Aumento pensioni 2026: cosa cambia e quali sono i nuovi importi

A quanto corrisponde l’aumento delle pensioni effettivo nel 2026? Ecco cosa cambia e quali sono i nuovi importi

pensione, quota 103

L’adeguamento delle prestazioni previdenziali al costo della vita e l’introduzione della nuova IRPEF, hanno determinato l’aumento di diverse pensioni nel 2026. 

Questo doppio binario di aggiornamento, uno relativo all’importo lordo e l’altro alla tassazione netta, configura un anno di transizione importante per i pensionati italiani, volto a mitigare gli effetti dell’erosione monetaria.

Ecco un’analisi dettagliata delle novità, delle percentuali di rivalutazione e dei nuovi importi previsti.

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A QUANTO CORRISPONDE L’AUMENTO GENERALE DELLE PENSIONI NEL 2026

L’adeguamento delle prestazioni previdenziali al costo della vita non risponde a una scelta discrezionale, ma segue un meccanismo automatico volto a proteggere il potere d’acquisto dei cittadini di fronte all’andamento dei prezzi al consumo.

Ogni anno, infatti, l’INPS aggiorna gli importi degli assegni, rivalutandoli e adeguandoli al nuovo indice dei prezzi ISTAT. Per il 2026, l’indice di perequazione automatica è stato fissato all’1,4%. 

Tuttavia, l’incremento non viene applicato in misura uniforme a tutti i contribuenti: non tutte le pensioni, cioè, aumentano dell’1,4%.

La normativa prevede infatti che la rivalutazione sia piena solo per gli assegni di importo più contenuto, decrescendo progressivamente all’aumentare del reddito pensionistico complessivo. Nel dettaglio:

  • la rivalutazione si applica al 100% (cioè piena, pari a +1,4%) ai trattamenti pensionistici il cui importo lordo mensile non supera le 4 volte il trattamento minimo INPS, ovvero fino alla soglia di 2.413,60 euro;

  • la rivalutazione si applica al 90% (cioè ridotta del 10%, da +1,4% a +1,26%) agli assegni compresi tra le 4 e le 5 volte il minimo, indicativamente per importi lordi fino a 3.017,00 euro;

  • la rivalutazione si applica al 75% (quindi ridotta del 25%, da +1,4% a +1,05%) a tutti i trattamenti che superano le 5 volte il minimo, ovvero per importi lordi superiori a 3.017,00 euro.

Prendendo come riferimento alcuni importi, è possibile osservare l’impatto della rivalutazione nelle diverse fasce di reddito. Ad esempio, chi percepisce una pensione di 1.500 euro lordi beneficia dell’aumento pieno dell’1,4%, poiché l’importo rientra nella soglia protetta (fino a 4 volte il trattamento minimo). Pertanto, in questo caso, l’incremento è di 21 euro al mese. 

Lo stesso meccanismo si applica a chi riceve una pensione di 2.400 euro lordi. Anche qui la rivalutazione rimane al 100%, determinando un accredito aggiuntivo di 33,60 euro mensili.

La progressione dell’aumento cambia leggermente quando si superano determinate soglie. Per un assegno di 2.800 euro lordi, ad esempio, la normativa prevede l’attivazione dell’aliquota ridotta al 90% dell’indice ISTAT (che si traduce in un tasso reale dell’1,26%). Di conseguenza l’aumento mensile è di 35,28 euro. Infine, per i trattamenti più elevati, come una pensione di 4.000 euro lordi, la rivalutazione scende al 75% del tasso base, applicando un incremento reale dell’1,05%. In questa circostanza, l’adeguamento lordo è di 42 euro al mese.

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PER CHI AUMENTANO GLI ASSEGNI CON LA NUOVA IRPEF

Oltre alla rivalutazione del lordo, una novità del 2026 riguarda la riforma fiscale. Con la Legge di Bilancio 2026, è stata introdotto un nuovo taglio dell’IRPEF sul secondo scaglione di reddito, che passa dal 35% al 33% per chi ha un ISEE compreso tra 28.000 euro e 50.000 euro annui.

Questo intervento si traduce in un risparmio fiscale che aumenta l’importo netto dell’assegno. I beneficiari sono principalmente i pensionati con redditi medi che superano i 28.000 euro lordi annui.

L’effetto pratico è un risparmio massimo annuo di circa 440 euro per chi raggiunge la soglia dei 50.000 euro. L’INPS ha applicato le nuove aliquote a partire dal cedolino di marzo, includendo i conguagli per i mesi precedenti.

Pertanto, nel cedolino pensione di aprile gli incrementi sono entrati pienamente a regime.

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TRATTAMENTO MINIMO E PENSIONI BASSE: I NUOVI IMPORTI

Anche le pensioni minime hanno ricevuto una tutela rafforzata attraverso un incremento aggiuntivo straordinario.

Per il 2026, l’importo base del trattamento minimo è salito a 611,85 euro.

Tuttavia, grazie alla conferma della maggiorazione straordinaria dell’1,3% per le pensioni pari o inferiori al minimo, l’importo finale spettante raggiunge i 619,80 euro mensili.

Anche l’assegno sociale ha subito un adeguamento, attestandosi su un valore stimato di circa 541,89 €.

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COME VERIFICARE L’AUMENTO SUL CEDOLINO

È possibile controllare l’applicazione della rivalutazione e il nuovo calcolo IRPEF attraverso il portale dell’INPS. Accedendo all’area riservata da questa pagina, tramite SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi), basta cercare il servizio “Cedolino della pensione”.

All’interno del documento, alla voce “Perequazione“, è indicato l’aumento lordo, mentre la sezione dedicata alle “Trattenute IRPEF” mostra l’eventuale beneficio fiscale derivante dalle nuove aliquote.

RIFERIMENTI NORMATIVI

GUIDA ALLE PENSIONI NEL 2026

Per approfondire, vi consigliamo di leggere la nostra guida alle pensioni nel 2026. Aggiornata con tutte le novità introdotte.

ALTRI INTERESSANTI APPROFONDIMENTI 

Vi consigliamo di leggere la nostra guida agli assegni familiari e quella sull’assegno sociale, per capirne meglio le differenze.

Vi consigliamo di leggere infine come funziona la rivalutazione delle pensioni e quello specifico sull’aumento delle pensioni minime nel 2026.

Per conoscere tutti gli aiuti per lavoratori e famiglie disponibili potete visitare questa pagina. Per conoscere tutte le novità per i pensionati, vi invitiamo invece a visitare questa sezione.

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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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