Il Governo annuncia lo stop della pensione con Quota 103 dal 2026.
Il “sistema delle quote”, nato per superare la Legge Fornero, sembra aver perso appeal e non ha prodotto i risultati sperati tra il 2024 e i primi mesi del 2025.
Dunque, dal 1° gennaio, lascia il posto a altre forme di pensionamento anticipato.
In questo articolo vi spieghiamo quali sono le novità e cosa cambia.
IL MOTIVO DELLO STOP ALLA PENSIONE QUOTA 103 DAL 2026
Il Governo ha deciso di non prorogare Quota 103 nel 2026, la misura che permette di andare in pensione anticipatamente con 62 anni di età e 41 anni di contributi. Il motivo è che dal 2024 sono state introdotte modifiche che ne hanno ridotto drasticamente l’attrattiva. Basti pensare che secondo l’Osservatorio INPS aggiornato a Luglio 2025, lo scorso anno sono state presentate 15.000 domande di accesso a Quota 103 e solo 1.153 pensioni sono state effettivamente liquidate. Un crollo rispetto alle 23.249 del 2023. A frenare la corsa alle richieste sono i seguenti “limiti” della misura:
- l’assegno è calcolato interamente con il metodo contributivo, che penalizza chi ha avuto carriere discontinue o stipendi bassi;
- le finestre mobili sono state allungate a 7 mesi per il settore privato, 9 per quello pubblico. Cioè, è aumentato il tempo di attesa tra la maturazione dei requisiti e l’erogazione della pensione;
- è stato imposto un tetto massimo all’assegno fino al raggiungimento dei 67 anni. Ossia, 4 volte il trattamento minimo, circa 2.413 euro mensili nel 2025.
La scarsa convenienza, quindi, ha spinto molti lavoratori a rinunciare all’uscita anticipata. Paradossalmente, molti preferiscono aspettare i requisiti della Legge Fornero, che garantisce un assegno più alto e una decorrenza più certa. Tuttavia, ci sono altre modalità di uscita anticipata dal lavoro che restano attive nel 2026. Vediamole.
MODALITÀ DI PENSIONAMENTI ANTICIPATO NEL 2026
Le modalità di pensionamento anticipato confermate dalla Legge di Bilancio 2026 sono:
- la pensione anticipata ordinaria, a cui è possibile accedere con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, senza limite di età;
- l’APE Sociale riservata alle categorie tutelate (ovvero disoccupati, invalidi civili al 74%, caregiver, lavoratori impiegati in attività gravose) per la quale è necessario avere almeno 63 anni e 5 mesi di età e 30 anni di contributi versati o 36 anni (per chi svolge lavori gravosi). Mentre alle madri è riconosciuto uno sconto dei requisiti contributivi di 12 mesi per ogni figlio (fino a un massimo 2 anni);
- la pensione anticipata contributiva a 64 anni, riservata esclusivamente a chi ha iniziato a versare contributi dopo il 1° gennaio 1996 (sistema contributivo puro) e ha almeno 20 anni di versamenti effettivi. L’assegno maturato deve essere però superiore a 3 volte l’assegno sociale, ridotta a 2,8 o 2,6 per le donne con figli;
- Quota 41 per i lavoratori precoci, dedicata a chi ha iniziato a lavorare giovanissimo. In questo caso bastano 41 anni di contributi, di cui almeno 12 mesi versati prima del compimento dei 19 anni. Ma l’accesso è riservato ai profili tutelati (disoccupati, invalidi, caregiver o lavori gravosi);
- la pensione anticipata per chi svolge mansioni particolarmente faticose (es. lavori notturni, catena di montaggio), che riconosce l’uscita dal lavoro con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi.
GUIDA ALLE PENSIONI NEL 2026
Per approfondire l’argomento e conoscere tutte le novità relative all’argomento, vi consigliamo di leggere la nostra guida alle pensioni nel 2026.
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