Redditometro 2024: cos’è, come funziona, quando scatta il controllo

Ecco la guida su cos’è il Redditometro 2024, come funziona e quando scattano i controlli dell’Agenzia delle Entrate

redditometro
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Arrivano le regole del nuovo redditometro 2024.

Lo strumento di controllo – anche detto “accertamento sintetico” – definisce i criteri per la determinazione del reddito complessivo delle persone fisiche, come stabiliti dal Decreto 7 maggio 2024 pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Il Decreto è stato però temporaneamente sospeso dalla Premier Giorgia Meloni per “ulteriori approfondimenti”, quindi, per la sua entrata in vigore bisognerà attendere.

In questa guida spieghiamo cos’è il redditometro 2024, come funziona e quali sono le sue regole secondo i dettami dell’ultimo Decreto che lo ha reintrodotto, in attesa dell’ok definitivo.

COS’È IL REDDITOMETRO 2024

Il redditometro 2024 è uno strumento di accertamento sintetico del reddito, che consente all’Agenzia delle Entrate di determinare indirettamente il reddito complessivo delle persone fisiche, tenendo conto della loro capacità di spesa, attraverso un confronto tra i redditi dichiarati dal contribuente e il suo stile di vita reale.

QUANDO SCATTA IL CONTROLLO DEL REDDITOMETRO

Il redditometro o “accertamento sintetico” interessa esclusivamente le persone fisiche (quindi non le aziende) e il suo controllo scatta solo quando il totale del reddito dichiarato all’Erario risulta inferiore a quello effettivo speso. Quando cioè non c’è corrispondenza tra quello che viene dichiarato e lo stile di vita del contribuente.

Nel dettaglio, tenendo conto degli elementi reddituali e le voci di spesa indicati nel Decreto 7 maggio 2024, se i “conti non quadrano” e lo stile di vita della persona interessata risulta superiore rispetto ai redditi dichiarati dal 2016 a oggi, allora scatta il controllo dell’Agenzia delle Entrate, ma solo se lo scostamento tra i redditi dichiarati e le spese sostenute è superiore al 20% o risulta anomalo.

Tale strumento, introdotto per la prima volta nel 2010 in base ai dettami del DPR n. 600/1973, articolo 38, era stato abrogato nel 2018, per poi essere introdotto (e sospeso) dal Decreto 7 maggio 2024.

Nel 2024 stava quindi per entrare di nuovo in vigore, ma qualcosa è andato storto.

REDDITOMETRO SOSPESO NEL 2024

Con Decreto 7 maggio 2024 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n.116 del 20-05-2024, il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva reintrodotto il redditometro 2024.

Ma, il 22 maggio 2024, il Premier Giorgia Meloni con un messaggio sui social (che potete leggere in questa pagina) ha annunciato la sospensione dell’efficacia delle disposizioni introdotte col provvedimento, definendolo un “grande fratello fiscale” che il Governo non ha intenzione di introdurre poiché contrario a “meccanismi invasivi applicati alla gente comune”.

Dopo l’annuncio, è arrivata anche la sospensione ufficiale del Decreto con questo atto di indirizzo del 23 maggio 2024 a firma del viceministro Maurizio Leo.

Attenzione, la sospensione non significa che verrà annullato per sempre.

Il redditometro probabilmente entrerà in vigore dal 2025, ma tutto è ancora da stabilire e ci saranno delle modifiche.

Ma in che modo il Decreto 7 maggio 2024 aveva modificato le nuove regole sull’accertamento sintetico? Scopriamolo insieme.

COME FUNZIONA IL REDDITOMETRO

Il Redditometro funziona come uno strumento di accertamento sintetico che stima il reddito di un contribuente in maniera indiretta, basandosi su indicatori e parametri semplificati, piuttosto che su un’analisi dettagliata di tutte le transazioni e le dichiarazioni dei redditi. Questo tipo di accertamento si basa su criteri e coefficienti predeterminati che collegano determinate spese o possedimenti a un livello di reddito presunto.

Il funzionamento del redditometro 2024 deciso dal Ministero a oggi, è evoluto rispetto alla precedente versione, anche se il suo funzionamento di base risulta legato ancora a quanto previsto dal DPR n. 600/1973, articolo 38.

L’Agenzia delle Entrate potrà effettuare l’accertamento mirato partendo dalla determinazione “sintetica” dei redditi e dei maggiori redditi relativi agli anni d’imposta a decorrere dal 2016.

Il contribuente chiamato in causa dal Fisco avrà la possibilità di:

  • difendersi e dimostrare che il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta;

  • dimostrare che le spese attribuite hanno un diverso ammontare;

  • provare che la quota del risparmio utilizzata per consumi e investimenti si è formata nel corso di anni precedenti.

Da evidenziare in ogni caso che il redditometro, alla luce delle modifiche apportate dal nuovo regolamento MEF, prenderà in esame anche le spese sostenute dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico.

