Anche nel 2026 spettano specifici permessi ai dipendenti pubblici per l’assistenza dei propri familiari.
Si tratta cioè dei permessi retribuiti previsti dalla Legge 104, che consentono ai lavoratori di assentarsi dal servizio per garantire cura, assistenza e supporto a familiari con disabilità grave, senza perdita di stipendio né penalizzazioni sul piano contributivo e previdenziale.
Inoltre, dal 1° gennaio 2026, accanto ai classici tre giorni al mese, in alcuni casi ai caregiver spettano anche 10 ore annue aggiuntive, anche queste retribuite, per assentarsi dal lavoro.
In questo articolo vi spieghiamo come funziona la gestione di questi permessi per i lavoratori delle PA e quali sono le ultime novità.
PERMESSI AI DIPENDENTI PUBBLICI PER ASSISTENZA FAMILIARI, COME FUNZIONANO
I permessi per assistenza familiare sono previsti e disciplinati dalla Legge 104, che riconosce ai lavoratori aventi diritto 3 giorni di permesso retribuito al mese, fruibili anche in modo continuativo
oppure la possibilità di frazionamento in ore, secondo le regole contrattuali e applicative.
I permessi sono retribuiti al 100%, coperti da contribuzione figurativa e non incidono negativamente su ferie, anzianità di servizio e pensione.
CHI HA DIRITTO AI PERMESSI LEGGE 104
La normativa riconosce il diritto ai permessi retribuiti non solo alla persona con disabilità in situazione di gravità, ma anche ai genitori (compresi quelli adottivi o affidatari) il coniuge e i parenti o affini entro il secondo grado. I parenti e affini entro il terzo grado possono invece usufruirne se i genitori o il coniuge della persona disabile hanno compiuto 65 anni oppure sono affetti da patologie invalidanti o sono deceduti o mancanti.
La legge li identifica come caregiver (letteralmente “chi si prende cura”) e sono figure che assistono, a titolo gratuito e in modo continuativo, un familiare non autosufficiente o con disabilità grave. Tutti questi soggetti possono oggi alternarsi nella fruizione dei permessi. Infatti, come chiarito dall’INPS, i permessi per cura possono essere riconosciuti a più soggetti aventi diritto, che possono alternarsi nell’assistenza, nel rispetto del limite complessivo dei tre giorni mensili per ogni persona con disabilità grave.
Quando l’assistenza è prestata da lavoratori appartenenti a settori diversi (pubblico e privato), è possibile utilizzare anche il residuo dei giorni non fruiti dall’altro caregiver, sempre nel rispetto dei limiti di legge e delle regole contrattuali applicabili.
LE REGOLE SPECIFICHE PER I DIPENDENTI PUBBLICI
Per il pubblico impiego, l’ARAN, ha chiarito che, se tutti i caregiver sono dipendenti pubblici, anche appartenenti a comparti diversi è ammissibile il frazionamento in ore dei 3 giorni mensili, il limite massimo resta di 18 ore al mese per ogni persona assistita ma è necessaria una dichiarazione formale sul rispetto dei limiti e sull’assenza di altri fruitori nella stessa giornata;
Inoltre, nei rapporti di lavoro full time e part time, i permessi devono essere gestiti in modo coerente tra fruizione giornaliera, frazionamento orario e compatibilità organizzativa del servizio pubblico.
NOVITÀ 2026
Dal 1° gennaio, accanto ai classici tre giorni di permesso retribuito al mese, al Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un ulteriore beneficio, riconoscendo 10 ore annue di permesso retribuito ai lavoratori affetti da patologie gravi, croniche, invalidanti o oncologiche, ai caregiver familiari che assistono una persona con disabilità grave e ai genitori di figli con condizioni analoghe.
Queste ore possono essere utilizzate per visite mediche, esami diagnostici, cicli di terapia o controlli specialistici, e non sostituiscono i permessi già previsti dalla Legge 104, ma si sommano ad essi. In questo caso, però, secondo le disposizioni della Legge n. 106 (attiva dal 1° gennaio 2026), per giustificare queste ore extra, il lavoratore è tenuto a presentare apposita certificazione rilasciata dalla struttura sanitaria (sia essa pubblica o privata accreditata) dove si è svolta o si deve svolgere la prestazione.
Questo documento deve essere consegnato all’amministrazione subito dopo la fruizione del permesso e serve a confermate l’avvenuta prestazione, ma anche la corrispondenza dell’orario della visita con l’orario di servizio del dipendente.
L’ITER DA SEGUIRE PER RICHIEDERE I PERMESSI
La richiesta dei permessi previsti dalla Legge 104/1992 nel settore pubblico segue una procedura differente rispetto a quella dei lavoratori privati. Mentre questi ultimi devono interfacciarsi principalmente con l’INPS per il pagamento dell’indennità, i dipendenti pubblici devono presentare la domanda direttamente all’Amministrazione di appartenenza.
Il lavoratore deve cioè rivolgersi all’Ufficio del Personale della propria Amministrazione (Scuola, Comune, Ministero, ASL, ecc.). Ogni ente dispone solitamente di un proprio modello interno e solitamente chiede di consegnare:
- copia del verbale INPS che certifica l’handicap grave della persona da assistere;
- dichiarazione sostitutiva (autocertificazione) in cui si attesta il grado di parentela e il fatto di essere l’unico referente per l’assistenza.
Prima di inoltrare qualsiasi richiesta all’Amministrazione, è indispensabile che il familiare da assistere (o il lavoratore stesso, se disabile) sia in possesso del verbale di handicap in situazione di gravità.
GUIDA ALLA LEGGE 104
Per approfondire l’argomento, vi consigliamo di leggere la nostra guida alla Legge 104. Aggiornata e completa di tutte le informazioni utili per famiglie e soggetti fragili.
ALTRI AIUTI E AGGIORNAMENTI
Vi invitiamo a leggere la guida su quali sono gli aiuti per disabili attivi e l’articolo che riassume le novità INPS relative ai bonus per famiglie, disabili e redditi bassi.
Mettiamo a vostra disposizione anche l’articolo che riassume i punti più importanti della Legge sulla carriera dirigenziale nelle PA.
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