Quanto prenderò di pensione? Come calcolarlo con il simulatore INPS gratuito

L’INPS mette a disposizione un simulatore gratuito che stima l’importo della pensione. Ecco come usarlo e come funziona

Quanto prenderò pensione, la mia pensione futura INPS

“Quanto prenderò di pensione?” è una delle domande più frequenti tra i lavoratori, e anche una di quelle a cui è più difficile rispondere da soli.

L’importo dipende dai contributi versati in tutta la carriera, dall’età a cui si smetterà di lavorare e da coefficienti che cambiano nel tempo.

Per dare una risposta l’INPS mette a disposizione un servizio gratuito chiamato “La mia pensione futura“, che stima l’importo dell’assegno partendo direttamente dai contributi registrati negli archivi dell’Istituto.

In questa guida vi spieghiamo cos’è, chi può usarlo, come accedervi, come si legge il risultato e quali sono i limiti da tenere presenti per non farsi un’idea sbagliata.

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COS’È “LA MIA PENSIONE FUTURA”

La mia pensione futura è il servizio online dell’INPS che permette di simulare quale sarà presumibilmente la pensione al termine dell’attività lavorativa.

Il calcolo si basa sulla normativa in vigore e su tre elementi fondamentali: l’età del lavoratore, la sua storia lavorativa e la retribuzione o il reddito percepito.

Il servizio è attivo dal 2017 ed è l’evoluzione digitale della cosiddetta busta arancione, l’iniziativa presentata dall’INPS nel 2016 per informare i cittadini sulla propria posizione previdenziale. La versione cartacea fu spedita solo a una parte dei lavoratori, oggi la stessa informazione è disponibile online per tutti, in qualsiasi momento e gratuitamente.

A differenza di un qualsiasi calcolatore trovato in rete, qui i dati non li inserisce l’utente, ma li fornisce direttamente l’INPS, attingendo all’estratto conto contributivo.

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CHI PUÒ USARLO E CHI NO

Il servizio è rivolto ai lavoratori iscritti alle gestioni previdenziali amministrate dall’INPS, tra cui:

  • il Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD);

  • la Gestione separata, per collaboratori e liberi professionisti senza cassa;

  • le gestioni dei lavoratori autonomi, cioè artigiani, commercianti e coltivatori diretti;

  • le casse dei dipendenti pubblici;

  • gli altri fondi e gestioni amministrati dall’Istituto.

Non possono invece utilizzarlo:

  • chi è già titolare di una pensione diretta, di vecchiaia, anticipata o di anzianità;

  • chi non ha ancora maturato contributi sufficienti perché il sistema possa elaborare una proiezione;

  • chi ha versato contributi presso casse professionali autonome, come quelle di avvocati, medici, ingegneri o commercialisti, che non sono gestite dall’INPS.

C’è poi un caso particolare che coglie di sorpresa molti lavoratori: chi ha contributi versati all’ex ENPALS, l’ente di previdenza dei lavoratori dello spettacolo confluito nell’INPS nel 2012, al momento non riesce a ottenere la simulazione. In questi casi la strada resta solo quella dello sportello INPS o del patronato.

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COME ACCEDERE AL SERVIZIO

Per usare il simulatore INPS “La mia pensione futura” serve l’identità digitale, perché il servizio mostra dati personali e contributivi.

Le credenziali accettate sono:

  • SPID di livello 2;
  • CIE, la Carta d’Identità Elettronica;
  • CNS, la Carta Nazionale dei Servizi.

Sul sito dell’INPS il servizio si raggiunge dalla sezione “Pensione e Previdenza”, cercando “La mia pensione futura” tra i servizi e accedendo a questa pagina.

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COME FUNZIONA LA SIMULAZIONE

Una volta effettuato l’accesso, il servizio propone un percorso guidato:.

