Reddito di libertà: come funziona, a chi spetta, domanda

Ecco come funziona il reddito di libertà per le donne vittime di violenza e in difficoltà e come fare domanda per ottenere il sussidio da 400 euro al mese

donna, donne

Il reddito di libertà (RdL) mette a disposizione un aiuto economico di 400 euro al mese al massimo per un anno, ed è rivolto a donne vittime di violenza e in difficoltà.

La domanda per ottenere il reddito di libertà deve essere presentata all’Inps. Questa misura è compatibile con il reddito di cittadinanza.

Ecco come funziona il reddito di libertà, quali sono i requisiti per ottenerlo e come fare domanda.

REDDITO DI LIBERTÀ, COS’È E A COSA SERVE

Il reddito di libertà è un sussidio istituito per garantire e favorire indipendenza economica, l’emancipazione e dei percorsi di autonomia per le donne vittime di violenza che si trovano in condizioni di povertà. Tale misura è stata istituita con il Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 (cosiddetto Decreto Rilancio, poi convertito nella Legge 17 luglio 2020, n. 77) su proposta del Ministero delle Pari Opportunità e del Ministero del Lavoro. Il reddito di libertà ha come scopo, inoltre, contenere i gravi effetti economici provocati dall’emergenza da Covid-19 per le donne vittime di violenza e in condizioni di povertà.

In realtà, “esperimenti” di reddito di libertà erano stati fatti già in alcune Regioni italiane, come ad esempio la Sardegna e Lazio che lo avevano istituito con modalità differenti, nel 2018. Ora la misura si nazionalizza: con il Decreto del Presidente del Consiglio Dei Ministri 17 dicembre 2020 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n.172 del 20 luglio 2021, il Governo ha stanziato 3.000.000 di euro per l’anno 2020 per istituire il “Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza”. A erogare i fondi saranno le Regioni a seconda del numero di abitanti femminili, così come stabilito nell’ambito della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, ovvero nella seduta 178/CU del 17 dicembre 2020.

COME FUNZIONA IL REDDITO DI LIBERTÀ

Il reddito di libertà può essere richiesto direttamente all’Inps dalle interessate per un importo di 400 euro su base mensile per un massimo di 12 mesi. È riconosciuto ed erogato principalmente con lo scopo di garantire le spese per assicurare alle donne vittime di violenza e in difficoltà economiche:

  • autonomia abitativa;
  • percorso scolastico e formativo per i figli o le figlie minori;
  • per riacquisire un’autonomia personale a seguito di episodi di violenza.

I fondi saranno erogati agli enti locali: le singole Regioni poi, stabiliranno le modalità specifiche di assegnazione delle risorse a loro destinate.

REDDITO DI LIBERTÀ, A CHI SPETTA

Il reddito di libertà può essere richiesto dalle donne vittime di violenza, sole o con figli minori a carico, già seguite dai centri anti violenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali locali. Queste donne devono avere intrapreso un percorso di fuoriuscita della violenza. Il reddito quindi interviene per sostenere il loro percorso di autonomia personale, nonché per la tutela e il sostegno per la crescita dei figli o per la propria “libertà”.

Il reddito è destinato alle donne che, inoltre, si trovano in una particolare condizione di povertà e di vulnerabilità. La condizione di “urgenza e di bisogno” di chi fa richiesta deve essere dichiarata e certificata dal servizio sociale professionale di riferimento territoriale che si sta occupando della donna interessata. Ogni donna può presentare richiesta di un solo sussidio. La domanda va fatta nella Regione di residenza o in quella di domicilio.

REDDITO DI LIBERTÀ, COME FARE DOMANDA

A gestire le domande per ottenere il reddito di libertà sarà l’Inps. L’Istituto Nazionale Previdenza Sociale non ha ancora reso note le procedure per presentare l’istanza. La comunicazione dell’Inps sarà soggetta anche alla decisione delle singole Regioni sulle modalità specifiche di erogazione del contributo. Potrebbero essere previste delle risorse extra. La domanda va presentata con apposito modello direttamente all’Inps attraverso i suoi canali telematici, ovvero:

  • direttamente in rete facendo l’autenticazione attraverso il PIN Inps, identità SPID, Carta d’identità elettronica (CIE) o Carta nazionale dei servizi (CNS);
  • tramite il Contact Center integrato Inps, chiamando gratis il numero verde 803164 da rete fissa, o chiamando il numero 06164164 da rete mobile a pagamento;
  • con l’aiuto di patronati e intermediari autorizzati.

