Pensioni a rischio sospensione: quando scatta il taglio dell’assegno e il recupero delle somme

Ecco quali sono le pensioni a rischio sospensione, quando scatta il taglio dell’assegno e il recupero delle somme

Pensione, pensioni

Diverse pensioni sono a rischio sospensione.

L’INPS ha avviato una nuova fase della campagna RED 2023, relativa ai redditi percepiti nel 2022, che riguarda i titolari di prestazioni pensionistiche collegate al reddito.

Chi non ha ancora trasmesso la dichiarazione richiesta va incontro a una riduzione temporanea della pensione, seguita, nei casi più gravi, dalla revoca definitiva della prestazione e dal recupero delle somme già percepite.

In questo articolo spieghiamo modalità, tempistiche e conseguenze chiarite dal messaggio INPS n. 2394 del 17 luglio 2026, che definisce le procedure per la sospensione delle prestazioni e indica l’ultima possibilità concessa ai pensionati per regolarizzare la propria posizione.

Il termine da segnare in calendario è il 15 settembre 2026: oltre quella data la prestazione viene revocata in via definitiva.

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CHE COS’È LA DICHIARAZIONE RED

RED sta per “REddito Dichiarato” ed è la comunicazione con cui il pensionato dichiara all’INPS i redditi che incidono sul diritto o sull’importo di alcune prestazioni.

Non sostituisce la dichiarazione dei redditi: serve nei casi in cui l’Istituto non riesce a reperire autonomamente i dati necessari attraverso gli archivi dell’Amministrazione finanziaria.

Ne consegue un chiarimento importante: non aver presentato un modello RED non comporta di per sé la sospensione.

Il problema si pone soltanto quando i dati reddituali rilevanti non risultano disponibili né tramite l’Agenzia delle Entrate né attraverso una comunicazione del pensionato. Chi ha ricevuto l’avviso dell’INPS si trova in questa situazione.

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PERCHÈ ALCUNE PENSIONI SONO A RISCHIO SOSPENSIONE

Non tutte le pensioni sono interessate dalla campagna INPS. Il provvedimento riguarda esclusivamente le prestazioni collegate al reddito, cioè quelle il cui diritto o il cui importo dipendono dai redditi percepiti dal pensionato.

L’Istituto liquida queste prestazioni sulla base delle informazioni reddituali presenti nei propri archivi, ma quando alcuni dati non risultano già disponibili attraverso l’Amministrazione finanziaria, è il pensionato stesso che deve comunicarli mediante la dichiarazione RED.

L’obbligo deriva dall’articolo 35, comma 10-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14. Ed è proprio questa norma a stabilire che, in caso di mancata comunicazione dei redditi nei termini fissati, la prestazione viene dapprima sospesa e, successivamente, revocata se il beneficiario continua a non adempiere.

Quali sono le prestazioni collegate al reddito?

Poiché è il punto che determina se si è coinvolti o meno, vale la pena elencare le principali prestazioni il cui importo dipende dai redditi del titolare, ed eventualmente del coniuge:

  • l’integrazione al trattamento minimo;
  • le maggiorazioni sociali;
  • la pensione e l’assegno sociale;
  • l’assegno mensile di assistenza e le prestazioni di invalidità civile;
  • le pensioni ai superstiti, soggette a riduzione in presenza di altri redditi;
  • la quattordicesima e l’importo aggiuntivo.

Le pensioni ordinarie di vecchiaia e anticipate calcolate sui soli contributi versati non rientrano invece tra le prestazioni collegate al reddito e non sono toccate da questa procedura.

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CHI RISCHIA IL TAGLIO DELLA PENSIONE

La verifica reddituale relativa all’anno d’imposta 2022 si è formalmente conclusa il 31 marzo 2025. Nonostante ciò, alcuni pensionati residenti in Italia non hanno ancora presentato la dichiarazione RED, nemmeno dopo i solleciti inviati dall’Istituto.

Per questi soggetti l’INPS ha avviato ora la procedura prevista dalla legge, che rappresenta un ultimo invito a regolarizzare la posizione prima della perdita definitiva della prestazione collegata al reddito.

La sospensione interessa esclusivamente i pensionati che soddisfano contemporaneamente queste condizioni:

  • sono residenti in Italia;

  • percepiscono una prestazione collegata al reddito;

  • non hanno trasmesso la dichiarazione reddituale relativa ai redditi del 2022;

  • non hanno regolarizzato la posizione nonostante il precedente sollecito dell’INPS.

Per questi pensionati scatterà una trattenuta temporanea direttamente sul trattamento pensionistico.

