Il Rapporto biennale sulle pari opportunità è ancora operativo nel 2026.
L’obbligo di redazione e trasmissione del rapporto, tuttavia, riguarda una specifica platea di datori di lavoro.
Non tutti infatti sono tenuti a inviare la comunicazione obbligatoria telematica introdotta e disciplinata dal Codice delle pari opportunità.
In questa guida chiara e dettagliata vi spieghiamo chi è obbligato a farlo e come funziona. Inoltre, vi illustriamo le istruzioni per la compilazione del modello, prima di procedere con l’invio.
RAPPORTO BIENNALE PARI OPPORTUNITÀ, COS’È E PER CHI È OBBLIGATORIO
Il rapporto biennale per le pari opportunità o parità di genere (“Rapporto biennale situazione personale maschile femminile”) è un documento statistico che offre una panoramica dettagliata sul trattamento riservato a lavoratrici e lavoratori all’interno del contesto aziendale, analizzando aspetti cruciali come l’inquadramento professionale e i livelli retributivi.
L’obbligo di redazione e di invio periodico alle rappresentanze sindacali riguarda tutte le imprese, pubbliche e private, che superano i 50 dipendenti calcolati sul totale delle sedi e delle unità produttive. In passato, prima che la Legge sulla parità salariale intervenisse a modificare la disciplina del Codice della pari opportunità, l’adempimento scattava infatti soltanto sopra i 100 dipendenti. Tale limite però è stato dimezzato a partire dal 2022.
Al contrario, le realtà aziendali che si attestano pari o al di sotto dei 50 dipendenti sono escluse dal vincolo di legge. Hanno tuttavia la facoltà di compilarlo su base volontaria, una scelta strategica che si rivela particolarmente vantaggiosa per agevolare l’ottenimento della certificazione della parità di genere e per migliorare il posizionamento nei bandi di gara e negli appalti pubblici.
ISTRUZIONI COMPILAZIONE
Le istruzioni per la compilazione e l’invio del rapporto sono quelle contenute nel decreto interministeriale del 29 marzo 2022 pubblicato il 17 maggio 2022 e sono valide ancora oggi.
Per la corretta compilazione e trasmissione il referente aziendale o il professionista delegato deve collegarsi al portale istituzionale “Servizi Lavoro” del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, da questa pagina, e autenticarsi con SPID, CIE o CNS.
A questo punto, la procedura guidata richiede l’inserimento delle informazioni relative alla struttura occupazionale del biennio di riferimento (in questo caso il 2024-2025, per il 2026). Il modello è strutturato in sezioni e richiede dati numerici aggregati e disaggregati per genere, con particolare attenzione a:
- distribuzione dei dipendenti per qualifica, livello contrattuale e mansione;
- numero di assunzioni, flussi di mobilità, promozioni e cessazioni;
- dettaglio della formazione erogata e ore complessive di cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali;
- monte retributivo lordo, comprensivo di premi di risultato, straordinari e componenti accessorie dello stipendio.
Grazie alle funzionalità del sistema informatico, per le aziende che hanno già adempiuto nei cicli precedenti è possibile recuperare in automatico le informazioni anagrafiche e storiche fisse, accelerando l’inserimento e focalizzandosi solo sui dati variabili del biennio.
Una volta completati tutti i quadri del modulo online, il sistema effettua un controllo di coerenza formale. Se non emergono errori, l’utente può procedere al salvataggio definitivo. Questa operazione genera un documento in formato PDF e invia contestualmente e in modo automatico i dati alla Consigliera o al Consigliere di parità competente per territorio.
Subito dopo l’invio, il portale rilascia una ricevuta telematica che attesta la regolare trasmissione. Il datore di lavoro è tenuto a scaricare sia il file PDF del rapporto sia la ricevuta, per inoltrarli tempestivamente alle rappresentanze sindacali aziendali (RSA o RSU) e completare così l’intero iter ispettivo.
SCADENZe DA RISPETTARE
In via generale, il rapporto ha una cadenza biennale. L’anno di scadenza ordinario cade sempre negli anni pari (es. 2022, 2024, 2026, 2028).
Il termine ordinario stabilito dalla legge è il 30 aprile dell’anno successivo alla chiusura del biennio monitorato. Il 30 aprile 2026, quindi, è stato il termine ultimo per procedere con l’invio del Rapporto relativo agli anni 2024 2025.
È possibile, tuttavia, che talvolta il governo congeda delle proroghe. Per esempio, A causa di rallentamenti e difficoltà tecniche riscontrate dagli utenti sulla piattaforma informatica ministeriale, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha differito ufficialmente la scadenza dal 30 aprile al 15 maggio 2026. Mentre è stata aperta una finestra sanatoria per le aziende che non avevano completato o trasmesso correttamente i dati relativi al vecchio biennio 2022-2023, alle quali è stato concesso fino al 15 marzo 2026 per rimediare.
COSA SI RISCHIA SE NON SI PROCEDE CON L’INVIO
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), incrociando i dati del portale ministeriale, individua le aziende inadempienti ed emette una formale diffida ad adempiere. Tra queste ci sono quelle soggette all’obbligo (con oltre 50 dipendenti) che non hanno effettuato l’invio entro il termine prorogato del 15 maggio 2026 si trovano in una condizione di irregolarità.
Dalla ricezione della notifica della diffida, l’azienda ha a disposizione un termine di 30 giorni per collegarsi al portale “Servizi Lavoro”, compilare il modello e completare l’invio telematico.
Se l’azienda decide di ignorare la diffida, e qualora l’inottemperanza si protragga oltre i 12 mesi dalla diffida iniziale, scatta in automatico la sanzione accessoria che prevede la sospensione per la durata di un anno di tutti i benefici contributivi e previdenziali di cui l’azienda eventualmente gode.
Le aziende che partecipano a gare pubbliche o beneficiano di fondi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sono escluse dagli appalti e dai fondi pubblici con effetto immediato. Dal giorno successivo alla scadenza del 15 maggio 2026, infatti, le stazioni appaltanti richiedono la ricevuta dell’avvenuta trasmissione del rapporto aggiornato.
La mancanza del documento determina l’esclusione immediata dalla procedura di gara o la revoca dell’aggiudicazione, senza attendere i tempi di verifica dell’Ispettorato del Lavoro.
GUIDE E AIUTI SULLA PARITÀ DI GENERE
Per approfondire l’argomento, vi consigliamo di leggere come funziona la certificazione per la parità di genere in Italia e quali sono i vantaggi, così da capirne anche meglio le differenze. A vostra disposizione anche l’articolo dove vi spieghiamo quali sono contributi per ottenere la certificazione sulla parità di genere e
ALTRI INTERESSANTI AGGIORNAMENTI
Vi invitiamo a consultare anche la nostra guida all’esonero contributivo per la parità di genere.
Potrebbe interessarvi anche sapere come funziona il bonus per l’assunzione di donne disoccupate e quali sono i settori e le professionisti con più disparità tra uomo e donna.
Per conoscere tutte le altre forme di agevolazioni è possibile visitare la nostra pagina dedicata gli aiuti per le imprese.
Se volete restare sempre aggiornati vi invitiamo ad iscrivervi alla nostra newsletter gratuita, al nostro canale Whatsapp e al canale Telegram.
Potete anche seguire il canale TikTok @ticonsigliounlavoro e l’account Instagram.
Seguiteci anche su Google News mettendo una spunta (basta cliccare sul quadratino).