  • Il primo passaggio è la verifica della situazione contributiva attuale. Il sistema mostra i contributi già registrati a nome del lavoratore: è il momento più importante dell’intera procedura, perché tutto il calcolo successivo si basa su quei dati. Se manca un periodo di lavoro, la stima sarà più bassa del dovuto.

  • Il secondo passaggio riguarda le ipotesi sul futuro. Poiché nessuno può sapere quanto guadagnerà nei prossimi vent’anni, il simulatore proietta in avanti la carriera sulla base di alcune assunzioni: una crescita della retribuzione, un andamento del PIL che rivaluta i contributi accantonati e la continuità dei versamenti fino alla pensione.

  • Il terzo passaggio è la simulazione avanzata, facoltativa ma è la parte più utile. Qui si possono modificare le ipotesi e vedere come cambia il risultato: cosa succede se lo stipendio cresce meno del previsto, se ci si ferma per un periodo di disoccupazione, se si cambia lavoro o se si posticipa l’uscita di due anni. È il modo per capire quali variabili pesano davvero sulla propria pensione.

COSA RESTITUISCE IL SIMULATORE

Al termine del percorso il servizio fornisce tre informazioni principali.

  • La data presunta di pensionamento, cioè quando si maturerà il diritto in base ai requisiti vigenti.

  • L’importo stimato della pensione, espresso su base mensile e annua.

  • Il tasso di sostituzione, che è il dato meno conosciuto e forse il più significativo: indica il rapporto percentuale tra la prima pensione e l’ultima retribuzione. Un tasso del 70%, per esempio, significa che l’assegno sarà pari a poco più di due terzi dell’ultimo stipendio. È il numero che dice davvero se il tenore di vita potrà essere mantenuto.

I risultati sono scaricabili in PDF, così da poterli conservare e confrontare con simulazioni successive.

COME VIENE CALCOLATA LA PENSIONE

Capire il meccanismo aiuta a leggere il risultato senza sorprese. Il sistema italiano prevede tre modalità di calcolo, che dipendono da quando si è iniziato a versare i contributi.

  • Il sistema retributivo lega la pensione alle ultime retribuzioni percepite ed è il più favorevole. Si applica solo ai periodi maturati fino al 1995 da chi a quella data aveva almeno diciotto anni di contributi.

  • Il sistema contributivo lega invece la pensione a quanto effettivamente versato nell’arco della carriera. Riguarda per intero chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi.

  • Il sistema misto combina i due criteri ed è quello di chi era già al lavoro prima del 1996 ma non aveva ancora raggiunto i diciotto anni di contributi.

Nel sistema contributivo il calcolo funziona così: i contributi versati ogni anno si accumulano in un montante, che viene rivalutato in base all’andamento del PIL.

Al momento della pensione il montante si moltiplica per un coefficiente di trasformazione, un valore stabilito con decreto ministeriale che cresce all’aumentare dell’età di uscita e che viene aggiornato periodicamente per tenere conto della speranza di vita.

Posticipare la pensione anche di un solo anno aumenta l’assegno due volte, perché si versano più contributi e perché si applica un coefficiente più alto. È esattamente il tipo di confronto che la simulazione avanzata permette di quantificare.

I LIMITI DA CONOSCERE

Il simulatore è uno strumento serio, ma va letto per quello che è. Ci sono cinque avvertenze che conviene tenere a mente.

  • Gli importi sono lordi. La cifra che compare non è quella che arriverà sul conto: dalla pensione vanno sottratte IRPEF e addizionali, esattamente come dallo stipendio. Il netto è sensibilmente più basso.

  • La simulazione considera una gestione alla volta. Chi ha lavorato come dipendente e poi come autonomo, o ha versato in più fondi, deve effettuare più simulazioni e sommare i risultati. Il servizio non restituisce automaticamente il quadro complessivo.

  • Le ipotesi sul futuro sono per loro natura ottimistiche. Il modello presuppone continuità dei versamenti e una crescita della retribuzione e del PIL. Una carriera con interruzioni, part-time o periodi di disoccupazione produrrà un risultato più basso di quello simulato.

