Il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo definitivo del decreto bollette 2026.
Si tratta di una misura pensata per far fronte all’aumento dei costi dell’energia per famiglie imprese, che introduce diverse agevolazioni e bonus.
In questo articolo vi illustriamo cosa prevede e quali sono le novità.
APPROVATO IL DECRETO BOLLETTE 2026
Nella seduta del 18 febbraio 2026, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti per la riduzione del costo dell’energia elettrica e del gas (da qui il nome “decreto bollette 2026”). Il provvedimento si rivolge a famiglie e e imprese, ma introduce nuove misure in materia di risoluzione della saturazione virtuale delle reti elettriche, di integrazione dei centri di elaborazione dati nel sistema elettrico.
Di seguito le principali misure introdotte.
1) CONTRIBUTO EXTRA PER IL PAGAMENTO DELLE BOLLETTE AI REDDITI BASSI
Il decreto introduce un contributo aggiuntivo di 115 euro all’anno sulla bolletta elettrica per 2,7 milioni di famiglie vulnerabili che già percepiscono il bonus sociale pari a 200 euro annui. Il beneficio complessivo per queste famiglie sarà pari a 315 euro all’anno, cifra corrispondente alla metà del costo medio annuale della bolletta elettrica.
2) BONUS BOLLETTE ESTESO
A chi non rientra nel bonus sociale elettrico, ma ha un ISEE inferiore a 25.000 euro, il provvedimento ha deciso di riconoscere comunque un aiuto. In questo caso si tratta di un contributo fino a 60 euro sulla bolletta elettrica attribuito su base volontaria dalle imprese venditrici di energia elettrica a copertura dei costi di acquisto dell’energia del primo bimestre utile dell’anno.
3) CONTRIBUTI CONTRO IL CARO ENERGIA ANCHE ALLE IMPRESE
Il governo ha stanziato fondi anche per andare incontro alle imprese, pari a 431 milioni per il 2026, 500 milioni per il 2027, 68 milioni per il 2028. Queste risorse – che derivano da un incremento di due punti percentuali dell’aliquota IRAP applicata alle imprese di alcuni comparti del settore energetico – verranno utilizzate per riconoscere uno sconto pari a 3,4 euro/MWh per l’anno 2026, 4 euro/MWh per l’anno 2027 e 0,54 euro/MWh per l’anno 2028.
Inoltre, è previsto un contributo sulla bolletta elettrica di 850 milioni per le imprese, corrispondente a 6,8 euro al MWh. Le risorse derivano dalla riduzione delle tempistiche di giacenza degli oneri di sistema, versati dai venditori, nelle casse delle imprese distributrici di energia elettrica.
4) CONTRATTI PPA: ENERGIA PULITA A LUNGO TERMINE
I Power Purchase Agreement (PPA) sono contratti di fornitura a lungo termine che permettono alle aziende di acquistare energia rinnovabile a prezzi fissi e competitivi. Per ovviare alla scarsa forza contrattuale delle singole piccole imprese, il decreto promuove l’aggregazione della domanda attraverso associazioni di categoria, aggregatori territoriali, acquirente unico, che funge da fulcro per centralizzare i volumi di domanda.Incentivando i PPA su base rinnovabile, la norma mira a un disaccoppiamento (decoupling). L’energia prodotta da vento o sole, avendo costi marginali prossimi allo zero, viene venduta a un prezzo fisso contrattato, rendendo la bolletta dell’impresa indipendente dalle fluttuazioni internazionali del gas.
5) GESTIONE DEGLI IMPIANTI FER “EX INCENTIVATI”
Il decreto affronta anche la gestione degli impianti a Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) che hanno terminato il periodo di diritto agli incentivi statali. Questi impianti vengono convogliati nella “Bacheca PPA” gestita da Acquirente Unico per offrire energia a prezzi calmierati. Per incentivare i produttori a offrire prezzi contenuti all’interno di questo sistema, è prevista una premialità economica, pari al 15% della differenza tra il prezzo medio del mercato spot (nella zona dell’impianto) e il prezzo (inferiore) concordato nel servizio di aggregazione. Ad esempio, se il mercato spot quota l’energia a un prezzo molto alto e il produttore accetta di venderla a un prezzo calmierato tramite Acquirente Unico, lo Stato riconosce una quota del risparmio generato come incentivo alla partecipazione.
