Pensioni di importo pari a zero nel 2026: chi viene cancellato dagli elenchi INPS

Tutti i dettagli su quali sono le pensioni con importo pari a zero nel 2026, cosa accade in questi casi e alcuni esempi

INPS
Photo credit: PHLD Luca / Shutterstock

In occasione dell’avvio dell’anno previdenziale 2026, l’INPS ha consolidato le procedure di gestione delle pensioni cosiddette “a importo zero”.

Per queste pensioni, le Strutture territoriali disporranno le necessarie verifiche ed eventualmente provvederanno all’eventuale eliminazione della posizione.

In questo articolo vi spieghiamo quali sono le pensioni con un importo pari a zero, nonché cosa può accadere a chi rientra in questa categoria.

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COSA SONO LE PENSIONI A IMPORTO ZERO

Le pensioni a importo zero non indicano la cancellazione definitiva del diritto alla previdenza, ma rappresentano uno stato amministrativo in cui l’INPS, pur mantenendo attiva la posizione del contribuente nei propri archivi, non procede all’erogazione di denaro.

Secondo la Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025 (cui disposizioni restano valide nel 2026), questo fenomeno si verifica principalmente per ragioni di verifica dei requisiti o per compensazioni contabili, volti a garantire la correttezza dei flussi finanziari.

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LE CAUSE PRINCIPALI DI AZZERAMENTO

L’azzeramento del cedolino può dipendere da fattori reddituali, sanitari o amministrativi.

Ecco alcuni esempi:

  • assenza di dati reddituali (Modello RED), per le prestazioni legate al reddito (come l’integrazione al minimo o l’assegno sociale), se il pensionato non comunica i propri redditi entro i termini stabiliti (per il 2026 la scadenza è stata il 28 febbraio), allora in questo caso l’Istituto azzera la prestazione in via cautelativa;

  • superamento delle soglie di legge, se dai controlli incrociati con l’Agenzia delle Entrate emerge che il reddito del nucleo familiare supera i limiti previsti per quell’anno, la quota integrativa o l’assegno vengono portati a zero;

  • recupero crediti e conguagli, se l’INPS cioè deve recuperare somme erogate in eccesso negli anni precedenti (ad esempio per i bonus una tantum del 2022 o 2023), può trattenere l’intero importo della pensione fino a concorrenza del debito;

  • revisione sanitaria scaduta, nel caso di invalidità civile, se il cittadino non si presenta alla visita di revisione o se il verbale non viene rinnovato in tempo, l’erogazione viene sospesa e l’importo risulta pari a zero.
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PARAMETRI DI RIFERIMENTO NEL 2026

Per evitare l’azzeramento per motivi reddituali, i limiti da non superare nel 2026 sono stati aggiornati in base all’inflazione registrata:

  • il trattamento minimo, che rappresenta la soglia di base per le pensioni del settore privato, è fissato per il 2026 a 611,85 euro mensili, come stabilito dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 novembre 2025;

  • l’assegno sociale, la prestazione assistenziale destinata a chi si trova in condizioni economiche disagiate, corrisponde a 546,23 euro al mese, secondo quanto riportato nella Circolare INPS n. 153 del 2025;

  • il pagamento mensile massimo che l’INPS eroga a chi ha diritto alla pensione minima, integrato dalla maggiorazione straordinaria prevista dalla Legge di Bilancio 2026, equivale a 619,80 euro.
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COME VERIFICARE LA PROPRIA SITUAZIONE

L’elenco delle pensioni rinnovate con importo pari a “zero” è disponibile sul sito dell’INPS a cui è possibile accedere da questa pagina con SPID, CIE o CNS, ed è possibile consultarlo seguendo questo percorso: “Processi” > “Assicurato pensionato” > “Servizi al pensionato” > “Procedure di gestione della pensione” > “Reporting Operativo – Liste Parametriche”.

COSA ACCADE ALLE PENSIONI A IMPORTO ZERO

L’INPS ha specificato che, una volta individuate le pensioni a zero euro, le Strutture territoriali devono seguire prima esaminare ogni singolo caso e poi decidere se ricostituire o eliminare la pensione.

Quindi:

  • se si riscontra che il beneficiario non ha più diritto alla pensione per ragioni previste dalla normativa (ad esempio, superamento dei limiti di reddito o cessazione dei requisiti di legittimità), la pensione può essere eliminata. Questo significa che la prestazione non verrà più erogata e verrà definitivamente cancellata;

  • se, invece, l’esame rivela che l’azzeramento dell’importo è stato dovuto a un errore o a una situazione che si può correggere (ad esempio, una revisione dei redditi che deve essere aggiornata o un errore amministrativo), la pensione dovrà essere ricostituita, ossia il pagamento dovrà essere ripristinato e calcolato correttamente;

Le pensioni a zero euro possono essere ricostituite in vari casi. Ad esempio quando mancano documenti. Una volta forniti, INPS può riattivare la pensione. Oppure se cambiano informazioni personali come reddito o stato civile, e il beneficiario torna a soddisfare i requisiti. In questi casi la pensione torna attiva.

Poi, ci sono i casi in cui le Leggi possono cambiare e restituire il diritto alle pensioni precedentemente escluse o azzerate. Stesso discorso se si riacquistano requisiti persi temporaneamente. In tal caso, la pensione torna a essere attiva.

COSA PUÒ FARE IL PENSIONATO

Nel caso in cui un pensionato si trovi con una pensione a zero euro o sospesa, può verificare la propria posizione contributiva e i dati legati alla pensione attraverso il portale INPS, accedendo all’area riservata con SPID, CIE o CNS. In questo modo è possibile controllare la situazione pensionistica, eventuali errori o incongruenze nei calcoli e accertarsi che tutte le informazioni siano corrette.

Questo passaggio include la verifica del reddito dichiarato e che da diritto alla pensione, in particolare se si tratta di una pensione di reversibilità, invalidità o altro tipo di prestazione.

Se il pensionato nota che la pensione è stata azzerata senza una motivazione chiara o se non riesce a trovare la causa tramite il portale, può contattare l’INPS per chiedere chiarimenti al contact center, al numero dedicato 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 (da cellulare, a pagamento secondo la tariffa del proprio operatore). Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 20:00 e sabato dalle 8:00 alle 14:00.

In alternativa, è possibile recarsi in una sede INPS per parlare con un operatore o un consulente.

A questo punto, se l’azzeramento è stato causato da un errore, si può chiedere una revisione o la ricostituzione della pensione presentando tutta la documentazione necessaria per supportare la richiesta, anche servendosi dell’aiuto di un esperto (come un avvocato o un consulente del lavoro) o di un Patronato.RIFERIMENTI DI PRASSI

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GUIDA ALLE PENSIONI NEL 2026

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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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