Nelle prossime settimane vi sarà una comunicazione ufficiale Inps che spiegherà in che modo  chiedere il contributo economico, vi terremo aggiornati.

DOCUMENTI NECESSARI PER RICHIEDERE IL REDDITO DI LIBERTÀ

In merito alla domanda del reddito di libertà, l’articolo 3 del DPCM 17 dicembre 2020 stabilisce che la domanda dovrà essere presenta all’Inps con una dichiarazione firmata dal rappresentante legale del centro anti violenza che ha preso in carica la donna e deve attestare il percorso di emancipazione e autonomia che l’interessata ha intrapreso.

Alla domanda sarà inoltre, necessario allegare anche la certificazione relativa alla condizione di povertà attestata dal servizio sociale professionale di riferimento territoriale che segue la donna. Per ottenere il reddito è obbligatorio che chi presenta richiesta abbia un certificato che attesti la frequentazione di un percorso all’interno di un centro anti violenza riconosciuto dalla specifica Regione di residenza o domicilio.

Tutti i dettagli sugli altri documenti da allegare alla richiesta saranno comunicati ufficialmente in una specifica circolare Inps nel corso delle prossime settimane.

COMPATIBILITÀ E CUMULABILITÀ DEL REDDITO DI LIBERTÀ

Nel Decreto è chiarito in maniera diretta che il reddito di libertà non è incompatibile con altri strumenti di sostegno come il reddito di cittadinanza. Non è stata chiarita la compatibilità con altre specifiche misure come il reddito di emergenza o altri bonus, per cui a breve potrebbero essere pubblicate FAQ della Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito (vi terremo aggiornati su questo). Poi, ogni Regione potrà disciplinare delle specifiche cumulabilità anche con altri contributi regionali per il sostegno.

Stando al DPCM pubblicato nella GU n. 172 del 20 luglio 2021, l’Inps è addetta al controllo e alla verifica della sussistenza di criteri per ottenere il sussidio. Qualora questi criteri dovessero mancare o se ci fossero dei motivi ostativi, l’Istituto potrà revocare il contributo. Ad esempio, se la donna abbandona il percorso di autonomia nel centro anti violenza potrebbe perdere il reddito di libertà. Inoltre, l’Inps fornirà ai Ministeri competenti dati statistici sulle prestazioni erogate e sui beneficiari di questo sussidio.

FONDI DEL REDDITO DI LIBERTÀ, LA SUDDIVISIONE PER REGIONI

Come stabilito dall’Accordo Stato-Regioni 178/CU e nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 dicembre 2020, i 3.000.000 di euro destinati alla misura sono ripartiti tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. La suddivisione si basa sui dati Istat al 1° gennaio 2020 in merito alla popolazione femminile che si trova nei Comuni di ciascuna Regione e appartiene alla fascia di età tra 18 e 67 anni. Qualora vi siano risorse extra messe in campo dalla Regione, allora tali fondi potranno essere incrementati con un trasferimento diretto dall’Ente locale all’Inps.

Nello specifico, i fondi sono così suddivisi per Regione:

  • Piemonte 198.537 euro;
  • Valle d’Aosta 6.014 euro;
  • Liguria 68.298 euro;
  • Lombardia 491.595 euro;
  • Provincia autonoma Bolzano 30.090 euro;
  • Provincia autonoma di Trento 28.318 euro;
  • Veneto 238.055 euro;
  • Friuli Venezia Giulia 54.112 euro;
  • Emilia Romagna 205.528;
  • Toscana 170.477 euro;
  • Umbria 39.626 euro;
  • Marche 71.026 euro;
  • Lazio 277.928 euro;
  • Abruzzo 61.726 euro;
  • Molise 14.175 euro;
  • Campania 345.087 euro;
  • Puglia 220.895 euro;
  • Basilicata 28.243 euro;
  • Calabria 102.640 euro;
  • Sicilia 274.320 euro;
  • Sardegna 73.313 euro.

RIFERIMENTI NORMATIVI

Decreto del Presidente del Consiglio Dei Ministri 17 dicembre 2020 (Pdf 54 Kb) – Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n.172 del 20 luglio 2021.
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, seduta 178 del 17 dicembre 2020 (Pdf 78 Kb)
Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34 (Pdf 653 Kb) – Convertito in Legge 17 luglio 2020, n. 77 (Pdf 377 Kb)

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