

I guadagni, infatti, andranno dichiarati e tassati come reddito fondiario.

Il discorso cambia anche per i dipendenti pubblici in regime di part-time non superiore al 50% dell’orario pieno. In questo caso la normativa consente loro di svolgere attività secondarie, anche di natura imprenditoriale, ma a precise condizioni:

  • l’attività deve essere svolta al di fuori dell’orario di lavoro;

  • non deve sussistere conflitto di interessi;

  • è necessaria l’autorizzazione preventiva dell’ente di appartenenza.

Infine, un’altra ipotesi in cui gli affitti brevi possono essere compatibili è quando il dipendente rimane proprietario dell’immobile ma affida la gestione a una società o property manager, ricorrendo al contratto di locazione. In questo caso, infatti, l’attività d’impresa sarà in capo alla società di gestione (con partita IVA e titolarità dell’organizzazione di check in, accoglienza, pulizie etc.) e il proprietario che concede l’immobile in locazione alla società riceverà un canone fisso (considerato reddito fondiario).

Attenzione, però, ad evitare il mandato con rappresentanza o gestione per conto del proprietario. Quando il gestore affitta “per conto” del proprietario, gli incassi transitano al proprietario e il gestore trattiene una commissione, se l’attività supera la soglia dei tre immobili e l’attività è organizzata in modo continuativo, il Fisco potrebbe comunque considerarla attività imprenditoriale del proprietario.

GUIDA ALLA LEGGE DI BILANCIO 2026

Per approfondire, mettiamo a vostra disposizione la guida alla Legge di Bilancio 2026, dove sono analizzate, punto per punto, tutte le novità introdotte.

ALTRI INTERESSANTI APPROFONDIMENTI 

E a proposito di iniziative legislative, vi consigliamo di consultare cosa prevede la Legge per la carriere dirigenziale nella Pubblica Amministrazione.

Interessante anche la guida sull’apprendistato nelle PA.

Vi invitiamo a consultare infine la nostra pagina dedicata alle news sulla Pubblica Amministrazione.

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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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