6) RIMODULAZIONE DEGLI INCENTIVI FOTOVOLTAICO
Il decreto bollette introduce una novità rilevante per chi possiede impianti fotovoltaici incentivati con il “Conto Energia” che paga il proprietario dell’impianto in base a quanta energia effettivamente produce. L’intervento è una sorta di scambio temporale: lo Stato chiede ai produttori di energia solare di ricevere meno soldi oggi (nel periodo 2026-2027) in cambio di un allungamento del periodo di pagamento totale.
I titolari degli impianti possono scegliere tra due strade per contribuire alla riduzione degli oneri:
- opzione 1%, l’incentivo viene ridotto del 15% nel secondo semestre del 2026 e per tutto il 2027. In cambio, lo Stato allunga la durata del contratto di 3 mesi;
- opzione 2, l’incentivo viene ridotto del 30% nello stesso periodo. In cambio, la durata del contratto viene estesa di 6 mesi.
Inoltre, il titolare dell’impianto può decidere di uscire anticipatamente dal vecchio regime di incentivi. In cambio, riceve il supporto per la nuova capacità generata dal repowering (sostituzione con moduli più efficienti). Questo garantisce un aumento della produzione nazionale di energia verde senza consumare nuovo suolo.
7) STRATEGIA GAS: STOCCAGGI E “GAS RELEASE”
Il nuovo provvedimento introduce poi una strategia specifica per la gestione del gas, con l’obiettivo di proteggere l’economia nazionale dalle variazioni improvvise dei prezzi sui mercati internazionali, come quello di Amsterdam (TTF). L’intervento si snoda su due direttrici principali: la gestione delle scorte e l’agevolazione per le industrie che consumano grandi quantità di energia. Nella pratica, si prevede di vendere sul mercato ai prezzi correnti. gas accumulato dal GSE (Gestore Servizi Energetici) e da SNAM, utilizzando il ricavato di queste vendite, che non rimane nelle casse degli enti e viene destinato alla riduzione degli oneri di rete per tutte le imprese italiane.
Inoltre, la norma semplifica le procedure per estrarre gas naturale dai giacimenti italiani (Gas Release) che non verrà venduto liberamente al miglior offerente mondiale, ma offerto prioritariamente alle aziende industriali italiane (particolarmente quelle “energivore”, come acciaierie o vetrerie) a un prezzo fisso e contenuto.
8) CORSIA PREFERENZIALE PER SETTORI HARD-TO-ABATE (HTA) E BIOMETANO
Le industrie pesanti (acciaio, carta, vetro, cemento) hanno difficoltà a elettrificare i processi produttivi. Per questo motivo viene creata una corsia preferenziale per l’acquisto di biometano da parte di questi settori. In questo modo, usando combustibili green, le imprese riducono le emissioni e pagano meno per i permessi ETS (Emission Trading System), salvaguardando la propria competitività economica.
9) REGOLAZIONE CARBON CAPTURE (CCS)
Il decreto affida ad ARERA la governance della futura rete di cattura e stoccaggio della CO2. L’obiettivo è definire regole chiare per l’accesso ai futuri siti di stoccaggio (spesso giacimenti di gas esauriti). Secondo il legislatore, questa è l’infrastruttura necessaria affinché l’industria italiana possa raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050.
10) AIUTI ALLE CENTRALI A GAS
Per le centrali che producono energia elettrica e pagano la cosiddetta “tassa sulle emissioni” (chiamata ETS), il decreto prevede un rimborso per coprire parte di questi costi e del costo del gas stesso. Inoltre, viene riconosciuto anche uno sconto sul trasporto del gas, alleggerendo ulteriormente i costi di gestione di chi produce energia. Poiché gran parte dell’elettricità in Italia viene ancora prodotta bruciando gas, se il costo di produzione delle centrali scende, scende potenzialmente anche il prezzo dell’elettricità sul mercato.