REDDITOMETRO 2024, SPESE CONTEGGIATE

L’Agenzia delle Entrate – se queste regole saranno confermate – determinerà il reddito complessivo accertabile del contribuente sulla base di:

  • spese sostenute, anche diverse da quelle indicate nella Tabella A;

  • spese per beni nella disponibilità del contribuente, applicando una spesa minima presunta;

  • una quota parte delle spese essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile (soglia di povertà assoluta);

  • incrementi patrimoniali imputabili al periodo d’imposta;

  • una quota di risparmio non utilizzata per consumi, investimenti o altre spese.

Nel calcolo del redditometro non si considereranno, invece:

  • le spese relative esclusivamente all’attività di impresa o all’esercizio di arti e professioni, se supportate da idonea documentazione;

  • le entrate correnti, ma che i risparmi accumulati nel corso della vita e ai quali si potrebbe far ricorso per concedersi una spesa extra.

L’elenco degli elementi indicativi di capacità contributiva utili ai fini del cosiddetto “redditometro” 2024 è indicato nella Tabella A allegata al Decreto. In questa tabella ci sono le spese suddivise per gruppi e categorie di consumi del nucleo familiare del contribuente, desunti dall’indagine annuale sulle spese delle famiglie condotta dall’ISTAT.

Invece, le tipologie di nuclei familiari considerate sono indicate nella Tabella B allegata al Decreto.

Vediamo qualche esempio.

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REDDITOMETRO, ESEMPIO PRATICO DI SPESE CHE LO FANNO SCATTARE

Ci sono molte voci che l’Agenzia delle Entrate potrà usare per verificare il reddito (presunto) dei contribuenti secondo il nuovo redditometro per adesso disciplinato dal Decreto 7 maggio.

Ad esempio:

  • spese per alimenti e abbigliamento di lusso;

  • mutuo e affitto, eventuale canone per il leasing immobiliare e le relative spese per pagare acqua e condominio e anche le spese per la manutenzione o per eventuali agenti immobiliari;

  • investimenti quali ad esempio azioni ai francobolli, oro;

  • spese per energia, spese per la casa e salute. L’amministrazione potrà prendere in esame anche se si è in possesso o meno di un riscaldamento centralizzato;

  • spese per mobili, elettrodomestici e servizi per la casa;

  • costi per collaboratori domestici e altri beni e servizi per la casa;

  • spese per assicurazione per la responsabilità civile, incendio e furto per auto, moto, caravan, camper, minicar e anche il pagamento del bollo;

  • spese per un cellulare e le relative bollette, nonché i costi per l’istruzione;

  • costi per il tempo libero, come spese per auto e cavalli;

  • spese per giochi e giocattoli, radio, televisione, hi-fi, computer, libri non scolastici, giornali e riviste, dischi, cancelleria, abbonamenti radio, televisione ed internet, lotto e lotterie, piante e fiori, riparazioni radio, televisore, computer.

Per maggiori dettagli, consigliamo la lettura della Tabella A allegata al Decreto che indica tutte le spese ritenute “sensibili”.

CHI RISCHIA CON IL REDDITOMETRO

Chi rischia di essere sottoposto a controlli con le nuove regole dettate dal Decreto 7 maggio 2024 sono quei contribuenti che presentano scostamenti significativi tra il loro stile di vita e i redditi dichiarati, in particolare quando il divario supera il 20%.

Infatti, l’applicazione del redditometro nell’ambito delle procedure di accertamento sintetico prevede una “clausola di salvaguardia” e perciò restano fuori dalle procedure di controllo gli scostamenti poco rilevanti.

Ciò significa che non saranno presi in esame gli scostamenti non significativi (inferiori alla soglia del 20%) tra spese sostenute e redditi dichiarati dal 2016 a oggi.

DA QUANDO PARTE IL REDDITOMETRO 2024

Gli accertamenti sintetici dovevano partire dal 2024, ma il Premier Giorgia Meloni ha sospeso le disposizioni per ulteriori approfondimenti.

Nel Decreto MEF del 7 maggio 2024 si leggeva che il controllo era applicabile agli accertamenti relativi ai redditi degli anni d’imposta a decorrere dal 2016.

Probabilmente queste date cambieranno con le modifiche che il Governo intende mettere in campo e noi, vi aggiorneremo.

REDDITOMETRO 2024, IL DECRETO

Mettiamo a vostra disposizione il testo del Decreto MEF del 7 maggio 2024 (Pdf 78 Kb) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n.116 del 20-05-2024. Da leggere anche l’atto di indirizzo del 23 maggio 2024, a firma del viceministro Maurizio Leo, che sospende il Decreto.

ALTRI AIUTI E AGGIORNAMENTI

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di Valeria C.
Giornalista, esperta di leggi, politica e lavoro pubblico.
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