Arriva lo stop a Opzione Donna con la Legge di Bilancio 2026.
Dal 1° gennaio, la misura che permetteva alle lavoratrici di accedere alla pensione anticipata con requisiti agevolati, non è più disponibile.
La sospensione definitiva di questo strumento segna la fine di una delle strade preferite da molte lavoratrici per anticipare l’uscita dal lavoro, ma sono rimasti altre modalità alternative e flessibili nel 2026.
In questo articolo vediamo quali sono e cosa prevedono.
LO STOP A OPZIONE DONNA CONFERMATO DALLA LEGGE DI BILANCIO 2026
La Legge di Bilancio 2026 non ha prorogato Opzione Donna.
Alla misura di pensionamento anticipato hanno potuto accedere le lavoratrici che avevano accumulato almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2024 donne e compiuto 61 anni di età (riducibili a 60 con 1 figlio e 59 con 2 o più figli). In deroga ai requisiti standard.
Questa misura era stata introdotta per sostenere le lavoratrici che, per motivi familiari o di salute, avevano bisogno di uscire prima dal lavoro. Nel corso degli anni è stata prorogata più volte, ma dal 1° gennaio 2026 non è più disponibile.
Chi ha raggiunto i requisiti di Opzione Donna entro fine 2025 può comunque presentare la domanda, anche nel 2026.
Con la fine di questa misura, le donne che speravano in questa forma di pensionamento anticipato dovranno orientarsi verso alternative previste dalla normativa generale o da altri strumenti sperimentali, meno vincolati dal genere ma comunque flessibili. Vediamo quali sono.
MODALITÀ DI PENSIONAMENTI ANTICIPATO NEL 2026
Dal 2026, le principali modalità di pensionamento anticipato sono:
- la pensione anticipata ordinaria, a cui è possibile accedere con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, senza limite di età;
- l’APE Sociale riservata alle categorie tutelate (ovvero disoccupati, invalidi civili al 74%, caregiver, lavoratori impiegati in attività gravose) per la quale è necessario avere almeno 63 anni e 5 mesi di età e 30 anni di contributi versati o 36 anni (per chi svolge lavori gravosi). Mentre alle madri è riconosciuto uno sconto dei requisiti contributivi di 12 mesi per ogni figlio (fino a un massimo 2 anni);
- la pensione anticipata contributiva a 64 anni, riservata esclusivamente a chi ha iniziato a versare contributi dopo il 1° gennaio 1996 (sistema contributivo puro) e ha almeno 20 anni di versamenti effettivi. L’assegno maturato deve essere però superiore a 3 volte l’assegno sociale, ridotta a 2,8 o 2,6 per le donne con figli;
- Quota 41 per i lavoratori precoci, dedicata a chi ha iniziato a lavorare giovanissimo. In questo caso bastano 41 anni di contributi, di cui almeno 12 mesi versati prima del compimento dei 19 anni. Ma l’accesso è riservato ai profili tutelati (disoccupati, invalidi, caregiver o lavori gravosi);
- la pensione anticipata per chi svolge mansioni particolarmente faticose (es. lavori notturni, catena di montaggio), che riconosce l’uscita dal lavoro con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi.
GUIDA ALLE PENSIONI NEL 2026
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Complimenti al nostro sistema politico che fa lavorare le donne ad oltranza…60 anni non sono ahimè sufficienti