11) PIÙ CONTROLLO CONTRO LE SPECULAZIONI (REMIT)
Per evitare che il prezzo dell’energia salga in modo artificiale a causa di comportamenti scorretti, il decreto rafforza il sistema di vigilanza chiamato REMIT. In questo modo vengono dati più poteri alle autorità per controllare i mercati elettrici e punire chi prova a “fare il furbo” gonfiando i prezzi a danno dei consumatori finali.
12) TAGLIO DEI COSTI PER LE ENERGIE “VERDI”
Il legislatore non interviene solo sul gas, ma anche su alcune fonti rinnovabili che hanno costi di gestione particolari, come quelle che utilizzano scarti organici. In particolare, per quanto riguarda gli impianti che utilizzano bioliquidi, biomasse e biogas (che pur essendo ecologici, pagano alcuni oneri generali di sistema). L’idea è di sostenere queste produzioni locali e pulite, rendendole più competitive e contribuendo a diversificare le fonti di energia.
13) AZZERAMENTO DEL SOVRAPPREZZO SUL GAS
Questa misura punta a uniformare il costo del gas in Italia a quello dei principali mercati europei, eliminando uno svantaggio competitivo storico. Attualmente, il prezzo del gas in Italia (indice PSV) è superiore di circa 2 €/MWh rispetto a quello di Amsterdam (indice TTF) a causa dei costi di trasporto necessari per attraversare i confini di altri Stati. Il decreto introduce un servizio di liquidità che annulla questo scarto, permettendo a tutti i consumatori di beneficiare di prezzi più bassi. L’operazione è finanziata con 200 milioni di euro (Fonte: Art. 3 DL 34/2023), recuperati dalla vendita delle riserve di gas precedentemente accumulate dal GSE e da SNAM.
14) SEMPLIFICAZIONE PER I DATA CENTER
Il decreto introduce un percorso autorizzativo accelerato per la realizzazione dei data center, strutture ormai indispensabili per la digitalizzazione del Paese. Per snellire la burocrazia, viene adottato un procedimento unico che integra tutte le valutazioni necessarie in un’unica sede. La responsabilità del rilascio dei permessi dipende dalla potenza energetica del progetto: per impianti fino a 300 MW la competenza è della Regione (che può delegare alla Provincia), mentre per quelli che superano i 300 MW l’autorità di riferimento diventa direttamente il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
15) CONTRASTO ALLA SATURAZIONE VIRTUALE DELLA RETE
Il governo ha deciso di intervenire anche per risolvere il problema della “saturazione virtuale”, una condizione che negli ultimi anni ha bloccato l’accesso alla rete elettrica a causa di migliaia di richieste di connessione per impianti mai realizzati. Per liberare questa capacità inutilizzata, le nuove norme stabiliscono una gerarchia chiara: viene garantito il diritto di connessione prioritaria agli impianti che sono già autorizzati o abilitati. Per tutte le altre richieste pendenti, la capacità residua non verrà più assegnata “a pioggia”, ma sarà messa a disposizione attraverso procedure periodiche che assegneranno specifici slot di capacità di rete libera solo a progetti concreti e verificati.
QUANDO ENTRA IN VIGORE
Le novità introdotte dal decreto bollette 2026 entreranno in vigore con la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale. Le misure sono valide appena il decreto viene pubblicato, ma il Parlamento ha 60 giorni di tempo dalla pubblicazione per esaminare il testo, apportare eventuali modifiche e votare la “legge di conversione”. Se il Parlamento non lo converte in legge entro il termine dei 60 giorni, il decreto perde efficacia fin dall’inizio (decade ex tunc).
L’avvio di molte misure, inoltre, è stata rimandato alla pubblicazione di specifici decreti attuativi. Pertanto, bisognerà attendere le prossime mosse del legislatore.
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