Può sorprendere che nel 2026 l’Istituto stia ancora chiedendo i redditi del 2022, ma la distanza temporale si spiega con la sequenza prevista dalla normativa: alla chiusura della campagna di verifica, nel marzo 2025, sono seguiti i solleciti individuali e soltanto ora, esaurito ogni tentativo di acquisire spontaneamente il dato, l’Istituto attiva la sospensione.

Chi riceve la comunicazione ha quindi già ignorato almeno un precedente invito.

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COME FUNZIONA LA SOSPENSIONE

L’INPS non blocca immediatamente tutta la pensione. In questa fase viene applicata una trattenuta pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo del mese di luglio 2026, che sarà effettuata sui ratei di pensione di agosto 2026 e settembre 2026.

È bene chiarire il punto per evitare equivoci: luglio 2026 è soltanto il mese di riferimento preso a base per il calcolo dell’importo da trattenere, non il mese in cui la trattenuta compare. I cedolini interessati sono quelli di agosto e settembre.

Sul cedolino pensione comparirà la dicitura: “Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”.

La misura del 5% è volutamente contenuta: la sospensione non ha finalità sanzionatoria ma serve a sollecitare il pensionato inadempiente, segnalando in modo evidente sul cedolino che qualcosa non va. La conseguenza realmente pesante arriva dopo, con la revoca.

CHI È ESCLUSO

Il messaggio INPS prevede un’importante eccezione.

Per le pensioni di importo mensile non superiore a 100 euro non verrà applicata alcuna trattenuta nei mesi di agosto e settembre. Questo, però, non significa che tali pensionati siano al riparo dalle conseguenze previste dalla normativa.

Se la dichiarazione reddituale continuerà a non essere presentata entro il termine fissato, anche questi soggetti subiranno comunque la revoca definitiva della prestazione.

LA SCADENZA DA NON PERDERE

I pensionati interessati avranno tempo fino al 15 settembre 2026 per presentare la dichiarazione reddituale relativa ai redditi percepiti nel 2022.

La comunicazione contenente questa scadenza viene inviata:

  • tramite lettera;


  • via PEC o e-mail, se risultano registrati negli archivi dell’Istituto.

COME EVITARE LA REVOCA DELLA PENSIONE

Per regolarizzare la posizione non basta inviare una semplice comunicazione. Il pensionato deve presentare una specifica domanda denominata: “Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”, accedendo a questa pagina con SPID, CIE o CNS.

In alternativa è possibile rivolgersi gratuitamente a un patronato, che può assistere il pensionato nella compilazione e nell’invio della richiesta.

COSA SUCCEDE DOPO IL 15 SETTEMBRE

Chi non presenterà la domanda entro il termine stabilito andrà incontro alla conseguenza più grave prevista dalla normativa. Dal giorno successivo alla scadenza l’INPS procederà infatti alla:

  • revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito riferite all’anno 2022;

  • recupero delle somme eventualmente erogate e risultate non dovute.

In pratica il pensionato non perderà soltanto il beneficio per il futuro, ma potrà anche essere chiamato a restituire gli importi percepiti senza averne effettivamente diritto, sulla base dei redditi che avrebbero dovuto essere comunicati.

PERCHÉ L’INPS RECUPERA LE SOMME

Le prestazioni collegate al reddito vengono riconosciute solo se il beneficiario possiede determinati requisiti economici. Quando la dichiarazione reddituale manca, l’Istituto non è in grado di verificare se tali requisiti fossero effettivamente presenti.

Per questo motivo la legge prevede che, trascorso inutilmente il termine assegnato, l’INPS possa recuperare tutte le somme che, dopo le verifiche, risultino indebitamente percepite.

Il recupero rappresenta quindi una conseguenza automatica della mancata regolarizzazione e non una sanzione discrezionale.

Va sottolineato che la revoca non è necessariamente definitiva nella sostanza: se il pensionato regolarizza la propria posizione anche in un momento successivo e dai redditi comunicati emerge che aveva effettivamente diritto alla prestazione, questa può essere ricostituita.

La conseguenza economica dell’inerzia resta però pesante, perché nel frattempo l’assegno viene meno e le somme già percepite possono essere richieste indietro.

COSA FARE SE SI RICEVE LA COMUNICAZIONE DELL’INPS

Chi riceve l’avviso non deve ignorarlo. È opportuno verificare immediatamente se la dichiarazione RED relativa ai redditi del 2022 sia stata effettivamente trasmessa.

Nel caso in cui la comunicazione non sia stata presentata, è consigliabile procedere quanto prima con la domanda di ricostituzione reddituale oppure rivolgersi a un patronato per ricevere assistenza.

Intervenire entro il 15 settembre 2026 consente infatti di evitare sia la revoca della prestazione sia il successivo recupero delle somme.

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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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