  • Il risultato non ha valore certificativo. Non attribuisce diritti e non vincola l’Istituto: è una stima basata sulla normativa vigente, che può cambiare, e su dati che possono essere incompleti.

  • L’attendibilità cresce con l’avvicinarsi della pensione. Per un trentenne la simulazione è poco più di un ordine di grandezza, perché mancano trent’anni di variabili; per chi è a cinque anni dall’uscita, la stima è invece piuttosto affidabile.

La risposta alla domanda “Quanto prenderò di pensione?” è quindi una stima realistica e non una cifra definitiva, ma è comunque l’informazione più solida a disposizione: si basa sui contributi realmente versati e registrati dall’INPS, ed è l’unico punto di partenza affidabile per capire se serve intervenire e con quanto anticipo.

SE I CONTRIBUTI RISULTANO SBAGLIATI

È l’eventualità più concreta, e va affrontata subito. Se nella situazione contributiva mancano periodi di lavoro, le settimane risultano inferiori a quelle attese o le retribuzioni non corrispondono alle buste paga, la simulazione restituirà un importo più basso del dovuto.

In questi casi si utilizza la funzione di segnalazione contributiva, disponibile all’interno del servizio e nel fascicolo previdenziale del cittadino, allegando la documentazione in proprio possesso: buste paga, contratti, lettere di assunzione e cessazione, Certificazione Unica o vecchi modelli CUD.

Vale la pena farlo il prima possibile. Un buco contributivo individuato a trent’anni si sana quasi sempre; lo stesso buco scoperto a sessantacinque, quando l’azienda ha chiuso da tempo e i documenti sono introvabili, diventa un problema serio. Per questo conviene conservare le buste paga ben oltre l’anno in cui vengono emesse.

LA DIFFERENZA CON PENSAMI

L’INPS mette a disposizione due simulatori diversi, e capire quale usare fa risparmiare tempo.

  • Pensami (simulatore pensione INPS)” è anonimo, gratuito e non richiede credenziali: lavora solo sui dati che l’utente dichiara e indica quando si potrà accedere alla pensione, con quali prestazioni e con quali requisiti. Non calcola alcun importo.

  • La mia pensione futura” richiede l’identità digitale perché attinge agli archivi INPS e stima quanto si prenderà di pensione.

Il percorso più efficace è usarli in sequenza: prima Pensami, per capire quali strade di uscita sono percorribili e come cambiano al variare di riscatti o periodi contributivi, poi La mia pensione futura, per avere una stima dell’importo lungo la strada scelta.

COSA FARE SE LA STIMA È PIÙ BASSA DEL PREVISTO

È la reazione più comune di chi apre il simulatore per la prima volta, soprattutto tra i lavoratori interamente nel sistema contributivo e tra chi ha carriere discontinue.

La simulazione, però, serve proprio a questo: dare il tempo di intervenire. Le opzioni disponibili sono essenzialmente quattro.

  • Verificare e sanare la posizione contributiva, come visto sopra: a volte l’importo basso dipende semplicemente da periodi non registrati.

  • Valutare il riscatto di periodi non coperti, come gli anni di laurea o il servizio militare, tenendo però presente che il riscatto ha un costo e che la convenienza va calcolata caso per caso.

  • Considerare la previdenza complementare, cioè fondi pensione negoziali, aperti o piani individuali, che affiancano un secondo pilastro alla pensione pubblica e godono di agevolazioni fiscali.

  • Ragionare sulla data di uscita, perché come si è visto ogni anno di lavoro in più incide due volte sull’importo finale.

Per orientarsi tra queste scelte, soprattutto quando entrano in gioco riscatti o ricongiunzioni, conviene rivolgersi a un patronato, che offre assistenza gratuita, oppure a un consulente previdenziale.

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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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